| Villa Santa Maria comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giuseppe Finamore (lista civica Villalternativa dalla parte dei cittadini) dal 27-5-2013 (3º mandato dal 15-5-2023) |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°57′N 14°21′E |
| Altitudine | 334 m s.l.m. |
| Superficie | 16,23 km² |
| Abitanti | 1 058 (31-5-2026) |
| Densità | 65,19 ab./km² |
| Frazioni | Contrada Madonna in Basilica, I Pagliai, Montebello, Contrada Poggio (La Stazione) |
| Comuni confinanti | Atessa, Bomba, Borrello, Colledimezzo, Fallo, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Pennadomo, Pietraferrazzana, Roio del Sangro, Rosello |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 66047 |
| Prefisso | 0872 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 069102 |
| Cod. catastale | M022 |
| Targa | CH |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona D, 1 676 GG |
| Nome abitanti | villesi |
| Patrono | san Nicola di Bari |
| Giorno festivo | 6 dicembre |
| Soprannome | Patria dei cuochi |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Villa Santa Maria (La Vìlle in dialetto villese) è un comune italiano di 1 058 abitanti della provincia di Chieti, in Abruzzo.
Il centro, situato nella media Val di Sangro, è tradizionalmente conosciuto come la «Patria dei cuochi» per la plurisecolare tradizione locale legata alla formazione e all'attività professionale di cuochi e maestri della ristorazione. Secondo la ricostruzione proposta dalla Regione Abruzzo, tale tradizione assunse una forma organizzata nel XVII secolo, quando il principe Ferrante Caracciolo istituì nel paese una scuola professionale destinata alla formazione dei cuochi al servizio delle corti e delle famiglie nobiliari.
A Villa Santa Maria nacque nel 1563 san Francesco Caracciolo, proclamato nel 1996 patrono dei cuochi d'Italia. La tradizione gastronomica locale è proseguita attraverso l'Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione «Giovanni Marchitelli», considerato una storica realtà formativa nel settore dell'enogastronomia e dell'ospitalità, e dal Museo dei Cuochi, ospitato nel palazzo Caracciolo, che conserva documentazione, fotografie e testimonianze relative all'attività dei cuochi originari del paese.
Villa Santa Maria è situata nella media valle del Sangro, nell'entroterra della provincia di Chieti, alle pendici meridionali del Monte Vecchio e sulla riva sinistra del Sangro. La casa comunale è posta a 334 m s.l.m., mentre il territorio comunale presenta un'escursione altimetrica compresa tra 198 e 650 m s.l.m.
L'abitato si sviluppa lungo le pendici rivolte verso il fondovalle ed è dominato dalla caratteristica formazione rocciosa nota localmente come Penna, costituita da arenaria, calcare e argilla. La conformazione del territorio determina una marcata differenza altimetrica tra le aree prossime al corso del Sangro e i rilievi che delimitano la valle.
Nella parte più bassa del territorio, in una conca presso il Sangro, si trova la chiesa di Santa Maria in Basilica, sorta nell'area interessata dall'insediamento monastico altomedievale dal quale ebbe origine il toponimo del paese.
Il territorio comunale è classificato in zona sismica 2, caratterizzata da pericolosità sismica media, nella quale possono verificarsi forti terremoti.
Il toponimo Villa Santa Maria trae origine dall'antico insediamento religioso di Santa Maria in Basilica, documentato nell'area del Sangro fin dall'VIII secolo.
La prima attestazione documentaria risale al 703 ed è tramandata dal Chronicon Vulturnense, compilato nel XII secolo sulla base della documentazione dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno. La cronaca ricorda la donazione all'abbazia di una chiesa di Santa Maria, indicata come ecclesiam Sanctae Mariae quae vocatur in duas Basilicas, situata presso l'alveo del Sangro. La stessa testimonianza descrive l'area circostante come allora priva di insediamenti e occupata da una silva publica.
Una seconda attestazione risale al 784, quando Carlo Magno, con un diploma imperiale, confermò i beni e i diritti dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, comprendendovi nuovamente l'Ecclesiam Sanctae Mariae quae dicitur in duas Basilicas iuxta Sangri fluvium sita. Le attestazioni del 703 e del 784 riguardano pertanto il complesso religioso di Santa Maria presso il Sangro e non costituiscono, da sole, una prova dell'esistenza dell'attuale centro abitato già all'inizio dell'VIII secolo.
Secondo la ricostruzione storica del Comune, dopo l'acquisizione del territorio da parte di San Vincenzo al Volturno furono inviati nell'area dei monaci, che intrapresero il dissodamento dei terreni e la realizzazione della chiesa e del complesso monastico. Attorno all'insediamento religioso si sarebbe progressivamente formata una comunità di coloni, dalla quale ebbe origine un villaggio denominato Villa Santa Maria in Basilica. Il nucleo più antico viene tradizionalmente localizzato nell'area delle Macerine, tra Pietro Grossa e Vallone Liscia.
Il nome dell'abitato conserva quindi il riferimento alla dedicazione mariana dell'antico complesso religioso: Santa Maria deriva dalla chiesa omonima, mentre Villa designava l'insediamento sviluppatosi nelle sue vicinanze. Dalla più estesa denominazione medievale di Villa Santa Maria in Basilica si affermò successivamente la forma attuale Villa Santa Maria.
Il territorio di Villa Santa Maria presenta testimonianze archeologiche riferibili all'età italica e romana, che attestano una frequentazione della media valle del Sangro anteriore alla formazione dell'attuale centro abitato.
La più antica testimonianza documentaria relativa all'area dell'attuale comune riguarda il complesso religioso di Santa Maria in Basilica. Secondo il Chronicon Vulturnense, intorno al 703 Gisulfo I, duca di Benevento, donò all'Abbazia di San Vincenzo al Volturno l'Ecclesiam Sanctae Mariae quae vocatur in duas Basilicas, situata presso il corso del Sangro. Il documento precisa che l'area circostante era allora priva di abitazioni ed era occupata da una silva publica. Nel 784 un diploma di Carlo Magno confermò all'abbazia vulturnense i propri possedimenti, comprendendovi nuovamente la chiesa di Santa Maria presso il Sangro.
Attorno al complesso monastico si sviluppò successivamente un insediamento rurale, dal quale derivò la denominazione di Villa Santa Maria in Basilica. Il primitivo abitato viene tradizionalmente localizzato nell'area oggi denominata Macerine, presso la chiesa di Santa Maria in Basilica.
Nel corso del Medioevo l'insediamento si spostò progressivamente verso una posizione maggiormente protetta, addossandosi alla formazione rocciosa che domina l'attuale centro e che è conosciuta localmente come Penna.
Una fase determinante nello sviluppo urbano, economico e sociale di Villa Santa Maria ebbe inizio nel XVI secolo con l'affermazione della famiglia Caracciolo. Nel 1560 Martino vendette Villa Santa Maria, Montelapiano e una parte del feudo di Pilo a Ferrante Caracciolo, già titolare di altri possedimenti nell'area. I suoi discendenti conservarono la signoria sul paese durante l'età moderna.
Alla presenza dei Caracciolo è legata la costruzione nel XVI secolo del nucleo del palazzo Caracciolo, che divenne il centro della proprietà feudale e dell'organizzazione economica del paese. Il complesso fu successivamente ampliato e nel XVII secolo vi fu realizzata anche la cappella oggi dedicata a san Francesco Caracciolo.
La presenza della famiglia ebbe un'importanza particolare anche per la storia della tradizione gastronomica villese. Le ricostruzioni locali collegano infatti alla corte dei Caracciolo la formazione di cuochi destinati successivamente a prestare servizio presso famiglie aristocratiche e corti, fenomeno dal quale si sviluppò nei secoli la tradizione professionale che avrebbe fatto conoscere Villa Santa Maria come «Patria dei cuochi».

La figura storica e religiosa maggiormente legata a Villa Santa Maria è san Francesco Caracciolo, fondatore dei Chierici regolari minori. Nacque nel paese il 13 ottobre 1563 con il nome di Ascanio Caracciolo, secondogenito di Ferrante Caracciolo, signore di Villa Santa Maria e Montelapiano, e di Isabella Barattucci, appartenente a una famiglia originaria di Teano. Trascorse l'adolescenza prevalentemente tra Napoli e i possedimenti familiari, ricevendo un'educazione adeguata alla propria condizione nobiliare e comprendente anche esercizi militari e cavallereschi.
Un episodio della sua giovinezza rimase particolarmente legato alla memoria storica di Villa Santa Maria. Nel 1585, all'età di ventidue anni, Ascanio fu colpito da una grave malattia, identificata dalla tradizione agiografica con la lebbra, mentre le fonti ecclesiastiche moderne rilevano che potrebbe essersi trattato anche di elefantiasi. Secondo la tradizione locale trascorse il periodo della malattia in un piccolo ambiente del palazzo familiare comunicante con la cappella attraverso un'apertura, dalla quale poteva assistere alle celebrazioni religiose. La cosiddetta grotta di san Francesco, incorporata nel complesso di palazzo Caracciolo, è tuttora conservata.
Le fonti agiografiche collegano alla malattia il voto con il quale Ascanio promise di abbracciare lo stato ecclesiastico qualora fosse guarito; la storiografia moderna inserisce tuttavia la sua scelta religiosa anche nel contesto delle strategie successorie della famiglia Caracciolo, essendo il fratello maggiore destinato alla continuazione della linea feudale. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1585, si trasferì a Napoli con il fratello Antonio e intraprese gli studi ecclesiastici; ricevuti gli ordini sacri nel 1587, entrò nella Compagnia dei Bianchi della Giustizia, impegnata nell'assistenza ai condannati a morte.
A Napoli entrò in contatto con Agostino Adorno e Fabrizio Caracciolo, con i quali partecipò alla fondazione di una nuova congregazione religiosa destinata a conciliare vita contemplativa e apostolato. Il nuovo istituto dei Chierici regolari minori fu approvato da papa Sisto V il 1º luglio 1588. Il 9 aprile 1589 Ascanio pronunciò la professione religiosa e assunse il nome di Francesco.
Dopo la morte di Agostino Adorno nel 1591, Francesco assunse un ruolo centrale nel consolidamento della congregazione e nel 1593 fu eletto preposito generale. Negli anni successivi promosse l'espansione dell'ordine anche in Spagna e svolse diversi incarichi di governo, pur cercando ripetutamente di rinunciarvi; alla spiritualità della congregazione contribuì inoltre con l'introduzione del quarto voto di non aspirare alle dignità ecclesiastiche.
Nel 1607, durante l'ultima fase della sua vita, Francesco tornò a Villa Santa Maria per congedarsi dai familiari. Morì ad Agnone il 4 giugno 1608, all'età di 44 anni. Fu beatificato da papa Clemente XIV nel 1769 e canonizzato da papa Pio VII il 24 maggio 1807.
Il legame tra il santo e il paese natale è rimasto uno degli elementi principali dell'identità religiosa e culturale locale. Nel 1996 Francesco Caracciolo fu proclamato patrono dei cuochi d'Italia, collegando ulteriormente la sua figura alla tradizione professionale per la quale Villa Santa Maria è conosciuta. Il 12 agosto 2002 il comune inaugurò presso il palazzo Caracciolo un monumento bronzeo dedicato al santo, opera dello scultore Alfredo Vismara. Il complesso conserva inoltre la cappella familiare e l'ambiente tradizionalmente identificato con il luogo nel quale Francesco trascorse la malattia del 1585.
La signoria feudale dei Caracciolo terminò con l'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli all'inizio del XIX secolo. Nel corso del XVIII e del XIX secolo l'abitato si ampliò ulteriormente, interessando anche l'area della Congrega.
Nel corso dell'Ottocento e del Novecento acquistò progressivamente rilievo la tradizione professionale dei cuochi originari del paese, impiegati presso famiglie aristocratiche, alberghi e attività di ristorazione in Italia e all'estero. Questa tradizione divenne uno degli elementi caratterizzanti dell'identità locale e portò alla successiva istituzionalizzazione dell'insegnamento alberghiero nel paese.
Tra il 1940 e il 1943, durante la seconda guerra mondiale, Villa Santa Maria fu uno dei comuni abruzzesi scelti dal regime fascista come luogo di internamento civile per ebrei stranieri. Vi furono sottoposte a domicilio coatto diverse famiglie, per un totale di 27 persone.
Dopo l'occupazione tedesca dell'Italia nel settembre 1943, alcuni degli ex internati riuscirono a sottrarsi alla cattura grazie all'aiuto della popolazione locale. Tra questi vi era la famiglia Steinberg, nascosta dalla famiglia Saccone. Il podestà Roberto Castracane, pur essendo a conoscenza della presenza degli ebrei nascosti, negò alle autorità tedesche che nel paese ve ne fossero ancora; dopo il ritiro dei tedeschi, gli Steinberg furono aiutati ad attraversare le linee e a raggiungere il territorio controllato dagli Alleati.
Per l'opera prestata in favore degli ebrei perseguitati, il 16 aprile 1978 Yad Vashem riconobbe Roberto Castracane come Giusto tra le Nazioni.
Lo stemma è costituito da uno scudo d'azzurro, al leone d'oro, linguato di rosso, passante su una pianura di verde, accostato da due cipressi al naturale; sormontato da una stella d'argento di otto raggi, dalla quale si dipartono verso il basso raggi serpeggianti dello stesso, accompagnata in capo da due stelle d'argento di otto raggi. Gli ornamenti esteriori sono quelli propri dei Comuni.
Il gonfalone è un drappo di rosso.
La bandiera è un drappo rettangolare di rosso, caricato al centro dello stemma comunale, al quale sottostà la denominazione istituzionale centrata e in caratteri latini bianchi.
Il patrimonio storico e architettonico di Villa Santa Maria è concentrato prevalentemente nel nucleo antico sviluppatosi ai piedi della Penna e lungo l'asse compreso tra largo San Francesco Caracciolo, piazza San Nicola e via Congrega.
È la chiesa parrocchiale e il principale edificio di culto del centro abitato, dedicato al patrono san Nicola di Bari. La chiesa assunse sostanzialmente l'assetto attuale in seguito alla ricostruzione intrapresa nel 1816 dal parroco Stanislao Di Lello, documentata dagli atti dell'archivio parrocchiale.
La facciata originaria in pietra fu rivestita in travertino nel 1950. Nella lunetta sovrastante il portale si trova un mosaico raffigurante la Vergine in adorazione dell'ostensorio, affiancata da san Francesco Caracciolo e san Nicola di Bari. Il mosaico fu realizzato nel 1954 dallo Studio del Mosaico Vaticano; la presenza di san Francesco richiama anche il legame del santo con la chiesa, nella quale ricevette il battesimo.
L'interno è a navata unica coperta da volta a botte, con tre cappelle per lato e un presbiterio sovrastato dalla cupola. L'altare maggiore è realizzato in gesso marmorizzato, mentre una vetrata dell'abside raffigura san Nicola. Nella chiesa è inoltre custodita una reliquia di san Francesco Caracciolo, inserita in una statua realizzata nel 1963 da Eugenio Francesco Bava.
Sorge nella contrada omonima, nella parte più bassa del territorio comunale, presso il Sangro. Il luogo di culto è strettamente legato alle origini altomedievali di Villa Santa Maria: una chiesa dedicata a Santa Maria presso il fiume è ricordata nel Chronicon Vulturnense in relazione a una donazione del 703 all'Abbazia di San Vincenzo al Volturno e nuovamente in un diploma di Carlo Magno del 784.
Dell'edificio più antico si conservano alcuni fusti di colonne in granito; altri elementi lapidei furono successivamente inglobati nei pilastri della chiesa. Nel 1606 Decio Caracciolo, arcivescovo di Bari e commendatario del monastero, fece ricostruire a proprie spese il muro di sostegno dell'accesso alla chiesa, precedentemente danneggiato dalle acque del Sangro; l'intervento è ricordato da un'iscrizione posta sulla facciata.
L'edificio presenta tre navate e conserva una cripta, riscoperta nel 1965, articolata in ambienti destinati alle sepolture. Tra le opere conservate figurano dipinti di Francesco De Benedictis e la venerata statua della Madonna in Basilica. Una pittura raffigura inoltre san Francesco Caracciolo in adorazione dell'Eucaristia, testimoniando il legame devozionale tra il santo e il santuario mariano del paese.
La chiesa della Madonna del Rosario, comunemente detta chiesa della Congrega, sorge nella parte alta del centro storico, lungo via Congrega. Fu fondata nel XVII secolo, quando l'espansione dell'abitato non aveva ancora raggiunto stabilmente questa parte del paese.
L'edificio, costruito su un terreno fortemente inclinato, è sostenuto posteriormente e sul lato sinistro da contrafforti a scarpa. La struttura è organizzata su due livelli: quello superiore costituisce l'aula ecclesiastica ed era utilizzato anche per le riunioni della confraternita, mentre quello inferiore, originariamente accessibile dalla zona absidale, era destinato alle sepolture dei confratelli.
La facciata in pietra presenta un'impostazione semplice, con portale architravato; il campanile, collocato sul lato destro dell'edificio, termina con una terrazza sulla quale si eleva una bassa cella campanaria.
Inserita nel complesso di palazzo Caracciolo, la cappella dedicata a san Francesco Caracciolo ebbe origine nel XVII secolo come luogo di culto privato della famiglia feudataria. Un documento del 1839 ricorda che il principe Giuseppe Caracciolo di Cellamare aveva destinato al culto pubblico alcuni ambienti nei quali, secondo la tradizione locale, avrebbe soggiornato san Francesco durante la grave malattia contratta in gioventù.
La cappella è situata a una quota inferiore rispetto all'attuale piano stradale ed è raggiungibile mediante una scala interna a due rampe. Comunica con il piccolo ambiente tradizionalmente identificato come il sottoscala o grotta di san Francesco, nel quale il giovane Ascanio Caracciolo si sarebbe ritirato durante la malattia e dal quale, attraverso una piccola apertura, avrebbe potuto assistere alle celebrazioni nella cappella.
L'ambiente è tuttora conservato insieme alla cappella, nella quale si trovano testimonianze devozionali dedicate al santo. Un ciclo di dieci dipinti realizzato tra il 1988 e il 1989 dal pittore villese Rocco Olivo Castracane raffigura episodi della vita di san Francesco Caracciolo.
Nel territorio comunale si trovano inoltre la chiesa di Santa Maria delle Grazie, nella zona di Scesavalli, e la chiesa di Sant'Antonio Abate, presso piazza Guglielmo Marconi; entrambe dipendono dalla parrocchia di San Nicola di Bari. Le fonti locali ricordano inoltre l'esistenza di una chiesa dedicata a San Sebastiano nella contrada Dentro gli Orti.
Il palazzo Caracciolo, tradizionalmente indicato anche come castello o casa Caracciolo, costituisce uno dei principali edifici storici del centro antico. Fu edificato nel XVI secolo, in seguito all'affermazione dei Caracciolo quali feudatari di Villa Santa Maria, e divenne il centro della proprietà signorile della famiglia.
Il complesso riveste particolare importanza per essere il luogo natale di san Francesco Caracciolo, nato a Villa Santa Maria il 13 ottobre 1563. Vi sono conservati la cappella familiare e il piccolo ambiente tradizionalmente collegato alla malattia sofferta dal giovane Ascanio Caracciolo nel 1585.
Una parte dell'edificio ospita il Museo dei Cuochi, dedicato alla tradizione gastronomica e professionale che ha reso Villa Santa Maria nota come «Patria dei cuochi».
In largo San Francesco Caracciolo, nei pressi della casa natale del santo, si trova il monumento bronzeo dedicato a san Francesco Caracciolo. Fu inaugurato il 12 agosto 2002 ed è opera dello scultore Alfredo Vismara. Insieme al palazzo Caracciolo, alla cappella e alla cosiddetta grotta del santo costituisce il principale nucleo monumentale legato alla memoria di Francesco Caracciolo nel paese natale.

Situato nei pressi della chiesa di Sant'Antonio Abate, palazzo Spaventa fu costruito negli anni trenta nell'area precedentemente occupata da un mulino o da un oleificio. L'edificio presenta caratteri riconducibili all'eclettismo e al Liberty.
La facciata è articolata su due livelli. Al piano terreno si aprono tre portoni, mentre al piano superiore si trovano tre finestre affacciate su balconi con balaustre. La decorazione comprende elementi in stucco ai lati delle aperture, con figure femminili associate a festoni e ghirlande floreali.

Situato tra la chiesa di San Nicola e via Gradini Ponte, palazzo Di Cicco presenta una facciata principale di dimensioni contenute. L'ingresso è sormontato da un balcone e da una finestra conclusa da una lunetta, mentre le aperture del prospetto laterale sono incorniciate a edicola e concluse alternativamente da timpani triangolari e curvilinei.
Palazzo Castracane sorge all'incrocio tra via Mercato, via Sangrina e via Congrega. L'edificio appartiene alla fase di espansione ottocentesca dell'abitato oltre il nucleo storico più antico.
Casa Tavano sorge presso largo Trento e Trieste, lungo corso Umberto I, e costituisce un esempio dell'architettura residenziale villese della fine del XIX secolo.
Le testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio attestano una frequentazione dell'area di Villa Santa Maria precedente alla formazione dell'abitato medievale. Una parte dei reperti rinvenuti nella zona è conservata presso la chiesa di Santa Maria in Basilica.
Nella prima cappella a destra sono esposti materiali recuperati durante scavi effettuati per la realizzazione di un metanodotto. Il complesso comprende frammenti di ceramica, elementi laterizi recanti bolli di officina, frammenti di anfore e parte di un dolio. La natura dei reperti è stata messa in relazione con la possibile presenza nell'area di una villa rustica di età romana.
Tra i rinvenimenti figura inoltre una mano bronzea raffigurata nel gesto della benedizione, attorno alla quale si avvolge un serpente e il cui pollice termina con un elemento a forma di pigna. Il reperto è stato interpretato come possibile testimonianza del culto di Sabazio, ma l'attribuzione rimane ipotetica. Altri materiali provenienti dall'area sono stati trasferiti nei giardini pubblici.
La Fonte Cillo (Funticill nel dialetto locale) è una fontana situata nell'omonima località.

La Fontana vecchia, detta anche Fontana Media, sorge presso l'incrocio tra corso Umberto I, via Roma e via Duca degli Abruzzi. Realizzata all'inizio del XX secolo, è addossata a un muro di contenimento e presenta un corpo in calcare concluso da una trabeazione con modanature di derivazione classica. Una vasca centrale alimenta due abbeveratoi laterali.
Nel 1926 sul coronamento fu aggiunto un bassorilievo raffigurante due leoni ai lati di un fascio littorio; quest'ultimo fu successivamente rimosso dopo la caduta del regime fascista.

La Penna è il caratteristico costone roccioso che sovrasta il centro storico di Villa Santa Maria. È costituita da arenaria, calcare compatto e argilla e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio del paese.
La tradizione locale mette in relazione la protezione naturale offerta dal costone con il progressivo spostamento dell'abitato dalla piana di Santa Maria in Basilica verso la posizione più elevata dell'attuale centro storico. La fonte riconduce tale spostamento anche alla necessità di difendersi dalle incursioni, ma non consente di ricostruire con precisione cronologica singoli episodi o aggressori.
Durante il periodo fascista sul costone fu incisa a grandi caratteri la scritta «DVX», dedicata a Benito Mussolini. Rimasta per lungo tempo poco visibile, la scritta tornò in evidenza nel 2019 in seguito alla ripulitura del costone, suscitando una controversia politica.
Nel luglio 2023 la scritta tornò nuovamente visibile, dando origine a una nuova polemica sull'intervento effettuato sulla parete rocciosa.
Il Sangro costituisce il principale elemento idrografico del territorio e scorre nel fondovalle ai piedi dell'abitato, mentre il territorio comunale si sviluppa verso i rilievi del Monte Vecchio.
Il lago di Bomba è un bacino artificiale realizzato lungo il corso del Sangro, a valle di Villa Santa Maria, e costituisce uno degli elementi paesaggistici della media valle del fiume.
Abitanti censiti

Nel corso degli ultimi decenni Villa Santa Maria ha conosciuto una progressiva diminuzione della popolazione residente. Tra il 2002 e il 2025 l'età media è passata da 45,5 a 52 anni.
Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Villa Santa Maria erano 40, pari al 3,6% della popolazione complessiva. La comunità numericamente più consistente era quella romena, con 12 residenti, corrispondenti al 30% degli stranieri.
Accanto all'italiano è tradizionalmente parlato il dialetto villese, varietà locale appartenente al complesso dei dialetti abruzzesi e, più in generale, ai dialetti meridionali intermedi. La parlata è stata oggetto di uno studio monografico di Antonio Di Lello, che ne ha descritto fonetica, morfologia, lessico e tradizione orale.
Dal punto di vista fonetico, la grafia proposta da Di Lello distingue due realizzazioni della vocale e, una aperta indicata con l'accento grave e una chiusa con l'accento acuto; una e finale non accentata può invece indicare un suono indistinto o non pienamente articolato. Anche la o presenta opposizioni di apertura, mentre tra i fenomeni consonantici viene segnalata una pronuncia aspirata della h.
Tra i tratti morfologici descritti figurano l'articolo maschile le, utilizzato in corrispondenza dell'italiano il, lo, i e gli, e gli articoli indeterminativi 'ne e 'na per un/uno e una. Alcuni esempi lessicali e morfosintattici riportati dallo studio sono le puane («il pane»), la case («la casa»), mò («adesso»), arréte («dietro») e annènde («avanti»). Nel lessico e nella produzione orale locale sono inoltre documentati proverbi, canti, poesie, racconti e testi teatrali dialettali.
La tradizione religiosa locale è storicamente legata al cattolicesimo e, in particolare, al culto di san Nicola di Bari, patrono del comune, della Madonna in Basilica e di san Francesco Caracciolo, nato a Villa Santa Maria nel 1563.
La chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari appartiene all'Arcidiocesi di Chieti-Vasto. Un rilievo particolare assume tuttavia la devozione per san Francesco Caracciolo, fondatore dei Chierici regolari minori e proclamato nel 1996 patrono dei cuochi d'Italia, legame che unisce la tradizione religiosa del paese alla sua storica specializzazione gastronomica.
La memoria del santo è concentrata soprattutto attorno al complesso di palazzo Caracciolo, comprendente la casa natale, la cappella familiare e il piccolo ambiente nel quale, secondo la tradizione, il giovane Ascanio Caracciolo trascorse il periodo della grave malattia che precedette la scelta della vita ecclesiastica.
Un secondo importante centro devozionale è il santuario di Santa Maria in Basilica, il cui culto è legato alle origini altomedievali dell'insediamento e alla presenza benedettina nella valle del Sangro.
Una delle principali tradizioni religiose del paese è legata ai festeggiamenti della Madonna in Basilica, celebrati annualmente nei giorni 9, 10 e 11 agosto. Durante le celebrazioni si svolgono le cosiddette «passate»: i fedeli raggiungono processionalmente il santuario e, secondo l'uso tradizionale, compiono un percorso attorno a una colonna di granito situata nei pressi della chiesa prima di fare ritorno al luogo di culto. La ricorrenza è tradizionalmente accompagnata dal ritorno in paese di numerosi villesi emigrati. La continuità dei festeggiamenti è attestata anche dagli atti comunali relativi alle celebrazioni del 9-11 agosto 2026.
Alla figura di san Francesco Caracciolo è legato anche il pellegrinaggio a piedi da Villa Santa Maria ad Agnone, località rispettivamente di nascita e di morte del santo. Il percorso, di circa 30 km, ripercorre idealmente l'ultimo tratto del viaggio compiuto da Francesco Caracciolo nel 1608.
L'iniziativa contemporanea fu avviata il 4 giugno 2008, in occasione del quarto centenario della morte del santo, su impulso dei padri caracciolini; da allora il pellegrinaggio si svolge annualmente nei giorni che precedono la memoria liturgica del 4 giugno. Nel 2026 il percorso ebbe inizio il 1º giugno da Villa Santa Maria e si concluse ad Agnone nell'ambito del triduo dedicato al santo.
Villa Santa Maria ospita la sede dell'Unione Montana dei Comuni del Sangro, ente locale costituito prevalentemente da comuni montani della media valle del Sangro. Ne fanno parte Bomba, Colledimezzo, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Pietraferrazzana, Roio del Sangro e Rosello. Villa Santa Maria, pur ospitandone la sede, non figura tra i comuni aderenti indicati dall'ente.
L'Unione esercita funzioni associate dirette alla gestione dei servizi e alla tutela e promozione dei territori montani, operando ai sensi dell'articolo 32 del Testo unico degli enti locali.

La tradizione professionale dei cuochi di Villa Santa Maria trovò una propria istituzionalizzazione scolastica nel 1939, quando venne istituito il Regio Corso biennale di avviamento professionale a tipo commerciale-alberghiero, inizialmente intitolato a san Francesco Caracciolo. La scuola fu una delle prime istituzioni italiane specificamente dedicate alla formazione alberghiera.
L'istituzione del corso rispondeva alla consolidata specializzazione professionale della popolazione locale nel settore della ristorazione. Il provvedimento del Regio Provveditorato agli studi di Chieti motivava infatti l'iniziativa con la volontà di valorizzare una comunità che «da molte generazioni» forniva personale alberghiero apprezzato anche fuori dall'Italia.
Il corso fu sospeso nel giugno 1943 a causa degli eventi bellici e riprese l'attività l'anno successivo. Nei primi decenni la scuola non disponeva di una sede unitaria: le attività didattiche furono ospitate in diversi edifici del paese, tra i quali l'ex pastificio Castracane, nei pressi del Sangro. Nel 1965 una parte delle attività fu trasferita in una palazzina ottocentesca di via Roma, acquistata successivamente dal Comune, che rimase una delle sedi dell'istituto per circa quarant'anni.
Nel corso degli anni sessanta la scuola fu trasformata in istituto professionale alberghiero e rimase inizialmente collegata all'istituto commerciale di Lanciano. L'autonomia scolastica fu raggiunta nel 1976, con il contestuale sviluppo delle strutture convittuali. Nel 2006 fu inaugurato l'edificio che costituisce l'attuale sede dell'istituto, realizzato con il sostegno finanziario della Provincia di Chieti.
Nel novembre 1982, su deliberazione del consiglio d'istituto e previo parere favorevole degli organismi competenti, la scuola fu intitolata al cuoco villese Giovanni Marchitelli, esponente di una delle famiglie di professionisti della ristorazione originarie del paese. La denominazione è tuttora quella di Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione «Giovanni Marchitelli».
Nel 2004 alcuni docenti dell'istituto presero parte a un progetto internazionale cofinanziato dal Ministero degli affari esteri italiano e dal Ministero del turismo e dei beni archeologici giordano, finalizzato alla creazione di una scuola di formazione alberghiera in Giordania.
Nel 2013 l'istituto ricevette dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca una menzione nell'ambito delle scuole alberghiere italiane considerate di eccellenza. Nel 2026 la Regione Abruzzo lo ha definito una «storica realtà formativa» e un punto di riferimento nazionale e internazionale nel settore dell'enogastronomia e dell'ospitalità.
L'emblema dell'istituto fu adottato nel 2000 con l'intento di riunire in un unico segno grafico i riferimenti alla scuola e al territorio. Ha forma di scudetto e presenta nella parte superiore la denominazione dell'istituto; il campo sottostante è suddiviso in tre settori, nei quali sono raffigurati lo stemma di Villa Santa Maria, l'anno di fondazione della scuola e simboli riferiti agli indirizzi di studio. I colori bianco, verde e blu utilizzati nello stemma richiamano quelli del gonfalone della Regione Abruzzo.
Il Museo dei cuochi è ospitato nel palazzo Caracciolo, lungo corso Umberto I, e raccoglie documenti, fotografie e altre testimonianze relative all'attività dei cuochi originari di Villa Santa Maria. Il museo fu inizialmente ospitato negli spazi dell'istituto alberghiero e venne successivamente trasferito nel palazzo Caracciolo. Il Comune lo presenta come luogo destinato alla conservazione della documentazione cartacea e fotografica relativa ai professionisti villesi della ristorazione.
Il museo dedicato a san Francesco Caracciolo è situato nel complesso di palazzo Caracciolo, presso la casa natale del santo. Fa parte del nucleo storico-devozionale costituito dalla casa Caracciolo, dalla cappella familiare e dagli ambienti tradizionalmente collegati alla giovinezza del fondatore dei Chierici regolari minori.
La cultura gastronomica costituisce uno degli elementi maggiormente caratterizzanti dell'identità di Villa Santa Maria. La tradizione locale collega le origini della specializzazione professionale dei cuochi villesi alla presenza dei Caracciolo, feudatari del paese dall'età moderna, e alle attività di servizio sviluppatesi attorno alla loro corte. Le fonti documentarie locali attestano nel XVIII secolo la presenza di cuochi, cucinieri, maggiordomi e altre figure professionali legate alla preparazione e al servizio degli alimenti.
Nei secoli successivi numerosi professionisti originari di Villa Santa Maria prestarono servizio presso famiglie aristocratiche, uomini politici, alberghi e case private in Italia e all'estero. La storiografia locale ricorda, tra gli altri, cuochi e personale villese al servizio dei Gonzaga, di Marco Minghetti, della famiglia Agnelli, di Pio XI, di Galeazzo Ciano ed Edda Ciano, oltre che presso ambienti politici e diplomatici europei del XX secolo. La continuità di questa tradizione è alla base dell'appellativo di «Patria dei cuochi» attribuito al paese e della successiva istituzione della scuola alberghiera.
La cucina locale appartiene alla tradizione gastronomica dell'Abruzzo interno e della valle del Sangro. Tra le preparazioni documentate figurano le sagne a pezze con cotiche e fagioli, pasta tradizionale servita con legumi e cotenna di maiale.
Tra le preparazioni a base di carne sono documentate le costolette di agnello alla villese e le costolette di agnello con tartufo. Nella cucina del territorio trovano inoltre impiego funghi e tartufi, ai quali la tradizione gastronomica locale dedica numerose preparazioni.
Tra i prodotti tradizionali sono ricordate le ciammaiche, denominazione locale delle lumache di terra, diffuse anche in altre aree dell'Abruzzo.
Tra i dolci della tradizione locale figurano le pupe, preparazioni di pasta dolce modellate in forma antropomorfa e decorate con glassa e confettini, e i cellucc', dolci di pasta ripiena, generalmente modellati a forma di uccello e farciti con mosto cotto o conserva d'uva. Sono inoltre diffuse preparazioni comuni alla tradizione dolciaria abruzzese, tra cui pizzelle, fiadone, cicerchiata e cagionetti.
La principale manifestazione gastronomica del paese è la Rassegna dei Cuochi di Villa Santa Maria, organizzata annualmente nel mese di ottobre e dedicata alla tradizione professionale dei cuochi villesi e alla formazione alberghiera. La manifestazione comprende incontri, dimostrazioni culinarie, degustazioni e iniziative realizzate con la partecipazione dell'istituto «Giovanni Marchitelli» e delle associazioni professionali del settore.
Alla rassegna è associata anche la devozione per san Francesco Caracciolo, patrono dei cuochi d'Italia: nell'ambito della manifestazione sono tradizionalmente celebrati la messa e la processione in onore del santo, accompagnate dal rito dell'offerta dell'olio votivo.
Nel 2025 si è svolta la 45ª edizione, dal 10 al 12 ottobre, con dibattiti, show cooking, degustazioni e iniziative nel centro storico. L'evento è stato organizzato dal Comune di Villa Santa Maria, dall'Associazione Cuochi Valle del Sangro e dall'Unione regionale cuochi abruzzesi, con la collaborazione dell'istituto alberghiero.
L'evoluzione dell'abitato di Villa Santa Maria è caratterizzata dallo spostamento del principale nucleo insediativo dalla piana del Sangro verso le pendici del rilievo sul quale si sviluppa l'attuale centro storico. Le origini dell'insediamento sono legate al complesso religioso di Santa Maria in Basilica, situato presso il fiume Sangro.
Secondo la ricostruzione storica del Comune, dopo l'acquisizione del territorio da parte dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, nell'VIII secolo i monaci avviarono il dissodamento della silva publica e la costruzione della chiesa e del monastero. È ritenuto probabile che insieme ai religiosi si insediassero dei coloni, dando origine a un villaggio denominato Villa Santa Maria in Basilica. Il primitivo abitato viene localizzato nell'area compresa tra Pietra Grossa e Vallone Liscia, corrispondente alla zona oggi denominata Macerine.
La progressiva formazione del successivo centro abitato avvenne in posizione più elevata, sulla sponda opposta rispetto al complesso di Santa Maria in Basilica, in prossimità del costone roccioso della Penna. La trasformazione dell'assetto urbano è strettamente connessa all'affermazione della famiglia Caracciolo, divenuta feudataria di Villa Santa Maria nel XVI secolo. Il palazzo Caracciolo, costruito nello stesso secolo, divenne uno dei principali elementi attorno ai quali si organizzò il nuovo abitato e costituì il centro della vita economica e sociale del feudo.
Il nucleo storico si sviluppò quindi lungo il pendio compreso tra il palazzo Caracciolo e la Penna. La conformazione del terreno determinò un tessuto urbano caratterizzato da strade in pendenza, gradinate, passaggi coperti e collegamenti trasversali. Tra gli assi del centro storico figurano via della Congrega, via del Supportico, Scesa Caracciolo e Gradini Ponte. Nel XVII secolo la costruzione della chiesa della Madonna del Rosario, allora esterna al nucleo più antico, contribuì allo sviluppo dell'abitato lungo l'attuale via della Congrega; tra il XVIII e il XIX secolo lungo questa direttrice furono progressivamente costruite nuove abitazioni.
Un ulteriore ampliamento dell'abitato interessò successivamente le aree poste a quota inferiore, verso il fondovalle del Sangro. Tra gli assi principali del centro moderno figura corso Umberto I, lungo il quale si trovano il municipio e diversi edifici e servizi pubblici. L'espansione verso il fiume interessò anche l'asse di Scesa Valli e l'area di Borgo Valle, dove sorge la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Piazza San Nicola costituisce uno dei principali spazi del centro storico e comprende la chiesa di San Nicola di Bari e il complesso di palazzo Caracciolo. Più a valle, in piazza Guglielmo Marconi, sorge la chiesa di Sant'Antonio Abate, mentre nelle sue immediate vicinanze si trova palazzo Spaventa.
Oltre al capoluogo, il territorio comunale comprende diversi nuclei e località distribuiti prevalentemente lungo la valle del Sangro. Tra quelli riportati nella documentazione territoriale figurano Contrada Madonna in Basilica, I Pagliai, Montebello e Contrada Poggio, quest'ultima corrispondente all'area della stazione.
Contrada Madonna in Basilica si sviluppa nella piana presso il Sangro e conserva il santuario omonimo, attorno al quale viene localizzato il più antico insediamento di Villa Santa Maria. L'area riveste pertanto particolare importanza nella ricostruzione dell'evoluzione insediativa del territorio comunale.
L'economia locale è storicamente caratterizzata dalle attività connesse all'enogastronomia, alla ristorazione e alla produzione di liquori, settori che si inseriscono nella più ampia tradizione professionale dei cuochi di Villa Santa Maria.
Un'attività produttiva tradizionale è rappresentata dalla liquoristica. Nel paese operano aziende specializzate nella produzione di liquori e distillati, tra le quali la Iannamico 1888 e la Di Cicco Liquori.
La produzione comprende specialità della tradizione liquoristica abruzzese quali il Centerbe, il punch abruzzese e liquori ottenuti dalla lavorazione della genziana e della liquirizia.
Particolare rilievo storico riveste il punch abruzzese. Secondo la documentazione relativa alla famiglia Iannamico, la sua ricetta fu elaborata a Villa Santa Maria nel 1888 da Francesco Iannamico, che nello stesso periodo avviò la produzione dei propri liquori ed elisir. L'attività della famiglia è proseguita attraverso le generazioni e la produzione è tuttora svolta nello stabilimento di Villa Santa Maria.
Anche la Di Cicco Liquori mantiene nel comune il proprio stabilimento produttivo, dedicato alla preparazione di liquori e distillati. La lavorazione comprende la macerazione di materie prime vegetali e la successiva preparazione, maturazione, filtrazione e imbottigliamento dei prodotti; tra le produzioni documentate figurano liquori alla genziana e alla liquirizia, il Centerbe e il punch abruzzese.
Un ruolo particolare nell'economia locale è svolto dalle attività legate alla ristorazione e all'ospitalità, connesse alla secolare tradizione professionale dei cuochi villesi e alla presenza dell'Istituto professionale alberghiero «Giovanni Marchitelli».
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 6 giugno 1993 | 27 aprile 1997 | Salvatore Ferdinando Paolini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 28 aprile 1997 | 13 maggio 2001 | Antonio Salvatore | Lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 14 maggio 2001 | 28 maggio 2006 | Antonio Salvatore | Lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 29 maggio 2006 | 15 maggio 2011 | Francescopaolo Falconio | Lista civica | Sindaco | |
| 16 maggio 2011 | 27 marzo 2012 | Vito Paolini | Lista civica Riuniti per Villa | Sindaco | |
| 28 marzo 2012 | 26 maggio 2013 | Valentina Italiani | — | Commissaria prefettizia | |
| 27 maggio 2013 | 10 giugno 2018 | Giuseppe Finamore | Lista civica Villalternativa | Sindaco | |
| 11 giugno 2018 | 14 maggio 2023 | Giuseppe Finamore | Lista civica Villalternativa | Sindaco | |
| 15 maggio 2023 | in carica | Giuseppe Finamore | Lista civica Villalternativa dalla parte dei cittadini | Sindaco | |
La principale società calcistica locale è la S.S. Villa Santa Maria A.S.D., affiliata alla Federazione Italiana Giuoco Calcio con matricola federale n. 55740 e iscritta al Registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche per la disciplina del calcio a 11. L'affiliazione alla FIGC risulta attiva anche per l'anno sportivo 2026-2027.
La tradizione calcistica organizzata del paese risale alla metà del XX secolo. Secondo la ricostruzione storica locale, la società fu fondata il 1º settembre 1955 per iniziativa di Vincenzo Fioriti, già legato anche alla nascita del calcio organizzato a Chieti, e fu iscritta nei ruoli federali della FIGC il 13 dicembre 1962. I colori sociali sono il nero e il verde.
La squadra ha disputato nel corso della propria storia i campionati dilettantistici regionali; tra questi è documentata la partecipazione al campionato di Seconda Categoria abruzzese.
Il principale complesso sportivo comunale è il centro sportivo «San Francesco Caracciolo». Nel 2026 l'impianto è stato oggetto di lavori di completamento, adeguamento e realizzazione di nuove strutture nell'ambito del programma nazionale «Sport e Periferie», per un importo complessivo di 700.000 euro. Nell'agosto dello stesso anno il Comune ha disposto le attività connesse all'inaugurazione del ristrutturato campo sportivo comunale.
Il complesso comprende strutture destinate a diverse discipline sportive. Già nel 2020 erano stati inaugurati, in seguito a interventi di recupero, un campo da calcio a 5, un impianto utilizzabile per tennis e pallavolo e una sala polifunzionale; all'inaugurazione parteciparono l'allora commissaria tecnica della nazionale italiana femminile di calcio Milena Bertolini e l'ex calciatrice e allenatrice villese Federica D'Astolfo.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 245858282 · J9U (EN, HE) 987012875573005171 |
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