| Torno comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Rino Malacrida (lista civica Per Torno) dal 25-5-2014 (3º mandato dal 9-6-2024) |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°51′N 9°07′E |
| Altitudine | 225 m s.l.m. |
| Superficie | 7,53 km² |
| Abitanti | 1 014 (31-5-2026) |
| Densità | 134,66 ab./km² |
| Frazioni | nessuna |
| Comuni confinanti | Blevio, Carate Urio, Como, Faggeto Lario, Moltrasio, Tavernerio |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 22020 |
| Prefisso | 031 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 013223 |
| Cod. catastale | L228 |
| Targa | CO |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) |
| Cl. climatica | zona E, 2 262 GG |
| Nome abitanti | tornaschi |
| Patrono | Santa Tecla |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Torno (Turnu in dialetto comasco, AFI: /ˈturnu/) è un comune italiano di 1 014 abitanti della provincia di Como in Lombardia. È stato insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Insieme al Comune di Blevio costituisce l'Unione dei Comuni Lombarda Lario e Monti.
Il paese è adagiato su un promontorio roccioso che, situato lungo la sponda interna del Lario occidentale, chiude il bacino più meridionale del ramo comasco del Lago in un anfiteatro.
Secondo alcune ipotesi, Torno deriverebbe dal toponimo celtico Turn, ossia "svolta", e potrebbe indicare o il fatto che il lago faccia una svolta attorno al promontorio che ospita il paese oppure il profilo tondeggiante del colle che sovrasta l'abitato. Riscontro della prima ipotesi si troverebbe nella descrizione fornita dallo storico del XVI secolo Roberto Rusca, il quale riporta che «il lago gli è a torno, circondandolo come per isola».
Secondo altre ipotesi, il toponimo sarebbe invece di origine etrusca e deriverebbe o dal nome del dio Turnus (quello che per i romani sarà Mercurio) o dal fatto che, come riportato dall'autore Settecentesco Anton Gioseffo Della Torre di Rezzonico, «Torno [...] si dice abbia avuto dai Tusci il nome di un loro antico re».
Un'ulteriore ipotesi ricercherebbe l'origine nel verbo latino tornāre (tornire).
Torno risultò essere già abitata in epoca pre-romana, anche se l'attuale impostazione urbanistica risalirebbe alla tarda epoca imperiale.
In epoca imperiale, gli scrittori Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane descrissero la presenza, in territorio tornasco, di una fonte intermittente di natura carsica (situata in corrispondenza di Villa Pliniana).
In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio fu occupato da popolazioni di origine d'oltralpe. A testimonianza di tale occupazione, rimangono oggi i cosiddetti massi avelli.
Gli annessi agli Statuti di Como del 1335 citano il "comune burgi de Turno" come la comunità che, all'interno della Pieve di Zezio, aveva in carico la manutenzione del tratto di via Regina che andava dal "ponte de Cantono de Cernobio in sursum" al "cantonum domus Passaronorum […] de Pizo". Nel 1404 al comune di Torno venne concessa la cittadinanza comasca con gli annessi privilegi, mentre nel 1439 la comunità venne compresa nell’estimo della città di Como.
Tra i secoli XIII e XVI, sotto l'impulso delle comunità religiose appartenenti all'ordine degli umiliati, Torno si trasformò in uno dei più floridi e rinomati centri manifatturieri dell'area lariana per la lavorazione e la produzione di panni di lana. La struttura sociale della borgata si organizzò attorno a corporazioni artigiane, sostenute da un'economia marittima e commerciale strategica per i traffici sul Lario. Al prestigio del paese contribuì, nel 1493, il matrimonio tra Bianca Maria Sforza e Massimiliano I d'Asburgo, quando gli abitanti di Torno donarono l'imbarcazione che consentì agli sposi di spostarsi da Como all'Alto Lario in direzione del Tirolo. La crescente autonomia economica e politica del borgo, arrivato a contare circa 5 000 abitanti, alimentò una fiera rivalità con la vicina città di Como, che sfociò in cruenti scontri bellici. In questo contesto, Torno si alleò con i francesi, mentre i Comaschi si schierarono con gli Sforza e gli Spagnoli.
Il 7 settembre 1515 si registrò il sacco di Torno da parte delle truppe degli Sforza e degli Svizzeri, mentre l'11 giugno 1522, per ordine del governatore sforzesco di Como (nonché marchese di Villachiara) Bartolomeo Martinengo, le truppe comasche (guidate da Domenico il Matto) e spagnole attuarono la quasi totale distruzione del paese. A testimonianza di queste battaglie, nel 1870 dai fondali del porto di Torno furono riportate alla luce alcune armi risalenti ai secoli XIII-XVI, oggi conservate al Museo Giovio di Como. Sempre nel porto, che in epoca medievale era fortificato, nel 1995 fu ritrovata una punta di lancia lunga ben 44 cm, oggi esposta presso la sede del comune.
La distruzione del 1522 decretò la fine del secolare primato tornasco nell'industria della lana e l'inizio di un profondo declino demografico ed economico, che spinse la popolazione a un'intensa emigrazione. Inizialmente i tornaschi si diressero verso la zona più settentrionale del Lario, verso il luganese e verso il bergamasco. Quando nel XVII secolo tutto il territorio lariano andò incontro a una profonda crisi economica, i flussi migratori si orientarono soprattutto verso la Francia e la Germania.
Inserito nella pieve di Zezio ancora nel 1538, negli anni 1580 il paese di Torno viene riportato nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano. Nella stessa mappa appare anche il toponimo Berlaſca, chiaramente attribuibile alla località Perlasca.
Nel 1652 il comune di Torno risulta facente parte delle cosiddette "Cinque terre" unite alla città di Como. Cent'anni dopo, la comunità tornasca risulta essersi redenta dall'infeudazione, redenzione per la quale nel 1751 risulta ancora soggetta a un pagamento quindecennale. Cinque anni più tardi, il comune venne inserito all'interno della nuova Pieve di Zezio superiore, della quale fece parte fino alla fine del XVIII secolo.
Nel 1789, alcuni emigrati di rientro da Lione che erano attivi nel settore tessile si stanziarono a Piazzaga, località dove già in epoca protostorica si sarebbe insediata una tribù di cacciatori provenienti dal monte Astele. Dal Pizzo Tre Termini sarebbe invece giunta un'analoga comunità protostorica che avrebbe dato origine al nucleo di Montepiatto.
Un decreto di riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia napoleonico datato 1807 sancì, per Torno, l'annessione dei soppressi comuni di Blevio e di Molina. L'aggregazione fu tuttavia cancellata dalla Restaurazione.
Durante i moti e le guerre risorgimentali, il sacerdote tornasco Tomaso Bianchi fu rinchiuso nelle carceri politiche a Milano, ove morì il 30 luglio 1834.
In seguito all'unità d'Italia, Torno seguì le vicende nazionali.
Nel 1920, a Torno venne fondato il Gruppo Alpini di Torno, il primo in Italia dell’Associazione Nazionale Alpini.
Lo stemma di Torno, privo di formale decreto di concessione, prevede uno scudo azzurro con al centro un cerchio dorato, simbolo dell'anello a cui una volta si agganciavano le imbarcazioni. A sinistra e a destra dello scudo si trovano rispettivamente lettere T e O, iniziale e finale della parola "Torno", collocate alla stessa altezza del cerchio dorato. Le lettere sono sormontate e sottolineate da segni diacritici, cioè di abbreviazione. Nella parte inferiore dello stemma ai lati dello scudo, si trovano alcuni ramoscelli.
Un'antica testimonianza dello stemma di Torno si può trovare in un sigillo di cera gialla affisso a un documento datato 26 gennaio 1567, nel quale uno dei “Sindici” di Torno comunica ai Deputati della Sanità «no esserli peste” in paese». Originariamente, lo stemma non comprendeva né i ramoscelli, aggiunti nel XIV a ricordo delle vittorie dei Tornaschi, né le lettere T-O; ai piedi dello scudo trovava posto il motto "Concordia". Una rappresentazione scultorea dello stemma comunale si trova anche presso la locale Chiesa di Santa Tecla.
Torno è uno dei più caratteristici paesini che si affacciano sul Lago di Como, con le sue semplici case, i ristoranti, i caffè. Nella parte più alta, il paese ha mantenuto le forme del borgo antico nelle strade strette ed erte che si snodano nel centro storico, lasciando intravedere a tratti il luccicare del lago.

La parrocchiale di Santa Tecla si affaccia sulla piazzetta del porticciolo. La chiesa, di origini romaniche, è attestata alla fine del XIII secolo e citata come sede di una parrocchia già nel 1451. L'edificio - oggetto di importanti interventi di ristrutturazione che tra i secoli XIX e XX hanno riguardato anche l'adiacente campanile - presenta un portale in marmo strombato con colonnine risalente al 1480, nonché un rosone centrale in stile gotico.

Una terrazza panoramica nei pressi del cimitero e del Parco delle Rimembranze ospita la trecentesca chiesa di San Giovanni Battista del Chiodo. La chiesa deve il proprio nome alla presenza di un chiodo che la tradizione vuole provenire dalla Vera Croce; la reliquia sarebbe giunta a Torno nel 1099, per mano di un arcivescovo tedesco di ritorno da una crociata. La custodia della reliquia fu realizzata tra la seconda metà del XVI secolo e i primi anni del XVIII.
Si tratta di una chiesa in stile rinascimentale, affiancata da un campanile romanico del XII secolo.
Esternamente, la chiesa presenta un portale marmoreo rinascimentale, decorato con statue, fregi e bassorilievi attribuiti alla scuola dei fratelli Rodari, artisti che verso la fine del XV secolo realizzarono i portali del Duomo di Como. Nella zona destra del portale, uno dei bassorilievi raffigura la decapitazione di San Giovanni Battista. Al centro del portale trova posto un portone in legno intagliato.
Internamente, la chiesa conserva numerose opere d'arte scultorea e pittorica. Gli ambienti interni sono a navata singola, sostenuta da archi trasversi bicolore. La parete sinistra ospita due tombe datate rispettivamente 520 e 527. L'affresco realizzato sui contrafforti della porzione di destra risale al XV secolo. Più tardive sono le pitture barocche che ornano il presbiterio, tra cui un dipinto attribuito alla bottega di Giovanni Domenico Caresana. Da segnalare, all'ingresso della chiesa, un'antica acquasantiera in pietra, sulla quale è scolpita una croce trilobata.

La frazione Montepiatto, situata a un'altitudine di circa 600 metri, ospita il complesso della chiesa di Santa Elisabetta e del relativo convento. Risalente al XVI secolo, fu costruita per affidare il paese alla protezione della Madonna e a Santa Elisabetta. Originariamente gestita da una confraternita attestata già nel 1488, dal 1507 passò a una comunità di monache di clausura provenienti dal Sacro Monte di Varese. Dopo i saccheggi che Torno subì per opera degli Svizzeri nel 1515 e dei Comaschi alleati agli Spagnoli nel 1522, il monastero venne definitivamente chiuso con Carlo Borromeo, che sul finire del secolo fece ritornare le ultime monache di Montepiatto nella loro casa madre di Varese. La chiesa fu presidiata da eremiti, a più riprese, fino alla metà del XVIII secolo. Nel 2023, il campanile e la copertura della chiesa sono stati sottoposti a un intervento di ristrutturazione.
La località Perlasca ospita l'oratorio di San Giorgio, edificato nel 1850 dalla famiglia Taverna in sostituzione di un'omonima chiesetta romanica aperta al pubblico che fino ad allora era situata all'interno di Villa Tanzi.
La località Piazzaga ospita la Chiesa di Santa Maria Assunta, risalente alla fine del XIX secolo.
L'ampia mulattiera acciottolata che parte da Torno procede in leggera salita, affiancata da campi terrazzati e vecchi cascinali e offrendo vasti scorci panoramici sullo scenario del lago in direzione nord. Dopo aver superato un arco in pietra di probabile origine romana - la cosiddetta Porta Travaina, costruita forse come casello daziario - la mulattiera per la località Piazzaga si addentra in un suggestivo valloncello dalla vegetazione lussureggiante. Si giunge a un ponte in pietra che scavalca lo spumeggiante torrente della Valle di Travaino: le ripide pareti rocciose suggeriscono quel tipo di paesaggio che piaceva ai grandi artisti romantici, come Caspar David Friedrich, che ne avrebbe tratto dei disegni stupendi. Oltre il ponticello ci si trova di fronte a un bivio: qui vale la pena di fare una deviazione e prendere a sinistra per andare a vedere certi interessanti massi avelli, ricavati da grandi massi erratici che si trovano numerosi in questa zona. Alcuni massi erratici di serizzo ghiandone sono stati scavati e trasformati già a partire dall'epoca preistorica come sepoltura: sono l'Avello del Maas, l'Avello di Rasina, l'Avello delle Piazze (dalla località Piazz che lo ospita), l'Avello Negrenza, l'Avello delle Cascine di Negrenza.

I massi erratici sono massi isolati di notevoli dimensioni, trasportati dai ghiacciai provenienti dalla Valtellina e dalla Val Chiavenna durante le epoche delle grandi glaciazioni e depositati sul terreno calcareo prealpino con lo scioglimento dei ghiacci. Nel Triangolo Lariano ne esistono moltissimi come testimoni degli sconvolgimenti climatici e delle grandi colate glaciali del Quaternario. Questi enormi massi sono stati usati dai romani e dai cristiani per ricavarne tombe, cippi, steli, altari, capitelli e come materiale da costruzione.
Un grande masso erratico si può trovare a Montepiatto, in una radura del bosco a poche decine di metri dalla chiesa di Santa Elisabetta. Questo trovante, denominato Pietra Pendula, si presenta come un enorme fungo che si staglia nel bosco in bilico precario su un altro sasso calcareo di dimensioni decisamente inferiori. Proveniente dalla Val Masino, questa pietra ha una gemella sul massiccio del Fichtelgebirge, in Germania, e dal 1984 è ufficialmente un monumento naturale della Regione Lombardia.
Sulla mulattiera che dalla parte bassa di Torno porta alla Pietra Pendula si incontra un altro masso erratico chiamato la Roccia di San Carlo Borromeo, legato a una leggenda secondo la quale il Santo vi spiccò il volo insieme con le monache del convento di Montepiatto, salvato dalla peste nel 1598, e ricomparve al Sacro Monte di Varese presso la casa madre delle suore. Giunti a Montepiatto attraverso la mulattiera, sulla destra si incontra una parete rocciosa (detta della fonte del Pezzöö) che presenta una fenditura rassomigliante una mano. Secondo un'altra leggenda, lo stesso san Carlo avrebbe appoggiato la mano sulla parete rocciosa per far scaturire dalla fenditura dell'acqua per dissetarsi.
Sia la Pietra Pendula che la Roccia di San Carlo Borromeo sono ubicati lungo un percorso pedestre di notevole suggestione, anche ma non solo per i panorami che si aprono sulla zona del Lario.

Abitanti censiti

Cesare Cantù ha ambientato a Torno una novella in rima (I morti di Torno) che parla di giovani promessi sposi annegati nel lago.
Secondo lo Statuto, il comune non comprende frazioni, tuttavia riconosce le seguenti località:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 136211303 · LCCN (EN) n96110568 · GND (DE) 4447109-9 · BNF (FR) cb14443318v (data) · J9U (EN, HE) 987007535519305171 |
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