
Premio Bagutta 1934
Premio Viareggio 1953Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893 – Roma, 21 maggio 1973) è stato uno scrittore e poeta italiano. Ingegnere di professione, svolse la sua attività scrivendo al tempo stesso per la rivista Solaria. Dalla nativa Milano si trasferì a Roma dove collaborò a lungo con la Rai in programmi culturali.
Pur partendo da una posizione fortemente antinovecentista, ancora molto legata agli stilemi del romanzo manzoniano, Gadda è diventato una delle figure più importanti del modernismo italiano; ha segnato la narrativa del Novecento in quanto maestro del pastiche - una vocazione riconosciuta dall'amico Gianfranco Contini -, attraverso un impasto personalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo. Recentemente, è stato riconosciuto a livello europeo come uno degli scrittori più originali di tutti i tempi anche per la satira della realtà contemporanea e per l'umorismo con cui stempera la pietà e la derisione per l'uomo moderno.
D'altro canto, ricostruire la sua opera si è rivelato un problema difficile e spinoso, soprattutto per la grande quantità di opere lasciate incompiute (come nel caso del Racconto italiano di ignoto del Novecento) o che hanno avuto una lunghissima gestazione (come La cognizione del dolore, iniziato negli anni '30, ma pubblicato solo nel 1963); questa peculiarità risulta ancora più sorprendente considerando che Gadda adoperò spesso, per le sue opere, il genere giallo e noir. A questa categoria appartiene anche il suo romanzo più celebre, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, in cui l'autore utilizzando il genere giallo, in una fusione straordinaria di italiano, molisano e romanesco, descrive un ambiente affollato e concentrato di avvenimenti, cose, suoni, odori, un garbuglio che riflette la situazione oscura e feroce degli anni del fascismo in cui è ambientata.
Primogenito dei tre figli delle seconde nozze di Francesco Ippolito Gadda (1838-1909), rimasto vedovo quasi trent'anni prima e risposatosi nel 1893 con l'ungherese Adele Lehr (1861-1936), Carlo Emilio Gadda nacque a Milano il 14 novembre 1893. Il padre, industriale tessile, e la madre, insegnante di lettere e poi direttrice in alcune scuole lombarde, assicurarono alla famiglia notevoli agi, non immuni da alcuni vezzi esteriori della borghesia lombarda, come l'oneroso acquisto di una villa a Longone, in Brianza, contro la quale si indirizzarono subito l'odio e il sarcasmo di Gadda, che in essa vide l'origine di tutte le disgrazie familiari.
Infatti le spese sostenute in questa circostanza, nonché alcuni azzardati investimenti paterni nell'allevamento dei bachi da seta, uniti alla concorrenza dell'industria tessile giapponese e, da ultimo, alla morte stessa del padre, che avvenne nel 1909, segnarono il passaggio, traumatico per il giovane, a una difficile condizione economica, a cui solo il lavoro e i sacrifici materni riuscirono a far fronte. Ciononostante manterrà nei confronti della madre un sentimento ambivalente, caratterizzato da affetto ma anche da ostilità.
Crebbe in un ambiente ancora fortemente segnato da un'ideologia di stampo risorgimentale e patriottica, che favorì la sua adesione a ideali nazionalisti, e il giovane Carlo Emilio si formò nel segno della cultura illuministica lombarda: suoi maestri furono Parini, Beccaria, ma soprattutto Manzoni che segnò le idee letterarie della prima fase dell'opera gaddiana. Conseguita la maturità al Liceo classico "Giuseppe Parini" (1912), contro la propria volontà e in obbedienza alle aspirazioni materne Gadda si iscrisse, come il fratello Enrico, al corso di laurea in Ingegneria elettrotecnica presso il Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano (il futuro Politecnico): la rinuncia alle proprie inclinazioni letterarie fu la nota costante e dolente del ritratto che il Gadda maturo diede di sé.
Da convinto interventista qual era, nel maggio 1915 scese in piazza inneggiando all'entrata dell'Italia nel conflitto contro l'Austria-Ungheria nella prima guerra mondiale. Partì volontario arruolandosi nel Regio esercito, dove fu inquadrato come sottotenente della seconda sezione dell’89º reparto mitragliatrici del 5º reggimento alpini, venendo dislocato nelle zone arretrate del fronte sull'Adamello e sulle alture vicentine. Dopo la disfatta di Caporetto, l'ufficiale Gadda venne fatto prigioniero ai piedi del monte Krasji, nei pressi di Ternova d'Isonzo, nell'ottobre 1917; deportato a Celle, presso Hannover (Germania), nella baracca 15c (soprannominata la "baracca dei poeti") strinse amicizia con Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti. L'esperienza vissuta con questi intellettuali viene raccontata nel capitolo "Compagni di prigionia", de Il castello di Udine.
Tra il 24 agosto 1915 e il 31 dicembre 1919 Gadda tenne un minuzioso diario, in parte (quella del 1917) andato perduto. Col titolo Giornale di guerra e di prigionia, fu parzialmente pubblicato solamente nel 1955 e, con alcune aggiunte, nel 1965. Solo dopo la sua morte sarà pubblicata anche la parte relativa a Caporetto e alla prigionia, fino al ritrovamento di altri sei taccuini inediti, comprati a un'asta di Finarte dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nel 2019, restaurati e finalmente pubblicati nella nuova edizione critica del 2023 (Adelphi). È una denuncia forte e amara dell'incompetenza con cui era stata condotta la guerra e del degrado fisico e morale della vita dei prigionieri di guerra. L'opera gaddiana riporta in differenti occasioni alcuni dei temi che diventeranno il fondamento delle maggiori: il disordine oggettivo del reale, l'affetto dell'autore nei confronti del fratello, l'orrore della guerra, il disprezzo delle gerarchie.
Il rientro in Italia, a Milano, alla fine del gennaio 1919, è funestato dalla notizia della morte in un incidente di guerra, il 23 aprile 1918, dell'amato fratello Enrico, aviatore, "la parte migliore e più cara di me stesso", come annota nel Giornale. Questo renderà ancora più difficili i rapporti con la madre, e segnerà Carlo Emilio, tanto nella sua misoginia, tanto nella sua aperta misantropia negli ultimi anni.
Tornato a Milano, il 14 luglio 1920 conseguì la laurea in Ingegneria elettrotecnica, discutendo la tesi Turbine ad azione Pelton con due introduttori. Come ingegnere lavorò in Sardegna, in Lombardia, in Belgio e in Argentina, presso la Compañía General de Fósforos, fondata dagli industriali italiani Dellachà e Lavaggi. Vista la sua formazione, non sorprende né il terrore nei confronti del "pericolo socialista" durante il Biennio Rosso, né l'adesione al Partito Nazionale Fascista, cui si iscrisse nel 1921. Dopo l'instaurazione del regime, tuttavia, i suoi rapporti con il fascismo furono molto ambivalenti, come si constata dalla collaborazione con il quotidiano Solaria, fondato dall'antifascista Alberto Carocci, contemporaneamente a quella con L'Ambrosiano, quotidiano vicino al regime; lo stesso Mussolini fu oggetto, negli scritti di Gadda tanto di aperto supporto quanto di sottili critiche e ironie, fino ad arrivare ai violentissimi attacchi che, già negli anni '30, Gadda rivolge al regime nell'incompiuto La cognizione del dolore e poi, nel dopoguerra, in Eros e Priapo.
Fu docente di matematica e fisica al Liceo Parini di Milano, nel quale aveva studiato, fra il 1924 e il 1925. Nel 1924 decise di iscriversi al corso di laurea in filosofia e di dedicarsi alla passione a lungo rimandata: la letteratura e le arti umanistiche. Superò tutti gli esami previsti dall'ordinamento didattico e concordò la tesi col professor Piero Martinetti. La dissertazione di laurea riguardava i Nouveaux Essais sur l'entendement humain di Leibniz, ma per oscuri motivi Gadda non terminò mai la sua stesura e rinunciò così a laurearsi in filosofia. Nel 1926 iniziò la sua collaborazione alla rivista fiorentina Solaria, esordendo nel 1927 sulle pagine di critica con il saggio dal titolo Apologia manzoniana.
Negli anni venti iniziò a scrivere ampi abbozzi di romanzi e trattati, come Racconto italiano di ignoto del Novecento, nel 1924-25, contenente molte informazioni sulle caratteristiche che deve avere il romanzo moderno in rapporto alla tradizione (specie quella manzoniana). Nel 1928-29 abbozzò un trattato filosofico, la Meditazione milanese (di cui stese una prima versione e iniziò, senza concluderla, una seconda versione), che trattava di una gnoseologia e nel quale si manifestava il suo interesse per Leibniz, ma anche per Kant e per Spinoza. Nello stesso anno si dedicò al romanzo La meccanica, che tuttavia, rimasto incompiuto, vedrà la luce solamente nel 1970.
Nel 1931 iniziò la sua collaborazione al quotidiano milanese L'Ambrosiano e pubblicò presso le Edizioni di Solaria una raccolta di racconti e prose varie, intitolata La Madonna dei filosofi. Con Il castello di Udine, sua seconda raccolta di racconti, che verrà pubblicata tre anni dopo, lo scrittore otterrà il premio Bagutta.
Nel 1936 morì la madre, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. Fu anche per la morte di Adele Lehr e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza, in cui la madre aveva vissuto, che lo scrittore cominciò a stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore, pubblicato successivamente tra il 1938 e il 1941 sulla rivista Letteratura.
Nel 1940 lo scrittore, abbandonata ormai definitivamente la professione di ingegnere, si trasferì a Firenze, dove visse fino al 1950. Nel 1944 pubblicò L'Adalgisa, una raccolta di racconti di ambiente milanese, un quadro storico-satirico della borghesia milanese nel primo trentennio del Novecento, affiancato da note che danno un rimando saggistico all'opera: al suo interno, "raccontando i Perego, i Maldifassi, i Lattuada, i Corbetta, i Rusconi, i Ghiringhelli, e in primo luogo le loro donne", queste erano descritte come "le vere custodi e interpreti dei sentimenti e delle istituzioni della tribù".
Il soprannome Il gran Lombardo, attribuitogli dal primo biografo, è un riferimento al verso 70-3 del Paradiso, canto XVII, che predice a Dante la protezione che avrebbe ricevuto da Bartolomeo I della Scala di Verona durante il suo esilio da Firenze: "Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo/ che 'n su la scala porta il santo uccello". Il Gran Lombardo è anche un personaggio incontrato dal protagonista Silvestro nella prima parte del romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini (1941).
Nel 1950 Gadda si trasferì a Roma dove lavorò presso la Rai per i servizi di cultura del Terzo programma fino al 1955. Sarà di questi anni la produzione letteraria più matura dello scrittore che lo imporrà come una delle grandi personalità letterarie del Novecento. Nel 1952 pubblicò Il primo libro delle favole e nel 1953 Novelle del ducato in fiamme, un'ironica rappresentazione dell'ultimo periodo del fascismo, con il quale ottenne nel 1953 il premio Viareggio.
Nel 1957 venne pubblicato Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uno sperimentale romanzo giallo ambientato nei primi anni del fascismo, che era già apparso in una prima versione nel 1946-47 sulla rivista Letteratura. Da quest'opera nel 1959 fu tratto il film Un maledetto imbroglio del regista Pietro Germi.
Nel 1963 venne dato alle stampe La cognizione del dolore. L'opera, già apparsa in parte tra il 1938 e il 1941 sempre su Letteratura, ottenne il Prix International de la Littérature e uscì successivamente ai saggi e alle note autobiografiche raccolte nel 1958 con il titolo I viaggi la morte. Sempre nel 1963 uscirono Le meraviglie d'Italia nella loro stesura definitiva, con modifiche sostanziali rispetto alla pubblicazione del 1938. Il Gadda di questa fase matura è quello maggiormente ricordato come rappresentante della Linea Lombarda.
Nel 1964 convinse il suo amico Goffredo Parise a scegliere un appartamento vicino a lui, come racconta in un simpatico aneddoto Giosetta Fioroni al Corriere della Sera.

Tra le ultime opere, il romanzo-saggio del 1967 Eros e Priapo: da furore a cenere, un violento e grottesco pamphlet sui miti del ventennio fascista che dimostra ancora una volta il rapporto di sostanziale ostilità di Gadda col fascismo; proprio Eros e Priapo è un divertente benché amarissimo scritto contro il regime e Benito Mussolini: in tempi più recenti, il libro è stato riletto come una riflessione sui «torbidi moventi» derivati da impulsi latenti sublimati, dato accentuato dal suo orientamento sessuale.
Al riguardo Sergio Luzzatto ricordò che comunque Gadda era stato iscritto al Partito Fascista fin dal 1921 e, a suo parere, le sue invettive sarebbero il frutto di un innamoramento deluso. Bisogna altresì ricordare che l'originale inedito di Eros e Priapo risale al 1945, pur non essendo stato pubblicato prima del 1967 (comunque fortemente rimaneggiato) anche per una notevole censura praticata dalle case editrici cui fu proposto.
Vennero poi pubblicati il primo romanzo di Gadda, La meccanica, nel 1970, e altri scritti inediti che risalgono ai suoi primi anni di attività letteraria, come Novella seconda del 1971.
Gadda morì il 21 maggio 1973 a Roma. È sepolto nel cimitero acattolico di Roma. Dopo la sua morte vennero pubblicati Meditazione milanese (1974) e Racconto italiano di ignoto del novecento (1983).
Fin dalla primissima prova letteraria di Gadda, il Giornale di guerra e prigionia, si può ritrovare un conflitto interiore tra “dover essere” ed “essere”. Tale tormento è stato posto da Andrea Cortellessa alla base di alcuni tratti distintivi dell’opera gaddiana, estesi dall’esperienza diaristica all’intera produzione letteraria: "involontarietà", "impossibilità" e "interminabilità". I testi di Gadda sono, infatti, il risultato di una lunga e complessa elaborazione, segnata da continue revisioni, riscritture e da un rapporto problematico con gli editori. Molti lavori vengono portati a termine solo dopo lunghi periodi di gestazione, mentre altri, come il Racconto italiano, restano incompiuti o vengono pubblicati a notevole distanza dalla loro stesura originaria. Sul piano teorico ed estetico, il giovane Gadda manifestò l’intenzione di confrontarsi con il modello del romanzo manzoniano, cercando di adattarne gli stilemi alla mutata realtà storica e sociale del Novecento. Il suo progetto narrativo si orientava verso un “realismo totale”, caratterizzato da una prospettiva plurima e centrifuga, che avrebbe dovuto dar luogo a una forma di “romanzo moltiplicato”. Tuttavia, proprio questo ambizioso tentativo di rappresentare la totalità del reale finì per mettere in crisi e far implodere le strutture del romanzo tradizionale.
A rendere ancora più problematica la possibilità di una rappresentazione ordinata e coerente della realtà contribuirono eventi traumatici come la disfatta di Caporetto e la morte del fratello Enrico. Tali esperienze rafforzarono in Gadda la consapevolezza dell’impossibilità di raccontare in modo unitario una realtà percepita come complessa, stratificata e spesso indecifrabile. Questa concezione trova una celebre formulazione simbolica nel Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, attraverso l’immagine dello “gnommero”, termine dialettale che indica un groviglio inestricabile. In Gadda la realtà non è costituita da entità stabili, ma da un intreccio potenzialmente infinito di relazioni, reali o possibili, che si attualizzano nel mondo delle apparenze. Tale visione ha profonde conseguenze anche sul piano linguistico e stilistico. L’idea dell’inestricabilità del reale si riflette infatti nell’uso estremamente vario e sperimentale della lingua, che Gadda stesso definì “spastica”. Il ricorso al plurilinguismo, al dialetto, all’espressionismo e al pastiche diventa così uno strumento per imitare la complessità del mondo e per conferire alla parola un particolare statuto di verità. Nel corso della produzione gaddiana, tuttavia, il rapporto tra parola, realtà e verità si fa progressivamente più problematico. La verità non rimanda più a un ordine metafisico trascendente, ma si configura come il risultato del movimento stesso della scrittura e del processo narrativo.
Nella quinta delle Lezioni americane Italo Calvino analizza l'opera di Gadda come esempio moderno di «romanzo contemporaneo come enciclopedia» (p. 103); secondo Calvino, Gadda «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l'inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento» (pp. 103-4). Il critico letterario Guido Almansi ha sostenuto che questa definizione potrebbe applicarsi tanto a Gadda quanto a Thomas Pynchon.
Alberto Arbasino ha analizzato la scrittura del Gadda nel saggio Genius Loci (1977):
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 56610080 · ISNI (EN) 0000 0001 2101 5277 · SBN CFIV000056 · BAV 495/152529 · Europeana agent/base/66650 · ULAN (EN) 500241676 · LCCN (EN) n79135464 · GND (DE) 118689088 · BNE (ES) XX935419 (data) · BNF (FR) cb119038165 (data) · J9U (EN, HE) 987007276782505171 · NSK (HR) 981005668685309366 · NDL (EN, JA) 00440369 · CONOR.SI (SL) 12869731 |
|---|