| Terracina comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Francesco Giannetti (centro-destra) dal 15-5-2023 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°17′N 13°15′E |
| Altitudine | 22 m s.l.m. |
| Superficie | 136,59 km² |
| Abitanti | 45 147 (31-5-2026) |
| Densità | 330,53 ab./km² |
| Frazioni | Borgo Hermada, Frasso (in parte condivisa con il comune di Sonnino), La Fiora, San Vito |
| Comuni confinanti | Fondi, Monte San Biagio, Pontinia, Sabaudia, San Felice Circeo, Sonnino |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 04019 |
| Prefisso | 0773 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 059032 |
| Cod. catastale | L120 |
| Targa | LT |
| Cl. sismica | zona 3B (sismicità bassa) |
| Cl. climatica | zona C, 996 GG |
| Nome abitanti | terracinesi |
| Patrono | san Cesareo |
| Giorno festivo | lunedì successivo alla prima domenica dopo il 5 novembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Terracina è un comune italiano di 45 147 abitanti della provincia di Latina nel Lazio.
La città è situata nell'Agro Pontino al bordo meridionale della pianura stessa, vicino al promontorio del Circeo, in prossimità della foce del fiume Amaseno, sulla costa tirrenica (golfo di Gaeta).
La città si sviluppa da una propaggine del Monte Sant'Angelo, sulla cui sommità affacciata sul mare si staglia il Tempio di Giove Anxur all'altezza di 226 m slm che troneggia sul centro storico, dalla spiaggia di levante fino al lungomare Circe e la spiaggia di ponente. L'imponente rupe calcarea Pisco Montano, dell'altezza di 128,8 m slm, staccata dal Monte Sant'Angelo segna nettamente, a sud est, il confine meridionale del centro abitato; a est poi si apre la pianura di Fondi, a nord l'urbanizzazione degrada progressivamente verso la campagna aperta e i borghi rurali.
Nel territorio comunale scorre il fiume Portatore nelle cui acque confluiscono, nell'ultimo tratto, sia il fiume Amaseno e sia il fiume Ufente.
Il clima di Terracina è di tipo mediterraneo, con estati brevi, calde e prevalentemente soleggiate e inverni relativamente miti ma piovosi e parzialmente nuvolosi. Il periodo più soleggiato dell'anno si concentra attorno a luglio, quando il cielo risulta sereno o prevalentemente sereno per circa l'89% del tempo, mentre gennaio è il mese più nuvoloso, con copertura elevata quasi la metà delle ore. L'umidità estiva è sensibile: tra giugno e ottobre le giornate afose sono frequenti, raggiungendo il picco ad agosto con una media di 22 giorni caratterizzati da condizioni di afa.
Le temperature medie annue si attestano intorno ai 9 gradi nelle ore più fredde e ai 13-30 gradi nei valori massimi giornalieri. La stagione calda, con massime superiori a 27 gradi, dura circa tre mesi, da metà giugno a metà settembre, e il mese più caldo è agosto, con una temperatura massima media di poco meno 30 gradi e una minima di 21. La stagione fresca si estende invece per circa quattro mesi, da fine novembre a marzo, con gennaio che rappresenta il mese più rigido dell'anno, in cui le temperature raramente scendono sotto i 2 gradi e le massime si aggirano mediamente intorno ai 13 gradi.
Le precipitazioni presentano una marcata variazione stagionale. La stagione più piovosa dura circa sette mesi e mezzo, da metà settembre a fine aprile, con novembre che risulta il mese più piovoso dell'anno, con una media di circa 98 millimetri di pioggia e oltre 10 giorni di precipitazioni. Al contrario, l'estate è caratterizzata da una prolungata siccità: la stagione più asciutta copre quasi cinque mesi, da fine aprile a metà settembre, e luglio è il mese con le piogge più scarse, con appena 14 millimetri medi mensili e non più di due o tre giorni di precipitazioni.
| Terracina | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 13,2 | 13,8 | 15,6 | 19,1 | 23,2 | 27,5 | 29,6 | 29,7 | 26,7 | 22,6 | 17,9 | 14,8 | 13,9 | 19,3 | 28,9 | 22,4 | 21,1 |
| T. min. media (°C) | 6,8 | 7,6 | 8,7 | 11,3 | 14,2 | 18,2 | 20,4 | 21,1 | 19,1 | 16,2 | 12,5 | 8,8 | 7,7 | 11,4 | 19,9 | 15,9 | 13,7 |
| Precipitazioni (mm) | 63,5 | 60,8 | 48,2 | 42,5 | 29,0 | 20,0 | 13,8 | 19,7 | 57,1 | 79,4 | 97,8 | 71,8 | 196,1 | 119,7 | 53,5 | 234,3 | 603,6 |
| Giorni di pioggia | 7,7 | 7,0 | 7,0 | 8,0 | 6,6 | 5,2 | 3,4 | 2,5 | 3,4 | 7,1 | 8,7 | 10,3 | 25,0 | 21,6 | 11,1 | 19,2 | 76,9 |

L'area del Basso Lazio fu abitata da tempi remotissimi, come accertato dal rinvenimento di un ominide, detto Homo Cepranensis, che daterebbe la vita nella zona a 400.000 anni fa, prima ancora dell'Homo di Neanderthal i cui resti sono stati rinvenuti nella Grotta Guattari sul promontorio del Circeo.
I ritrovamenti più antichi nel territorio terracinese, invece, si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano, datati a circa 12.400 anni fa.
La città fu probabilmente in origine un centro ausonio, sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo: su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l'acropoli.
Il nome della città si stratifica come la sua storia: Trachna per gli Etruschi, termine legato anche a Tarquinia e ai Tarquini, che la colonizzarono, Tarracina per i Greci, e infine Anxur per i Volsci. Attorno alle sue origini fiorì anche una ricca tradizione mitica: c'è chi la identificò con la dimora di Circe e chi con il porto dei Lestrigoni in cui approdò Ulisse — identificazione suggerita dalla stessa conformazione del luogo, con il porto stretto fra gli scogli e la città arroccata in alto —, mentre Dionigi di Alicarnasso tramanda di profughi spartani fondatori di un santuario ai piedi del Monte Leano, luogo sacro alla dea Marica ricordato anche nell'Eneide virgiliana.
Terracina gravitava nell'orbita di Roma già dalla fine del VI secolo a.C., quando il suo nome compare persino nel primo trattato romano-cartaginese del 509 a.C., a lungo contrastata dai Volsci, che la occuparono e la ribattezzarono Anxur, e che i Romani dovettero riconquistare due volte, nel 406 e nel 400 a.C., prima di potervi fondare una colonia stabile nel 329 a.C.
La svolta vera arrivò nel 312 a.C. con il passaggio della via Appia: da quel momento la città cominciò a crescere verso la pianura, sfruttando le terre agricole circostanti, mentre il nucleo antico si avviava a diventare la zona monumentale che in parte si vede ancora oggi.
Nel 184 a.C. il censore Lucio Valerio Flacco costruì la Via Flacca, una strada costiera che, partendo da Terracina e proseguendo l'Appia, andò a congiungere le località costiere sino a Formia, da poco costituita municipio.
Nel 160 a.C. il console Marco Cornelio Cethego fece bonificare l'area di Terracina, costruendo la Fossa Cethega che alcuni studiosi ritengono essere in località Rio Martino, tra Terracina e Fondi; un canale in cui confluivano le acque del territorio.
Importanti trasformazioni urbane avvennero sotto Lucio Cornelio Silla (inizi del I secolo a.C.), che premiò la città per essere stata fedele a lui contro Gaio Mario durante la guerra civile. A Silla, infatti, si devono la costruzione del teatro e la ricostruzione in forme scenografiche del tempio di Giove Anxur sulla cima del monte Sant'Angelo e diverse altre costruzioni in opera incerta.
Nel 3 a.C. vi nacque Servio Sulpicio Galba che sarebbe stato imperatore romano per alcuni mesi prima di cadere vittima della situazione politica. Nel 69 la città fu teatro di uno degli ultimi scontri dell'anno dei quattro Imperatori: l'assedio di Terracina.
Sino a quando l'imperatore Claudio non aprì il porto di Ostia, quello di Terracina fu l'approdo marittimo dell'Urbe, città privilegiata che aveva commerci con tutto il Mediterraneo.
Nel 118 d.C. a Terracina morì Aulo Cornelio Palma Frontoniano, già console, fatto uccidere dall'imperatore Adriano per aver ideato una congiura ai suoi danni.
A Traiano si deve il taglio del Pisco Montano per velocizzare il transito sulla via Appia, mentre nel 198 d.C. Settimio Severo dotò la città di una nuova importante arteria viaria, la via Severiana, che si incrociava con la via Appia Traianea nel Foro Settimio.
Agli inizi del V secolo l'ultimo intervento cittadino riguarda l'erezione di una nuova cinta di mura che racchiuse anche parte della città bassa.

Terracina ebbe un ruolo di rilievo sin dall'epoca ostrogota, quando Teodorico la rafforzò con opere pubbliche e il restauro della Via Appia. Nel periodo altomedievale, Gregorio Magno si occupò attivamente della città: favorì la fondazione di un monastero benedettino, intervenne in difesa della comunità ebraica locale e si preoccupò della sorveglianza delle mura.
In epoca bizantina la città fu un'importante piazzaforte, coinvolta anche nella guerra greco-gotica durante l'avanzata di Belisario verso Roma. Tra VIII e IX secolo entrò a far parte dello Stato pontificio, arricchendosi di chiese e monasteri, ma dovette fronteggiare ripetute minacce esterne: nel 778 le milizie papali respinsero un attacco congiunto di Gaeta e dei Longobardi di Benevento, mentre nell'883 la città fu saccheggiata dai pirati arabi.
Nonostante secoli di instabilità e abbandono delle infrastrutture, il tracciato dell'antica Appia tornò in uso, diventando parte del sistema delle vie Francigene del Sud, che attraversava il centro storico di Terracina collegandola a Fossanova e Fondi.
Tra il X e il XV secolo Terracina fu al centro di un lungo e turbolento periodo di lotte per il controllo della città.
Alla fine del X secolo papa Silvestro II la concesse in feudo, e nel 1088 vi si tenne la storica elezione di papa Urbano II. Nei secoli successivi la città fu contesa tra potenti famiglie romane: prima i Crescenzi, poi i Frangipane, che esercitarono un dominio oppressivo fino a quando una rivolta popolare del 1202 li cacciò, distrusse il castello e diede vita al comune.
Seguì un periodo di lotte interne tra le famiglie degli Annibaldi e dei da Ceccano, conclusosi con l'ascesa di Bonifacio VIII a podestà nel 1295, che riportò stabilità ma aprì la strada all'influenza dei Caetani. Questi ultimi tentarono più volte di impadronirsi della città nel corso del Trecento, venendo infine respinti grazie all'intervento di una flotta genovese. Terracina visse allora circa vent'anni di protettorato genovese, con relativa prosperità economica. Il ritorno dell'autorità papale nel 1367 portò però nuove tasse e malcontento, alimentando ulteriori conflitti che si trascinarono fino al 1400, quando la città cedette dopo due mesi di resistenza alle truppe pontificie e napoletane.
Nel Quattrocento Terracina passò sotto i re di Napoli, per essere restituita al papato nel 1420 da Martino V e poi nuovamente nel 1447 da Alfonso d'Aragona. Le fazioni interne pro-papa, pro-aragonesi e pro-francesi continuarono a scontrarsi, causando la progressiva decadenza della città e la fine dell'autonomia comunale, fino alla pacificazione definitiva operata da papa Alessandro VI nel 1499.
Nel 1534 alla testa di 82 galee uno dei più celebri comandanti delle flotti turche, Khayr al Din detto il Barbarossa, saccheggiò prima Fondi e poi Terracina.
Il 5 Agosto 1552, nell'ambito delle guerre d'Italia, si ebbe la battaglia navale di Ponza, che oppose i Francesi e i loro alleati Ottomani, comandati da Dragut, erede del Barbarossa, contro la flotta di Andrea Doria, ammiraglio dell'impero di Carlo V.
Nel XVI secolo la malaria provocò una continua diminuzione della popolazione (nel 1572 si era ridotta a circa 150 abitanti, 40 fuochi). Il ripopolamento fu favorito nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita delle terre e le esenzioni fiscali e nuove famiglie abbienti restaurano e ricostruiscono le case signorili; si edificano o si restaurano le chiese.
Con papa Pio VI dal 1785 si assistette ad una poderosa riforma urbanistica che trasformò il volto del centro. Anzitutto egli fece bonificare l'area di Terracina bassa, facendovi costruire un lungo e largo canale navigabile che congiunse il porto marittimo cittadino con il fiume Portatore, in località Badino. Attorno al detto canale, nei pressi del porto romano, fece sorgere un'espansione abitativa chiamata Borgo Pio. Quindi costruì diversi palazzi, primo tra tutti il poderoso Palazzo Braschi, dal nome della sua famiglia.
Quando Pio VI fu arrestato dai rivoluzionari francesi, questi occuparono Terracina che si ribellò e dovette subire una dura repressione nel 1798. Alla fine del Settecento il brigantaggio riprese vigore e si confuse con la resistenza antifrancese alle armate napoleoniche, mentre poi esso sarebbe stato un elemento reazionario sia contro i Papi sia contro il futuro Stato Italiano.
Nel 1818 papa Pio VII firmò con Ferdinando I delle Due Sicilie il concordato che sanciva i rapporti con il Regno delle Due Sicilie e sotto papa Gregorio XVI si ebbero i lavori di costruzione del nuovo porto canale. Durante la Repubblica Romana del 1849 il governo mazziniano diede molta importanza a Terracina. Nel novembre 1860 17.000 soldati borbonici si consegnarono alle truppe papaline della città per non arrendersi alle truppe nemiche di Giuseppe Garibaldi, che risaliva la penisola dopo la Spedizione dei Mille. Il 14 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d'Italia.
Durante la seconda guerra mondiale, collocata nel settore costiero della Linea Gustav lungo la via Appia e il corridoio tra il Tirreno e i rilievi degli Ausoni e dei Lepini, ebbe un ruolo strategico nel controllo dei collegamenti verso Roma e nella difesa da possibili sbarchi alleati; bombardata il 4 settembre 1943 con gravi perdite civili, fu poi coinvolta nella fase finale dello sfondamento del fronte, quando le truppe statunitensi penetrarono nella gola di Terracina e, nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1944, entrarono in città, accelerando il ripiegamento tedesco verso i monti Lepini e la via Casilina.
Lo stemma e il gonfalone di Terracina sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 9 settembre 1937.
Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.

La cattedrale che inglobò il tempio maggiore fu costruita e consacrata a San Cesareo (o Cesario) nel 1074, mentre ad un rifacimento del XII-XIII secolo risalgono il campanile e il portico antistante, con fusti di colonna riutilizzati da più antichi edifici romani e capitelli ionici, basi decorate con leoni e trabeazione, in parte scolpita e con fregio a mosaico (prima metà del XIII secolo) in stile cosmatesco. L'interno a tre navate è suddiviso da colonne ugualmente romane riutilizzate, conserva un pavimento cosmatesco. Alla stessa epoca si devono il pulpito e il cero pasquale. Agli inizi del XVIII secolo l'interno ricevette una copertura a volta. Dal 1986, nel contesto della ristrutturazione delle diocesi d'Italia, la chiesa di San Cesareo ha assunto il titolo di concattedrale.
La chiesa del Santissimo Salvatore, sul lato opposto del semicerchio, venne progettata sempre dal Valadier a pianta centrale, ma fu realizzata da Antonio Sarti tra il 1830 e il 1847 a tre navate. L'altra grande piazza cittadina, "Piazza della Marina", oggi "Piazza della Repubblica", già prevista nel progetto originario, venne realizzata progressivamente con la costruzione dei palazzi che la circondavano.
Nel centro cittadino si trova anche la chiesa di San Giovanni, che ha trasformato nel Seicento la medioevale chiesa dedicata a San Lorenzo, di cui resta solo il campanile. La chiesa si presenta attualmente a navata unica con cappelle laterali, coperta da una volta ribassata e da una cupola a pianta ellittica.
La chiesa del Purgatorio fu costruita entro il 1780 al posto dell'antica chiesa di San Nicola. Presenta pianta centrale ed una facciata con alto ordine unico di lesene, sormontato da un timpano mistilineo
La chiesa è stata rifatta dal vescovo Cesare Ventimiglia (1615-1645) e precedentemente dedicata a Santa Maria della Basilica Nuova nel 1163 da papa Alessandro III al posto di un altro edificio più antico.
Risale al XIII secolo e danneggiata dai bombardamenti.
Il complesso è stato edificato alla metà del XIII secolo. La facciata conserva un rosone e un portale sormontato da un piccolo protiro.
Il complesso è stato fondato secondo la tradizione dallo stesso santo nel 1222 (si conserva il piccolo campanile) e gravemente danneggiato dalla guerra, fu adibito ad ospedale tra il 1874 e il 1994.
L'edificio, a tre navate gestito da frati, conserva l'antico e venerato affresco absidale della Madonna della Delibera del Quattrocento, che viene incoronata ogni dieci anni.
Inoltre tra le chiese più moderne troviamo la Parrocchia di San Damiano e Cosma in località Le Arene, la Parrocchia San Domenico Savio e la Parrocchia del Santissimo Salvatore in piazza Garibaldi.
Sul fianco destro della cattedrale si affaccia sulla piazza anche il palazzo Venditti, del XIII secolo, originario palazzo civico, che scavalca con un grande arco gotico la via Appia e conserva una delle trifore originarie. Le forme architettoniche sono quelle proprie dell'architettura cistercense, adattate ad usi civili.
Tra la torre e la chiesa è il Palazzo vescovile, risalente in origine all'epoca carolingia e ristrutturato in epoca medioevale, nel XVII secolo dal vescovo Cesare Ventimiglia, e infine nel 1786 da papa Pio VI. L'attuale configurazione nulla conserva di antico, essendo stato quasi completamente ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Numerose altre case cittadine risalgono all'epoca medioevale: case-torri fortificate o case gotiche con bifore e a volte scale esterne con ballatoi (profferli), risalenti per la maggior parte al XII-XIII secolo. Altri palazzi sono dovuti alle ristrutturazioni rinascimentali di case medioevali o a nuove costruzioni contemporanee (casa del notaio Nicola Savio del 1536, costruita a ridosso delle mura. La rinascita della città nel corso del XVIII e XIX secolo comportò ristrutturazioni e accorpamenti di gruppi di case medioevali e trasformando gli edifici con un aspetto omogeneo. A questi interventi si accompagnarono nuove edificazioni, sia per case d'affitto destinate ai ceti medi, sia per residenze signorili (palazzo Vitelli, provvisoria residenza papale), sia per strutture pubbliche ("Palazzo della bonificazione pontina" e "Nuova fabbrica dei forni", costruita dal comune nel 1785).

Un intervento di particolare importanza si ebbe con la costruzione da parte del nipote del papa, di Palazzo Braschi (1787-1795), destinato a sede papale. Il nuovo palazzo inglobò palazzi più antichi e le rovine della chiesa di Santa Maria in Posterula e venne collegato nel 1792 per mezzo di una rampa (oggi via Posterula) e l'abbattimento di un tratto di mura, sia alla città alta e alla via Appia, sia al nuovo Borgo Pio nella città bassa.
Situato a sud del centro storico, fu costruito nel 1785.
Sul lato meridionale della piazza si eleva alla stessa altezza del campanile la contemporanea torre Frumentaria o "torre dei Rosa" (XII-XIII secolo), che fu probabilmente in possesso di questa famiglia.
In posizione dominante sull'abitato si erge il castello dei Frangipane, costruito in più fasi successive a partire dalla fine del X secolo e ingrandito fino al XV secolo. Gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale conserva solo il maschio centrale, parte più antica, e parte dell'ala sud.
Le antiche mura di cinta di epoca volsca e romana, di cui rimangono visibili solo alcuni tratti, erano state in seguito sormontate dalla nuova fortificazione costruita nel V secolo. Dopo il loro abbandono, una parte del camminamento di ronda fu trasformata in passeggiata pubblica e circondata da abitazioni.
Delle porte cittadine la Porta Albina fu abbattuta nel 1831, mentre della Porta Maggio, distrutta alla fine del Settecento rimangono solo le torri laterali, trasformate in abitazioni. Una nuova porta di accesso all'abitato, Porta Romana, fu realizzata nel 1780 sul lato nord-occidentale, su progetto di Gaetano Rappini, riunendo alla città il borgo esterno di "Cipollata". La nuova costruzione si appoggia ad una torre più antica, con basamento in opera poligonale e sopraelevazione in opera incerta, parte probabilmente della cinta muraria più antica. Nella parte alta della città si conserva anche una torre medioevale, realizzata in blocchetti di calcare inframmezzati da filari con mattoni e datata al X secolo.
Le mura del V secolo racchiusero solo una parte di questo abitato inferiore, che doveva essere già parzialmente abbandonato. In epoca altomedioevale il territorio vide la fondazione di chiese e conventi extra-urbani. La parte bassa era in abbandono: il porto e i canali si andarono insabbiando e divennero inutilizzabili. Il passaggio della via Appia sotto il Pisco Montano venne fortificato (la porta venne ricostruita nel XVII secolo come Porta Napoletana).
L'attuale porto-canale, già previsto dal 1777, fu realizzato sotto papa Gregorio XVI e completato dopo il 1843, con lo scavo del canale nell'insabbiamento dell'antico porto romano e la costruzione di un nuovo molo verso est.


Abitanti censiti

Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera è di 4.640 persone, pari al 10,42% dei residenti.
Terracina è quasi sempre appartenuta allo Stato Pontificio (e dal 1870 è compresa nel Lazio), ma è situata a breve distanza dal confine con l'antico Regno di Napoli. Inoltre, la sua posizione geografica, in zona costiera, ha favorito nel corso dei secoli l'attività peschereccia con contatti prevalentemente con i comuni costieri del napoletano, a cui va aggiunta una vera e propria immigrazione organizzata di pescatori da quelle aree nell''800. Il substrato mediano ha potuto parzialmente rafforzarsi, tuttavia, grazie all'immigrazione di genti provenienti dai piccoli comuni dell'entroterra (anche dell'attuale provincia di Frosinone), il che consente di far osservare una notevole mescolanza lessicale, caratteristica di questa parlata. Non è infrequente, comunque, nelle nuove generazioni, l'utilizzo di vocaboli ed espressioni del dialetto romanesco, data la non lontananza con i centri di Latina e Sabaudia.
Il dialetto di Terracina viene solitamente considerato "mediano", ma lo è sicuramente molto di meno di altri paesi "pontifici" collinari, soprattutto quelli dei vicini Monti Lepini. È dunque da considerare una parlata a sé stante, di transizione tra il gruppo mediano e meridionale, insieme a quella della vicina San Felice Circeo.
Esplorando il lessico troviamo sicuramente termini tipicamente "mediani", affini alle parlate dell'area più settentrionali ed interne della provincia di Latina e di Frosinone o all'abruzzese, come mammòcce (ragazzo), l'articolo jù (il), il verbo servile dènga (devo), zàmpa (gamba), capòcce (testa), déndo (dentro) ecc. Anche l'utilizzo del verbo ausiliare "essere", per la costruzione verbale è in accordo con le parlate del restante Lazio "pontificio", di una parte di quello "borbonico" e dell'Abruzzo aquilano (es. so vìste = ho visto, mé sì chiamàte = mi hai chiamato ecc.). Tuttavia, vi sono alcune "spie" linguistiche che riconducono ai dialetti meridionali, soprattutto nella fonetica con le vocali atone finali, che sono esattamente le stesse del napoletano e di alcuni comuni del Lazio appartenuti al Regno delle due Sicilie. Vi è quindi il conguaglio in e, che abbiamo già visto in alcuni esempi di cui sopra, che viene definito "schwa velarizzato". Per le vocali all'interno della parola, alcune volte si assiste al "dileguo" di esse, soprattutto nel discorso veloce (es. v'r'tà per dire "verità", che nel discorso veloce capita anche nei vicini paesi di Fondi e Monte San Biagio).
Possiamo trovare alcuni vocaboli napoletani, anche se in forma molto minoritaria come l'avverbio di luogo accà. Per dire "là" è utilizzato allà o anche allàne, mentre "in codesto posto" è detto a ssà, come nei vicini dialetti di Fondi e Monte San Biagio.
La metafonesi riporta sia ai dialetti mediani che ai dialetti meridionali: infatti è di tipo "sabino" in alcuni casi (es. trone per dire "tuono"), mentre è napoletana in altri (es. liètte = letto). In altri casi è comunque napoletana, ma con condizioni diverse da quelle normali (es. buéne = buono).

Fra le festività minori, perché di tradizione più recente e a carattere parrocchiale, troviamo quella in onore dei SS. Medici Damiano e Cosma, nell'omonima Parrocchia (località le Arene) l'ultimo fine settimana di settembre; quella di San Domenico Savio nell'omonima parrocchia la settimana di maggio; la festa di Sant'Antonio da Padova presso Borgo Hermada, la 1ª domenica di luglio.
Terracina dispone di una rete scolastica completa, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado; al 2026 sono presenti 11 scuole dell’infanzia, 9 scuole primarie e 4 scuole secondarie di primo grado (scuole medie); per il secondo ciclo sono presenti istituti superiori statali con indirizzi liceali, tecnici e professionali, complessivamente 5 scuole secondarie di secondo grado (scuola superiore). È presente anche un Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA).

Tra i prodotti agroalimentari tradizionali laziali riconosciuti e protetti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, rientrano la Fragola di Terracina, che deriva da una varietà francese del frutto, e le Ciambelle al vino moscato.
Festa della Fragola Favette di Terracina, che si tiene tra maggio e giugno, interamente dedicato a questa varietà locale del frutto.
La città è tradizionalmente suddivisa in una città alta, l'antico centro cittadino con l'acropoli, sviluppatasi ulteriormente in epoca medioevale e in una città bassa, frutto di una prima espansione in epoca romana, lungo la strada verso il porto e di una seconda espansione avvenuta principalmente nel XIX e XX secolo, in seguito alla bonifica delle paludi pontine da parte di papa Pio VI nel XVIII secolo e di Mussolini in seguito.

Nella città alta, cioè nel centro storico, lungo l'antica via Appia si trovano i resti di epoca romana di: un arco onorario quadrifronte o tetrapilo, un teatro romano e un tempio capitolium cioè dedicato alla triade capitolina. Fuori dalla città, sulla cima del monte Sant'Angelo, si trovano l'antico santuario di Giove Anxur e il santuario del dio Silvano. Nei dintorni vi è il Parco Nazionale del Circeo, situato a pochi chilometri dalla città.

La parte alta della città si imposta intorno alla piazza centrale, l'antico Foro Emiliano, centro cittadino dell'epoca romana, conservatosi nei secoli e sede della cattedrale di San Cesareo e del municipio (piazza del Municipio).
L'antico foro romano era attraversato lungo il lato settentrionale dalla via Appia, di cui è stato ripristinato il lastricato e il marciapiede, con canale di scolo: la via era in origine separata dall'area forense per mezzo di una serie di pilastrini. La piazza conserva tuttora l'antica pavimentazione in lastre di calcare (fine del I secolo a.C. - inizi del I d.C.), sulla quale si conserva l'iscrizione in lettere di bronzo del magistrato locale che ne ordinò la realizzazione (Aulus Aemilius).

Ai lati del foro sorgevano i principali edifici pubblici della città romana. Sul lato orientale sorgeva la basilica, i cui resti furono disegnati da Baldassarre Peruzzi e in seguito ricoperti dal palazzo della Bonificazione Pontina, eretto tra il 1780 e il 1785 e che ha successivamente inglobato anche il palazzo De Vecchis. Sul lato nord i bombardamenti del 1944 hanno permesso di rimettere in luce un porticato affacciato sulla via Appia e sopraelevato di tre gradini, con colonne e pavimentazioni in marmo, alle spalle del quale si sono rinvenuti i resti del teatro romano, in parte ancora ricoperti dalle case medioevali, che hanno assunto una caratteristica pianta curvilinea, poggiandosi sopra le sue strutture.

Sul lato occidentale sorgeva un grande tempio marmoreo di età imperiale, in seguito inglobato nella cattedrale, che conserva parte dell'alto podio, in cui si aprivano locali per il deposito degli oggetti sacri, oggi trasformati in botteghe. A fianco di questo, verso nord, un secondo tempio più piccolo, identificato nel Capitolium della colonia romana. Il tempio in origine con quattro colonne in facciata di stile tuscanico, era infatti dotato di tre celle affiancate, costruite in opera reticolata in cui si alternano tufelli di tufo giallo e di calcare scuro.
La parte bassa della città ebbe due momenti di espansione: il primo sotto i Romani, lungo la via ad Portum, tra il porto e la fertile valle agricola a nordovest (soprattutto tra I secolo a.C. e I secolo d.C.), ed il secondo soprattutto nel XIX e XX secolo.
Alla fase romana appartengono una seconda piazza forense (cosiddetto "Foro Severiano"), un anfiteatro e delle terme ("Terme alla marina"), a cui si aggiungono ville e residenze (la villa detta delle "Terme Nettunie", resti di ville presso i "Granai Antonelli").
Lo sviluppo crebbe con il cambiamento di percorso della via Appia, reso possibile dal taglio del Pisco Montano, e con la ricostruzione del porto (tradizionalmente attribuiti all'epoca traianea, ma secondo un'ipotesi di Filippo Coarelli da retrodatare al I secolo a.C.). Sono tuttora visibili i resti dei due moli antichi e dei magazzini portuali. La collina di sabbia del Montuno, oggi parco pubblico, si formò probabilmente in seguito ai lavori di scavo per la realizzazione del porto.
A partire dal 1785 papa Pio VI diede nuovo impulso alla città, avviando la bonifica delle paludi pontine, organizzata intorno al nuovo insediamento di Borgo Pio, sul nuovo canale, scavato nell'antico porto insabbiato. Sorsero diversi edifici pubblici: il palazzo del "Pozzo del Grano" o dei "Granari", oggi palazzo Cardinali, costruito come magazzino e dotato di un piccolo porto circolare (lo "Squero"), poi interrato; "Granai dell'Abbondanza" e "Palazzino Camerale", sorti sul molo settentrionale romano, distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Vi si ebbero anche costruzioni di edilizia popolare (ad esempio le "Case Pellegrini" per i pescatori, oggi scomparse) e la piccola chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, edificata nel 1783 e ridotta in rovina dai bombardamenti, era stata voluta dal papa come parrocchia del nuovo borgo marinaro.

Il futuro sviluppo della città venne impostato secondo un progetto urbanistico coerente, impostato sull'asse del canale e della "strada Pia" (via Roma). Lungo questa via principale Giuseppe Valadier progettò nel 1794 la neoclassica semicircolare piazza Garibaldi, che venne realizzata progressivamente nel secolo seguente dagli architetti Pietro Bracci e Antonio Sarti e dall'ingegnere Luigi Mollari.
Terracina è un centro turistico-storico, meta di visitatori provenienti soprattutto da Roma e Napoli.[senza fonte] È prima nella provincia di Latina per numero di alloggi utilizzabili per vacanza.
Le attività principali, oltre il turismo, sono la pesca, l'agricoltura (ortaggi e floricoltura), l'allevamento delle bufale per la produzione della mozzarella, e dei servizi[senza fonte].
Il susseguirsi di fertili valli e altopiani carsici fra i Monti Ausoni e il mare permettono la coltivazione di prodotti di nicchia come la fragola Favetta di Terracina o l'ottimo Moscato di Terracina; a queste si è aggiunta l'agricoltura specializzata nei territori acquisiti dopo la bonifica delle paludi pontine.
Di seguito la tabella storica elaborata dall'Istat a tema Unità locali, intesa come numero di imprese attive, ed addetti, intesi come numero addetti delle unità locali delle imprese attive (valori medi annui).
| 2015 | 2014 | 2013 | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Numero imprese attive | % Provinciale Imprese attive | % Regionale Imprese attive | Numero addetti | % Provinciale Addetti | % Regionale Addetti | Numero imprese attive | Numero addetti | Numero imprese attive | Numero addetti | |
| Terracina | 2 909 | 7,4% | 0,64% | 7 961 | 6,51% | 0,52% | 2 889 | 7 773 | 2 966 | 7 840 |
| Latina | 39 304 | 8,43% | 122 198 | 7,75% | 39 446 | 120 897 | 39 915 | 123 310 | ||
| Lazio | 455 591 | 1 539 359 | 457 686 | 1 510 459 | 464 094 | 1 525 471 |
Nel 2015 le 2 909 imprese operanti nel territorio comunale, che rappresentavano il 7,4% del totale provinciale (39 304 imprese attive), hanno occupato 7 961 addetti, il 6,51% del dato provinciale (122 198 addetti); in media, ogni impresa nel 2015 ha occupato poco meno di 3 persone (2,74).
Il territorio comunale rientra nella zona di produzione della mozzarella di bufala campana, un formaggio fresco a denominazione di origine protetta (DOP).
I collegamenti stradali che interessano il comune sono:
La piccola stazione locale di Terracina non si trova sulla tratta principale Roma-Napoli, ma è il terminale di una linea secondaria che parte dalla stazione di Priverno-Fossanova (posta sulla tratta principale Roma-Formia-Napoli) e giunge a Terracina dopo circa 20 km. Alla fine degli anni settanta la linea fu elettrificata e il traffico passeggeri era abbastanza sostenuto, ma a seguito della diminuzione dell'offerta ferroviaria il traffico passeggeri si ridusse fortemente. Negli anni novanta, grazie alla crescente domanda, il traffico si intensificò di nuovo per arrestarsi nel 2012 a causa di una frana che ne decretò la sospensione al traffico.
A tale data, erano presenti 5 coppie giornaliere tra Roma Termini e Terracina che impiegavano circa 1 ora e 20 minuti.
Ad oggi, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Monte San Biagio (da luglio 2017 denominata Monte San Biagio-Terracina Mare), situata sulla linea FL7 e raggiungibile dal centro città tramite bus COTRAL, a circa 15 km di distanza.
È ancora possibile accedere alla stazione di Priverno-Fossanova utilizzando il servizio di autobus sostitutivo Trenitalia, con alcune corse che prevedono fermate intermedie a Frasso, Ruderi di Sibilla e Capocroce. La stazione di La Fiora è stata definitivamente soppressa nel 2024 e non compare più negli orari Trenitalia.

Nel 1934 passa dalla provincia di Roma alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.
Nel maggio del 2007 Terracina ha stretto un patto di amicizia con la città di Bressanone.
Monografie storiche:
Monografie:
Saggi:
Schede del Museo civico "Pio Capponi":
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 154831788 · LCCN (EN) n85061455 · J9U (EN, HE) 987007567010005171 |
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