Termini Imerese

Termini Imerese
comune
Termini Imerese – Stemma
Termini Imerese – Bandiera
Termini Imerese – Veduta
Termini Imerese – Veduta
Panorama, 2013
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Città metropolitana Palermo
Amministrazione
SindacoMaria Terranova (M5S) dal 5-10-2020 (2º mandato dal 29-5-2026)
Territorio
Coordinate37°59′N 13°42′E
Altitudine77 m s.l.m.
Superficie78,19 km²
Abitanti24 558 (31-5-2026)
Densità314,08 ab./km²
FrazioniBuonfornello, Contrada Calcasacco, Contrada Caracoli, Contrada Chianche, Contrada Chiarera, Contrada San Girolamo Alto, Contrada San Girolamo Basso, Danigarci, Villaggio Tedeschi, Villaurea
Comuni confinantiCaccamo, Campofelice di Roccella, Cerda, Collesano, Sciara, Trabia
Altre informazioni
Cod. postale90018
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082070
Cod. catastaleL112
TargaPA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona B, 864 GG
Nome abitantitermitani
Patronobeato Agostino Novello
Giorno festivo19 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Termini Imerese
Termini Imerese
Termini Imerese – Mappa
Termini Imerese – Mappa
Posizione del comune di Termini Imerese nella città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Termini Imerese (Tèrmini in siciliano) è un comune italiano di 24 558 abitanti della città metropolitana di Palermo, in Sicilia.

Situato lungo la costa settentrionale dell'isola, sul mar Tirreno, si affaccia sull'omonimo golfo di Termini Imerese, ai piedi del massiccio del monte San Calogero, a est di Palermo.

Il centro abitato si sviluppa su due livelli altimetrici principali, tradizionalmente denominati Termini Alta e Termini Bassa. Il nucleo superiore, di più antica formazione, occupa un rilievo collinare che domina il golfo, mentre quello inferiore si estende verso la costa, dove si trovano il porto, l'antico complesso termale e parte delle principali infrastrutture urbane e produttive. La città costituisce un nodo della rete dei trasporti della Sicilia settentrionale, grazie alla stazione di Termini Imerese, posta lungo la ferrovia Palermo-Messina e all'origine della diramazione ferroviaria verso l'interno dell'isola, e al porto di Termini Imerese, compreso nell'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale. È inoltre sede di un tribunale ordinario, il cui circondario appartiene al distretto della Corte d'appello di Palermo.

La città moderna sorge sul sito dell'antica Thermae Himerenses, centro fondato dai Cartaginesi alla fine del V secolo a.C., dopo la distruzione della colonia greca di Imera nel 409 a.C. Divenuta una città di rilievo durante la dominazione romana, conobbe un'importante fase di sviluppo in seguito alla deduzione di una colonia sotto Augusto. Dell'insediamento antico rimangono testimonianze archeologiche, fra le quali resti dell'anfiteatro, dell'acquedotto Cornelio e delle strutture termali, alimentate da sorgenti di acque calde già conosciute in età antica.

Il territorio comunale comprende, presso Buonfornello, parte dell'area archeologica dell'antica Imera, con i resti dell'insediamento greco e del Tempio della Vittoria, oltre all'Antiquarium di Himera e al Museo Pirro Marconi, nei quali sono esposti reperti provenienti dagli scavi della colonia greca e dal territorio circostante. Il patrimonio storico e artistico cittadino comprende inoltre edifici religiosi e civili di differenti epoche, fra cui il duomo di San Nicola di Bari, sede del culto del patrono beato Agostino Novello, e il Museo civico Baldassare Romano, che conserva testimonianze archeologiche e artistiche della storia locale.

Fra le tradizioni cittadine assume particolare rilievo il Carnevale termitano, manifestazione popolare attestata documentalmente almeno dal 1876 e caratterizzata dalle maschere tradizionali di U Nannu e A Nanna e dalle sfilate dei carri allegorici. La città è inoltre storicamente legata allo sfruttamento delle sorgenti termali, che ne hanno determinato il nome e l'evoluzione urbana. Nella parte bassa dell'abitato si trova il complesso del Grand Hotel delle Terme, sorto in relazione all'utilizzo delle acque termominerali e successivamente interessato da progetti di recupero e riqualificazione.

Nella parte orientale del territorio comunale si estende un'importante area industriale, sviluppatasi soprattutto nel secondo Novecento attorno alle attività automobilistiche dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. La cessazione della produzione automobilistica, avvenuta alla fine del 2011, ha determinato una crisi occupazionale e produttiva che ha reso necessaria l'adozione di programmi di riconversione e reindustrializzazione dell'area. Nella medesima zona si trova la centrale termoelettrica «Ettore Majorana», gestita da Enel Produzione.

Una parte del territorio comunale ricade nella Riserva naturale orientata Monte San Calogero, istituita nel 1998 e condivisa con i comuni di Caccamo e Sciara. L'area protetta comprende il massiccio calcareo-dolomitico del monte San Calogero, caratterizzato da rilievi montuosi, valloni, formazioni boschive mediterranee e habitat di interesse naturalistico. La riserva tutela inoltre testimonianze geologiche e archeologiche legate alla storia del territorio.

Geografia fisica

Territorio

Il territorio comunale si trova lungo la costa centro-settentrionale della Sicilia, nella città metropolitana di Palermo, e si affaccia sul mar Tirreno in corrispondenza del golfo di Termini Imerese. Il comune confina con Trabia, Caccamo, Sciara, Cerda, Collesano e Campofelice di Roccella. La sua posizione geografica è caratterizzata dalla compresenza di un'ampia fascia costiera, di pianure alluvionali, di rilievi collinari e delle propaggini montuose del monte San Calogero.

Il centro abitato è situato a un'altitudine di circa 77 m sul livello del mare e occupa un rilievo collinare prospiciente il golfo. L'originaria conformazione del sito ha favorito la distinzione fra la parte alta della città, sviluppatasi sul promontorio naturale, e quella bassa, estesa verso il litorale e la zona portuale.

L'assetto morfologico del territorio è particolarmente vario. Alle aree pianeggianti della costa si alternano terrazzi marini, versanti collinari, incisioni fluviali e rilievi montuosi. Le quote variano dal livello del mare alle maggiori elevazioni del massiccio del San Calogero, la cui cima raggiunge i 1 326 m e domina il paesaggio dell'entroterra termitano.

La fascia costiera presenta caratteristiche differenti procedendo da ovest verso est. Nel settore occidentale e centrale i rilievi si avvicinano al mare, determinando tratti di costa relativamente stretti e localmente rocciosi. Verso oriente, oltre punta Algasecca, il paesaggio diviene progressivamente più pianeggiante, sviluppandosi nella piana alluvionale di Buonfornello, dove si trovano le aree terminali dei bacini dei fiumi Torto e Imera Settentrionale.

La piana di Buonfornello è caratterizzata da quote generalmente comprese fra il livello del mare e i 25 m, mentre verso l'interno il terreno si innalza in direzione dei pianori di Imera e del Tamburino, posti a quote indicative comprese fra 75 e 100 m. Nel settore più occidentale, presso le contrade Bragone e Caracoli, si riconoscono terrazzi marini situati a differenti altezze, generalmente comprese fra 30 e 120 m.

Nel complesso, il paesaggio risente dell'interazione fra la morfologia montuosa dell'entroterra, l'erosione esercitata dai corsi d'acqua e i processi di sedimentazione fluviale e marina, responsabili della formazione delle pianure e dei depositi costieri.

Geologia e geomorfologia

Dal punto di vista geologico, il territorio termitano appartiene al settore della Sicilia settentrionale interessato dai processi tettonici che hanno determinato la formazione della catena appenninico-maghrebide. La sua struttura è costituita da differenti successioni sedimentarie, successivamente deformate e dislocate dai movimenti tettonici.

Fra le principali unità geologiche individuate nel territorio figurano le successioni del complesso basale imerese, le unità alloctone sicilidi e i depositi del flysch numidico, caratterizzati da alternanze di materiali prevalentemente pelitici e arenacei. Queste formazioni affiorano nei rilievi interni e contribuiscono alla varietà morfologica dell'area.

Il principale elemento orografico è costituito dal massiccio del monte San Calogero, formato soprattutto da rocce calcaree e dolomitiche di età mesozoica. La struttura del rilievo corrisponde a una vasta anticlinale, nella quale sono riconoscibili successioni sedimentarie appartenenti alle unità imeresi, con depositi di età compresa fra il Triassico superiore e l'Oligocene.

Il massiccio è attraversato da numerose faglie, che hanno determinato il dislocamento delle formazioni rocciose e contribuito alla sua morfologia accidentata. L'erosione esercitata dalle acque superficiali ha prodotto profonde incisioni vallive, gole, canaloni e forre, mentre nelle successioni calcareo-dolomitiche sono presenti fenomeni di carsismo superficiale e sotterraneo.

L'interesse geologico del San Calogero è legato anche alla presenza di mineralizzazioni di barite e fluorite. La risalita di fluidi idrotermali attraverso le fratture delle rocce ha favorito la formazione di concrezioni e depositi minerali, riconosciuti fra gli elementi di pregio geologico dell'area protetta.

L'ambiente montuoso è compreso in parte nella Riserva naturale orientata Monte San Calogero, istituita con decreto assessoriale del 10 dicembre 1998 e comprendente territori dei comuni di Termini Imerese, Caccamo e Sciara. La riserva si estende per circa 2 818,95 ettari e tutela il complesso geologico, la vegetazione naturale e gli habitat presenti sui versanti del monte.

La vegetazione comprende boschi di leccio, querceti misti, formazioni arbustive della macchia mediterranea e comunità vegetali rupestri. Il versante settentrionale conserva estese formazioni a leccio, mentre nei settori meridionale e orientale i boschi si alternano con arbusteti e praterie. Particolare interesse rivestono alcune specie vegetali rare o endemiche degli ambienti rocciosi.

Il territorio è interessato anche da fenomeni di instabilità geomorfologica. La presenza di versanti acclivi, rocce fratturate e terreni argillosi determina condizioni favorevoli allo sviluppo di movimenti franosi e fenomeni erosivi. Il Piano stralcio per l'assetto idrogeologico individua diverse aree caratterizzate da pericolosità geomorfologica, comprese porzioni dei rilievi prossimi all'abitato e dei versanti che dominano il centro storico.

Dal punto di vista della classificazione sismica, il comune è inserito nella zona 2, corrispondente a una pericolosità sismica significativa, della quale si tiene conto nella pianificazione urbanistica e nelle norme tecniche relative alle costruzioni.

Idrografia

La rete idrografica del territorio comunale appartiene al versante tirrenico della Sicilia ed è caratterizzata dalla presenza di tre principali corsi d'acqua: il fiume San Leonardo, il fiume Torto e il fiume Imera Settentrionale. A questi si aggiungono torrenti e incisioni minori, fra i quali il Barratina, detto anche Barallina, il Tre Pietre e il Burgio.

I corsi d'acqua maggiori interessano soprattutto i settori vallivi e le rispettive aree di foce, contribuendo alla formazione e all'evoluzione delle pianure alluvionali. Il loro regime idrologico risente della distribuzione stagionale delle precipitazioni, generalmente concentrate nei mesi autunnali e invernali.

Il fiume San Leonardo attraversa il settore occidentale del territorio e raggiunge il Tirreno dopo aver percorso una valle compresa fra rilievi collinari. Il corso d'acqua è regolato a monte dalla diga Rosamarina, situata nel territorio di Caccamo, che forma l'omonimo bacino artificiale.

La realizzazione dello sbarramento ha modificato il regime idrologico del tratto inferiore del fiume, incidendo sul trasporto dei sedimenti, sull'alimentazione delle falde alluvionali e sui processi di deposito presso la foce. Il tratto vallivo compreso fra la diga e il viadotto autostradale presenta inoltre elementi di interesse geomorfologico e naturalistico, con gole e versanti rocciosi che conservano caratteristiche ambientali peculiari.

Il fiume Torto interessa il settore orientale del territorio termitano. La sua valle è caratterizzata da terreni prevalentemente argillosi e da depositi alluvionali che si estendono verso la fascia costiera. La pianura terminale è stata profondamente modificata dalle attività agricole, dalle infrastrutture e dagli insediamenti produttivi sviluppatisi lungo il litorale.

Il regime del fiume è influenzato dalla distribuzione delle piogge e dalle caratteristiche geologiche del bacino, che comprendono terreni a permeabilità relativamente bassa. Le opere di sistemazione idraulica realizzate nel tratto terminale hanno modificato la morfologia dell'alveo e il rapporto fra il corso d'acqua e la pianura circostante.

Il fiume Imera Settentrionale raggiunge il mare nella piana di Buonfornello, a oriente dell'abitato principale, presso l'area dell'antica Imera. Il suo tratto terminale è caratterizzato da un ampio fondovalle alluvionale, nel quale il corso d'acqua presenta andamento localmente sinuoso e depositi sedimentari legati alle successive fasi di divagazione fluviale.

Nel complesso, i depositi trasportati dai fiumi Torto e Imera Settentrionale hanno contribuito alla formazione della pianura costiera situata nella parte centrale e orientale del golfo di Termini Imerese, mentre il San Leonardo costituisce un ulteriore importante elemento della rete idrografica del settore occidentale.

Le caratteristiche dei bacini fluviali e delle aree di foce sono oggetto di monitoraggio nell'ambito della pianificazione regionale per la prevenzione del rischio idrogeologico, con particolare attenzione ai fenomeni di esondazione, all'erosione dei versanti e agli effetti delle trasformazioni antropiche sul deflusso delle acque.

Sorgenti termali

Una delle principali caratteristiche idrogeologiche di Termini Imerese è rappresentata dalla presenza di sorgenti di acque termali, che hanno storicamente determinato la denominazione della città e favorito l'insediamento umano nell'area costiera.

Le sorgenti si trovano nella parte bassa dell'abitato, in prossimità del litorale, e sono caratterizzate da acque minerali calde di tipo prevalentemente clorurato-sodico, con una temperatura di emergenza di circa 43 °C.

La presenza delle acque termali è documentata fin dall'antichità e costituisce un elemento fondamentale della storia dell'insediamento di Thermae Himerenses. Le proprietà delle sorgenti furono conosciute nel mondo greco e romano e successivamente sfruttate attraverso la costruzione di edifici destinati ai bagni e ai trattamenti termali.

L'attività termale moderna si è sviluppata attorno al complesso del Grand Hotel delle Terme, nella città bassa, in corrispondenza dell'area storicamente interessata dall'emergenza delle acque calde. Il fenomeno idrotermale rappresenta una delle principali peculiarità naturali del territorio e contribuisce, insieme ai rilievi calcarei dell'entroterra, alla sua caratterizzazione geologica e paesaggistica.

Clima

Il clima di Termini Imerese è di tipo mediterraneo, caratterizzato da estati calde e prevalentemente secche e da inverni miti e relativamente piovosi. Secondo la classificazione dei climi di Köppen, il territorio rientra nella categoria Csa, corrispondente al clima temperato con estate calda e asciutta.

La distribuzione delle precipitazioni presenta un marcato andamento stagionale, con i valori più elevati concentrati soprattutto fra l'autunno e l'inverno e un prolungato periodo di scarsità delle piogge durante l'estate. Questa alternanza influenza il regime dei corsi d'acqua, la disponibilità idrica dei terreni agricoli e le condizioni di umidità dei suoli.

Secondo i dati climatici del Servizio informativo agrometeorologico siciliano (SIAS), riportati nel Piano d'azione per l'energia sostenibile e il clima del Comune, la temperatura media annua è di circa 17,8 °C, mentre le precipitazioni medie annuali raggiungono 546 mm. Il mese più caldo è agosto, con una temperatura media di 25,7 °C, mentre quello più freddo è gennaio, con una media di 11,4 °C.

Le temperature massime medie mensili raggiungono i 29,5 °C in agosto e scendono fino a 14,2 °C in gennaio. Le temperature minime medie variano invece dagli 8,5 °C di febbraio ai 22 °C di agosto. La piovosità è minima in luglio, con 4 mm medi, e raggiunge i valori più elevati in ottobre e dicembre, con 80 mm medi per ciascun mese.

Nella classificazione climatica dei comuni italiani, utilizzata ai fini della regolamentazione degli impianti termici, Termini Imerese appartiene alla zona climatica B, con 864 gradi giorno.

Il seguente prospetto riporta le temperature massime e minime medie mensili e le precipitazioni medie indicate dal SIAS nel piano comunale.

Termini Imerese Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 14,214,515,918,422,426,329,229,526,822,818,815,614,818,928,322,821,2
T. min. media (°C) 8,68,59,411,414,718,621,422,019,916,412,910,19,111,820,716,414,5
Precipitazioni (mm) 756250432074133780758021711324192546

Origini del nome

Il toponimo Termini Imerese deriva dall'antica denominazione greca Θερμαὶ Ἱμεραῖαι (Thermài Himeraîai), successivamente resa in latino come Thermae Himerenses, traducibile con «Terme imeresi» o «Terme di Imera». Il primo elemento del nome fa riferimento alle sorgenti di acque calde presenti nella parte bassa dell'attuale centro abitato, conosciute e frequentate già nell'antichità; l'appellativo Imerese richiama invece la vicina colonia greca di Imera, situata presso la foce del fiume omonimo.

Il collegamento fra le due denominazioni risale alla fondazione dell'insediamento antico, avvenuta dopo la distruzione di Imera da parte dei Cartaginesi nel 409 a.C. Secondo Diodoro Siculo (Biblioteca storica, XIII, 79, 8), i Cartaginesi fondarono una nuova città presso le sorgenti termali, denominandola Θέρμα (Thérma). Alla popolazione iniziale, composta da coloni punici e libici, si aggiunsero probabilmente alcuni superstiti della città greca distrutta, contribuendo alla formazione del nuovo centro. La denominazione Thermae Himerenses esprimeva pertanto sia la presenza delle sorgenti sia il legame storico e territoriale con Imera, pur trattandosi di due insediamenti distinti.

Durante l'epoca romana il nome della città compare nelle fonti geografiche e itinerarie anche in forme abbreviate. Nella Tabula Peutingeriana, copia medievale di un'antica carta stradale romana, il centro è indicato come Thermis, denominazione registrata anche nel repertorio storico-cartografico dell'Università cattolica di Eichstätt-Ingolstadt.

Nel corso dei secoli il nome antico si è conservato nella forma italiana Termini, rimasta in uso come denominazione del centro abitato fino al XIX secolo. Dopo l'Unità d'Italia, il Consiglio comunale deliberò, il 14 gennaio 1863, di aggiungere l'appellativo Imerese, riprendendo così nella denominazione amministrativa il riferimento all'antica Imera.

La modifica fu autorizzata dal re Vittorio Emanuele II con il regio decreto n. 1218 del 26 marzo 1863, il cui articolo unico, al punto 20, autorizzava espressamente il comune di Termini, in provincia di Palermo, ad assumere la denominazione di Termini Imerese, conformemente alla deliberazione consiliare. Il provvedimento fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 113 del 12 maggio 1863, con entrata in vigore il 27 maggio successivo.

Storia

Preistoria e primi insediamenti

Il territorio presenta testimonianze di frequentazione umana risalenti alla preistoria, anteriori alla fondazione della città antica. La posizione del promontorio sul quale sorge il nucleo storico, naturalmente difeso da versanti scoscesi e dominante il golfo di Termini Imerese, favorì l'insediamento di comunità umane fin dal Paleolitico superiore. Ulteriori condizioni favorevoli erano rappresentate dalla presenza di sorgenti d'acqua, grotte e ripari sotto roccia, utilizzati dalle popolazioni preistoriche come luoghi di abitazione temporanea o stagionale.

La principale testimonianza archeologica di questa fase è il Riparo del Castello, situato lungo il versante del promontorio sottostante l'antica fortezza, nelle vicinanze della strada denominata Serpentina Paolo Balsamo, che collega la città alta con quella bassa.

Il sito fu individuato tra il 1897 e il 1898 dagli studiosi locali Giuseppe Patiri e Carmelo Palumbo durante i lavori di costruzione della strada. Le prime ricerche misero in luce manufatti di pietra scheggiata, resti faunistici e altri materiali preistorici. Nel 1916 l'archeologo Ettore Gabrici condusse uno scavo sistematico, riconoscendo differenti livelli di frequentazione e una successione di depositi archeologici.

Le successive indagini hanno consentito di attribuire le più antiche frequentazioni del riparo alla fase finale del Pleistocene e agli inizi dell'Olocene, riconoscendo industrie litiche appartenenti alla tradizione dell'Epigravettiano siciliano. La stratigrafia documenta inoltre fasi successive di utilizzazione durante il Neolitico e l'Eneolitico, quando il riparo fu interessato anche da pratiche funerarie.

I materiali rinvenuti comprendono strumenti di selce e quarzite, manufatti ossei, frammenti ceramici e resti di focolari. Il complesso archeologico riveste particolare importanza per lo studio delle trasformazioni delle comunità preistoriche della Sicilia settentrionale, soprattutto nel passaggio dalle economie di caccia e raccolta alle prime forme di organizzazione neolitica.

Altre testimonianze preistoriche provengono dalle grotte Geraci e Marfisi e da differenti località del territorio termitano. Questi ritrovamenti documentano una frequentazione dell'area distribuita su un arco cronologico molto ampio, precedente alla formazione dell'insediamento urbano storico.

Età antica

Il territorio di Imera e le sorgenti termali

Lo stesso argomento in dettaglio: Imera (città antica).

Prima della fondazione di Thermae Himerenses, l'area corrispondente all'attuale Termini Imerese faceva parte del territorio della colonia greca di Imera, situata circa dodici chilometri più a oriente, presso la foce del fiume Imera Settentrionale.

La colonia era stata fondata intorno alla metà del VII secolo a.C., tradizionalmente nel 648 a.C., da coloni provenienti da Zancle e da gruppi di origine siracusana. Grazie alla propria posizione lungo la costa tirrenica della Sicilia, Imera divenne un importante centro di contatto e competizione fra le popolazioni greche e quelle soggette all'influenza cartaginese.

L'area delle sorgenti termali, nella quale sarebbe successivamente sorta Terme, era già conosciuta prima della distruzione di Imera. La presenza di acque calde contribuì alla formazione di tradizioni religiose e mitologiche associate al culto delle Ninfe e di Eracle, particolarmente diffuso nel mondo greco occidentale.

Secondo una delle tradizioni antiche, le Ninfe avrebbero fatto scaturire le sorgenti per offrire ristoro a Eracle dopo le sue fatiche e dopo il combattimento contro Erice. Il racconto mitologico collegava l'origine delle acque all'intervento delle divinità e attribuiva al luogo un significato religioso, oltre che pratico e terapeutico.

Un riferimento alla tradizione delle acque termali imeresi è stato individuato nella dodicesima ode olimpica di Pindaro, composta in onore dell'atleta Ergoteles di Imera. La presenza delle sorgenti compare inoltre nell'iconografia monetale antica: alcune emissioni di Imera raffigurano una figura femminile identificata con la ninfa e una fontana dalla quale sgorga acqua, mentre monete successive di Terme presentano immagini di Eracle e delle Ninfe.

La distruzione di Imera e la fondazione di Terme

Nel 409 a.C. Imera fu conquistata e distrutta dall'esercito cartaginese guidato da Annibale Magone, nell'ambito della nuova offensiva punica contro le città greche della Sicilia. L'abitato fu devastato e una parte della popolazione venne uccisa, catturata oppure costretta ad abbandonare la città.

La distruzione determinò una profonda trasformazione dell'organizzazione territoriale della costa settentrionale dell'isola. Nella nuova situazione politica si colloca la fondazione della città di Thermai Himeraìai (in greco antico Θερμαὶ Ἱμεραῖαι), successivamente conosciuta in latino come Thermae Himerenses, sul promontorio dove sorge l'attuale Termini Imerese.

La fondazione viene generalmente collocata intorno al 407 a.C., sebbene le testimonianze antiche e le ricostruzioni archeologiche non consentano sempre di distinguere esattamente le fasi di occupazione del luogo, l'insediamento dei primi coloni e la costituzione della nuova comunità urbana.

Diodoro Siculo, nella Biblioteca storica (XIII, 79, 8), attribuisce la fondazione ai Cartaginesi, che avrebbero insediato presso le sorgenti termali un gruppo di propri cittadini e coloni libici. La testimonianza documenta quindi un'iniziativa politica punica, successiva alla distruzione di Imera e inserita nel processo di riorganizzazione dei territori della Sicilia occidentale.

Una diversa prospettiva emerge dalle Verrine di Cicerone, nelle quali si ricorda che i superstiti di Imera si erano stabiliti a Terme, nel territorio dell'antica città e non lontano dal luogo originario.

Le due testimonianze non sono necessariamente contraddittorie: la ricostruzione generalmente accolta distingue infatti una prima fondazione punica dall'arrivo successivo di gruppi di esuli imeresi, che avrebbero contribuito alla composizione della popolazione del nuovo centro. Secondo Vincenzo Tusa, l'inserimento dei superstiti della colonia greca potrebbe essersi verificato fra il 407 e il 405 a.C.

Il nuovo insediamento assunse un carattere strategico anche in virtù della posizione difensiva del promontorio, del controllo degli approdi e della vicinanza a un territorio agricolo già inserito nelle reti economiche mediterranee.

Terme tra Greci e Cartaginesi

Nel corso del IV secolo a.C. Terme fu ripetutamente coinvolta nei conflitti fra Siracusa e Cartagine per il controllo della Sicilia.

La posizione della città, situata in una zona di frontiera fra le rispettive aree di influenza, determinò cambiamenti di dominio e alleanze. Nel 397 a.C., durante la campagna condotta da Dionisio I di Siracusa contro i possedimenti cartaginesi, Terme si schierò con il sovrano siracusano, secondo quanto riferito da Diodoro Siculo.

Le vicende della città continuarono a essere legate alla competizione greco-punica anche nei decenni successivi, quando Timoleonte intervenne nell'isola e promosse una nuova offensiva contro l'influenza cartaginese.

Intorno al 361 a.C. nacque a Terme Agatocle di Siracusa, futuro tiranno e re di Siracusa, la cui famiglia era originaria dell'Italia meridionale. La tradizione antica lo collega a un ambiente sociale di provenienza relativamente modesta, dal quale sarebbe successivamente emerso fino a imporsi nella vita politica e militare siceliota.

Divenuto signore di Siracusa nel 317 a.C., Agatocle coinvolse nuovamente Terme nelle proprie campagne contro Cartagine. La città occupò un ruolo nelle operazioni militari e nelle contese per il controllo dei territori della Sicilia settentrionale, pur conservando una posizione esposta ai mutamenti degli equilibri politici fra le potenze regionali.

La conquista romana

Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) Terme fu coinvolta nella lunga guerra fra la Repubblica romana e Cartagine per il controllo della Sicilia.

Intorno al 260-259 a.C., nei pressi della città, un esercito cartaginese comandato da un generale di nome Amilcare attaccò e sconfisse una forza alleata dei Romani, infliggendole gravi perdite. La battaglia rappresentò uno dei successi cartaginesi nel settore settentrionale dell'isola durante la prima fase del conflitto; la sua cronologia presenta alcune oscillazioni nelle ricostruzioni storiografiche.

La città rimase sotto il controllo cartaginese ancora per alcuni anni, fino alla conquista romana del 252 a.C., ricordata anche da Polibio (I, 39, 13). L'occupazione segnò il passaggio di Terme nell'orbita politica di Roma, anticipando la conclusione della prima guerra punica e la successiva organizzazione della Sicilia come provincia romana.

Nella nuova amministrazione provinciale Terme fu annoverata fra le civitates decumanae, comunità tenute al pagamento di una decima della produzione agricola secondo il sistema tributario stabilito per la provincia siciliana.

La città conservò tuttavia una propria vita civica, come documentano le fonti letterarie e le iscrizioni, e continuò a beneficiare del ruolo commerciale del suo porto e delle risorse agricole dell'entroterra.

La restituzione delle opere d'arte di Imera

Un episodio significativo della storia di Terme durante l'età repubblicana risale al 146 a.C., dopo la distruzione di Cartagine al termine della terza guerra punica.

Secondo il racconto di Cicerone, Scipione Emiliano, vincitore di Cartagine, dispose la restituzione alle comunità siciliane di alcune opere d'arte sottratte in precedenza dai Cartaginesi. Poiché Imera era stata distrutta e non era stata ricostituita sul sito originario, i beni che le erano appartenuti vennero restituiti alla comunità dei Termitani, considerata depositaria della tradizione civica imerese.

Fra le opere ricordate da Cicerone figuravano una statua bronzea raffigurante la personificazione della città di Imera, una statua del poeta Stesicoro, rappresentato come un anziano curvo con un libro, e una piccola scultura bronzea raffigurante una capra.

La restituzione ebbe un particolare valore politico e simbolico, poiché riconosceva il legame storico fra Terme e la colonia greca distrutta. L'episodio è documentato anche da una iscrizione greca che celebra il provvedimento di Scipione e della quale si conserva una parte del testo.

La vicenda sarebbe tornata al centro della vita pubblica della città circa settant'anni più tardi, durante il governo provinciale di Gaio Licinio Verre.

Stenio, Pompeo e Verre

Durante le guerre civili che segnarono gli ultimi decenni della Repubblica romana, Terme fu coinvolta nelle contrapposizioni fra le fazioni romane.

Secondo una tradizione riportata da Plutarco, la città aveva sostenuto il partito di Gaio Mario e rischiò di subire una severa punizione da parte di Gneo Pompeo Magno, impegnato in Sicilia contro le forze legate alla fazione mariana. L'intervento di Stenio (Sthenius), influente cittadino termitano, avrebbe contribuito a evitare l'adozione delle misure punitive.

La figura di Stenio è conosciuta soprattutto attraverso le Verrine, nelle quali Cicerone lo presenta come uno dei principali esponenti della comunità cittadina, dotato di prestigio personale e di un ruolo importante nelle relazioni fra Terme e l'amministrazione romana.

Durante il governo di Verre in Sicilia (73-71 a.C.), Stenio ospitò il magistrato romano nella propria abitazione, ricca di oggetti artistici e manufatti pregiati. Secondo l'accusa ciceroniana, Verre si appropriò di numerosi beni appartenenti al suo ospite e tentò successivamente di ottenere anche le statue pubbliche restituite alla città da Scipione Emiliano.

Stenio si oppose alla richiesta, sostenendo davanti agli organi cittadini che le statue costituivano un patrimonio pubblico e un simbolo dei rapporti fra la comunità termitana e Roma. L'opposizione provocò l'ostilità di Verre, che favorì l'apertura di un procedimento giudiziario contro il cittadino siciliano.

Stenio si rifugiò quindi a Roma, dove la sua vicenda divenne uno degli episodi denunciati da Cicerone nell'azione giudiziaria contro l'ex governatore. Il racconto delle Verrine rappresenta una fonte di particolare importanza sia per la storia politica di Terme sia per la conoscenza delle sue istituzioni e del suo patrimonio artistico in età repubblicana.

La colonia augustea e la città imperiale

Dopo le guerre civili della tarda Repubblica, Terme fu interessata da una profonda trasformazione istituzionale e urbanistica. Sotto Augusto venne infatti dedotta una colonia romana, provvedimento che favorì l'insediamento di nuovi gruppi di popolazione e contribuì alla progressiva romanizzazione della vita pubblica e delle istituzioni cittadine.

La deduzione coloniale rappresentò uno dei principali fattori dello sviluppo della città in età imperiale. Le iscrizioni latine documentano la presenza di famiglie di origine romana e italica, mentre il sistema delle magistrature municipali e l'organizzazione degli spazi pubblici riflettono l'inserimento di Terme nelle strutture politico-amministrative dell'Impero romano.

Fra i personaggi legati alla città figura Lucio Acilio Rufo, ricordato dagli studi epigrafici come il primo senatore romano originario della Sicilia. Sono inoltre attestate famiglie di rango elevato, fra cui i Maesii Titiani, alcuni esponenti delle quali ricoprirono importanti incarichi nell'amministrazione imperiale.

La prosperità della città era sostenuta dal porto, attraverso il quale transitavano i prodotti agricoli dell'entroterra e merci provenienti da altre regioni del Mediterraneo. La documentazione ceramica e archeologica dimostra collegamenti commerciali con l'Africa settentrionale e con differenti aree della penisola italiana, mentre la posizione della città lungo la viabilità costiera e lungo la strada di collegamento con Catania ne accresceva il ruolo di centro di scambio.

La città si sviluppava sul promontorio dominato dall'acropoli fortificata, in corrispondenza dell'area dell'antico castello. Il centro monumentale, costituito dapprima dall'agorà e successivamente dal foro, occupava una terrazza naturale immediatamente sottostante la rocca.

Gli studi topografici collocano il foro nell'area dell'attuale piazza del Duomo. Sul lato superiore della terrazza sono stati individuati i resti di un portico di età tardo-ellenistica con ambienti retrostanti, probabilmente destinati ad attività commerciali o amministrative; un altro edificio pubblico, forse identificabile con una basilica civile, fu costruito in età imperiale.

Nel corso dell'età romana furono realizzate importanti opere pubbliche, fra le quali un anfiteatro, un grande complesso termale e l'acquedotto Cornelio. Quest'ultimo trasportava le acque provenienti da sorgenti situate a diversi chilometri dalla città attraverso un articolato sistema di condotte, arcate e manufatti idraulici.

L'acquedotto, le cui fasi più antiche vengono generalmente collocate tra la fine del II e gli inizi del I secolo a.C., rimase in funzione per un lungo periodo e costituisce una delle principali testimonianze dell'ingegneria idraulica romana in Sicilia.

L'anfiteatro, situato nell'area urbana, misurava approssimativamente 87 × 58 metri e poteva contenere circa 4 000 spettatori. Le strutture superstiti, benché fortemente compromesse dalle successive trasformazioni edilizie, hanno consentito di ricostruirne parzialmente l'impianto architettonico.

Il complesso delle terme, più volte trasformato e ricostruito, sfruttava le sorgenti naturali di acque calde nella parte bassa della città. Le testimonianze iconografiche e archeologiche permettono di riconoscere l'esistenza di un edificio a pianta prevalentemente circolare, interessato da modificazioni e riutilizzazioni nelle epoche successive.

La continuità dell'insediamento fino all'età contemporanea ha profondamente alterato la conservazione dei monumenti antichi, ma ha anche contribuito alla persistenza di alcune direttrici urbanistiche e della relazione fra l'acropoli, il centro civico e l'approdo portuale.

Tarda antichità e alto Medioevo

La trasformazione della città romana

Il passaggio dall'età imperiale alla tarda antichità comportò trasformazioni nell'organizzazione politica, economica e urbana di Terme.

Il progressivo mutamento delle strutture amministrative dell'Impero romano, le difficoltà dei collegamenti commerciali e le successive vicende militari della Sicilia contribuirono alla modificazione delle funzioni cittadine. Non si verificò tuttavia una completa interruzione dell'insediamento, come dimostrano la continuità della città medievale e la persistenza di importanti elementi della sua organizzazione topografica.

Dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, la Sicilia attraversò le fasi di dominazione dei Vandali, degli Ostrogoti e successivamente dell'Impero bizantino. Le vicende della guerra gotica interessarono anche l'isola, che tornò stabilmente sotto il controllo imperiale orientale nella metà del VI secolo.

La documentazione archeologica relativa alla tarda antichità indica che Terme rimase inserita nelle reti di comunicazione e approvvigionamento della Sicilia settentrionale. La sua posizione lungo la viabilità costiera è attestata anche nella Tabula Peutingeriana, che conserva il ricordo dell'antico centro con la denominazione di Thermis.

Cristianesimo e antica sede vescovile

La diffusione del cristianesimo determinò una trasformazione della vita religiosa e delle istituzioni cittadine. Terme divenne sede di una comunità cristiana organizzata e, in età tardoantica e bizantina, di una diocesi.

Le testimonianze relative ai primi vescovi termitani sono tuttavia incomplete e presentano problemi di identificazione, anche per la presenza nelle fonti ecclesiastiche di altre sedi indicate con denominazioni simili.

Fra i vescovi sicuramente documentati figurano Pasquale, presente al concilio romano del 649, e Giovanni, attestato in relazione al concilio di Costantinopoli del 680. L'attribuzione alla sede di Termini di altri prelati, fra cui Elpidio, tradizionalmente collegato al Concilio di Calcedonia del 451, rimane controversa.

Durante l'età bizantina la comunità cristiana locale risentì progressivamente delle trasformazioni delle istituzioni ecclesiastiche siciliane e della crescente influenza liturgica e amministrativa dell'Oriente cristiano.

La tradizione religiosa termitana collega inoltre al territorio la figura di San Calogero, eremita particolarmente venerato nella Sicilia centro-settentrionale, al quale fu successivamente dedicato il massiccio montuoso che sovrasta la città. Le narrazioni relative alla presenza del santo e all'origine del culto appartengono tuttavia alla tradizione agiografica e non consentono una ricostruzione cronologica pienamente documentata della sua attività nel territorio.

La dominazione islamica

Nel corso del IX secolo la Sicilia fu progressivamente conquistata dalle forze musulmane provenienti dall'Africa settentrionale.

Secondo la tradizione storica locale, Termini cadde sotto il controllo musulmano intorno all'832, pochi anni dopo la conquista di Palermo del 831. L'insediamento mantenne la propria importanza strategica grazie alla posizione fortificata e al controllo della costa tirrenica.

Durante la dominazione islamica, protrattasi nell'area fino alla conquista normanna, la città e il territorio circostante furono inseriti nelle strutture politiche ed economiche della Sicilia musulmana.

L'importanza delle coltivazioni agricole, della gestione delle risorse idriche e dei collegamenti commerciali con gli altri centri dell'isola contribuì al mantenimento delle attività economiche locali.

La fortezza che dominava il promontorio fu riorganizzata durante questo periodo. Secondo la documentazione storica del Comune, nel X secolo furono restaurate e ampliate le strutture difensive preesistenti, sulle quali si sarebbero successivamente sviluppate le fortificazioni utilizzate in età normanna e nei secoli successivi.

Basso Medioevo

La conquista normanna e il demanio regio

Tra la seconda metà dell'XI e gli inizi del XII secolo la Sicilia passò progressivamente sotto il dominio dei Normanni, che sostituirono le precedenti autorità musulmane e riorganizzarono l'amministrazione dell'isola.

Termini entrò nell'ordinamento del nuovo Stato normanno e acquisì un ruolo di rilievo come centro costiero direttamente collegato alla Corona. La tradizione documentaria locale la ricorda fra le città del demanio regio, ossia sottoposte all'autorità del sovrano anziché stabilmente assoggettate a una signoria baronale.

La conservazione della fortezza e la posizione del porto contribuirono alla rilevanza militare ed economica della città. Il castello dominava l'insenatura e le vie di accesso al territorio, mentre l'attività commerciale si sviluppava attraverso gli approdi e i collegamenti con l'entroterra agricolo.

Durante il periodo normanno si consolidarono inoltre importanti istituzioni ecclesiastiche. La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, comunemente conosciuta come chiesa di San Giacomo, divenne uno dei principali edifici religiosi cittadini e mantenne a lungo la funzione di chiesa madre, prima del successivo trasferimento di tale ruolo alla nuova matrice urbana.

La città conservò anche nei secoli seguenti un rapporto particolarmente stretto con le istituzioni monarchiche, pur attraversando periodi nei quali singole prerogative o diritti signorili furono concessi a esponenti dell'aristocrazia del regno.

L'età sveva

Con il passaggio del Regno di Sicilia alla dinastia degli Svevi, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, Termini fu coinvolta nella riorganizzazione amministrativa promossa dalla monarchia.

Durante il regno di Federico II, le città del demanio regio furono inserite nel sistema delle istituzioni pubbliche e fiscali disciplinato dall'autorità centrale. La documentazione storica locale riferisce la partecipazione di rappresentanti termitani alle istituzioni assembleari del regno, nell'ambito delle prerogative riconosciute alle comunità demaniali.

La posizione della città, fra la costa tirrenica e le vie di comunicazione verso l'interno della Sicilia, continuò a favorire il commercio agricolo e marittimo.

Nella tradizione religiosa e culturale cittadina assume particolare rilievo la figura del beato Agostino Novello, identificato dalla tradizione agiografica con Matteo da Termini. Collegato alla corte sveva e successivamente entrato nell'Ordine di Sant'Agostino, il religioso svolse importanti incarichi nell'ordine e morì presso Siena il 19 maggio 1309. La sua figura divenne oggetto di un culto particolarmente radicato a Termini, della quale è venerato come patrono.

I Vespri siciliani e la guerra fra Angioini e Aragonesi

Dopo la sconfitta di Manfredi di Sicilia nella battaglia di Benevento del 1266, la Sicilia passò sotto il dominio di Carlo I d'Angiò.

Il nuovo ordinamento angioino fu progressivamente contestato da diversi settori della società siciliana, fino allo scoppio della rivolta dei Vespri siciliani, iniziata a Palermo il 30 marzo 1282 e rapidamente estesasi ad altre città dell'isola.

Anche Termini partecipò alla sollevazione contro le autorità angioine. Secondo la tradizione storica cittadina, gli insorti presero il controllo di parte della città e si opposero alla guarnigione francese, coinvolgendo il castello e le altre strutture difensive.

Durante la lunga guerra che seguì, la città fu contesa dalle forze angioine e da quelle favorevoli a Pietro III d'Aragona, chiamato in Sicilia dagli insorti. Il controllo del porto e della fortezza attribuiva infatti a Termini un'importanza strategica nelle operazioni militari lungo la costa settentrionale.

Le cronache locali ricordano un assedio angioino durante il quale sarebbero state interrotte le condotte dell'acquedotto Cornelio, provocando gravi difficoltà nell'approvvigionamento idrico della popolazione. Le medesime narrazioni riferiscono danni agli edifici e alle strutture urbane durante i combattimenti.

La progressiva affermazione della dinastia aragonese nel Regno di Sicilia favorì il ritorno della città nelle strutture amministrative della monarchia isolana, benché le guerre e i conflitti aristocratici continuassero a interessare il territorio nei secoli successivi.

Il XIV secolo e le signorie aristocratiche

Nel XIV secolo la Sicilia attraversò una fase di forte instabilità politica, caratterizzata dalla competizione fra grandi famiglie feudali, dall'indebolimento dell'autorità monarchica e dalla persistenza del conflitto con gli Angioini.

In tale contesto, Termini fu interessata dalle iniziative politiche e militari di Vinciguerra d'Aragona, appartenente a un ramo dell'aristocrazia aragonese insediata nell'isola.

Inizialmente al servizio di Federico IV di Sicilia, Vinciguerra aderì nel 1357 alla fazione angioina insieme al fratello Sanciolo. Nel marzo 1359 si riconciliò con il sovrano e contribuì alla riconquista dei territori ribelli, ottenendo successivamente il controllo della signoria di Termini.

L'episodio testimonia come, nonostante la tradizionale appartenenza della città al demanio regio, le vicende politiche del Trecento potessero comportare concessioni signorili e temporanee modificazioni delle forme di controllo del territorio.

Nello stesso periodo si svilupparono controversie fra Termini e i centri vicini per il possesso di terre, boschi e pascoli. Particolarmente importante fu la disputa relativa al monte San Calogero, che coinvolse le autorità cittadine e la potente famiglia dei Chiaramonte. Secondo la ricostruzione storica comunale, nel 1392 la monarchia riconobbe le rivendicazioni avanzate da Termini sul massiccio montuoso.

Età moderna

Il Regio Caricatore e lo sviluppo commerciale

A partire dal tardo Medioevo il porto di Termini assunse un ruolo crescente nell'economia della Sicilia settentrionale, grazie alla sua funzione di sbocco marittimo per la produzione agricola dell'entroterra.

L'attività commerciale era strettamente collegata alla presenza del Regio Caricatore, struttura destinata alla raccolta, alla conservazione, al controllo fiscale e all'imbarco delle derrate agricole, in particolare del grano.

I caricatori costituivano elementi fondamentali del sistema annonario e commerciale del Regno di Sicilia. La concentrazione dei prodotti provenienti dall'entroterra permetteva alle autorità pubbliche di controllare parte delle operazioni di esportazione e di riscuotere i tributi previsti dalla normativa del regno.

Il caricatore termitano contribuì allo sviluppo di magazzini, servizi portuali e attività artigianali legate alla navigazione, ai trasporti e alla conservazione delle merci.

Grazie a queste strutture, Termini divenne uno dei principali scali commerciali della Sicilia, inserendosi nelle reti di scambio che collegavano l'isola alle città mercantili italiane e ai maggiori porti del Mediterraneo.

I collegamenti interessavano, fra gli altri, Genova, Pisa, Venezia, Marsiglia e Barcellona, attraverso i quali i prodotti siciliani potevano raggiungere anche mercati più lontani. Accanto al grano, l'attività commerciale riguardava olio, prodotti alimentari e altre merci provenienti dall'agricoltura e dalle manifatture locali.

L'importanza del caricatore si mantenne per diversi secoli e rappresentò uno dei principali fattori della prosperità economica della città, influenzando la distribuzione delle attività produttive e lo sviluppo dei quartieri prossimi al porto.

La comunità ebraica

Tra il tardo Medioevo e la fine del XV secolo è documentata a Termini la presenza di una comunità ebraica, inserita nelle attività commerciali, artigianali e finanziarie della città.

La comunità possedeva propri luoghi di culto, istituzioni interne e spazi destinati alle sepolture. L'insediamento era concentrato prevalentemente nella parte alta dell'abitato, in particolare nell'area storicamente conosciuta come Piano Barlaci e nelle zone adiacenti alle antiche mura cittadine.

La documentazione locale ricorda l'esistenza di una sinagoga e di differenti aree cimiteriali, alcune delle quali successivamente interessate dalle trasformazioni edilizie dell'abitato.

La presenza ebraica si concluse in seguito al provvedimento di espulsione emanato nel 1492 dai sovrani di Spagna, applicato anche alla Sicilia, che apparteneva alla Corona aragonese.

La partenza degli abitanti ebrei determinò la scomparsa delle istituzioni comunitarie e la successiva trasformazione di alcuni edifici e spazi precedentemente utilizzati dalla comunità. La tradizione storica locale collega alla precedente area della sinagoga l'istituzione di un monastero femminile intitolato a San Marco, appartenente all'Ordine di Santa Chiara.

Il viceregno spagnolo

Tra il XVI e il XVII secolo Termini rimase inserita nell'ordinamento del Regno di Sicilia, governato dai sovrani della monarchia spagnola attraverso i rispettivi viceré.

L'importanza del porto e del caricatore contribuì a mantenere il ruolo economico della città, mentre le autorità municipali continuarono a confrontarsi con i problemi della fiscalità, dell'approvvigionamento alimentare e della gestione dei rapporti con il territorio circostante.

Nel 1516, durante le tensioni politiche seguite alla morte di Ferdinando II d'Aragona, Termini fu coinvolta nell'opposizione al viceré Ugo di Moncada. La ricostruzione storica comunale ricorda un'assemblea tenutasi nella chiesa di San Giacomo, alla quale parteciparono magistrati municipali, ecclesiastici e rappresentanti della popolazione, nel contesto delle contestazioni rivolte all'amministrazione viceregia.

Sotto il regno di Carlo V vennero rafforzate le strutture difensive della città e del porto, in un periodo nel quale la Sicilia ricopriva una posizione di particolare importanza strategica nei rapporti fra la monarchia spagnola e le potenze del Mediterraneo.

Secondo le cronache cittadine, Carlo V visitò Termini durante il soggiorno siciliano successivo alla campagna di Tunisi del 1535, ricevendo gli omaggi delle autorità municipali.

Nel medesimo periodo proseguirono le controversie territoriali con i centri confinanti. Particolarmente rilevanti furono quelle con Trabia, legate al controllo di alcune aree agricole e alla delimitazione dei confini delle rispettive giurisdizioni. La storia municipale registra una decisione favorevole alle rivendicazioni termitane nel febbraio 1522, durante il regno di Carlo V.

L'importanza strategica del porto emerse nuovamente durante la rivolta di Messina contro la monarchia spagnola, sostenuta dalla Francia.

Secondo la tradizione storica locale, nel maggio 1675 alcune navi francesi tentarono di avvicinarsi al golfo di Termini, ma furono contrastate dalle difese costiere e dall'artiglieria del castello. L'episodio testimonia il ruolo attribuito alla fortezza nel sistema di protezione degli approdi della costa settentrionale siciliana.

Il Settecento

Durante il XVIII secolo Termini attraversò le trasformazioni istituzionali legate ai cambiamenti dinastici che interessarono il Regno di Sicilia.

In seguito alla pace di Utrecht del 1713, la Sicilia passò sotto la sovranità di Vittorio Amedeo II di Savoia. La documentazione municipale ricorda una visita del sovrano e della consorte Anna Maria d'Orléans a Termini il 5 settembre 1714, accompagnata da celebrazioni pubbliche e dall'accoglienza delle autorità cittadine.

Il dominio sabaudo terminò nel 1720, quando l'isola passò alla monarchia asburgica, alla quale subentrarono nel 1734 i Borbone di Napoli, nel quadro della guerra di successione polacca.

Accanto alle vicende politiche, il Settecento fu caratterizzato dallo sviluppo della vita culturale e letteraria cittadina.

Nel 1767 Vespasiano Caracciolo, barone dello Zarbo, promosse la fondazione della Colonia Ereina Imerese, sezione dell'Accademia Ereina di Palermo, destinata allo studio delle lettere e delle scienze.

Il 12 gennaio 1774 venne successivamente istituita l'Accademia Euracea, promossa dai sacerdoti Giuseppe Gargotta, Antonino Comella-Fileti e Giuseppe Ciprì, con il sostegno di Giuseppe Gandolfo. Il nome del sodalizio derivava da Euraco, antica denominazione del monte San Calogero.

L'Euracea assorbì progressivamente parte delle attività della precedente colonia Ereina e divenne un importante centro di incontro fra studiosi, ecclesiastici e letterati della Sicilia settentrionale.

L'accademia rimase attiva fino agli inizi del XIX secolo e raccolse un considerevole numero di iscritti. Parte dei suoi atti manoscritti è conservata presso la Biblioteca comunale Liciniana, istituzione che testimonia la continuità della tradizione culturale cittadina.

Dalla fine dell'antico regime all'Unità d'Italia

Le trasformazioni economiche e istituzionali

Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo Termini fu interessata dai cambiamenti politici ed economici che accompagnarono la crisi delle istituzioni dell'antico regime.

Il progressivo mutamento dei sistemi di produzione, distribuzione ed esportazione del grano comportò una riduzione dell'importanza del tradizionale Regio Caricatore, sul quale si era fondata una parte considerevole della prosperità cittadina.

Il declino delle precedenti strutture commerciali determinò difficoltà economiche e contribuì alla trasformazione delle attività artigianali e produttive. La città conservò comunque la propria funzione portuale e il collegamento con i centri agricoli dell'entroterra, pur dovendo adattarsi ai nuovi assetti amministrativi e commerciali.

Durante la fase finale del Regno di Sicilia ebbe particolare rilievo la figura del sacerdote ed economista termitano Paolo Balsamo, nato nel 1764.

Studioso di economia agraria e docente presso l'Accademia di Palermo, Balsamo partecipò ai lavori del Parlamento siciliano e contribuì all'elaborazione della Costituzione siciliana del 1812, ispirata al modello costituzionale britannico. Il suo intervento nelle riforme politiche e fiscali del regno costituisce uno degli episodi più significativi della partecipazione di esponenti termitani alla vita pubblica siciliana dell'epoca.

Nel 1816, con la costituzione del Regno delle Due Sicilie, l'isola fu unita al Regno di Napoli sotto un'unica monarchia borbonica. Le trasformazioni politiche determinarono nuove tensioni fra le istituzioni centrali e gli ambienti siciliani favorevoli al mantenimento delle proprie prerogative e a forme di autonomia costituzionale.

I moti del 1820 e del 1848

Nel 1820 Termini fu coinvolta negli avvenimenti rivoluzionari che interessarono la Sicilia e il Regno delle Due Sicilie. La città fu raggiunta dalle truppe borboniche guidate dal generale Florestano Pepe, nel quadro delle operazioni condotte per ristabilire il controllo governativo sui territori interessati dai moti.

Secondo le ricostruzioni storiche locali, durante questa fase si svilupparono anche associazioni politiche clandestine favorevoli alle riforme e all'opposizione al governo borbonico. Fra queste vengono ricordati i gruppi denominati Figli di Stenio, attivo soprattutto nella città alta, e Figli di Ercole, collegato alla città bassa; entrambi richiamavano figure della storia antica termitana.

Una nuova fase insurrezionale si aprì con la rivoluzione siciliana del 1848, iniziata a Palermo il 12 gennaio. La città di Termini partecipò alla mobilitazione antiborbonica e, secondo la cronologia storica municipale, insorse il 31 gennaio successivo.

Le truppe governative, inizialmente concentrate nella fortezza, abbandonarono la città il 13 febbraio; la restaurazione del controllo borbonico intervenne nella successiva campagna militare del 1849, che pose fine all'esperienza costituzionale siciliana.

Fra i principali esponenti del movimento rivoluzionario figurò Giuseppe La Masa, strettamente legato a Termini Imerese e protagonista della sollevazione palermitana del gennaio 1848.

Durante la rivoluzione La Masa svolse incarichi militari e politici nel governo costituzionale siciliano e partecipò all'organizzazione delle forze insurrezionali, occupandosi anche della difesa del territorio termitano. Dopo il fallimento della rivoluzione si rifugiò all'estero e proseguì la propria attività nel movimento nazionale italiano.

Il 1860 e la fine del dominio borbonico

Durante la spedizione dei Mille del 1860 Termini fu nuovamente coinvolta nelle insurrezioni contro il governo borbonico.

La città risentì delle notizie relative allo sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e all'avanzata delle forze garibaldine verso Palermo. Le organizzazioni liberali e i gruppi cittadini favorevoli alla rivoluzione si mobilitarono per favorire il cambiamento di governo e la cessazione del controllo militare borbonico.

Nel corso del maggio e dei primi giorni di giugno si verificarono tensioni fra gli insorti e la guarnigione stanziata nel castello, importante presidio militare della costa tirrenica.

Il 5 giugno 1860 le truppe borboniche abbandonarono definitivamente la fortezza e lasciarono la città, mentre le autorità rivoluzionarie assunsero il controllo delle principali istituzioni locali. Le ricostruzioni storiche ricordano l'intervento di un comitato civico e la sostituzione delle insegne borboniche con il tricolore italiano.

La conclusione della presenza militare borbonica segnò anche l'inizio della distruzione del castello, da secoli principale struttura difensiva della città.

Secondo la documentazione del Comune, dopo il 1860 la fortezza fu progressivamente smantellata e il rilievo roccioso sul quale sorgeva venne utilizzato come cava di pietra fino agli inizi del XX secolo. Il materiale estratto fu impiegato anche nei lavori di costruzione del nuovo porto.

La demolizione comportò la perdita di una delle principali testimonianze dell'architettura militare cittadina, mentre l'area venne successivamente trasformata in spazio pubblico panoramico, corrispondente all'attuale Belvedere.

Dall'Unità d'Italia alla prima metà del Novecento

La città nell'Italia unita

Dopo l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, Termini entrò nell'ordinamento amministrativo del nuovo Stato unitario, conservando il proprio ruolo di centro territoriale della provincia di Palermo.

Il 26 marzo 1863, con il regio decreto n. 1218, venne autorizzata l'assunzione della denominazione ufficiale di Termini Imerese, in conformità alla deliberazione adottata dal Consiglio comunale il 14 gennaio dello stesso anno. Il provvedimento fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 12 maggio 1863.

Nel corso della seconda metà dell'Ottocento la città attraversò una fase di trasformazione economica e urbanistica, legata al progressivo declino del precedente sistema del caricatore del grano e all'ampliamento delle infrastrutture moderne.

La costruzione del nuovo porto, iniziata nella seconda metà del XIX secolo, consentì di potenziare le capacità di movimentazione delle merci e di adattare lo scalo alle nuove esigenze della navigazione commerciale. L'intervento accompagnò la trasformazione delle attività economiche della costa settentrionale siciliana e il consolidamento delle comunicazioni con Palermo e con il resto dell'isola.

Anche i collegamenti ferroviari contribuirono a modificare l'assetto produttivo e territoriale. La presenza della ferrovia Palermo-Messina e dei collegamenti verso l'entroterra rafforzò il ruolo di Termini come punto di transito fra la costa tirrenica e le aree agricole della Sicilia centrale.

Nello stesso periodo si svilupparono attività artigianali e manifatturiere, mentre parte della popolazione fu coinvolta nei processi migratori che interessarono la Sicilia fra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.

Trasformazioni sociali e culturali

Le trasformazioni del XIX secolo interessarono anche le istituzioni culturali e le tradizioni della città.

L'attività della Biblioteca Liciniana e del Museo civico, intitolato allo storico e archeologo Baldassare Romano, contribuì alla conservazione e allo studio delle testimonianze archeologiche e documentarie del territorio.

Nel corso dell'Ottocento acquistò inoltre una forma organizzata il Carnevale termitano, manifestazione le cui prime attestazioni documentarie relative a una società incaricata delle celebrazioni risalgono al 1876. La tradizione carnevalesca divenne progressivamente uno degli elementi più riconoscibili della cultura popolare cittadina.

Sul piano urbanistico, la trasformazione dell'area dell'antica fortezza e l'ampliamento delle infrastrutture costiere favorirono una progressiva differenziazione fra la città alta, sede dei principali edifici religiosi e amministrativi, e la città bassa, interessata maggiormente dalle attività portuali, termali e produttive.

I censimenti successivi all'Unità documentano oscillazioni della popolazione, nel contesto dei mutamenti sociali ed economici che interessarono il territorio. Nel 1861 furono censiti 26 374 abitanti, scesi a 19 764 nel 1871; nel 1881 la popolazione raggiunse 22 649 unità, mentre nel 1901 risultavano 20 633 residenti. L'interpretazione di tali variazioni deve tuttavia tenere conto anche delle differenze metodologiche fra i censimenti e delle condizioni economiche dell'epoca.

La seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra mondiale, Termini Imerese assunse importanza strategica per la presenza del porto, della rete ferroviaria e dei collegamenti stradali lungo la costa settentrionale della Sicilia.

Le infrastrutture cittadine furono interessate dalle operazioni militari che precedettero e accompagnarono lo sbarco in Sicilia degli Alleati, iniziato il 10 luglio 1943.

Nel luglio dello stesso anno la città subì bombardamenti aerei che colpirono le strutture portuali, le comunicazioni e alcune aree urbane.

Una ricostruzione storica locale riferisce che, nella notte fra il 12 e il 13 luglio 1943, un attacco aereo provocò vittime civili e danneggiamenti nel centro abitato, interessando anche le zone prossime al porto e alla ferrovia.

La documentazione militare della Regia Marina attesta inoltre un bombardamento avvenuto il 15 luglio 1943, durante il quale furono affondati nel porto i motoscafi armati siluranti MAS 535 e MAS 548. L'episodio risulta da messaggi e rapporti militari conservati e descritti nell'inventario archivistico pubblicato dal Ministero della Difesa.

Le operazioni militari e i bombardamenti determinarono danni alle infrastrutture e alle attività economiche locali, mentre la successiva occupazione alleata dell'isola aprì una nuova fase della storia cittadina.

Dal secondo dopoguerra alla contemporaneità

La ricostruzione e l'industrializzazione

Nel secondo dopoguerra Termini Imerese fu interessata dai processi di ricostruzione delle infrastrutture, sviluppo dei servizi e trasformazione delle attività produttive che caratterizzarono la Sicilia nella seconda metà del XX secolo.

La posizione geografica della città, la presenza del porto e i collegamenti ferroviari e stradali favorirono l'individuazione del territorio come area destinata a nuovi insediamenti industriali.

La svolta più rilevante si verificò negli anni sessanta, nell'ambito delle politiche di industrializzazione del Mezzogiorno, quando venne programmata la realizzazione di uno stabilimento automobilistico del gruppo FIAT.

Nel 1967 fu costituita la società Sicilfiat, con partecipazione della FIAT e della Regione Siciliana, allo scopo di realizzare un impianto industriale destinato alla produzione automobilistica nel territorio termitano.

La costruzione dello stabilimento iniziò nel 1968 e le prime vetture uscirono dalle linee produttive nell'aprile 1970. Il modello inizialmente realizzato era la Fiat 500, alla quale si aggiunsero successivamente altri veicoli del gruppo torinese.

L'apertura della fabbrica contribuì profondamente alla trasformazione della struttura economica e sociale della città, creando nuovi posti di lavoro e favorendo lo sviluppo dell'indotto industriale, dei trasporti e dei servizi.

Negli anni successivi lo stabilimento fu ampliato e vennero avviate le produzioni della Fiat 126, della Fiat Panda e della Fiat Punto. Dagli anni duemila l'impianto fu destinato soprattutto alla produzione della Lancia Ypsilon.

Nel febbraio 2006 la FIAT annunciò il raggiungimento del traguardo dei quattro milioni di autoveicoli prodotti nello stabilimento termitano. La vettura che segnò il risultato fu una Lancia Ypsilon MomoDesign, mentre l'impianto occupava all'epoca circa 1 400 lavoratori diretti.

La crisi dello stabilimento Fiat

A partire dagli anni novanta lo stabilimento automobilistico fu interessato da ripetute riorganizzazioni, riduzioni degli organici e periodi di ricorso agli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Le difficoltà derivavano dall'evoluzione del mercato automobilistico, dai costi di produzione e dalle caratteristiche logistiche dello stabilimento, la cui posizione insulare comportava ulteriori oneri per il trasporto di componenti e veicoli.

Nel 2010 il gruppo FIAT confermò il progetto di cessare la produzione automobilistica a Termini Imerese. La decisione provocò una lunga vertenza sindacale e un confronto fra l'azienda, il governo nazionale, la Regione Siciliana e le rappresentanze dei lavoratori.

L'ultima vettura fu prodotta nel novembre 2011 e l'attività industriale automobilistica venne definitivamente interrotta entro la fine dello stesso anno.

La chiusura dello stabilimento determinò una grave crisi occupazionale, aggravata dalle difficoltà delle aziende dell'indotto. Le conseguenze interessarono non soltanto il territorio comunale, ma anche numerosi centri della Sicilia centro-settentrionale dai quali proveniva una parte consistente della manodopera impiegata nella fabbrica.

I progetti di riconversione industriale

Dopo la cessazione della produzione automobilistica furono avviati diversi tentativi di riconversione produttiva dell'area.

Nel 2015 venne sottoscritto un accordo di programma fra le amministrazioni competenti, destinato a favorire la reindustrializzazione del polo termitano. Il progetto coinvolse la società Blutec, alla quale fu affidato un programma di investimento finalizzato alla realizzazione di nuove attività industriali e al reinserimento occupazionale degli ex dipendenti FIAT.

Le difficoltà finanziarie e gestionali della società impedirono tuttavia il completamento del progetto, mentre una parte considerevole dei lavoratori continuò a dipendere dagli ammortizzatori sociali.

Nel marzo 2024 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy autorizzò l'aggiudicazione del sito industriale ex Blutec alla società Pelligra Italia Holding, nell'ambito di un nuovo progetto di riqualificazione dell'area e di sviluppo delle attività produttive e logistiche.

Il piano prevedeva interventi sugli edifici industriali e sulle infrastrutture, con particolare attenzione al collegamento con il porto e alla realizzazione di nuove attività economiche, nonché l'impegno al reinserimento di una parte degli ex dipendenti.

L'accordo si inserì nel più ampio programma di riconversione e riqualificazione dell'area di crisi industriale complessa di Termini Imerese, disciplinato anche dall'accordo di programma del 15 maggio 2023 e dai successivi interventi pubblici a sostegno degli investimenti e dell'occupazione.

Nel settembre 2026 è stato annunciato l'avvio dei lavori di ristrutturazione dello stabilimento ex Blutec, accompagnato dalla programmazione delle prime attività di reinserimento lavorativo e formazione. Il processo di riconversione risultava tuttavia ancora in fase di realizzazione e non equivaleva a una piena ripresa della precedente produzione automobilistica.

Le trasformazioni del porto e delle attività urbane

Parallelamente alle vicende del settore automobilistico, Termini Imerese ha mantenuto un ruolo rilevante nel sistema portuale e nelle comunicazioni della Sicilia settentrionale.

La funzione commerciale dello scalo, sviluppatasi a partire dall'antichità e consolidatasi durante il Medioevo grazie al Regio Caricatore, ha conosciuto importanti modificazioni in seguito all'evoluzione della navigazione mercantile e alla realizzazione delle infrastrutture moderne.

Nel corso del XXI secolo il porto è stato inserito nella pianificazione dell'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, insieme agli altri scali compresi nel relativo sistema amministrativo. Gli interventi programmati e realizzati mirano all'adeguamento delle strutture portuali e alla loro integrazione con la rete ferroviaria, stradale e industriale del territorio.

La valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, delle sorgenti termali e delle tradizioni culturali cittadine rappresenta inoltre uno degli ambiti nei quali si è sviluppata l'attività pubblica di recupero e promozione del territorio.

Fra le principali istituzioni culturali figurano il Museo civico Baldassare Romano, il complesso archeologico di Imera e le strutture museali annesse, che conservano e documentano le testimonianze della lunga storia dell'area termitana, dalla preistoria all'età moderna.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dell'8 novembre 1993.

Stemma
«Di azzurro, alla montagna di verde, fondata in punta e uscente dai fianchi dello scudo, sostenente la figura di San Calogero, in maestà, benedicente, aureolato d'oro, con il viso e la mano di carnagione, vestito di nero e di argento, la montagna attraversata a destra dalla fanciulla vestita d'oro, il viso, il braccio destro, la gamba destra, di carnagione, capelluta d'oro, la chioma ornata di spighe d'oro, tenente con la mano destra la cornucopia d'oro, colma di frutti e spighe al naturale, essa montagna caricata in punta dalla capretta riposante, di argento, con la testa rivoltata, e, a sinistra, dalla figura di Stesicoro, vestito con la tunica di nero, curvo, il viso e le mani di carnagione, capelluto e barbuto di argento, tenente con la mano destra il bastone di nero, terminante a forcella, posto in banda alzata, e con la mano sinistra il libro di rosso. Ornamenti esteriori da Città.»
Gonfalone
«Drappo trinciato di rosso e di giallo, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dallo stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della città. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro.»
Bandiera

La bandiera è un rettangolare tagliato di rosso e di giallo.

Onorificenze

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
Titolo di Città
«Decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi»
— 30 luglio 1953

Monumenti e luoghi d'interesse

Il patrimonio monumentale comprende edifici religiosi, palazzi nobiliari, architetture civiche, complessi conventuali e testimonianze archeologiche riconducibili alle differenti fasi della storia cittadina. La continuità dell'insediamento dall'età antica a quella contemporanea ha determinato una sovrapposizione di strutture e trasformazioni urbanistiche, particolarmente evidente nel centro storico, sviluppatosi sul sito dell'antica Thermae Himerenses.

L'abitato conserva un'articolazione tradizionale fra la città alta, nella quale si concentrano numerosi edifici religiosi e civili, e la città bassa, storicamente legata alle attività portuali, commerciali e termali. Il patrimonio edilizio storico comprende costruzioni medievali, edifici rinascimentali e barocchi e palazzi residenziali realizzati soprattutto fra il XVIII e il XIX secolo.

Architetture religiose

Il patrimonio religioso cittadino comprende chiese parrocchiali, santuari, oratori, cappelle e complessi conventuali, appartenenti prevalentemente alla tradizione cattolica. La loro distribuzione testimonia lo sviluppo urbano di Termini Imerese e la presenza, nel corso dei secoli, di differenti ordini religiosi e confraternite.

Fra gli edifici religiosi di maggiore interesse storico e artistico figurano:

Fra gli altri edifici religiosi storicamente documentati nel territorio termitano figurano:

La documentazione storico-architettonica registra inoltre altre strutture religiose, alcune delle quali dismesse, soppresse o parzialmente trasformate, fra cui l'antica chiesa di San Francesco e il relativo convento, la chiesa di Santa Maria della Misericordia, il complesso del Collegio di Maria e la chiesa di San Biagio.

Architetture civili

Il patrimonio civile di Termini Imerese comprende edifici pubblici, palazzi residenziali e strutture produttive appartenenti a differenti periodi storici. La configurazione del centro antico è stata determinata in particolare dagli interventi edilizi e urbanistici realizzati fra il XVI e il XIX secolo, quando alla precedente organizzazione medievale si sovrapposero i nuovi edifici rappresentativi delle istituzioni cittadine e delle famiglie aristocratiche e borghesi.

Palazzo comunale e Cammara Picta

Il palazzo comunale, conosciuto storicamente come Palazzo del Magistrato, si trova in piazza Duomo, di fronte alla chiesa madre. L'edificio fu costruito fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, sul luogo di precedenti strutture civiche, nell'area corrispondente al centro monumentale della città antica.

Il palazzo fu sede delle istituzioni municipali e rappresentative della comunità termitana e conserva ambienti di particolare interesse storico e artistico.

Fra questi assume particolare rilievo la Cammara Picta, antica sala delle adunanze del magistrato cittadino, decorata con un ciclo di affreschi realizzato nel 1610 dal pittore e architetto termitano Vincenzo La Barbera.

Le pitture illustrano episodi della storia e della tradizione mitologica di Imera e di Thermae Himerenses, collegando la memoria dell'antichità all'autorappresentazione delle istituzioni cittadine dell'età moderna.

Il ciclo comprende scene storiche, allegorie, emblemi e iscrizioni, caratteristici della cultura figurativa del tardo Manierismo. La decorazione della sala rappresenta una delle principali testimonianze dell'attività artistica di La Barbera e della cultura umanistica sviluppatasi a Termini fra il XVI e il XVII secolo.

Palazzo del Museo civico

Il Museo civico Baldassare Romano ha sede nell'edificio dell'antico ospedale cittadino, uno dei principali complessi assistenziali sviluppatisi a Termini nel tardo Medioevo.

L'istituzione ospedaliera fu fondata nel 1376 in seguito a una disposizione testamentaria di Gregorio Saglimpipi, datata 22 ottobre 1375. Successivamente il complesso venne affidato ai religiosi dell'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, comunemente conosciuti come Fatebenefratelli.

Il museo fu fondato nel 1873 e conserva raccolte archeologiche, epigrafiche e artistiche relative alla storia della città e del suo territorio, con materiali provenienti da differenti periodi.

Fra le testimonianze conservate figurano epigrafi greche e latine, reperti di età romana, materiali medievali, sculture e dipinti. Particolarmente significativo è il patrimonio epigrafico, che permette di ricostruire aspetti della vita pubblica e privata di Thermae Himerenses durante l'età repubblicana e imperiale.

Le collezioni artistiche comprendono un trittico quattrocentesco attribuito a Gaspare da Pesaro, dipinti di Vincenzo La Barbera e Pietro Novelli, opere di scuola fiamminga e un bozzetto scultoreo raffigurante san Girolamo, attribuito a Gian Lorenzo Bernini.

L'antico edificio ospedaliero rappresenta pertanto una testimonianza sia della storia assistenziale cittadina sia delle successive trasformazioni del patrimonio architettonico pubblico.

Biblioteca comunale Liciniana

La Biblioteca Liciniana, istituita nel 1800 per iniziativa del sacerdote Giuseppe Ciprì, è ospitata storicamente negli ambienti dell'ex monastero di Santa Chiara, nel centro antico della città.

Il complesso conventuale conserva strutture architettoniche riconducibili alla presenza delle comunità monastiche femminili e alle trasformazioni edilizie intervenute nei secoli successivi. La biblioteca vi fu trasferita nel 1952, dopo aver avuto sede inizialmente negli ambienti dell'ex collegio dei Gesuiti.

Il patrimonio della biblioteca comprende opere a stampa antiche e moderne, manoscritti, pergamene e documentazione archivistica relativa alla storia della città e del territorio circostante.

Nel 2025 la sede storica è stata interessata da interventi di riqualificazione strutturale che hanno reso necessario il trasferimento temporaneo di parte dei servizi presso la chiesa di Maria Santissima della Misericordia, annessa al Museo civico.

Palazzi storici e residenze nobiliari

Il centro storico conserva numerosi palazzi aristocratici e residenze borghesi, costruiti o trasformati soprattutto fra il XVII e il XIX secolo.

Gli edifici più antichi presentano generalmente impianti organizzati attorno a cortili interni, con portali monumentali, scale di rappresentanza e ambienti del piano nobile decorati con stucchi e pitture. I palazzi ottocenteschi e del primo Novecento risentono invece delle trasformazioni urbanistiche successive all'Unità d'Italia, caratterizzate dall'ampliamento degli assi viari e dalla costruzione di nuovi edifici residenziali.

Fra i principali edifici censiti nella documentazione storico-architettonica figurano:

  • Palazzo Battaglia, edificio ottocentesco successivamente destinato a funzioni pubbliche.
  • Palazzo Messineo, risalente al XIX secolo.
  • Palazzo Gallegra, edificio residenziale del XVIII secolo.
  • Palazzo del barone Lo Faso, testimonianza dell'edilizia aristocratica cittadina.
  • Palazzo Inguaggiato, edificio del XVIII secolo.
  • Palazzo D'Asaro, documentato nel XIX secolo.
  • Palazzo Vega, riferibile ai secoli XVIII-XIX.
  • Palazzo Rallo, edificio ottocentesco.
  • Palazzo Marsala, anch'esso risalente al XIX secolo.
  • Palazzo De Luca, edificio del XVIII secolo.
  • Palazzo del barone di San Giuseppe di Villaurea, complesso residenziale settecentesco successivamente destinato a funzioni assistenziali.

Fra gli esempi di edilizia borghese sviluppatasi dopo l'Unità d'Italia figura inoltre Palazzo Sansone Chiarano, edificato alla fine del XIX secolo e caratterizzato da dimensioni monumentali e da un apparato decorativo comprendente balconi, colonne e soffitti dipinti.

Complesso termale

Nella città bassa si trova il complesso storico delle Terme, sviluppatosi attorno alle sorgenti naturali di acque calde che determinarono la denominazione dell'insediamento antico.

Le strutture termali moderne occupano un'area già interessata da edifici di età romana, dei quali sono stati documentati resti e testimonianze architettoniche.

Il complesso comprende gli edifici conosciuti come Vecchie Terme e Grand Hotel delle Terme, interessati da trasformazioni edilizie fra il XIX e il XX secolo.

L'edificio delle Vecchie Terme è documentato come costruzione del 1819, realizzata in relazione ai precedenti impianti termali; il Grand Hotel delle Terme appartiene invece allo sviluppo delle strutture ricettive e assistenziali dell'Ottocento, con successivi ampliamenti.

La presenza delle acque termali ha costituito nel tempo una risorsa economica e un elemento caratterizzante della città. Il complesso, dopo la cessazione delle precedenti attività ricettive e termali, è stato interessato da iniziative pubbliche finalizzate alla riqualificazione e al recupero funzionale degli edifici.

Ponte sul fiume San Leonardo

Il ponte sul fiume San Leonardo costituisce una delle principali testimonianze dell'architettura civile e dell'ingegneria stradale del XVIII secolo nel territorio termitano.

L'attraversamento si trova lungo l'antico itinerario di collegamento fra Palermo e Messina, in un punto nel quale il corso del fiume aveva reso necessaria, fin dall'antichità, la realizzazione di strutture destinate al transito di persone e merci.

Nell'area sono documentati i resti di un ponte precedente, la cui configurazione era stata modificata attraverso successivi interventi medievali e moderni. La struttura attuale venne costruita su progetto del regio architetto Agatino Daidone e fu completata nel 1723, durante il regno di Carlo VI d'Asburgo.

Il ponte presenta un'unica grande arcata a tutto sesto, con una luce di circa 30 metri, realizzata per superare il corso del fiume senza la necessità di sostegni intermedi nell'alveo.

La costruzione si distingue per l'ampiezza dell'arco, per la robustezza delle strutture murarie e per l'inserimento nel paesaggio fluviale. Uno degli estremi poggia sulla rupe di Patare, mentre l'altro si raccorda con le strutture del precedente attraversamento.

Le iscrizioni monumentali presenti sul manufatto ricordano la storia dei rifacimenti e la volontà di assicurare maggiore stabilità e durata alla costruzione. La tradizione locale riferisce che l'intervento settecentesco costituì la settima ricostruzione dell'attraversamento, precedentemente danneggiato o distrutto in più occasioni.

Il ponte rappresenta una delle opere più significative attribuite a Daidone, ingegnere e architetto attivo nella Sicilia del primo Settecento.

Architetture industriali e marittime

Nell'area prossima al porto si conservano testimonianze dell'attività manifatturiera e commerciale sviluppatasi soprattutto durante il XIX secolo.

Particolare interesse rivestono gli edifici appartenuti all'impresa Pasquale Mormino e Figlio, una delle principali realtà produttive della città durante la prima industrializzazione siciliana.

L'attività fu sviluppata dall'imprenditore Pasquale Mormino Navarra (1804-1875) e successivamente proseguita dal figlio Diego. L'impresa operava in diversi settori, fra cui la produzione e lavorazione della liquirizia, la conservazione e salatura del pesce, la lavorazione della frutta secca e la molitura del sommacco, utilizzato soprattutto nell'industria conciaria.

Fra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo l'attività industriale della famiglia si ampliò, comprendendo anche la lavorazione dello zolfo e le attività cantieristiche e marittime.

Al nipote Pasquale Mormino (1868-1920) è attribuita la fondazione di un cantiere navale a Termini Imerese, del quale rimangono strutture nell'area del porto vecchio.

Il complesso costituisce una testimonianza dell'archeologia industriale siciliana e della trasformazione dell'economia cittadina dalla tradizionale esportazione di prodotti agricoli alle attività manifatturiere e industriali dell'età contemporanea.

Architetture militari

Castello

Il castello occupava la sommità del promontorio sul quale si sviluppò il nucleo più antico della città. La posizione, naturalmente fortificata e dominante il golfo, consentiva il controllo dell'abitato, del porto e delle principali vie di accesso.

Il complesso difensivo fu interessato da successive trasformazioni durante il Medioevo e l'età moderna, adattandosi alle esigenze militari delle differenti dominazioni dell'isola.

La fortezza mantenne un ruolo importante nella difesa della città fino all'Ottocento, quando le trasformazioni politiche e militari determinarono la progressiva perdita della sua funzione originaria.

Il castello fu distrutto nel corso delle vicende del 1860 e le strutture superstiti furono successivamente oggetto di demolizioni e spoliazioni, che comportarono la perdita di gran parte dell'impianto architettonico.

L'area della precedente fortezza è oggi compresa nel sistema degli spazi panoramici della città alta, in corrispondenza del Belvedere.

Cinta muraria e porte urbiche

Durante il Medioevo e l'età moderna Termini Imerese fu difesa da un sistema di fortificazioni comprendente mura, torri, bastioni e porte di accesso.

La cinta muraria delimitava il nucleo storico, adattandosi alla conformazione del promontorio e alle caratteristiche del terreno. Le trasformazioni urbanistiche dei secoli successivi comportarono la demolizione o l'incorporazione di numerosi tratti murari nelle strutture edilizie moderne.

La documentazione storico-architettonica ricorda l'esistenza di diverse porte urbiche, fra le quali Porta Felice o Porta Erculea, Porta Pescaria, Porta della Dogana, Porta Artese, Porta del Caricatore, Porta Messina, Porta della Barratina e Porta di Girgenti o di Caccamo.

Gran parte di questi accessi è stata demolita, mentre rimangono testimonianze della Porta Palermo e di alcuni tratti delle strutture difensive.

Siti archeologici

Il territorio termitano conserva testimonianze archeologiche comprese fra la preistoria e l'età romana. Di particolare rilievo sono i resti monumentali di Thermae Himerenses, parzialmente incorporati nel tessuto edilizio moderno, e il vicino complesso dell'antica Imera, nell'area di Buonfornello.

Foro romano e portico monumentale

Il centro politico e monumentale dell'antica Thermae Himerenses occupava un terrazzo naturale situato ai piedi dell'acropoli, nell'area corrispondente all'attuale piazza Duomo e agli spazi urbani adiacenti.

La zona ospitava originariamente l'agorà della città ellenistica e, dopo la conquista romana, il foro, attorno al quale erano disposti gli edifici pubblici destinati alla vita amministrativa, religiosa e commerciale della comunità.

Nel 1878 furono individuati i resti di un grande portico monumentale di età tardo-ellenistica, situato lungo il lato superiore della terrazza. La struttura comprendeva un colonnato e una serie di ambienti retrostanti, interpretati come botteghe o uffici, con pavimenti realizzati anche in opus signinum.

I resti appartengono a un edificio pubblico la cui costruzione viene generalmente collocata fra il II e il I secolo a.C., nel periodo precedente alla trasformazione augustea della città in colonia romana.

Sul lato opposto della terrazza sono stati riconosciuti elementi architettonici attribuiti a un altro edificio monumentale, probabilmente una basilica civile realizzata in età giulio-claudia.

Un'ulteriore struttura a pianta circolare, rinvenuta nelle vicinanze, è stata interpretata in via ipotetica come una possibile tholus macelli, ossia un edificio connesso alle attività commerciali del foro.

Le interpretazioni relative alla destinazione dei singoli edifici rimangono in parte ipotetiche, poiché le trasformazioni urbane medievali e moderne hanno compromesso la conservazione e la lettura dei resti antichi.

In passato alcune strutture rinvenute presso il Duomo furono identificate con la casa di Stenio, noto personaggio della storia repubblicana termitana ricordato nelle Verrine di Marco Tullio Cicerone. Tale identificazione non è tuttavia sostenuta da elementi archeologici sufficienti e i resti sono generalmente ricondotti agli edifici pubblici dell'antico centro urbano.

Anfiteatro romano

L'anfiteatro romano costituisce una delle principali testimonianze monumentali della città in età imperiale.

L'edificio fu costruito nell'area occidentale dell'abitato antico, in una posizione periferica rispetto al centro monumentale, e occupava una zona oggi compresa fra via Garibaldi, via San Marco e via Anfiteatro.

È uno dei tre anfiteatri romani monumentali documentati in Sicilia, insieme a quelli di Catania e Siracusa.

L'impianto presentava una pianta ellittica, con assi di circa 99 e 75,5 metri, mentre l'arena interna misurava approssimativamente 54 × 30 metri. La struttura era caratterizzata dalla presenza di un doppio ambulacro, con arcate sostenute da pilastri; la parte interna prevedeva colonne di sostegno e una cavea parzialmente ricavata nel terreno naturale.

Secondo la ricostruzione archeologica di Oscar Belvedere, la larghezza dell'anello costruito raggiungeva circa 22 metri.

L'anfiteatro fu realizzato mediante strutture in opus caementicium, con paramenti murari costituiti da piccoli blocchi lapidei.

Le trasformazioni dell'abitato e la costruzione di edifici successivi hanno determinato la progressiva scomparsa di gran parte della struttura originaria. Alcuni resti risultano tuttavia incorporati negli edifici moderni e sono visibili nell'area di via Anfiteatro e negli spazi adiacenti all'antico monastero delle Clarisse.

Nel 1909 l'archeologo Antonino Salinas condusse indagini che permisero di riportare alla luce parte dell'ambulacro e alcuni elementi della cavea, contribuendo alla ricostruzione della planimetria dell'edificio.

La costruzione dell'anfiteatro è generalmente riferita all'età imperiale, nell'ambito del programma di monumentalizzazione urbana seguito alla deduzione della colonia romana.

Edificio romano della Villa Palmeri

Nell'area della Villa Palmeri si conservano i resti di un edificio romano realizzato in opera cementizia, con paramento costituito da piccoli blocchi di pietra.

La struttura, caratterizzata dalla presenza di ambienti monumentali e di una grande abside, è stata tradizionalmente identificata con la curia della città antica.

L'attribuzione non è tuttavia dimostrata in maniera definitiva e gli studi archeologici continuano a considerare incerta la funzione originaria dell'edificio.

La presenza dei resti testimonia l'estensione dell'abitato romano e la distribuzione degli edifici monumentali al di fuori dell'area centrale del foro.

Acquedotto Cornelio

L'Acquedotto Cornelio rappresenta una delle principali opere di ingegneria idraulica romana conservate nel territorio di Termini Imerese.

Il sistema era destinato all'approvvigionamento idrico della città e convogliava le acque provenienti dalle sorgenti della zona di Brucato, alle pendici del monte San Calogero, attraverso un percorso di circa sette chilometri.

La costruzione dell'acquedotto risale probabilmente alle fasi finali dell'età repubblicana romana, mentre alcune strutture e modificazioni appartengono ai secoli successivi.

L'opera comprendeva condotte sotterranee e sopraelevate, vasche di decantazione, ponti-canale e sistemi destinati a superare i dislivelli del terreno.

Particolare interesse riveste l'impiego del sifone rovescio, utilizzato per attraversare profonde depressioni naturali attraverso condotte in pressione, senza la necessità di realizzare un ponte continuo lungo tutto il percorso.

Tra le strutture superstiti è particolarmente significativo il cosiddetto castello di compressione, edificio a pianta esagonale utilizzato per il funzionamento del sistema idraulico.

La torre, alta circa 15,60 metri, poggia su un basamento quadrangolare e presenta aperture lungo cinque dei sei lati. Da essa si sviluppava una parte della condotta destinata al convogliamento delle acque verso la città.

Sul manufatto era anticamente presente un'iscrizione latina, oggi scomparsa, il cui testo è stato tramandato come Aquae Corneliae ductus p. XX, riferita all'acquedotto Cornelio e probabilmente contenente anche un'indicazione relativa all'area di rispetto del manufatto.

Un'altra testimonianza monumentale dell'acquedotto si conserva in contrada Figurella, dove un ponte-canale supera il vallone Barratina mediante due ordini sovrapposti di arcate.

La struttura era originariamente composta da nove arcate nel livello inferiore e quindici in quello superiore, secondo la ricostruzione tradizionale. Il ponte presenta un'altezza massima di circa 14 metri e fu realizzato in opera cementizia con paramento in piccoli blocchi lapidei.

Gli studi archeologici collocano la costruzione di questa parte del sistema entro il II secolo d.C., interpretandola come un intervento successivo destinato a modificare o migliorare il percorso delle condotte precedenti.

L'acquedotto Cornelio costituisce una delle testimonianze più significative dell'ingegneria idraulica romana in Sicilia, sia per la complessità delle soluzioni adottate sia per il rapporto fra l'opera e la conformazione geomorfologica del territorio.

Resti delle terme romane

Le sorgenti termali della città erano conosciute già in età greca e costituirono uno dei principali fattori della fondazione e dello sviluppo dell'antica Thermae Himerenses.

Gli edifici termali romani occupavano un'area prossima alle sorgenti naturali nella parte bassa dell'abitato, successivamente interessata dalla costruzione e dalla trasformazione degli impianti termali moderni.

Le strutture antiche furono modificate e ricostruite più volte nel corso dei secoli, al punto che la configurazione originaria è oggi ricostruibile soltanto parzialmente.

Una testimonianza importante è rappresentata dai rilievi eseguiti nel XVIII secolo dal viaggiatore e incisore francese Jean-Pierre Houël, che documentano un edificio a pianta circolare, confrontato dagli studiosi con altri complessi destinati ai bagni in acque termominerali nel mondo romano.

I resti dell'impianto antico, in parte incorporati nelle strutture termali successive, testimoniano la continuità di utilizzazione delle sorgenti dall'antichità all'età contemporanea.

Riparo del Castello

Il Riparo del Castello è un sito archeologico preistorico situato sul versante del promontorio della città alta, presso l'area dell'antica fortezza.

Il riparo conserva testimonianze di frequentazione umana riferibili al Paleolitico superiore e alle successive fasi preistoriche, con materiali archeologici attribuiti alla tradizione dell'Epigravettiano siciliano.

Individuato alla fine del XIX secolo, il sito fu oggetto di ricerche archeologiche che permisero di riconoscere una successione di livelli di frequentazione, comprendenti industrie litiche, resti faunistici e materiali di epoche successive.

Il complesso costituisce una delle principali testimonianze del popolamento preistorico della Sicilia settentrionale.

Area archeologica di Imera

Lo stesso argomento in dettaglio: Imera (città antica).

Nel settore orientale del territorio comunale, presso Buonfornello, si trova parte dell'area archeologica dell'antica Imera, colonia greca fondata nel VII secolo a.C. e distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.

Il sito comprende resti dell'abitato, delle fortificazioni, dei santuari e delle necropoli, oltre alle strutture del Tempio della Vittoria, uno dei principali monumenti dell'architettura sacra greca in Sicilia.

L'area è collegata all'Antiquarium di Himera e al Museo Pirro Marconi, destinati alla conservazione e all'esposizione dei reperti provenienti dalle campagne di scavo.

Il complesso archeologico costituisce una testimonianza fondamentale della presenza greca nella Sicilia settentrionale e del rapporto storico fra Imera e la successiva Thermae Himerenses.

Altro

Villa Palmeri e Belvedere

La Villa Palmeri costituisce uno dei principali spazi verdi pubblici del centro storico di Termini Imerese.

Il giardino si sviluppa in un'area di particolare interesse panoramico e archeologico, nella quale sono conservati resti monumentali appartenenti all'antica città romana.

La villa rappresenta uno degli spazi pubblici più caratteristici della città alta e conserva un rapporto diretto con il sistema degli edifici monumentali e degli antichi complessi religiosi adiacenti.

Il Belvedere occupa invece parte dell'area dell'antico castello, demolito nell'Ottocento. Lo spazio panoramico domina il golfo e permette di osservare la configurazione costiera della Sicilia settentrionale, con vedute che si estendono verso Cefalù a oriente e verso il golfo di Palermo a occidente.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

L'evoluzione demografica è stata caratterizzata da oscillazioni della popolazione nel corso dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, seguite da una fase di relativa stabilizzazione e da un progressivo calo dei residenti nei primi decenni del XXI secolo.

Al primo censimento generale della popolazione italiana, effettuato nel 1861, il comune contava 26 374 abitanti, scesi a 19 764 nel 1871. La popolazione risalì a 22 649 unità nel 1881, per poi attestarsi a 20 633 nel 1901 e 18 776 nel 1931. Nel 1951 furono censiti 25 292 abitanti, mentre nel 1961 la popolazione risultava pari a 23 690 residenti.

Nella seconda metà del Novecento il numero degli abitanti tornò a crescere, passando da 24 611 nel 1971 a 26 571 nel 1991. Al censimento del 2001 la popolazione residente raggiunse 26 958 unità, valore successivamente ridottosi a 26 201 nel 2011.

Secondo i risultati del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, al 31 dicembre 2021 Termini Imerese contava 25 082 abitanti, con una diminuzione di 1 119 residenti rispetto al censimento del 2011, corrispondente al 4,3%. Alla medesima data risultavano 10 450 famiglie, con una composizione media di 2,39 componenti.

Il decremento demografico è proseguito negli anni successivi: al 1º gennaio 2026 la popolazione residente risultava pari a 24 625 abitanti.

La struttura demografica è caratterizzata da un progressivo invecchiamento della popolazione. Al 1º gennaio 2026 l'età media era di 46 anni e l'indice di vecchiaia risultava pari a 204,5, corrispondente a circa 205 residenti di almeno 65 anni ogni 100 residenti di età inferiore ai 15 anni. L'indice di dipendenza strutturale, che esprime il rapporto fra la popolazione in età non lavorativa e quella in età convenzionalmente lavorativa, era pari a 60,2.

Nel 2025 furono registrati 145 nati e 281 morti, con un saldo naturale negativo di 136 unità. Il quoziente di natalità risultava pari a 5,9 per mille residenti, a fronte di un quoziente di mortalità dell'11,4 per mille.

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT, al 1º gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti a Termini Imerese erano 510, pari al 2,1% della popolazione complessiva.

La presenza straniera risultava percentualmente inferiore a quella registrata nella città metropolitana di Palermo e nell'intera Sicilia. Al 1º gennaio 2025, infatti, l'incidenza dei cittadini stranieri sulla popolazione residente era pari all'1,9% nel comune di Termini Imerese, contro il 3,0% del territorio metropolitano palermitano e il 4,3% della regione.

Per quanto riguarda la distribuzione delle cittadinanze, i dati disponibili al 1º gennaio 2025 indicavano complessivamente 464 residenti stranieri. Le tre comunità nazionali più numerose erano:

Nello stesso anno erano documentate anche comunità di cittadini provenienti da altri Paesi europei, africani, asiatici e americani. Nel complesso, il 45,7% degli stranieri residenti aveva la cittadinanza di uno Stato europeo, il 28,4% di uno Stato africano, il 19,8% di uno Stato asiatico e il 6,0% di uno Stato americano.

La distinzione fra i dati del 2025 e quelli del 2026 è dovuta alla differente disponibilità delle rilevazioni statistiche: per il 2026 è disponibile il totale dei residenti stranieri, mentre la distribuzione dettagliata per cittadinanza pubblicata dalle fonti consultate si riferisce al 2025.

Lingue e dialetti

Accanto all'italiano, lingua utilizzata nelle istituzioni e nelle comunicazioni ufficiali, nella tradizione popolare termitana è documentato l'uso della lingua siciliana, in particolare attraverso le espressioni, le formule e i componimenti legati al Carnevale termitano.

La documentazione storica pubblicata dal Comune testimonia l'impiego di denominazioni siciliane per le maschere tradizionali, quali U Nannu e A Nanna, e per i momenti rituali della festa, fra cui U Testamentu e A Bruciatina dû Nannu. Il linguaggio popolare conserva inoltre un ruolo nella satira carnevalesca, attraverso testi recitati, cantilene e rappresentazioni che richiamano aspetti della vita sociale cittadina.

Le denominazioni e le espressioni tradizionali costituiscono testimonianze del patrimonio linguistico locale, ma non permettono, da sole, di individuare una varietà autonoma rispetto alle altre parlate siciliane dell'area palermitana.

Religione

La tradizione religiosa di Termini Imerese è storicamente legata alla Chiesa cattolica, la cui presenza ha contribuito alla formazione del patrimonio monumentale, culturale e devozionale della città.

Il territorio comunale appartiene all'arcidiocesi di Palermo ed è compreso nel quinto vicariato, articolato in differenti zone pastorali. La quinta zona pastorale comprende le comunità cattoliche di Termini Imerese, organizzate attorno al duomo di San Nicola di Bari, alle altre chiese parrocchiali e ai santuari cittadini.

Il principale culto patronale è quello del beato Agostino Novello, religioso dell'Ordine di Sant'Agostino vissuto fra il XIII e il XIV secolo e tradizionalmente identificato con Matteo da Termini. Il beato è venerato come patrono della città e la sua memoria liturgica ricorre il 19 maggio. Il suo corpo è custodito nel duomo di San Nicola di Bari, dove fu trasferito nel 1977.

Fra le altre devozioni storicamente radicate nella città figurano quelle dedicate alla Madonna del Carmelo, alla Madonna dell'Odigitria, alla Madonna della Consolazione e a san Calogero, testimoniate dall'esistenza di chiese e santuari a essi intitolati e dalle tradizioni religiose locali.

Tradizioni e folclore

Le tradizioni popolari di Termini Imerese comprendono manifestazioni carnevalesche, celebrazioni patronali e consuetudini devozionali sviluppatesi nel corso dei secoli. Fra le ricorrenze di maggiore rilievo storico figurano il Carnevale termitano e i festeggiamenti in onore del beato Agostino Novello.

Carnevale termitano

Lo stesso argomento in dettaglio: Carnevale termitano.

Il Carnevale termitano è una manifestazione tradizionale caratterizzata dalla presenza di due maschere storiche, U Nannu e A Nanna, che rappresentano una coppia di anziani e costituiscono i personaggi simbolici della festa.

Le origini della manifestazione non sono documentate con precisione. Secondo la ricostruzione storica pubblicata dal Comune, i festeggiamenti si sarebbero sviluppati nella prima metà dell'Ottocento anche grazie all'apporto di alcune famiglie provenienti da Napoli, conosciute localmente come i Napuliti, residenti nel quartiere Sales e nelle zone esterne all'antica Porta Palermo. Tale ricostruzione appartiene alla tradizione locale, mentre la più antica documentazione scritta individuata risale al 1876.

A quell'anno appartiene infatti una ricevuta attestante l'esistenza di una Società del Carnevale, organismo incaricato dell'organizzazione dei festeggiamenti. Un altro documento dello stesso periodo, proveniente dal Monte di Pietà, testimonia l'assegnazione di un contributo economico al comitato organizzatore della manifestazione.

Le maschere tradizionali svolgono funzioni simboliche differenti. U Nannu, raffigurato come un anziano dall'aspetto allegro e rubicondo, rappresenta il Carnevale e la temporanea sospensione delle convenzioni sociali. A Nanna, rappresentata come una donna anziana e magra, viene invece associata all'arrivo della Quaresima e, secondo alcune interpretazioni folkloriche, alla fertilità e al rinnovamento stagionale.

Il momento conclusivo del Carnevale è tradizionalmente caratterizzato dalla lettura del cosiddetto U Testamentu, un testamento satirico attribuito a U Nannu, contenente riferimenti a personaggi e avvenimenti della vita pubblica cittadina. Alla lettura segue la Bruciatina dû Nannu, durante la quale viene simbolicamente bruciata la figura del vecchio, a rappresentare la conclusione del periodo carnevalesco e l'inizio della Quaresima.

Nelle consuetudini del passato i festeggiamenti comprendevano anche i cosiddetti giovedì del Carnevale, dedicati agli incontri conviviali e ai rapporti fra famiglie e gruppi di vicinato. Particolarmente ricordati erano il giovedì delle comari, il giovedì dei parenti e il giovedì dello zoppetto, che precedevano il giovedì grasso.

Un'altra consuetudine era rappresentata dai sabatini, serate di ballo organizzate nelle abitazioni private, durante le quali gruppi di persone mascherate visitavano le case accompagnati dalla musica e da figure incaricate di introdurre gli ospiti ai festeggiamenti.

Alla tradizione carnevalesca era associata anche una particolare cultura gastronomica, comprendente la preparazione di pasta fresca, dolci e prodotti da forno. Fra le preparazioni ricordate nella documentazione storica figurano i maccarruna conditi con ragù e salsiccia, i cannoli, i mustazzoli, il tautù e i catalani.

Nel corso del Novecento la manifestazione si è progressivamente trasformata, affiancando alle maschere tradizionali le sfilate di carri allegorici realizzati in cartapesta, caratterizzati da rappresentazioni satiriche della vita politica e sociale. La lavorazione dei carri e delle figure allegoriche costituisce una componente della tradizione artigianale collegata al Carnevale termitano.

Festa del beato Agostino Novello

La principale ricorrenza patronale di Termini Imerese si celebra il 19 maggio, giorno della memoria liturgica del beato Agostino Novello, al quale la città è particolarmente legata per la tradizione che lo identifica come suo concittadino.

Le celebrazioni comprendono funzioni religiose solenni nel duomo di San Nicola di Bari e la processione delle reliquie del patrono lungo le vie cittadine, con la partecipazione delle comunità parrocchiali, delle autorità civili e dei fedeli.

Il culto si è consolidato nel corso dei secoli anche grazie alla presenza delle reliquie del religioso. Nel 1620 giunse a Termini Imerese una reliquia del braccio del beato, mentre nel 1977 il suo corpo fu trasferito da Siena al duomo cittadino, contribuendo a rafforzare ulteriormente il legame devozionale fra il patrono e la comunità locale.

U Fistinu

Un'ulteriore tradizione legata al beato Agostino Novello è rappresentata dal cosiddetto U Fistinu, festa patronale estiva storicamente celebrata nell'ultima parte di agosto.

La ricorrenza si sviluppò in rapporto alla memoria dell'arrivo della reliquia del braccio del beato nel 1620 e assunse progressivamente il carattere di una manifestazione religiosa e popolare, comprendente funzioni liturgiche, processioni, rappresentazioni musicali e festeggiamenti cittadini.

Una testimonianza documentaria della manifestazione risale all'11 agosto 1868, quando l'amministrazione comunale pubblicò un manifesto per annunciare cinque giornate di festeggiamenti dal 23 al 27 agosto. Il programma prevedeva celebrazioni religiose, corse di cavalli, regate, concerti bandistici e illuminazioni pubbliche, documentando l'importanza della ricorrenza nella vita collettiva cittadina.

Nel corso del Novecento il Festino conobbe periodi di particolare partecipazione popolare e successive fasi di ridimensionamento, fino alla progressiva interruzione delle celebrazioni nella forma tradizionale.

Nel 2026 la manifestazione è stata riproposta con un programma di iniziative svoltesi dal 27 al 29 agosto, comprendente celebrazioni religiose, visite guidate, attività culturali e manifestazioni pubbliche. La ripresa della festa ha rappresentato un intervento di recupero di una delle principali tradizioni storiche della città.

Istituzioni, enti e associazioni

Termini Imerese ospita alcune istituzioni pubbliche con competenze estese a un territorio più ampio di quello comunale, in particolare nel settore dell'amministrazione della giustizia, della sanità pubblica e della conservazione del patrimonio documentario.

Amministrazione della giustizia

La città è sede del Tribunale di Termini Imerese, ufficio giudiziario ordinario appartenente al distretto della Corte d'appello di Palermo. Il suo circondario comprende numerosi comuni della città metropolitana di Palermo, fra cui Bagheria, Cefalù, Corleone, Gangi, Petralia Sottana e Piana degli Albanesi.

Presso la città ha sede anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, competente per le funzioni del pubblico ministero nell'ambito territoriale del circondario. La presenza degli uffici giudiziari attribuisce al centro un ruolo istituzionale sovracomunale, con riferimento alle attività giurisdizionali civili e penali.

Sanità

Per l'organizzazione dell'assistenza sanitaria pubblica, Termini Imerese appartiene all'Azienda sanitaria provinciale di Palermo ed è sede del distretto sanitario n. 37, che coordina l'erogazione di servizi territoriali e prestazioni sanitarie rivolte alla popolazione del relativo ambito.

La principale struttura ospedaliera della città è il presidio ospedaliero "Salvatore Cimino", appartenente al sistema sanitario pubblico regionale e inserito nell'organizzazione ospedaliera dell'ASP di Palermo.

Il presidio assicura attività di ricovero, assistenza specialistica ed emergenza-urgenza, attraverso unità operative di medicina, chirurgia, ortopedia, ostetricia e ginecologia, pediatria e altre discipline specialistiche. È compreso nel distretto ospedaliero Palermo 2, insieme al presidio "Madonna dell'Alto" di Petralia Sottana.

Nella città operano inoltre strutture sanitarie territoriali e servizi di assistenza ambulatoriale, coordinati dal distretto sanitario, comprendenti attività di medicina di base, prevenzione e continuità assistenziale.

Istituzioni archivistiche

A Termini Imerese si trova la Sezione di Archivio di Stato di Termini Imerese, istituzione periferica del Ministero della cultura dipendente dall'Archivio di Stato di Palermo.

La sezione conserva fondi archivistici di interesse storico relativi alla città e al territorio circostante, comprendenti documentazione notarile e altri complessi documentari provenienti da uffici e istituzioni pubbliche.

Il patrimonio custodito costituisce una fonte per le ricerche sulla storia amministrativa, economica e sociale del territorio, con particolare riferimento agli atti notarili, ai documenti delle istituzioni pubbliche e alle testimonianze delle attività private nei secoli precedenti.

Nel 2026 la sezione aveva sede in locali temporaneamente adattati alla conservazione e alla consultazione dei documenti, mentre era prevista la predisposizione di una nuova sede negli ambienti dell'ex tribunale cittadino.

Qualità della vita

Fra gli indicatori disponibili per descrivere le condizioni sociali della popolazione figurano i dati relativi alla struttura delle famiglie, al patrimonio abitativo e ai livelli di istruzione rilevati dal censimento permanente della popolazione e delle abitazioni.

Nel 2021 l'ISTAT ha censito nel comune 10 450 famiglie, con una composizione media di 2,39 persone. Nello stesso anno risultavano 15 748 abitazioni, delle quali 10 268 occupate da residenti, corrispondenti al 65,2% del totale, e 5 480 non occupate da residenti. Quest'ultima categoria comprende anche le abitazioni utilizzate da persone non residenti nel comune e non coincide necessariamente con il patrimonio abitativo inutilizzato.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, il censimento del 2021 rilevava, fra 23 211 residenti di almeno nove anni, 6 597 persone in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale, pari al 28,4%, e 2 884 persone con un titolo di istruzione terziaria, pari al 12,4%.

Questi dati consentono di descrivere alcuni aspetti delle condizioni sociali del comune, pur non costituendo, singolarmente, una misurazione complessiva della qualità della vita.

Cultura

Il patrimonio culturale è caratterizzato dalla continuità delle testimonianze storiche, archeologiche e artistiche conservate nel territorio, dall'attività delle istituzioni bibliotecarie e museali e dalle tradizioni letterarie sviluppatesi soprattutto fra il XVIII e il XIX secolo.

Particolare rilievo assumono la Biblioteca Liciniana, istituita nel 1800, il Museo civico Baldassare Romano, fondato nel 1873, e le strutture museali dell'antica Imera, che documentano la storia del territorio dalla preistoria all'età contemporanea.

La tradizione culturale cittadina comprende inoltre la presenza di accademie letterarie, sviluppatesi durante il Settecento, fra cui la colonia Ereina Imerese e l'Accademia Euracea. L'attività di queste istituzioni contribuì alla circolazione delle conoscenze umanistiche e scientifiche e alla formazione di raccolte librarie e documentarie successivamente confluite nel patrimonio cittadino.

Istruzione

Biblioteche e archivi

Biblioteca Liciniana
Lo stesso argomento in dettaglio: Biblioteca Liciniana.

La Biblioteca Liciniana è la biblioteca comunale di Termini Imerese, istituita il 17 maggio 1800 per iniziativa del sacerdote Giuseppe Ciprì (1743-1809), studioso e promotore delle attività culturali cittadine.

La denominazione Liciniana deriva dallo pseudonimo accademico Mopso Licinio, adottato dallo stesso Ciprì nell'ambito dell'Accademia Euracea, sodalizio letterario e scientifico fondato a Termini Imerese nel 1774.

Il primo nucleo della biblioteca fu costituito da circa un migliaio di volumi appartenenti alla raccolta personale di Ciprì. Il patrimonio fu successivamente incrementato mediante donazioni e lasciti di studiosi, ecclesiastici e cittadini, fra i quali figurano l'arciprete Daidone, lo storico Nicolò Palmeri, il maggiore Salvatore Drago e Antonino Gargotta.

Un ampliamento particolarmente rilevante derivò dall'acquisizione di circa 4 500 volumi provenienti dalla biblioteca del monastero di San Martino delle Scale, oltre ai libri già appartenuti alle corporazioni religiose soppresse durante l'Ottocento.

Inizialmente ospitata nei locali dell'ex collegio dei Gesuiti, la biblioteca fu trasferita nel 1952 nell'antico monastero di Santa Chiara, dove vennero sistemate le raccolte librarie, i fondi documentari e gli strumenti di consultazione.

Secondo la rilevazione pubblicata dalla Regione Siciliana nel 2010, il patrimonio era costituito da oltre 102 000 volumi, fra i quali 150 manoscritti, 13 incunaboli, circa 700 cinquecentine, 1 370 secentine e 7 300 settecentine. Questi dati descrivono la consistenza storica della raccolta e non costituiscono una rilevazione aggiornata al 2026.

La biblioteca custodisce inoltre una raccolta di opere manoscritte e autografe riconducibili, fra gli altri, a Paolo Balsamo, Nicolò Palmeri, Baldassare Romano, Rosina Salvo, Francesco Coppola, Antonino La Manna e Gregorio Ugdulena, oltre agli atti dell'Accademia Euracea.

Particolare importanza riveste il fondo pergamenaceo, comprendente documenti databili dal 1313 al 1645, fra cui privilegi concessi alla città dai sovrani aragonesi e dai pontefici. La documentazione costituisce una fonte per la ricostruzione dei rapporti fra le istituzioni municipali, la monarchia siciliana e le autorità ecclesiastiche.

La biblioteca conserva inoltre parte dell'Archivio storico comunale, comprendente atti dei giurati dei secoli XVI-XIX, documenti del Consiglio civico e del Decurionato, bandi, ordinanze, registri contabili e corrispondenza amministrativa.

Il patrimonio archivistico e librario è pertanto utilizzato per studi di storia istituzionale, storia sociale, storia economica e storia ecclesiastica della Sicilia settentrionale.

Nel 2025, in seguito all'avvio di interventi di riqualificazione della sede storica, alcuni servizi bibliotecari sono stati temporaneamente trasferiti presso la chiesa di Maria Santissima della Misericordia, annessa al Museo civico Baldassare Romano.

Sezione di Archivio di Stato di Termini Imerese

La città ospita anche la Sezione di Archivio di Stato di Termini Imerese, dipendente dall'Archivio di Stato di Palermo e appartenente alla rete degli istituti archivistici del Ministero della cultura.

L'istituzione conserva documentazione proveniente da uffici giudiziari e amministrativi, archivi notarili e altre strutture pubbliche del territorio. I fondi costituiscono una fonte per lo studio delle istituzioni, delle proprietà, delle attività economiche e delle relazioni sociali sviluppatesi nel circondario termitano.

La presenza della Sezione di Archivio di Stato e della Biblioteca Liciniana conferisce alla città un patrimonio documentario di particolare interesse per la ricerca storica sulla Sicilia centro-settentrionale.

Ricerca

La principale attività di ricerca scientifica stabilmente collegata al territorio termitano riguarda l'archeologia, con particolare riferimento agli scavi dell'antica Imera e allo studio dell'insediamento di Thermae Himerenses.

Le ricerche archeologiche nell'area di Imera, iniziate sistematicamente nel corso del XX secolo, hanno consentito di approfondire la storia della colonia greca, la sua organizzazione urbanistica, i complessi sacri e le necropoli, oltre ai rapporti con le popolazioni indigene dell'entroterra siciliano.

Le indagini sono proseguite nel XXI secolo attraverso collaborazioni fra il Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato, le istituzioni regionali e università italiane e straniere.

Nel settembre 2022 venne sottoscritta una convenzione triennale fra il parco archeologico e l'Università di Berna, finalizzata alla prosecuzione delle ricerche nell'area del Piano del Tamburino, uno dei settori dell'antica colonia greca interessati da nuovi scavi. Le indagini, condotte sotto la vigilanza della Soprintendenza dei beni culturali di Palermo, hanno riguardato soprattutto la topografia urbana e la funzione degli spazi sacri.

Nel 2025 una campagna archeologica diretta da Elena Mango, dell'Università di Berna, ha individuato due nuove aree sacre, una strada e un possibile punto di vendita di recipienti ceramici destinati alle attività rituali. I ritrovamenti hanno fornito nuovi elementi per la ricostruzione dell'organizzazione degli spazi pubblici e religiosi della colonia.

L'attività scientifica è affiancata dalla conservazione dei reperti e dalla loro valorizzazione attraverso i musei archeologici presenti a Buonfornello.

Scuole

Termini Imerese costituisce uno dei principali centri scolastici della fascia tirrenica orientale della città metropolitana di Palermo, ospitando istituzioni di istruzione primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado.

L'organizzazione dell'istruzione statale di base comprende due istituti comprensivi, ai quali fanno capo plessi della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. Nel territorio sono presenti anche istituzioni scolastiche paritarie e percorsi destinati all'istruzione degli adulti.

L'istruzione secondaria superiore statale è organizzata principalmente attraverso tre istituzioni scolastiche autonome: il Liceo scientifico statale "Nicolò Palmeri", l'Istituto d'istruzione superiore "Gregorio Ugdulena" e l'Istituto d'istruzione superiore "Stenio". Complessivamente l'offerta formativa comprende percorsi liceali, tecnici e professionali, alcuni dei quali articolati anche in sedi e sezioni situate nei comuni vicini.

Il liceo scientifico "Nicolò Palmeri" prende il nome dallo storico ed economista termitano Nicolò Palmeri, uno degli esponenti del pensiero costituzionale siciliano degli inizi del XIX secolo. L'istituto comprende percorsi di liceo scientifico, con opzione delle scienze applicate e, dall'anno scolastico 2026-2027, una sezione a indirizzo sportivo, istituita con decreto assessoriale del 13 gennaio 2026.

L'Istituto d'istruzione superiore "Gregorio Ugdulena", intitolato all'omonimo studioso e sacerdote termitano, comprende il liceo classico, il liceo artistico e percorsi di istruzione professionale nei settori dei servizi e dell'agricoltura.

L'Istituto d'istruzione superiore "Stenio" comprende invece percorsi tecnici economici e tecnologici, istruzione professionale e indirizzi liceali, con una struttura organizzativa articolata su più sedi.

Musei

Museo civico Baldassare Romano

Il Museo civico Baldassare Romano è la principale istituzione museale comunale di Termini Imerese. Fondato nel 1873, ha sede nell'antico complesso dell'ospedale della Santissima Trinità, successivamente affidato ai religiosi dell'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuti come Fatebenefratelli.

L'istituzione ospedaliera ebbe origine nel 1376, in seguito a una disposizione testamentaria di Gregorio Saglimpipi, datata 22 ottobre 1375. La sede del museo conserva pertanto un valore storico e architettonico autonomo, legato alla storia dell'assistenza ospedaliera della città.

Il nucleo originario delle raccolte archeologiche si sviluppò attraverso la progressiva acquisizione di iscrizioni, sculture e reperti rinvenuti nell'area dell'antica Thermae Himerenses, inizialmente collocati presso il palazzo civico.

Nella prima metà dell'Ottocento lo storico e archeologo Baldassare Romano contribuì al riordino delle collezioni, favorendo la conservazione di testimonianze altrimenti disperse. La costituzione del museo civico nel 1873 consentì di riunire i materiali archeologici e le raccolte artistiche e naturalistiche in un'istituzione destinata alla loro conservazione e allo studio.

La sezione archeologica comprende manufatti preistorici provenienti dal Riparo del Castello e dalle grotte del territorio, reperti della colonia greca di Imera e materiali di età ellenistica e romana rinvenuti nell'area urbana termitana.

Le raccolte comprendono ceramiche, lucerne, monete, terrecotte figurate, manufatti vitrei, frammenti architettonici e una consistente collezione epigrafica. Fra le testimonianze più significative figurano iscrizioni greche e latine, dediche imperiali e documenti relativi alle magistrature e alla vita pubblica della città antica.

Una parte delle collezioni archeologiche proviene dal Tempio della Vittoria di Imera. Fra questi reperti figurano elementi della sima marmorea decorata con protomi leonine, recuperati durante gli scavi ottocenteschi e novecenteschi.

Nel museo sono documentati due elementi esposti della grondaia leonina, appartenenti a un gruppo di sei conservati a Termini Imerese dopo gli scavi del 1862; altri elementi della decorazione architettonica del tempio furono destinati al Museo archeologico regionale Antonio Salinas di Palermo.

Un settore di particolare rilievo è costituito dalla raccolta di scultura romana, che comprende ritratti imperiali e statue frammentarie provenienti dall'antica città.

Fra le opere conservate figurano un ritratto di Tiberio, un ritratto femminile identificato con Agrippina maggiore, una testa femminile di età giulio-claudia, un ritratto femminile di età traianea e diverse statue maschili togate.

Alcune sculture furono rinvenute nell'area dell'antico foro e risultano collegate alla decorazione di edifici pubblici o alla rappresentazione dei membri della famiglia imperiale.

La sezione medievale comprende materiali ceramici e una testimonianza epigrafica in caratteri cufici, riferita all'età islamica. L'iscrizione, incisa su blocchi di tufo, è collegata alla realizzazione o al rafforzamento di opere difensive durante il governo del califfo fatimide al-Mu'izz li-Din Allah.

La pinacoteca conserva dipinti, sculture e manufatti risalenti prevalentemente ai secoli XIV-XIX. Fra le opere più importanti figura un trittico datato 1453, raffigurante la Madonna che allatta il Bambino fra Giovanni Battista e Michele Arcangelo, con scene della Natività nella predella.

L'opera, proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Misericordia, è tradizionalmente attribuita a Gaspare da Pesaro, con la possibile collaborazione del figlio Guglielmo. L'attribuzione fu sostenuta da Gioacchino Di Marzo, che ricostruì l'attività del pittore sulla base delle testimonianze documentarie e dei confronti stilistici.

Le raccolte artistiche comprendono inoltre un gonfalone processionale trecentesco attribuito all'ambito di Paolo Veneziano, dipinti di Vincenzo La Barbera e Pietro Novelli, un'Annunciazione di scuola fiamminga del XVI secolo e un bozzetto in terracotta raffigurante San Girolamo, attribuito a Gian Lorenzo Bernini.

Completano il percorso museale collezioni di storia naturale, fra cui raccolte mineralogiche e malacologiche, e una sezione dedicata all'Ottocento termitano, comprendente anche opere dello scultore Filippo Sgarlata.

Antiquarium di Himera

Lo stesso argomento in dettaglio: Imera (città antica).

L'Antiquarium di Himera si trova nell'area archeologica della colonia greca di Imera, presso Buonfornello, nel territorio comunale.

Il complesso, progettato dall'architetto Franco Minissi e costruito nei primi anni settanta del Novecento, fu inaugurato nel 1984. È organizzato su quattro livelli collegati da rampe e propone un percorso espositivo dedicato alla storia, all'organizzazione urbana e alla cultura materiale dell'antica colonia greca.

Le collezioni comprendono reperti provenienti dai complessi sacri, dalle abitazioni e dalle necropoli della città, insieme a materiali archeologici rinvenuti in altri siti dell'entroterra.

Fra le testimonianze più significative figurano una laminetta aurea raffigurante una Gorgone in corsa, statuette bronzee di Atena e di offerenti, ceramiche di importazione e produzione locale, terrecotte figurate, lucerne, recipienti rituali e corredi funerari.

Il percorso espositivo documenta anche i rapporti culturali e commerciali fra Imera e le comunità indigene della Sicilia centro-settentrionale, attraverso reperti provenienti da Terravecchia di Cuti, Monte Riparato e Mura Pregne.

L'Antiquarium conserva inoltre testimonianze provenienti da altri contesti archeologici della Sicilia settentrionale, fra cui reperti da Cefalù e una sezione dedicata all'archeologia subacquea.

Fra gli oggetti di particolare interesse figura la Phiale aurea di Caltavuturo, coppa votiva in oro di età ellenistica, databile fra il IV e il III secolo a.C., esposta nell'Antiquarium dal 2010 dopo il suo recupero e il rientro nel patrimonio culturale italiano.

Museo Pirro Marconi

Il Museo Pirro Marconi, inaugurato il 30 giugno 2016, costituisce un ulteriore polo museale dell'area archeologica di Imera.

La struttura prende il nome dall'archeologo Pirro Marconi, che fra il 1929 e il 1930 condusse importanti campagne di scavo nella colonia greca e riportò alla luce le strutture del Tempio della Vittoria.

Il museo fu realizzato all'interno di un edificio rurale recuperato e destinato all'esposizione dei materiali archeologici provenienti dalla città bassa di Imera.

L'allestimento integra quello dell'Antiquarium, concentrandosi soprattutto sui ritrovamenti del Tempio della Vittoria e delle necropoli, con particolare attenzione ai risultati degli scavi novecenteschi e contemporanei.

Fra le testimonianze illustrate figurano i corredi funerari, le fosse comuni e le sepolture di cavalli individuate nelle necropoli occidentali, che gli studiosi hanno posto in relazione con le grandi battaglie combattute presso Imera nel 480 e nel 409 a.C.

Museo del Motorismo siciliano e della Targa Florio

Nel territorio comunale è documentato anche il Museo del Motorismo siciliano e della Targa Florio, istituzione dedicata alla memoria della storia automobilistica siciliana e della Targa Florio, competizione motoristica strettamente legata al territorio delle Madonie e alla rete viaria della Sicilia settentrionale.

Nel dicembre 2024 il Comune di Termini Imerese ha pubblicato un avviso finalizzato alla collaborazione con associazioni culturali ed enti del terzo settore per la gestione, la cura e la valorizzazione del museo, nell'ambito di un progetto di promozione culturale e sociale del sito.

La documentazione comunale attesta l'esistenza del progetto museale, ma non permette di ricostruire con sufficiente precisione la consistenza aggiornata delle raccolte e le modalità effettive di apertura al pubblico.

Media

Radio

A Termini Imerese è storicamente legata Radio Panorama, emittente radiofonica locale presente nel panorama delle radiodiffusioni siciliane.

L'emittente diffonde programmi musicali e d'intrattenimento, oltre a contenuti informativi rivolti al pubblico regionale. È documentata la presenza della sua programmazione anche sulle piattaforme di diffusione radiofonica digitale.

Nel settembre 2026 Radio Panorama risultava nuovamente inserita nel multiplex DAB regionale DRG DAB, con l'identificativo PANORAMA, secondo la rilevazione tecnica pubblicata da L'Italia in Digitale.

L'emittente dispone inoltre di un proprio sito Internet dedicato alla diffusione dei programmi e alla pubblicazione di contenuti informativi e musicali.

Televisione

Fra le attività di produzione televisiva legate a Termini Imerese assume rilievo la realizzazione della soap opera Agrodolce, trasmessa da Rai 3 nella stagione televisiva 2008-2009.

La produzione, realizzata da Rai Fiction in collaborazione con Rai Educational e con la Regione Siciliana, fu sviluppata attraverso un progetto finalizzato alla creazione di una filiera produttiva audiovisiva nell'isola.

Per la realizzazione della serie furono predisposti studi televisivi a Termini Imerese, nei quali vennero girate numerose scene d'interno, mentre le riprese esterne interessarono differenti località della costa palermitana.

L'esperienza produttiva è stata analizzata anche in sede accademica, in particolare nello studio di Luca Barra L'Italia in vetrina. Spazi e modelli produttivi della soap opera televisiva, pubblicato nel 2014 sulla rivista Bianco e Nero. Lo studio considera gli impianti di Termini Imerese come uno dei casi di realizzazione di centri produttivi televisivi in territori tradizionalmente esterni ai principali poli nazionali dell'industria audiovisiva.

La produzione della serie rappresentò un'esperienza significativa di localizzazione di attività televisive in Sicilia, pur non avendo determinato la costituzione di un centro permanente di produzione paragonabile a quelli delle principali sedi nazionali della RAI.

Teatro

La tradizione dello spettacolo teatrale cittadino è documentata dall'attività di associazioni culturali, gruppi amatoriali e strutture destinate anche alla rappresentazione di opere teatrali.

Fra le istituzioni legate a tale attività figura lo storico Cineteatro Eden, fondato nel 1916 e utilizzato nel corso del Novecento non soltanto per proiezioni cinematografiche, ma anche per spettacoli, rassegne teatrali e iniziative culturali.

La sua storia è legata alla famiglia Gallina, che ha contribuito alla gestione e alla continuità dell'attività della struttura. Il cineteatro ospitò, fra le altre manifestazioni, rassegne organizzate dal Gruppo Teatrale Himera, oltre ad attività rivolte alle scuole e alla formazione del pubblico.

L'attività teatrale è stata inoltre collegata alla valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso spettacoli rappresentati in spazi storici e monumentali.

Nel 2026 l'area archeologica di Imera ha ospitato alcuni appuntamenti della rassegna Teatri di Pietra, dedicata alla rappresentazione di opere teatrali e musicali in siti archeologici della Sicilia.

Fra gli spettacoli programmati presso il Tempio della Vittoria figuravano adattamenti di opere classiche e produzioni contemporanee, comprese rappresentazioni legate alla mitologia greca e alla tradizione drammatica antica. Una rappresentazione dedicata alla figura di Gelone fu inoltre prevista in piazza delle Terme.

Cinema

La città è stata utilizzata come ambientazione e luogo di ripresa di produzioni cinematografiche italiane.

Un ruolo particolarmente significativo è stato svolto dal film L'ora legale (2017), diretto e interpretato da Ficarra e Picone.

Le riprese iniziarono il 12 settembre 2016 e si svolsero principalmente a Termini Imerese nell'arco di circa otto settimane, interessando il centro storico, piazza Duomo e diversi edifici pubblici e privati.

La città fu trasformata per rappresentare l'immaginario comune siciliano di Pietrammare, nel quale si svolge la vicenda del film.

Per le esigenze della produzione furono realizzati interventi scenografici e allestimenti temporanei nel centro storico, fra cui alcune strutture collocate in piazza Duomo. Le riprese interessarono anche ambienti del palazzo comunale, edifici scolastici e residenze private.

La pellicola, distribuita nel gennaio 2017, racconta le conseguenze politiche e sociali dell'elezione di un sindaco deciso a contrastare le irregolarità e i comportamenti illegali diffusi nella comunità.

Il film costituisce uno dei principali esempi di utilizzo del centro storico termitano come ambientazione cinematografica, con una riconoscibilità degli spazi urbani particolarmente evidente nelle scene girate nella piazza principale.

Musica

La tradizione musicale cittadina comprende l'attività dei complessi bandistici, storicamente associati alle cerimonie civili e religiose e alle manifestazioni popolari.

Nel 2004 fu costituita l'Associazione culturale musicale "Città di Termini Imerese", fondata il 19 maggio da un gruppo di musicisti locali. L'iniziativa nacque con l'obiettivo di promuovere l'educazione musicale e favorire la partecipazione dei giovani alle attività collettive.

All'interno dell'associazione si sviluppò un complesso bandistico diretto dal maestro Francesco D'Angelo, composto da circa quaranta strumentisti secondo la documentazione pubblicata nel 2012.

L'associazione ha partecipato a manifestazioni bandistiche e iniziative musicali in differenti località siciliane, affiancando alle esecuzioni pubbliche un'attività di formazione musicale rivolta soprattutto ai giovani.

La presenza di una tradizione bandistica cittadina è documentata anche da testimonianze di epoca precedente. Durante l'inaugurazione del monumento dedicato a Giuseppe La Masa, avvenuta nel 1920, la banda musicale termitana tenne due concerti pubblici, uno nella parte bassa della città e un altro presso la Villa Palmeri.

Cucina

Le tradizioni gastronomiche di Termini Imerese appartengono alla cucina siciliana, con una particolare continuità di preparazioni legate al calendario delle feste popolari e religiose.

Una parte delle consuetudini alimentari locali è documentata attraverso le testimonianze storiche relative al Carnevale termitano, nel quale la preparazione di pietanze e dolci accompagnava gli incontri familiari, le visite in maschera e le serate di ballo.

Fra le preparazioni ricordate dalle fonti locali figurano i tautù e i catalani, prodotti dolciari associati alle tradizioni carnevalesche, insieme ai mustazzoli, alla calia, alla simenza, al rosolio e alle chiacchiere.

La tradizione dei pasti conviviali del Carnevale comprendeva inoltre la preparazione di pasta fresca, fra cui i maccarruna, generalmente conditi con ragù e salsiccia, secondo le consuetudini della cucina popolare siciliana.

Queste preparazioni non sono necessariamente esclusive del territorio termitano, ma risultano documentate come componenti delle sue tradizioni alimentari festive.

Eventi

Le Vie dei Tesori

Termini Imerese partecipa al festival culturale Le Vie dei Tesori, manifestazione dedicata alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e monumentale attraverso l'apertura di edifici, percorsi di visita ed esperienze culturali.

La partecipazione della città consente l'accesso a luoghi normalmente non compresi nei consueti itinerari di visita, con particolare riferimento a edifici storici, monumenti religiosi, strutture archeologiche e testimonianze dell'architettura urbana.

Nelle edizioni organizzate nel territorio termitano sono stati valorizzati, fra gli altri, la Biblioteca Liciniana, il Museo civico Baldassare Romano, la Cammara Picta del palazzo comunale e numerose chiese del centro storico.

Nel 2026 il festival ha previsto tre fine settimana di attività, dal 10 al 25 ottobre, con l'apertura di dodici luoghi culturali e l'organizzazione di passeggiate ed esperienze dedicate alla conoscenza del territorio.

Fra gli elementi di maggiore interesse dell'edizione figuravano la riapertura alla visita della rocca del castello dopo gli interventi di restauro, l'accesso al complesso del Grand Hotel delle Terme e la valorizzazione delle testimonianze dell'artigianato tradizionale.

Teatri di Pietra

L'area archeologica di Imera è interessata anche dalla rassegna Teatri di Pietra, manifestazione culturale dedicata alla rappresentazione di spettacoli teatrali e musicali all'interno di siti storici e archeologici.

La rassegna si svolge in differenti località siciliane e comprende spettacoli ispirati alla letteratura classica, alla mitologia e alla drammaturgia contemporanea.

Nell'edizione del 2026 il Tempio della Vittoria di Imera ha ospitato diverse rappresentazioni, fra cui adattamenti dei Menecmi di Plauto, racconti mitologici dedicati ad Andromeda e Perseo, e una rappresentazione della Medea.

L'utilizzazione degli spazi archeologici per le rappresentazioni costituisce un esempio di integrazione fra attività culturali e valorizzazione del patrimonio antico.

Infrastrutture e trasporti

Panorama del porto, della parte bassa della città e del monte Eurako

Strade

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Ferrovie

I collegamenti ferroviari sono assicurati dalla stazione di Termini Imerese, che si trova lungo la direttrice ferroviaria Palermo-Messina, Palermo-Agrigento e Palermo-Catania. Nel comune esistono anche la stazione di Fiumetorto, stazione di Buonfornello e la stazione di Cerda.

Porti

Amministrazione

Sindaci e commissari

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 ottobre 1988 12 giugno 1990 Giovanni Aglieri Rinella Democrazia Cristiana Sindaco
12 giugno 1990 6 luglio 1992 Giovanni Aglieri Rinella Democrazia Cristiana Sindaco
6 luglio 1992 8 febbraio 1993 Aurelio Pravatà Democrazia Cristiana Sindaco
11 marzo 1993 29 maggio 1995 Isabella Giannola Commissario straordinario
11 marzo 1993 14 dicembre 1994 Serafina Buarnè Commissario straordinario
11 marzo 1993 18 luglio 1994 Mario Fratantonio Commissario straordinario
18 luglio 1994 29 maggio 1995 Riccardo Cirillo Commissario straordinario
14 dicembre 1994 29 maggio 1995 Maurizio Di Pasquale Commissario straordinario
30 maggio 1995 28 giugno 1999 Enzo Giunta lista civica Sindaco
28 giugno 1999 14 giugno 2004 Luigi Purpi Forza Italia Sindaco
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Enzo Giunta centro-sinistra Sindaco
10 giugno 2009 12 luglio 2016 Salvatore Burrafato Partito Democratico Sindaco
10 agosto 2016 25 giugno 2017 Girolamo Di Fazio Commissario straordinario
26 giugno 2017 15 maggio 2019 Francesco Giunta indipendente di centro-destra Sindaco
4 gennaio 2020 4 ottobre 2020 Antonio Lo Presti Commissario straordinario
5 ottobre 2020 in carica Maria Terranova Movimento 5 Stelle Sindaca

Gemellaggi

Note

  1. ↑ Relazione inizio mandato del Sindaco Maria Terranova 2026-2031, su Comune di Termini Imerese, 12 agosto 2026.
  2. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  3. ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
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  12. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Oscar Belvedere, Termini Imerese, su Enciclopedia dell'arte antica, classica e orientale, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997.
  13. 1 2 Antiquarium e Museo Pirro Marconi – Himera, su Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato, Regione Siciliana.
  14. 1 2 Storia del Carnevale di Termini Imerese, su Carnevale Termitano.
  15. 1 2 Avviso di manifestazione di interesse per la riqualificazione e gestione pluriennale, in regime di concessione, del complesso termale (“Grande Hotel delle Terme” e annesse “Vecchie Terme”) – Ulteriore proroga dei termini, su Comune di Termini Imerese, 13 giugno 2025.
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  19. ↑ Riserva Naturale Orientata Monte S. Calogero, su cittametropolitana.pa.it.
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  21. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 Piano d'azione per l'energia sostenibile e il clima (PAESC) del Comune di Termini Imerese (PDF), su Patto dei sindaci per il clima e l'energia, Comune di Termini Imerese.
  22. ↑ Termini Imerese, su Enciclopedia Treccani.
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  51. 1 2 Termini Imerese, una storia lunga 41 anni, su Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2011.
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  102. ↑ Giuseppe Longo, Il Beato Agostino Novello e i festeggiamenti in suo onore, comunemente noti come U Fistinu, su Cefalunews, 3 novembre 2021.
  103. ↑ Termini Imerese, torna U Fistinu: tre giorni di tradizione, memoria e spettacolo nel segno del Beato Agostino Novello, su Himeraweb, 21 agosto 2026.
  104. 1 2 Competenza territoriale, su Tribunale di Termini Imerese, Ministero della Giustizia.
  105. 1 2 Distretto Sanitario n. 37 – Termini Imerese, su ASP Palermo.
  106. ↑ P.O. "S. Cimino" di Termini Imerese, su ASP Palermo.
  107. 1 2 3 Sezione di Termini Imerese, su Soprintendenza archivistica della Sicilia – Archivio di Stato di Palermo, Ministero della Cultura.
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  123. 1 2 Archeologia: nuovo museo nel parco di Himera, in ANSA, 29 giugno 2016.
  124. ↑ Avviso pubblico per la collaborazione tra il Comune di Termini Imerese e le associazioni culturali non lucrative e gli ETS per la gestione, la cura e la valorizzazione del Museo del Motorismo Siciliano e della Targa Florio, su Comune di Termini Imerese, 31 dicembre 2024.
  125. ↑ Radio DAB – Mux DRG DAB (Sicilia): ritorna Radio Panorama, nuova attivazione in provincia di Agrigento, su L'Italia in Digitale, 13 settembre 2026.
  126. ↑ Radio Panorama, su Radio Panorama.
  127. ↑ Luca Barra, L'Italia in vetrina. Spazi e modelli produttivi della soap opera televisiva, su Archivio istituzionale della ricerca dell'Università di Bologna, 2014.
  128. ↑ Il Cinema, su Cineteatro Eden.
  129. 1 2 Teatri di Pietra 2026: gli spettacoli tra Solunto, Himera, Iato, Marineo e Cefalà Diana, su Parco archeologico di Himera, Solunto e Iato, 23 giugno 2026.
  130. ↑ È "Ora legale" per Ficarra e Picone, in ANSA, 12 settembre 2016.
  131. 1 2 Eugenia Nicolosi, Termini rimessa a nuovo per il film di Ficarra e Picone, in la Repubblica, 13 settembre 2016.
  132. ↑ Rassegna bandistica 2012 – Associazione musicale "Città di Termini Imerese" (PDF), su Piero Rustico, 2012.
  133. ↑ Curriculum artistico, su Associazione culturale musicale Vincenzo Bellini di Gratteri.
  134. ↑ Il monumento al generale Giuseppe La Masa, su I Tesori di Termini Imerese.
  135. ↑ I Lions termitani contribuiscono a far conoscere le tradizioni locali, su Tutto Lions Sicilia, 25 febbraio 2017.
  136. ↑ Le Vie dei Tesori, su Scopri Termini Imerese, settembre 2024.
  137. ↑ Dal castello ritrovato al Grand Hotel delle Terme, Le Vie dei Tesori torna a Termini Imerese, su Le Vie dei Tesori, 8 ottobre 2026.
  138. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 http://amministratori.interno.it/
  139. ↑ admin, Città dei Motori: gemellaggio città di Maranello e Termini Imerese, su Fondazione Targa Florio, 24 marzo 2013. URL consultato il 27 gennaio 2026.

Bibliografia

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