Forlì (AFI: /forˈli/ , Furlè in romagnolo) è un comune italiano di 118 302 abitanti, capoluogo della provincia di Forlì-Cesena insieme a Cesena, in Emilia-Romagna.
È il centro più popoloso della provincia, situato lungo la via Emilia, in posizione storicamente connessa alle principali direttrici di attraversamento dell’Appennino verso i territori della cosiddetta Romagna toscana. Città di origine romana, fondata come presidio lungo la via consolare, fu nel Medioevo libero comune e il principale centro ghibellino in Romagna, affermandosi tra XIII e XIV secolo come uno dei più importanti baluardi della resistenza al potere pontificio nell’Italia centro-settentrionale. Nel corso della sua storia, in particolare tra il Rinascimento e il Risorgimento, è stata patria di personalità che hanno contribuito alla vita politica, scientifica, artistica e culturale italiana, partecipando in diversi ambiti alla formazione dell'Italia moderna. Conserva un patrimonio storico e architettonico che comprende testimonianze medievali, rinascimentali, barocche e interventi urbanistici del ventennio.
Tradizionalmente legata all'agricoltura e alla manifattura, Forlì ospita un campus dell'Università di Bologna e il polo tecnologico aeronautico-spaziale, oltre a un articolato sistema museale che ha nel complesso di San Domenico uno dei suoi principali poli culturali.
Forlì si trova nella parte sud-orientale della Pianura Padana, in Romagna, in un’area di transizione tra la pianura alluvionale e le prime colline dell’Appennino forlivese, a circa 5 km dalle propaggini collinari e 26 km dalla costa adriatica.
Il territorio comunale è prevalentemente pianeggiante, costituito da depositi alluvionali quaternari, ma presenta a sud-ovest aree collinari caratterizzate da versanti dolci alternati a zone di calanchi, tipici delle formazioni argillose plioceniche della Romagna. Questa posizione di cerniera tra pianura e collina conferisce a Forlì un paesaggio vario e una vocazione agricola storicamente legata a colture intensive, come cereali, vite e frutteti.
L’idrografia locale è dominata dal fiume Montone, che attraversa la periferia occidentale e riceve, presso il quartiere di Vecchiazzano, le acque del fiume Rabbi. Il Montone lambisce poi le antiche mura urbane in prossimità di Porta Schiavonia. A est scorre il fiume Ronco, che attraversa l’omonimo quartiere e confluisce nel Montone a valle della città, nei pressi di Ravenna.
Il territorio di Forlì si colloca nel bacino dei Fiumi Uniti, dove affiorano rocce che testimoniano l’evoluzione geologica dall’Appennino alla pianura. Le formazioni più antiche sono rappresentate dal macigno (37–18 milioni di anni fa) sul crinale appenninico, seguito dalla formazione marnoso-arenacea (15–7 milioni di anni fa) in area montana e collinare. Alla fine del Miocene il bacino si colmò, con la comparsa delle coltri liguridi e dei depositi gessoso-solfiferi. Nel Pliocene il mare tornò a occupare le zone collinari, lasciando sedimenti argillosi, sabbiosi e lo spungone, tipica pietra locale. Tra Pliocene e Pleistocene si depositarono argille marine e sabbie gialle, testimonianza di antiche coste frequentate dall'Homo erectus a Monte Poggiolo. Durante le glaciazioni del Pleistocene medio si formarono coperture eoliche di loess e ambienti steppici popolati da grandi erbivori. Nell’era quaternaria, infine, processi erosivi e alluvionali hanno modellato l’attuale paesaggio, caratterizzato da colline argillose ondulate, rilievi marnoso-arenacei e spessori alluvionali superiori ai 200 m in pianura.
Forlì ha un clima temperato caldo, stabilmente umido, con estate molto calda (classificazione Köppen-Geiger Cfa).
Il clima è influenzato dal trovarsi vicina alla costa del mare Adriatico, al margine meridionale della Pianura Padana e a ridosso del crinale appenninico, il quale, insieme ai contrafforti montani tra le valli, orientate da sud-ovest a nord-est, influenza notevolmente l'andamento dei venti al suolo.
Il mese più freddo, gennaio, ha una temperatura media di 3,1 °C, mentre quello più caldo, luglio, ha una temperatura media di 24,7 °C. La temperatura più alta registrata a Forlì è stata di 43,0 °C nell'agosto del 2017 mentre quella più bassa è di −19,0 °C registrata nel gennaio del 1985. L'escursione annua, data dalla differenza tra la temperatura media del mese più caldo e quella del mese più freddo, oscilla tra i 18 e i 23 °C
Le precipitazioni medie annue di Forlì sono all'incirca di 745 mm di pioggia, e il numero di giorni piovosi è in media di 75. Le piogge sono distribuite in modo piuttosto regolare durante l'anno, con valori massimi in novembre (79 mm) e minimi in gennaio (38 mm), febbraio e luglio (40 mm).
Il fenomeno della nebbia si presenta regolarmente ogni anno, soprattutto nei mesi invernali, o a fine autunno, manifestandosi a diversi livelli di intensità e di frequenza con prevalente accentuazione delle zone di pianura nelle depressioni morfologiche e diradandosi più a sud a partire dalle propaggini appenniniche.
A Forlì predominano i venti di nord-ovest, di est e di sud-ovest. In primavera, in estate e in autunno prevalgono venti da est, in inverno quelli da nord-ovest.
| Forlì Aeroporto (1961-1990) | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 5,4 | 8,2 | 13,0 | 17,2 | 22,3 | 26,6 | 29,2 | 28,4 | 24,6 | 18,4 | 11,4 | 6,5 | 6,7 | 17,5 | 28,1 | 18,1 | 17,6 |
| T. min. media (°C) | 0,8 | 2,7 | 6,2 | 9,5 | 13,9 | 17,7 | 20,2 | 19,9 | 16,7 | 11,9 | 6,5 | 2,0 | 1,8 | 9,9 | 19,3 | 11,7 | 10,7 |
| Precipitazioni (mm) | 38 | 40 | 50 | 57 | 53 | 54 | 40 | 59 | 66 | 62 | 79 | 56 | 134 | 160 | 153 | 207 | 654 |
| Giorni di pioggia | 7 | 6 | 7 | 8 | 8 | 6 | 4 | 6 | 6 | 7 | 8 | 8 | 21 | 23 | 16 | 21 | 81 |
| Vento (direzione-m/s) | NW 2,8 | NW 2,8 | NW 3,1 | E 3,1 | SW 3,1 | E 3,0 | E 3,0 | SW 2,9 | E 2,7 | NW 2,5 | NW 2,8 | NW 2,8 | 2,8 | 3,1 | 3,0 | 2,7 | 2,9 |
Il toponimo della città è tradizionalmente riconducibile all'originario romano "Forum Livii", ovvero "Foro di Livio", dal console Gaio Livio Salinatore.
Nel Libro Biscia, una raccolta di atti prevalentemente giuridici archiviati nell’Abbazia di San Mercuriale, Forlì è indicata come “Figline qui vocatur Livia” in documenti datati 1092, 1114, 1116, appellativo derivante dall’attività dei vasai (i “figularii”), dizione poi decaduta. L'epiteto "Livia" venne altresì utilizzato per indicare una parte di città oltre il fiume Montone, sorta sui resti di un Castrum: il nome rimase affermato tra i poeti, forgiando la definizione alternativa dei forlivesi “liviensi”. Nel XIII secolo l’uso di “Forum Livii” o “Forum Livi” si contrasse in “Forlivium”. Da quando la lingua volgare iniziò a nobilitarsi, il toponimo mutò in Forlivio, Forlivo, Forlivi.
La variante attuale venne ideata da Dante Alighieri nella stesura della Divina Commedia per esigenze metriche, recuperando e declinando la dizione popolare “Furlì” (da cui deriverà il dialettale "Furlè"):
Inoltre:
La denominazione venne successivamente adottata e consolidata dagli storici e cronisti Giovanni di Mastro Pedrino, Andrea Bernardi e Sebastiano Menzocchi.
Il territorio forlivese fu abitato già nel Paleolitico, come attestano i ritrovamenti di Monte Poggiolo, datati a circa 800 000 anni fa, tra i più antichi d'Europa.
In epoca preromana l’area fu frequentata da popolazioni etrusche e galliche, mentre la città di Forum Livii venne fondata dai Romani nel 188 a.C. prendendo il nome, secondo la tradizione, dal console Gaio Livio Salinatore.
Restano tracce di viabilità, ponti e abitazioni, con scavi significativi in località Pieve Acquedotto e in via Curte.
Dopo la caduta dell’Impero romano d'Occidente, Forlì passò agli Ostrogoti, quindi ai Bizantini, entrando successivamente nei domini della Chiesa grazie alle donazioni di Pipino il Breve.
Nei documenti raccolti nel Libro Biscia, la città è talvolta indicata con la denominazione Figline, termine derivato dal latino figlinae (“fornaci”, “botteghe di vasai”), che sembra alludere alla consistente diffusione di attività fittili e ceramiche nel territorio.
Nel corso del Medioevo la città si sviluppò come libero comune, affermandosi poi come signoria sotto gli Ordelaffi, spesso in contrasto con lo Stato Pontificio, come dimostra la crociata contro i Forlivesi (1355-1359).
Forlì fu una delle principali roccaforti ghibelline dell’Italia centro-settentrionale e, nel 1282, resistette strenuamente all’assedio dei francesi inviati da Papa Martino IV. L’episodio è ricordato da Dante Alighieri nella Divina Commedia, con il riferimento al “sanguinoso mucchio”, memoria della feroce battaglia.
Parallelamente la città conobbe una vivace vita culturale: è documentata la presenza di una comunità ebraica già dal XIII secolo, che nel 1418 ospitò un importante congresso rabbinico; nello stesso periodo si sviluppò la tradizione medica con maestri come Iacopo da Forlì, e nel 1425 fu fondata la prima scuola laica cittadina.

Nel Rinascimento Forlì raggiunse grande notorietà sotto Caterina Sforza, protagonista delle vicende politiche tra Medici, Borgia e Stato Pontificio. La città visse una stagione culturale intensa con la diffusione della stampa (1495), lo sviluppo della scuola forlivese d’arte (da Melozzo da Forlì a Marco Palmezzano) e l’affermazione della medicina con studiosi come Girolamo Mercuriale e Giovanni Battista Morgagni.
Nel 1630, durante la peste, la popolazione attribuì la salvezza alla Madonna del Fuoco, da allora patrona della città.
Durante il periodo napoleonico Forlì fu capoluogo del Dipartimento del Rubicone, per poi tornare sotto il dominio pontificio fino ai moti risorgimentali, che videro attivi, oltre alla maggioranza dei cittadini, personaggi come Aurelio Saffi e Piero Maroncelli.

Nell’Ottocento Forlì crebbe grazie a agricoltura, mezzadria, commercio lungo la via Emilia e prime industrie (fornaci, feltro, officine meccaniche). Nel 1915 fu inaugurato l’ospedale Morgagni.
Durante il fascismo, Forlì fu soprannominata "città del Duce" per la nascita nella vicina Predappio di Benito Mussolini. Il regime la trasformò conseguentemente in “vetrina nazionale dell'architettura razionalista”, con la realizzazione di edifici come la nuova stazione ferroviaria, il Palazzo delle Poste e il Palazzo del collegio aeronautico. Nel 1936 fu inaugurato l’aeroporto "Luigi Ridolfi".
Durante la seconda guerra mondiale, la città subì pesanti bombardamenti e stragi, come l’eccidio di Forlì. Fu liberata il 9 novembre 1944 dalle truppe britanniche e indiane con l’aiuto dei partigiani.
Nel dopoguerra riprese lo sviluppo agricolo, industriale e artigianale, nonostante la permanenza del legame al cosiddetto “complesso del Duce”. Il 16 aprile 1988 le Brigate Rosse assassinarono il senatore Roberto Ruffilli nella sua abitazione in Corso Diaz.
Dagli anni Novanta Forlì ha progressivamente ridotto il peso dell’agricoltura e dell’industria tradizionale, sviluppando il settore dei servizi e della formazione universitaria con il polo dell’Università di Bologna. Sono stati avviati e ultimati interventi di riqualificazione del patrimonio storico e architettonico, con particolare rilievo per il Museo San Domenico.
Nel maggio 2023 è stata colpita da gravi alluvioni, che hanno causato ingenti danni.

Lo stemma, riconosciuto con decreto del 15 maggio 1931, ha la seguente blasonatura:
Il gonfalone comunale, con al centro lo stemma cittadino, è diviso in due metà: la superiore bianca, l'inferiore rossa.
Secondo la tradizione il segno zodiacale di Forlì è il Capricorno.
Titolo poi confermato con regio decreto 15 maggio 1931.
Forlì è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della Medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici e il coraggio delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:
Il patrimonio storico, artistico e architettonico di Forlì è caratterizzato dalla sovrapposizione di diverse epoche, dall'antichità e dal Medioevo fino all'età contemporanea. Il centro storico, sviluppato sull'impianto della città romana e sui successivi ampliamenti medievali, conserva edifici e complessi religiosi e civili riconducibili all'architettura romanica, gotica, rinascimentale e barocca, insieme a palazzi e residenze di età moderna e a testimonianze delle antiche strutture difensive. L'assetto urbano è definito da piazza Aurelio Saffi, dalla quale si diramano i principali assi viari storici, e dalle piazze e vie che si sviluppano attorno all'antico nucleo cittadino, cui si aggiungono la Rocca e altri elementi dell'originario sistema fortificato. Tra il XIX e il XX secolo la città fu interessata da nuove trasformazioni urbanistiche, con edifici e complessi in stile neoclassico, eclettico e liberty, seguiti dalla consistente stagione dell'architettura razionalista e monumentalista tra le due guerre, particolarmente riconoscibile lungo l'asse di viale della Libertà e nell'area di piazzale della Vittoria. Il patrimonio del Novecento comprende inoltre edifici pubblici, scolastici e residenziali, opere commemorative e architetture del secondo dopoguerra. I parchi e aree verdi urbane e periurbane completano il paesaggio storico e architettonico della città.



Numerose sono le chiese, sia nel centro cittadino sia all'interno del suo comune, che sono scomparse nel corso dei secoli. La scomparsa di tali edifici religiosi ha molteplici motivazioni, le principali rintracciabili nelle devastazioni causate da guerre a seguito delle quali non è stata approntata alcuna riedificazione, nonché nella soppressione di ordini religiosi o nel riutilizzo degli edifici a uso diverso da quello religioso. Tra queste la chiesa di San Tommaso di Canterbury, scomparsa in tempi antichi, già nei pressi dell'attuale corso Garibaldi. La parrocchia del Duomo prende il nome di San Tommaso Cantauriense benché la cattedrale sia dedicata alla Santa Croce.



Nel Novecento, larga parte dell'architettura forlivese è stata segnata dagli interventi del fascismo. Per questo, la città partecipa, come capofila, al progetto europeo "ATRIUM", che ha come intento principale quello di indagare e gestire il patrimonio architettonico, archivistico ed immateriale dei regimi del ‘900, per la costruzione di un itinerario culturale transazionale, con l'obiettivo di ottenere il riconoscimento di "Rotta Culturale europea"".

La Rocca di Ravaldino, denominata anche Rocca di Caterina, ha origini che risalgono al XIV secolo, quando sorsero le prime strutture sul sito.
Intorno al 1460 fu edificata come vera e propria fortezza dalla famiglia Ordelaffi, con l’intento di consolidare il proprio potere.
Alla fine del XV secolo, tra il 1488 e il 1499, Caterina Sforza ne curò importanti fortificazioni, rendendola una delle roccaforti più solide della Romagna.
Nei secoli successivi la rocca subì varie modifiche e un progressivo declino, pur mantenendo un ruolo strategico nelle vicende locali fino all’età moderna.
Come in molte altre città italiane, anche a Forlì le mura cittadine furono quasi completamente demolite all’inizio del Novecento per favorire l’espansione urbana oltre l’antico nucleo medievale e liberare nuovi spazi destinati all’edilizia. Lo spazio ricavato dalla demolizione fu utilizzato per la costruzione dei viali di circonvallazione che oggi delimitano il centro storico. Della primitiva cerchia, probabilmente di origine romana, non restano tracce materiali, ma la toponomastica consente di ipotizzarne il percorso e la posizione delle antiche porte, come la Porta Merlonia.

Nel corso del Medioevo le esigenze difensive determinarono ripetute modifiche al sistema di accessi, con aperture e chiusure che resero incerta la memoria di molte porte. Secondo la Descriptio Romandiolae, le principali erano Ravaldini, Cotogni, San Pietro e Clavanie, mentre San Biagio, Merlonia e della Rotta appartenevano a un circuito più antico. Con l’ampliamento della cinta si aggiunsero Porta Liviense, Santa Croce e San Mercuriale. A occidente sorgevano Porta Liviense, chiusa nel 1356 da Francesco Ordelaffi, e Porta Schiavonia, che ne assunse la funzione lungo la via consolare.
La cerchia realizzata tra XV e XVI secolo consolidò quattro accessi principali — Porta Schiavonia, San Pietro, Cotogni e Ravaldino — delle quali solo Porta Schiavonia è tuttora conservata.

Ai tempi del forum romano, la piazza Aurelio Saffi era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini.
Diventa, come è tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo, con il nome di Campo dell'Abate (il riferimento è all'abbazia di San Mercuriale) e poi di piazza Maggiore.
Dopo l'unificazione d'Italia, viene dedicata a Vittorio Emanuele II e di seguito ad Aurelio Saffi, sostituendo la colonna della Madonna (spostata presso il duomo) con un monumento dedicato a Saffi. Al termine della seconda guerra mondiale, durante la permanenza delle truppe anglo-americane a Forlì (successiva alla liberazione della città dai nazi-fascisti), la piazza è ribattezzata St. Andrew's Square ("piazza di S. Andrea"). Con il ritorno alla normalità, i danni della guerra furono risanati e fu ripristinato il monumento a Saffi andato distrutto durante i bombardamenti.
Sulla piazza si affacciano, oltre all'Abbazia, anche il palazzo del Municipio ed edifici definiti in un periodo compreso tra il Quattrocento e il Novecento.
Il risultato è una piazza che Antonio Paolucci ha definito "uno scenario metafisico alla Giorgio de Chirico".

I due spiazzi contigui di Piazza del Duomo e Piazza Ordelaffi sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di Santa Croce, la cattedrale cittadina.
A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente Palazzo Piazza Paulucci o Paulucci-Piazza, dal nome delle due antiche famiglie nobiliari già sue proprietarie, ora sede della Prefettura: si tratta di un palazzo del XVII secolo costruito in modo da ricordare il Palazzo del Laterano e il Palazzo Farnese, a Roma.
Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese Aurelio Saffi.
Il 1º maggio 2007, una parte di piazza del Duomo ha preso il nome di piazza Giovanni Paolo II, in ricordo della visita che il Papa fece a Forlì l'8 maggio 1986.

Proseguendo per corso della Repubblica da piazza Aurelio Saffi si arriva al piazzale della Vittoria, che funge sia da grande rotatoria sia da svincolo tra corso della Repubblica, viale Roma, via Corridoni, viale Matteotti e viale della Libertà. Al centro emerge su un'alta colonna il monumento ai caduti, costruito nel 1932. Sul piazzale si affaccia il palazzo dell'ex collegio aeronautico, in stile razionalista, ora adibito a scuole. Ai due lati dell'imbocco di corso della Repubblica vi sono le Palazzine gemelle, costruite nel 1933. Vi si affaccia anche la facoltà di economia dell'Università di Bologna e l'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Dal piazzale inoltre, si accede all'ingresso monumentale del parco della Resistenza.
In piazza Camillo Benso Conte di Cavour ha sede il Mercato delle Erbe, un mercato coperto edificato nel Foro Annonario, costruito fra il 1837 e il 1840 su progetto dell’architetto comunale Giacomo Santarelli e finanziato dal Comune sotto il governo dei Legati pontifici, fra cui Nicolò Grimaldi e Alessandro Spada. L’area occupata fu in precedenza parte dell’antico Convento di San Francesco e della Chiesa di San Francesco Grande, demoliti quasi interamente nel 1815 per lasciare spazio ai nuovi fabbricati e alla riqualificazione urbana.
Nel corso dei decenni il mercato fu punto di riferimento per la vendita di frutta, verdura, erbe aromatiche, carni e pesce, ospitando numerose botteghe e costituendo un luogo vivo di commercio locale. Con il tempo, anche a causa della diffusione della grande distribuzione e del mutamento delle abitudini d’acquisto, l’attività si è ridimensionata, pur mantenendo la sua funzione originaria di mercato alimentare. Negli ultimi anni il Comune ha avviato interventi di restauro e riqualificazione per rafforzarne la funzione sociale e culturale.
L'Antica Pescheria, corrispondente ai locali adiacenti all'omonima "Piazzetta", è un angolo situato in una traversa di Corso Diaz, nel quartiere Ravaldino. Progettata alla fine del Settecento dall’architetto Matteo Masotti, era originariamente destinata al commercio di carne e pesce, in una zona allora ricca di botteghe e attività artigianali. Nel corso dei secoli, il luogo ha assunto vari nomi, tra cui "Beccaria" e "Pescaria", come documentano fonti dal XIV al XVIII secolo. Con l’evolversi della città e per motivi igienici, le attività legate al mercato vennero progressivamente spostate, prima nel cortile del Palazzo Comunale e poi, dal 1840, nel nuovo Foro Annonario di Piazza Cavour.
Lo spazio è oggi di proprietà comunale e, pur avendo perso la sua funzione originaria, mantiene un pregevole valore storico e urbanistico. Negli ultimi anni è stata al centro di discussioni sulla sua destinazione d’uso: alcuni cittadini e comitati si sono opposti all’idea di trasformarla in sede della Polizia Locale, proponendone invece una valorizzazione a fini culturali e sociali.
Il Foro Boario è un complesso architettonico lungo la via Ravegnana, costruito nel 1927 per ospitare il mercato del bestiame cittadino, con tettoia, pesa e lavaggio. Tra il 1932 e il 1935 fu ampliato dall’ingegnere Arnaldo Fuzzi con tre corpi di fabbrica collegati da grandi arcate, diventando nel dopoguerra uno dei mercati più importanti d’Italia, con punte di 2.500 capi trattati negli anni ’50. L’attività calò dagli anni ’60-’70 fino alla chiusura definitiva nel 1987. In seguito l’area, di proprietà comunale, è stata destinata a usi sociali e culturali, ospitando servizi, associazioni, un asilo nido e spazi per eventi. Negli ultimi anni sono stati realizzati interventi di manutenzione e restauro, ed è in atto un progetto di riqualificazione.
Corso della Repubblica è una delle principali strade moderne di Forlì e costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. Rappresenta la spina dorsale del rione tradizionalmente chiamato Borgo Cotogni, per un antico insediamento dei Goti (Gotogni) nel V secolo. La via si presenta come un lungo rettilineo, al termine del quale si scorge l'obelisco del monumento ai caduti in piazzale della Vittoria. Negli anni 1930, la via era denominata Corso Vittorio Emanuele.
Lungo il corso si trovano la Chiesa di Santa Maria della Visitazione, di pianta ellittica e nota anche come Chiesa del Suffragio, e la Chiesa di Santa Lucia, dedicata alla protettrice della vista. Sono inoltre presenti la Biblioteca comunale Aurelio Saffi, che custodisce preziose raccolte storiche, e il Palazzo del Merenda, sede della pinacoteca e di altri musei cittadini.
Sempre lungo il corso sorgono la Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori dell’Università di Bologna e l’Hotel della Città et de la Ville con il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti, progettato da Gio Ponti e considerato un esempio significativo dell’architettura del dopoguerra.
Questo corso, via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana (per Ravenna), verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. L'antica chiesa, ora scomparsa, di San Pietro in Scottis, rifugio per pellegrini scozzesi, dà nome al rione "San Pietro".
Appena imboccato il Corso, provenendo da piazza Saffi, dopo il Palazzo degli uffici statali si trova, in una via a sinistra, la Torre Numai, ricordo di un'antica famiglia nobiliare.
Importante è la Chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.

Si tratta del corso più lungo, che da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest, cioè verso Faenza e Bologna, attraversando la zona più antica della città, dove notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi. È la strada più antica della città, attorno alla quale Forlì ha cominciato a svilupparsi. Il nome "Schiavonia", ampliato tuttora all'intero rione (il vecchio "Borgo Schiavonia"), deriva dal ricordo degli schiavi forlivesi deportati in Spagna dal barbaro Alarico e liberati dal vescovo Mercuriale. Per magnificare l'epopea risorgimentale, su proposta dell'onorevole forlivese Tito Pasqui, il corso fu poi dedicato a Giuseppe Garibaldi.
Questo corso porta da piazza Saffi al piazzale di Porta Ravaldino (porta non più esistente), e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme, dirigendosi poi a Firenze. È l'asse portante del rione "Ravaldino", nome di origine incerta, ma noto fin dal Medioevo; esiste, nelle prime colline forlivesi, anche una località chiamata "Ravaldino in Monte".
Lungo il corso si incontra il Palazzo Orsi Mangelli, edificio storico situato vicino al centro, e il Teatro Comunale Diego Fabbri, dedicato al celebre drammaturgo forlivese. Sono inoltre presenti la Chiesa di Sant’Antonio Vecchio, oggi Sacrario dei Caduti, e la Chiesa di Sant’Antonio Abate in Ravaldino, che conserva opere di Marco Palmezzano e un pregevole organo settecentesco. A dominare l’area è la Rocca di Ravaldino, fulcro delle difese medievali e luogo legato alla figura di Caterina Sforza. In questa via si trova anche la casa del senatore Roberto Ruffilli, dove fu assassinato dalle Brigate Rosse nel 1988.

Proseguendo dal Piazzale della Vittoria in direzione della stazione ferroviaria, si percorre il Viale della Libertà, uno degli assi urbani più rappresentativi della Forlì razionalista. Con una larghezza di circa quaranta metri e un tracciato perpendicolare alla Via Emilia, il viale fu concepito negli anni 1930 come parte integrante del piano di rinnovamento urbanistico promosso durante il Ventennio fascista. Lungo il suo percorso si susseguono edifici di notevole valore architettonico – dalle case economiche per i postelegrafonici e dei ferrovieri, ai complessi scolastici e istituzionali come la Casa del Balilla e l'Istituto Tecnico Industriale – che testimoniano la varietà e l’evoluzione degli stili del periodo, dal razionalismo monumentale al funzionalismo sobrio dell’edilizia civile. Il risultato è un insieme urbano coerente e armonioso, che conserva ancora oggi un forte valore storico e identitario per la città, al punto da esser stato battezzato "Miglio Bianco".

Si tratta della strada che collega piazza Saffi con piazza Ordelaffi e piazza del Duomo, costeggiando il lato settentrionale del Palazzo del Comune. Percorrerla verso oriente, concede una suggestiva vista sull'Abbazia di San Mercuriale, mentre, nell'altro senso, la via prospetta sulla Chiesa del Corpus Domini, con l'attiguo Monastero.
Presso il Palazzo della Prefettura, sullo stesso lato, la via si apre sui Giardini Orselli, adiacenti a Piazza delle Erbe, con il suo mercato agricolo alimentare.

L'area di Forlì è caratterizzata dalla presenza di numerosi siti archeologici che documentano la frequentazione umana dalla preistoria all’età romana:
Il territorio comunale e cittadino è ricco di piccole aree verdi e di quattro grandi parchi pubblici:
La città infatti è attrezzata di molte zone verdi e parchi che arrivano a un'estensione totale di 300 ettari.

Prima dell’abbattimento delle mura, Forlì disponeva di un anello verde interno alla cinta, utilizzato come orti medievali per il sostentamento in caso di assedio; quest’area sopravvisse fino ai primi del XX secolo, quando fu progressivamente edificata. Nel territorio comunale sono ancora presenti antichi gelsi, testimoni della fiorente bachicoltura che alimentava l’industria della seta. Alcune vie, come la via Lughese e la via Cervese, conservano tratti alberati, sebbene ridotti per motivi di sicurezza. In base alla legge regionale n. 2/1977 sono stati censiti alberi monumentali, tra cui una roverella bicentenaria, tre pioppi neri, un platano orientale noto come “albero di Giosuè Carducci”, oltre a un giuggiolo secolare e un albicocco. Tra i relitti boschivi spicca la Selva di Ladino, residuo della Selva Litana e riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria, affiancata da un bosco a Ravaldino in Monte e da un querceto a Farazzano. Di rilievo è anche l’oasi di Magliano, istituita nel 1984 per la tutela dell’avifauna acquatica, che si estende per 680 ettari tra Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro. Singolare infine il “Ronco lido”, area balneare ottocentesca ricavata sulle sponde del fiume Ronco, utilizzata dai forlivesi come surrogato dei lidi marittimi.
Abitanti censiti

La più antica fonte demografica è la Descriptio provinciæ Romandiolæ del 1371, redatta dal cardinale Anglico de Grimoard, che censiva 2 300 focularia, equivalenti a una popolazione stimata tra i 10 000 e i 13 000 abitanti, esclusi i religiosi. Nel XVIII secolo la città contava 10 632 abitanti (1770), saliti a 11 619 nel 1786, a cui si aggiungevano oltre 13 000 nelle campagne. Secondo l'Almanacco del Dipartimento del Rubicone del 1811 Forlì era la città più popolosa della Romagna con 12 955 abitanti (13 565 considerando il comune), davanti a Faenza, Ravenna, Cesena e Rimini. Dopo l’aumento settecentesco, la crescita rallentò: tra il 1830 e il 1860 il tasso medio annuo non superò lo 0,4%, anche a causa della crisi del 1816-1817. Nel 1881 il comune contava 40 934 abitanti, suddivisi in 16 016 in città e oltre 22 000 nelle campagne, mentre nel 1892 si raggiunsero 44 285 abitanti, con netta prevalenza della popolazione rurale. Il censimento del 1881 registrava una società a maggioranza agricola (14 000 addetti), seguita da artigiani, commercianti, militari, impiegati e professionisti. Nel 1901 gli abitanti erano 43 325, di cui circa due terzi residenti nelle campagne, ma già si avviava un progressivo spostamento verso la città, favorito dalla meccanizzazione agricola e dalle prime attività industriali. La popolazione era inoltre molto giovane, con circa il 30% di minori e una quota di anziani pari al 7–8%.
Al 31 dicembre 2023 gli stranieri residenti nel comune erano 15 298, ovvero il 13,07% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Il dialetto forlivese è una varietà del romagnolo parlata principalmente nella città di Forlì e nelle aree circostanti.
Si distingue per la peculiarità di terminare in p la terza persona singolare nel perfetto di molti verbi, quando è seguita da vocale: andò-andép, mandò-mandép, chiamò-ciamép, fu-fop. Inoltre, a Forlì si suole “permutare in e muta l'a finale degli imperfetti, come pure di parecchi nomi e avverbi: era-ere, voleva-vleve, veniva-vneve, roba-robe, festa-feste, allora-allore, senza-sense.
Dal punto di vista lessicale, conserva termini arcaici e specifici che lo differenziano dalle altre parlate romagnole, ad esempio, il termine «bușàna», vento burrascoso, nell'appennino forlivese si esprime con «u bofa»; cioè, è vento di bufera.
La Diocesi di Forlì-Bertinoro appartiene alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nata nel 1986 dall’unione della diocesi di Forlì con quella di Bertinoro, ha come cattedrale il Duomo di Forlì (Santa Croce) e come concattedrale la Cattedrale di Bertinoro (Santa Caterina d’Alessandria). Oggi conta circa 160.000 fedeli, suddivisi in più di 100 parrocchie.
Nel Duomo cittadino è venerata l'immagine della Madonna del Fuoco. La Vergine con Bambino si trovava originariamente all'interno di un'abitazione privata adibita a scuola di pittura. Vi insegnava il maestro Lombardino da Ripapetrosa. La notte del 4 febbraio 1428 un incendio distrusse completamente l'edificio. L'immagine rimase miracolosamente intatta. Successivamente fu traslata nel Duomo (dove si trova tutt'ora nella Cappella della Madonna del Fuoco); da allora è venerata dai forlivesi come simbolo di protezione e speranza.. Oggi è la patrona della Città.
Ogni anno il 4 febbraio si celebra la Festa della Madonna del Fuoco. Questa festa religiosa comprende una solenne processione che attraversa il centro storico, accompagnata da celebrazioni liturgiche e momenti di preghiera comunitaria.
Nelle campagne forlivesi persistevano riti apotropaici contro il malocchio e le malattie infantili, come la formula dialettale recitata facendo le corna su foruncoli o orzaioli: "Lazaròl futù! Torna indrì d'in dov t'sì vnù!". Altre tradizioni includevano falò carnevaleschi e cortei mascherati, documentati nel 1811 come espressioni di folklore rurale urbano e periurbano.
Tra le tradizioni desuete di Forlì si annovera il Palio di San Mercuriale, legato al culto del patrono cittadino e documentato in età medievale. Le fonti locali collocano la celebrazione al 30 aprile (giorno del Santo prima che fosse spostato al 26 ottobre), data che nella città assumeva il valore di un vero e proprio "capodanno forlivese", poiché coincideva con il rinnovo delle magistrature comunali.
Le origini risalgono all’alto medioevo, quando le quattro contrade storiche della città – San Mercuriale, San Pietro, San Biagio e Santa Croce – eleggevano i propri gonfalonieri attraverso una prova di corsa sulla “Scala Grande” del Palazzo Comunale: il primo a raggiungere il gonfalone diventava capo della contrada per un anno.
Accanto a questo rito civico si sviluppò una vera e propria corsa di cavalli, che percorreva l’attuale corso della Repubblica (allora “Strada Petrosa”), con partenza da Porta Cotogni o dal Ronco e arrivo in piazza Saffi, detta anche Campo dell’Abate. La gara, che prevedeva premi simbolici e drappi ricamati, si trasformò nel tempo in un evento di grande partecipazione popolare, con sfilate, giostre e tornei.
Il Palio è ricordato anche per episodi storici di rilievo: nel 1282, durante i giorni della festa, i forlivesi sconfissero le truppe francesi, episodio celebrato da Dante Alighieri nel canto XXVII dell’Inferno come il “sanguinoso mucchio”. Nei secoli successivi la manifestazione assunse forme spettacolari, arricchite da macchine barocche e giochi cavallereschi. Nel 1481, per celebrare l’ingresso di Girolamo Riario e Caterina Sforza, fu allestito in piazza un castello ligneo usato per giochi militari e prove di destrezza.
Il Palio sopravvisse in varie forme fino all’età moderna, con tentativi di rievocazione anche nel Novecento sotto il nome di Palio del Sanguinoso Mucchio, senza però radicarsi stabilmente.

Tra le strutture sanitarie, l'ospedale pubblico di riferimento è l'Ospedale Morgagni-Pierantoni, in località Vecchiazzano. Accanto ad esso, sono presenti strutture private accreditate come Villa Serena, Villa Igea e Villa Orchidee, che offrono servizi sanitari specialistici e di riabilitazione.
Il primo ospedale cui si abbia memoria a Forlì, sorse tra l'XI e XII secolo ed era noto con il nome di casa di Dio. Per tutto il Medioevo gli ospedali, erano in prevalenza delle confraternite di carità o congregazioni di carità. Erano istituzioni a carattere laico e, essendo numerose, si distinguevano per il colore del saio, lo stesso dell'ordine che appartenevano. Queste pubblicazioni avevano degli ospizi e possedevano una loro piccola chiesa. Le più importanti congregazioni erano quelle dei battuti.
In ambito militare, Forlì è sede, presso la Caserma "De Gennaro", del 66º Reggimento fanteria aeromobile "Trieste", un'unità dell'Esercito Italiano con compiti di difesa e supporto alle operazioni nazionali e internazionali.
Per quanto riguarda il terzo settore, il comune è un punto di riferimento per numerose associazioni attive nel sociale e nella cultura. Tra queste, VolontaRomagna ODV svolge un ruolo centrale nel coordinamento del volontariato provinciale, con sede in viale Roma 124. Altre realtà significative includono l'Associazione Nazionale Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali (ANFFAS), che offre servizi di supporto e socializzazione per persone con disabilità, e l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), che fornisce informazioni e servizi di assistenza per i malati di sclerosi multipla.
Tra gli enti attivi in ambito culturale, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì svolge attività nei settori dell'arte e dei beni culturali, oltre che in quelli della ricerca, dello sviluppo locale, della salute e del volontariato. La fondazione ha inoltre promosso e realizzato, in collaborazione con il Comune di Forlì, importanti iniziative espositive presso i Musei di San Domenico. A Forlì ha una sede anche l'Accademia Perduta/Romagna Teatri, centro di produzione teatrale fondato nel 1982, attivo nella produzione e nella circuitazione di spettacoli e nell'organizzazione di iniziative teatrali rivolte anche alle giovani generazioni. Il Centro Culturale Khatawat promuove l'incontro tra le culture del Medio Oriente e l'Italia attraverso corsi, incontri e conferenze, contribuendo alla diversità culturale della città.
Nell'ambito delle politiche giovanili, il Comune gestisce la Fabbrica delle Candele, centro polifunzionale con sede in piazzetta Conserva Corbizzi, utilizzato per attività e iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni.
Infine, a livello educativo e formativo, Forlì ospita numerosi enti di formazione professionale e culturale, tra cui IRECOOP Emilia Romagna, ASQ STS e CNA Formazione Forlì-Cesena, che offrono corsi e percorsi di aggiornamento per giovani e adulti.
La città è tra le più ecologiche d'Italia secondo il rapporto "Ecosistema Urbano" di Legambiente, consolidando da diversi anni il suo posizionamento in classifica nella top 10 nazionale e al primo posto in Romagna. Ha inoltre ottenuto riconoscimenti tra le migliori città italiane per la diffusione degli orti urbani (ISTAT) e per la gestione del verde pubblico (ISPRA).
L’Archivio di Stato di Forlì-Cesena è articolato nella sede centrale di Forlì e nella sezione distaccata di Cesena. I fondi archivistici presenti nella sede forlivese riflettono le vicende e le istituzioni della realtà cittadina, iniziando dal momento storico in cui Forlì si trovava sotto la signoria di Caterina Sforza, negli anni tra il 1488 e il 1499, fino alla nascita del Regno d’Italia.
La biblioteca civica ha sede presso il Palazzo Merenda. Dal 2025 trasferisce le sezioni "Moderna" e "Ragazzi" a Palazzo Romagnoli, mentre vi resta attivo il servizio di consultazione degli archivi antichi, i manoscritti e l'archivio Piancastelli.
Biblioteca del Campus universitario, a disposizione di studenti, ricercatori, docenti e cittadini.
Fondata nel 1968 nella parte meriodionale del Parco della Resistenza, è l'unica biblioteca di Forlì ad essere ospitata in un edificio costruito appositamente a tale scopo, ed è il centro di catalogazione di tutte le biblioteche decentrate. L'intera collezione della biblioteca conta più di 5300 libri.
La tradizione scientifica e umanistica forlivese affonda le sue radici tra il Rinascimento e l’età moderna, periodo in cui operarono o ebbero origine figure di rilievo internazionale. Tra queste si annoverano l’umanista Flavio Biondo, considerato tra i fondatori della storiografia moderna, il medico Girolamo Mercuriale, noto per i suoi studi sulla ginnastica e sull’igiene, e l’anatomista Giovanni Battista Morgagni, ritenuto uno dei padri dell’anatomia patologica. Tale eredità culturale costituisce un antecedente storico della successiva vocazione della città agli studi scientifici e alla formazione tecnica.
Il polo aeronautico, situato nelle vicinanze dell'aeroporto, include strutture e laboratori dedicati alla formazione, alla ricerca e alla sperimentazione legate al volo, all'aeronautica e all'aerospazio.
Questo complesso di edifici costituisce uno degli impianti più tecnologici e avanzati del settore in Italia.
Gli asili sono divisi in comunali, statali e paritari; le scuole comunali primarie (e i relativi istituti comprensivi) sono paritarie.
Tra gli istituti e le scuole secondarie di secondo grado sono menzionabili:
In città è presente il Campus universitario, che fa parte della struttura Multicampus creata dall'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Al suo interno sono stati attivati diversi corsi di laurea, tra cui: economia e management; lingue e letterature, traduzione e interpretazione; scienze internazionali e diplomatiche; medicina e chirurgia; sociologia, scienze criminologiche; ingegneria meccanica, aerospaziale, nautica; scienze agro-alimentari.
In città hanno storicamente operato diverse accademie:
Le istituzioni museali della città di Forlì sono:
I Musei di San Domenico sono un complesso museale ricavato all’interno dell’ex convento domenicano del XIII secolo, restaurato e riadattato a spazio espositivo a partire dagli anni Novanta del XX secolo.
Oltre a ospitare mostre temporanee di rilievo internazionale, comprende diverse sezioni permanenti:
Il "Museo in Biblioteca" è ospitato negli spazi di Palazzo Romagnoli, edificio ottocentesco già adibito a sede della Biblioteca Comunale Aurelio Saffi. La collezione offre una panoramica sull’arte del Novecento italiano e valorizza importanti donazioni private.
Il Museo Romagnolo del Teatro, ospitato negli spazi di Palazzo Gaddi, documenta la storia delle arti sceniche e musicali della Romagna dal XVIII al XX secolo. Conserva scenografie, bozzetti, costumi, strumenti musicali, manifesti, fotografie e documenti d’epoca, testimoniando il ruolo del teatro e della musica nella vita culturale del territorio.
Il Museo del Risorgimento, ubicato in Palazzo Gaddi, è dedicato all’epoca risorgimentale e alla figura di Aurelio Saffi, patriota e politico forlivese. La raccolta illustra il ruolo della città nel processo di unificazione nazionale attraverso documenti, stampe, opere d’arte, armi e cimeli legati ai protagonisti locali del Risorgimento.
Il Museo Storico Dante Foschi, situato presso la Casa del Mutilato, è dedicato alla memoria della Resistenza e della Seconda guerra mondiale nel territorio forlivese. Le collezioni, costituite in gran parte da donazioni, comprendono armi, uniformi, giornali clandestini, manifesti, fotografie e testimonianze personali dei partigiani.
La Casa museo Villa Saffi si trova nella campagna forlivese ed è stata residenza di Aurelio Saffi e della sua famiglia. Oltre a conservare ambienti e arredi originali dell’Ottocento, custodisce una ricca raccolta di libri, documenti e oggetti legati al patriota, configurandosi come luogo di memoria storica e civile del Risorgimento italiano.
Nel 2024 viene avviato il progetto "SAN - spazi artistici nuovi" per riunire i principali spazi espositivi cittadini in un unico contenitore informativo: il Museo San Domenico e i suoi Giardini, l'Ex Asilo Santarelli, l'oratorio di San Sebastiano e la chiesa di San Giacomo Apostolo.
Nel contesto di Forlì, la produzione artistica si è sviluppata storicamente in prevalenza nell’ambito delle arti visive, con una continuità che va dal Rinascimento fino alla contemporaneità. La pittura risulta il linguaggio tradizionalmente dominante, in dialogo con scultura, architettura e, in epoca più recente, con fotografia, installazione e pratiche multimediali.
Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento si afferma una fase di particolare rilievo con Melozzo di Giuliano degli Ambrosi e Marco Palmezzano. Il primo è noto per l’elaborazione di soluzioni prospettiche di forte impatto illusionistico, mentre il secondo sviluppa una produzione più stabile e radicata nel territorio, caratterizzata da composizioni ordinate e da una solida impostazione cromatica e formale.
Nel Seicento il contesto locale si inserisce nei linguaggi del Barocco, con figure come Guido Cagnacci, che testimoniano l’interazione con circuiti artistici più ampi e aggiornati sulle tendenze nazionali.
Tra XIX e XX secolo emergono influenze riconducibili al Simbolismo e a una ricerca plastica di forte sintesi formale, anche attraverso la presenza di opere di Adolfo Wildt, introdotte nel contesto cittadino grazie a collezioni private e donazioni. Nel primo Novecento si colloca inoltre l’esperienza del Cenacolo Artistico Forlivese, che funge da luogo di confronto tra artisti e intellettuali, favorendo l’aggiornamento rispetto alle correnti della modernità artistica italiana.
Nel corso del Novecento e fino alla contemporaneità, il panorama artistico si articola attraverso esperienze individuali, tra le quali l'attività di Maceo Casadei, e interventi istituzionali, con particolare rilievo per le attività espositive e di valorizzazione del patrimonio promosse dalle principali istituzioni museali cittadine.
In epoca recente si registra una crescente apertura verso pratiche contemporanee che includono arte pubblica, muralismo, installazioni urbane e sperimentazioni visive, insieme a fotografia e videoarte. Tali espressioni contribuiscono a una ridefinizione della dimensione diffusa del patrimonio artistico urbano, integrandosi con progetti di riqualificazione degli spazi pubblici e con iniziative espositive temporanee che mettono in dialogo il contesto locale con le tendenze artistiche nazionali e internazionali.

La Scuola forlivese fu un importante movimento artistico del Rinascimento romagnolo, attivo tra la seconda metà del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Nata attorno alla figura di Melozzo da Forlì, essa si distinse per la ricerca prospettica, la resa luminosa e l’armonia delle composizioni, elementi che riflettono l’influenza di Piero della Francesca e Andrea Mantegna.
Melozzo fu tra i primi a sperimentare la prospettiva “da sotto in su”, che trovò espressione magistrale negli affreschi di Roma e Forlì, anticipando sviluppi della pittura rinascimentale centro-italiana. Il suo principale allievo, Marco Palmezzano, ne proseguì la lezione fondendo la solidità prospettica con una pittura più morbida e narrativa, divenendo il principale interprete della cultura figurativa forlivese e mantenendo viva la tradizione locale per oltre mezzo secolo.
Attorno a loro operò una rete di artisti e artigiani che, pur meno noti, contribuirono alla diffusione di un linguaggio comune, caratterizzato da equilibrio formale, colori limpidi e una spiritualità serena. La Scuola, pur radicata nella realtà locale, ebbe quindi un ruolo significativo nella formazione del Rinascimento padano-adriatico, influenzando le botteghe attive in Romagna e nell’area marchigiana.
Il Cenacolo Artistico Forlivese è un sodalizio culturale nato a Forlì nel 1920 per iniziativa di Giovanni Marchini e di don Tommaso Nediani. Aveva sede in un padiglione dell’ex barriera doganale di Porta Cotogni/Vittorio Emanuele, dove fu inaugurato ufficialmente il 25 novembre 1920.
Il Cenacolo riuniva artisti, pittori, scultori e cultori locali con lo scopo di promuovere l’arte “pura”, valorizzare le forze artistiche del territorio e favorire lo studio di varie correnti e tecniche artistiche. Tra i suoi membri figuravano personalità come Maceo Casadei, Pietro Angelini, Umberto Zimelli, Bernardino Boifava, Francesco Olivucci e altri.
Pur molto attivo e apprezzato, il Cenacolo cessò le sue attività nel 1928, in buona parte a causa di problemi legati alla perdita della sede (la barriera doganale fu demolita/incorporata in nuovi edifici) oltre che per difficoltà finanziarie.
Le sue opere, mostre e iniziative ebbero comunque un impatto significativo sulla vita culturale forlivese del primo Novecento, contribuendo a far emergere un “linguaggio artistico forlivese” con contatti anche nazionali.
Nel centro città si trovano numerosi murali realizzati tra il 2016 e il 2019 nell’ambito di un progetto comunale di riqualificazione urbana dedicato alla street art. Tra le opere principali spicca Melodia del sogno e della realtà di Luis Gomez presso i Musei San Domenico. Già nel 1976 la città aveva scelto la street art per celebrare eventi storici e culturali di rilievo, coinvolgendo artisti di settore.
Le edizioni 2018 e 2019 del Festival Murali hanno visto artisti internazionali realizzare pitture murali sul tema della Costituzione italiana e del Risorgimento italiano, affiancati da workshop con la partecipazione di giovani locali.
Il principale spazio teatrale di Forlì è il Teatro Diego Fabbri, inaugurato nel 2000 e gestito dal Comune di Forlì. Con una capienza di circa 550 posti in platea e 160 in galleria, è sede di una ricca stagione teatrale e musicale, oltre a ospitare eventi di danza e prosa contemporanea. A questo si affiancano i teatri: Giovanni Testori, il Piccolo, Félix Guattari, San Luigi e ulteriori sale e spazi dedicati.
La vita culturale forlivese è animata da numerose realtà teatrali e associative, tra le quali:
Forlì dispone di diverse sale cinematografiche, tra cui il Cinema Multisala Astoria, la Sala San Luigi e l’Arena Eliseo. Nella frazione di San Martino in strada è attivo il cinema Saffi, mentre a Forlimpopoli, al confine con Forlì, si trova il Multisala Cineflash.
La città è divenuta un punto di riferimento per il cortometraggio, grazie a rassegne che hanno favorito la diffusione di questo formato come strumento di sperimentazione e di valorizzazione di giovani autori. Un altro ambito rilevante è quello del documentario, proposto in festival e iniziative che ne sottolineano il valore come mezzo di indagine storica, sociale e ambientale. Accanto a questi filoni, trovano spazio anche il cinema indipendente e d’autore, con particolare attenzione a opere premiate in contesti internazionali e a produzioni legate a temi di attualità e diritti civili. Manifestazioni come Sedicicorto Forlì International Film Festival e Meet the Docs! Forlì Film Fest hanno contribuito a consolidare questa vocazione, delineando un panorama culturale in cui il cinema è inteso principalmente come occasione di conoscenza e riflessione critica.
Nella pellicola Un amore targato Forlì (1976), commedia di Riccardo Sesani sul giovane violoncellista di provincia che cerca il successo a Roma, il titolo è semplicemente un riferimento, poiché risale al periodo in cui Rimini era sotto la Provincia di Forlì (FO), difatti il protagonista è riminese.
Forlì ha un Liceo Musicale annesso al Liceo Artistico e l'Istituto Musicale Angelo Masini.
Forlì ha dato i natali ad alcune figure di spicco della musica lirica: il sopranista Gaspare Pacchierotti, i tenori Angelo Masini e Giuseppe Paganelli, i soprani Maria Farneti e Wilma Vernocchi, il direttore d'orchestra e compositore Archimede Montanelli.
Forlì è legata al liscio romagnolo: vi morì e vi è sepolto Carlo Brighi detto Zaclén, considerato il fondatore del genere. Il Fondo Brighi, che comprende la sua intera collezione di spartiti, è stato donato dalla figlia Angelina all'archivio Piancastelli della Biblioteca comunale Aurelio Saffi.
Alla città sono stati dedicati dei brani: Secondo Casadei (musica) e Raoul Casadei (testo) composero il valzer “Cara Forlì”; inoltre Secondo incise nel 1958 “Il treno di Forlì”, pezzo dedicato al campione ciclista forlivese Ercole Baldini (detto appunto “il treno di Forlì”).
Per celebrare il genere musicale e la sua connessione con il territorio, dal 2021 la città ospita la kermesse “Cara Forlì – La Grande Festa del Liscio” in Piazza Saffi, organizzata con la Famiglia Casadei e il sostegno della Regione. È oggi uno dei palchi-simbolo di promozione del liscio.
Aldo Spallicci (testi) e Cesare Martuzzi (musica), a partire dal 1910, hanno costituito la base delle Cante romagnole, musiche popolari con testi in dialetto che raccontano la realtà locale e la tradizione della Romagna. Fioriscono a partire dalla loro iniziativa la forlivese Camerata dei Canterini (attiva fino al 1930) e altri gruppi di cantori. Eredita in parte la tradizione il Coro Città di Forlì (fondato nel 1977).
Forlì si inserisce nella tradizione gastronomica romagnola, cui affianca alcune preparazioni proprie della tradizione cittadina, tra cui la Piadina della Madonna del Fuoco, una torta lievitata a base di farina, zucchero, uova e burro, aromatizzata con semi di anice e tradizionalmente preparata in occasione della festa della patrona della città. La preparazione è riconosciuta dalla Regione Emilia-Romagna come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Tra le altre specialità della tradizione forlivese si annoverano inoltre le sfrappole, la pagnotta di Pasqua, la tardura, il miaż (migliaccio), le castagnole di Carnevale e il vin brulé, nelle rispettive varianti locali.
L’impianto urbano di Forlì ha origine in epoca romana, con la definizione di una pianta regolare a cardo e decumano. Nel Medioevo la città si sviluppò attorno al nucleo originario, con la costruzione delle mura e la formazione delle principali piazze.
Tra il basso medioevo e il rinascimento furono rafforzate le strutture difensive, e la città iniziò a espandersi oltre le mura. Con l’Unità d’Italia e l’arrivo della ferrovia si avviò una fase di modernizzazione, che portò alla nascita di nuove aree produttive e residenziali.
Nel periodo fascista Forlì fu interessata da interventi di architettura razionalista, con la realizzazione di edifici pubblici e complessi monumentali che modificarono l’assetto urbano. Sul fronte della mobilità, interventi mirati hanno migliorato la fluidità del traffico e la sicurezza stradale, con esempi come il Piazzale della Vittoria, progettato nel periodo fascista come importante snodo viario. I bombardamenti della seconda guerra mondiale causarono gravi danni, seguiti da una ricostruzione orientata sia al ripristino del centro storico sia all’espansione verso le periferie.
Nel secondo dopoguerra la città partecipò al Piano INA-Casa (1949-1963), volto a costruire alloggi popolari: i principali quartieri realizzati furono La Cava, Benefattori e Ca’Ossi, progettati come insediamenti autosufficienti con servizi collettivi, spazi verdi e strutture sociali.
Negli anni successivi i piani regolatori hanno guidato la crescita della città, favorendo la nascita di nuovi quartieri e infrastrutture. In età contemporanea l’attenzione si è concentrata sulla riqualificazione del centro, sulla valorizzazione del patrimonio architettonico e su politiche di sostenibilità e mobilità urbana.
Determinante è stato il progetto del sistema tangenziale, infrastruttura viaria che si sviluppa per circa 17 km e collega i principali assi di penetrazione urbana con la viabilità extraurbana. La sua realizzazione è avvenuta per lotti successivi a partire dagli anni 1990, con l’obiettivo di alleggerire il traffico di attraversamento e migliorare l’accessibilità ai quartieri periferici e alle zone industriali. Il terzo e ultimo lotto della Tangenziale Est è stato approvato con intesa Stato-Regione nel 2020 ed è previsto in completamento entro dicembre 2026.
La tradizione storica di Forlì racconta di una ripartizione del centro che veniva identificata con quattro rioni (borghi), riferiti ai principali corsi:
Questa suddivisione, che nel tempo venne rappresentata anche tramite differenti colori sui parchimetri del centro storico, è il retaggio di una storica organizzazione urbana riconosciuta a partire dal Quattrocento.
A Forlì si ricordano, ma solo nella cronachistica tardomedievale, i "quartieri" di San Biagio, Valeriano e San Pietro, che dovevano far parte di un ordinamento urbano antecedente. Nel 1114 si menziona la divisione in regioni: la regio S. Marie; nel 1151 la regio SS. Cosme et Damiani.
Documentazioni dei secoli XIII e XIV testimoniano l'esistenza di una ventina di circoscrizioni, ovvero le Contrade: Contrata S. Crucis, Tomba, S. Thomae Cantuariensis, Strate Petrose, S. Martini, de Medio, S. Marie de Platea, S. Jacobi, S. Marie Sclavonie, Fossati Veteris, S. Thome Apostoli, S. Guilielmi, Lugareti, Campostrini, Pelacani, Scappaconca, Calendole, Benzole, S. Petri, S. Marie Maioris, Turris Florentine, Felixeti, Burgi Merlonum, Vigi. Ognuna veniva gestita da uno o due sindici contratarum, ufficiali eletti per sei mesi con il compito di mantenere l’ordine e riferire al podestà eventuali crimini o disordini.
Con Deliberazione di Consiglio Comunale 62/2021 è stato approvato il Regolamento dei Quartieri, successivamente modificato con Deliberazione di Consiglio Comunale 15/2024. Il territorio comunale è suddiviso in 21 ambiti territoriali:
I Quartieri sono aggregati secondo criteri di contiguità territoriali e comuni esigenze in 8 aree territoriali cui fanno capo altrettanti Comitati Territoriali dei Quartieri:
Bagnolo, Barisano, Borgo Sisa, Branzolino, Bussecchio, Carpena, Carpinello, Casemurate, Caserma, Castiglione,Cava, Collina, Coriano, Durazzanino, Fornò, Forniolo, Grisignano, Ladino, Magliano, Malmissole, Massa, Ospedaletto, Pescaccia, Petrignone, Pieve Acquedotto, Pievequinta, Poggio, Ponte Vico, Quattro, Ravaldino in Monte, Romiti, Roncadello, Ronco, Rotta, Rovere, San Giorgio, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Martino in Villafranca, San Tomè, San Varano, Vecchiazzano, Villafranca, Villagrappa, Villanova, Villa Selva.
Forlì si configura come un centro economico significativo dell’Emilia-Romagna, caratterizzato da un’economia diversificata che integra industrie manifatturiere, settore dei servizi e attività commerciali. La città si distingue per la presenza di poli industriali storici, aziende di livello nazionale nei comparti della meccanica e dell’alimentare, e un tessuto di piccole e medie imprese altamente specializzate, che contribuiscono al dinamismo economico del territorio.
Il territorio è attivo nel settore primario con produzione e commercio di ortaggi, frutta, cereali, barbabietole, e nella zootecnia (suini, ovini e pollame).
Il Comune di Forlì ha istituito nel 2024 un Ufficio Agricoltura, affidato all’assessore Marco Catalano, un’iniziativa rara in Romagna e tra le poche in Italia. Questo ufficio, inserito all’interno dell’Area Servizi alle Imprese e al Territorio, si occupa di pratiche relative ad agriturismo, fattorie didattiche, enoturismo, vendita diretta di prodotti agricoli, farmer market in area privata, allevamento animali, stalla di sosta, pesca professionale e acquacoltura, attraverso il SUAP e la piattaforma regionale “accesso unitario”.
A supporto della cittadinanza, il Comune promuove anche progetti di orti urbani: nel 2025 sono stati messi a bando 48 orti urbani disponibili, riservati in parte a persone over 60 e a nuclei familiari vulnerabili, e in parte a ortisti singoli o di gruppo, residenti nel territorio comunale. Inoltre, l’amministrazione ha promosso, nell’ambito dell’Ora della Terra 2025, l’evento “Impollinatori e agricoltura” in collaborazione con il WWF, Ceas Mause, il Liceo Classico G. B. Morgagni e il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste.
Per quanto riguarda l'artigianato, la città è rinomata soprattutto per la produzione di ceramiche e per i laboratori di oreficeria.
Nel 2008 il Comune di Forlì ha censito botteghe e negozi storici ritenuti di rilevanza regionale. Si tratta di:
A queste attività va aggiunto lo storico mercato coperto di Piazza Cavour, costruito fra il 1837 e il 1840 col nome di "Foro annonario" su disegno dell'architetto Giacomo Santarelli, sotto il governo dei Legati pontifici Nicola Grimaldi e Alessandro Spada.
Forlì presenta un tessuto industriale diversificato, con vocazioni storiche nel metalmeccanico (carrozzerie per autoveicoli pesanti, componentistica per macchine agricole, utensileria ed elettrodomestici), nella siderurgia, nell’elettronica, nella nautica (costruzione di panfili), nel tessile e nell’arredo (in particolare il comparto del mobile imbottito), nell’abbigliamento, nel calzaturiero e nell’alimentare (vino e olio).
In particolare il distretto del mobile imbottito di Forlì è riconosciuto come un’area a elevata specializzazione produttiva e contribuisce in modo rilevante all’export: nel 2023 le esportazioni provinciali hanno superato i 3 miliardi di euro, di cui circa il 30% derivante dal comparto della meccanica e il 15% dall’arredo e dal mobile.

Nella zona industriale di Coriano sono presenti due inceneritori, a poca distanza l'uno dall'altro, uno attivo dal 1976, l'altro entrato in funzione nel 1991. Al momento il primo gestisce rifiuti solidi urbani e assimilati, mentre il secondo è un termovalorizzatore che tratta rifiuti speciali sanitari.
Forlì è un importante centro di servizi per l’intera Romagna. Oltre alla presenza di strutture sanitarie e amministrative di livello provinciale, la città ospita realtà attive su scala nazionale nei settori della consulenza, della formazione e dell’assistenza alle imprese. Tra queste, la CNA Servizi Forlì-Cesena, che fornisce supporto contabile, fiscale e formativo alle imprese artigiane e commerciali, e la SEDI – Rete Servizi Agricoltura, con attività di consulenza e innovazione rivolte alle aziende agricole e vitivinicole. Un ruolo rilevante è svolto anche da Techne, società consortile che gestisce iniziative di formazione professionale e progetti di sviluppo locale con ricadute regionali.
Le strutture dedicate a fiere, congressi e ricreazione sono avanzate: il quartiere fieristico della "Fiera di Forlì" si estende su circa 50000 m², suddiviso in tre aree (sport e spettacolo, congressuale, fieristica) e dispone di sala conferenze per eventi di portata nazionale. A queste si aggiungono le numerose sale meeting e centri congressi presenti in città, usati per convegni, eventi aziendali e manifestazioni culturali.
Nel panorama ricreativo, parchi e aree dedicate offrono attrezzature per lo sport, piste pedonali, aree per bambini e aggregazione giovanile.
Forlì rappresenta una meta di interesse nel panorama turistico dell’Emilia-Romagna, con un’offerta che unisce patrimonio storico, architettura razionalista del Novecento e importanti poli espositivi. La città, pur avendo volumi di arrivi e presenze inferiori rispetto a mete costiere e artistiche di maggiore richiamo come Rimini, Ravenna o Bologna, si distingue per la capacità di attrarre un turismo culturale qualificato.
Le principali attrazioni includono i percorsi della cultura e dell'arte con i Musei Civici, che oltre alle collezioni ospitano mostre di rilievo internazionale, i percorsi del Novecento, con l'architettura del regime, e i percorsi del medioevo e del rinascimento, che includono la Basilica di San Mercuriale e il complesso di Piazza Aurelio Saffi, oltre alla Rocca di Ravaldino, testimonianza della signoria degli Ordelaffi e della forte influenza di Caterina Sforza.
Il turismo forlivese si inserisce in un contesto regionale molto dinamico: se l’Emilia-Romagna nel suo complesso è trainata soprattutto dal turismo balneare e termale, Forlì contribuisce al segmento culturale e fieristico, grazie a eventi temporanei, percorsi cittadini come "Esplora Forlì – tra Musei e Narrazioni" e una crescente offerta ricettiva legata al settore extra-alberghiero.
Forlì è collegata alla rete autostradale nazionale tramite l'omonimo casello della Autostrada A14 Bologna-Taranto. Altre strade importanti che toccano la città sono la Strada statale 9 Via Emilia che la collega con tutti i capoluoghi della Regione Emilia-Romagna, tranne Ravenna e Ferrara, più Lodi e Milano e la Strada statale 67 Tosco-Romagnola che la collega sia con le città toscane di Firenze e Pisa sia con la vicina Ravenna. È inoltre collegata alla Strada europea E45 grazie alla Strada statale 9 Via Emilia. La città è anche munita di una tangenziale, la Strada statale 727 Tangenziale di Forlì.

La stazione di Forlì è posta sulla ferrovia Bologna-Ancona ed è servita da treni regionali e a lunga percorrenza.
Tra il 1881 e il 1930, la città fu collegata a Ravenna e a Meldola da una tranvia interurbana a vapore, costituita dalle linee Forlì-Ravenna e Forlì-Meldola.
Forlì è dotata di un proprio aeroporto sito a circa 4 km a sud-est dal centro cittadino, intitolato a Luigi Ridolfi. Opera su tratte nazionali e internazionali.
La gestione dei servizi di trasporto locale è affidata a Start Romagna che gestisce tutte le linee sia urbane sia interurbane della provincia di Forlì-Cesena, della provincia di Ravenna e della provincia di Rimini. Questa società di gestione dei trasporti pubblici è stata creata dall'unione delle aziende provinciali di Ravenna (A.T.M.), Forlì-Cesena (A.V.M) e Rimini (TRAM servizi).
In passato Forlì ha avuto anche un effimero servizio tranviario, realizzato grazie a una breve diramazione urbana delle tranvie Forlì-Ravenna e Forlì-Meldola, che furono in esercizio fra il 1881 e il 1930. Questo si svolgeva fra piazzale della Vittoria e piazza Vittorio Emanuele II (attuale piazza Aurelio Saffi), lungo l'allora corso Vittorio Emanuele (poi corso della Repubblica).
La rete ciclabile comunale è confluita nel progetto Bicipolitana, un sistema di percorsi ciclabili identificabili per colore e direzione attraverso le vie urbane e le principali direttrici extracittadine, attrezzati con punti di bike sharing e stazioni di ricarica per biciclette elettriche.

La carica di sindaco di Forlì è stata istituita nel 1860 con il Regno d'Italia. Poi, nel 1926, durante il periodo fascista, tale carica e lo stesso consiglio comunale vennero sostituiti dal podestà, che veniva scelto dal Partito Nazionale Fascista. I sindaci ripresero ad amministrare la città a partire dal 1946. Il sindaco in carica è Gian Luca Zattini.
Lista delle città gemellate con Forlì:
Forlì fece parte dell’Unione di Comuni della Romagna Forlivese, nata ufficialmente il 18 gennaio 2014 dall’aggregazione di diverse precedenti unioni e comunità montane dell’area forlivese, con l’obiettivo di gestire in forma associata servizi e funzioni comunali.
Con Delibera del Consiglio Comunale n. 23 del 6 aprile 2020, il Comune di Forlì deliberò il proprio recesso dall’Unione, motivato dalla volontà di riacquisire la piena gestione diretta delle funzioni comunali precedentemente trasferite (come la polizia locale, lo sportello unico per le attività produttive e altri servizi amministrativi). Il recesso divenne efficace dal 1º gennaio 2022, riportando tali competenze sotto l’amministrazione diretta del Comune.
La città di Forlì è rappresentata in numerose discipline sportive e nel 2018 ha ricevuto il titolo di Città Europea dello sport, per l’impegno diffuso nella promozione dell’attività fisica, la qualità degli impianti e la varietà delle società presenti.
Dispone di una rete articolata di impianti sportivi, comprendente tra gli altri il complesso dello stadio Tullo Morgagni, il PalaGalassi, l'Unieuro Arena, il Palazzetto dello Sport di Villa Romiti, il Ginnasio Sportivo, diversi polisportivi comunali, campi da calcio e rugby e numerosi impianti per il tennis.
La città ospita inoltre manifestazioni sportive di rilievo nazionale e internazionale, tra cui il Duathlon Sprint Città di Forlì, la Diabetes Marathon e la mezza maratona StraForlì.
Il Forlì Football Club rappresenta la principale realtà calcistica cittadina. Dopo diversi anni trascorsi nei campionati dilettantistici, il club ha conquistato la promozione in Serie C al termine della stagione 2024-2025, grazie al primo posto nel girone D di Serie D. Nella stagione 2025-2026 ha quindi disputato il campionato di Serie C, tornando nel calcio professionistico.
La squadra disputa le proprie partite interne allo stadio Tullo Morgagni, principale impianto calcistico della città.
Il calcio costituisce inoltre una delle discipline maggiormente diffuse a livello giovanile e dilettantistico, con numerosi impianti comunali destinati al calcio a undici, al calcio a sette e al calcio a cinque.
La Pallacanestro Forlì 2.015 è nata nel 2015 come continuazione della tradizione cestistica forlivese dopo la Libertas Pallacanestro Forlì e la Fulgor Libertas Forlì. Ha rapidamente guadagnato promozioni e oggi disputa il campionato di serie A2. La squadra gioca nella Unieuro Arena, che serve da punto di aggregazione per gli appassionati e ospita eventi anche al di fuori delle gare ufficiali.
La pallacanestro è inoltre praticata a livello giovanile e dilettantistico in diversi impianti comunali, tra cui i polisportivi Alberto Giulianini e Guido Monti.
La pallavolo maschile ha avuto a Forlì una significativa tradizione, legata soprattutto al Volley Forlì, fondato nel 1975 e protagonista nei campionati nazionali di Serie A1 e A2. Dopo alterne vicende sportive e societarie, la squadra milita attualmente in serie B, nell'ambito di un nuovo assetto societario che ha coinvolto anche ex giocatori di livello nazionale. In ambito femminile, la Bleuline Libertas Forlì disputa la Serie B1. Le squadre disputano le gare interne al Palazzetto dello Sport di Villa Romiti.
La pallavolo è praticata anche a livello giovanile e amatoriale attraverso diverse società sportive e nei polisportivi comunali, dotati di palestre e campi polivalenti utilizzati per la disciplina. È inoltre praticato il beach volley, soprattutto nel periodo estivo, attraverso attività e tornei rivolti a praticanti di diversi livelli.
Il Softball Forlì rappresenta una delle realtà più prestigiose nella storia dello sport forlivese e una delle società di maggiore successo del softball italiano. Fondata nel 1969 e affiliata alla Federazione Italiana Baseball Softball, la società ha costruito nel corso dei decenni un palmarès di rilievo nazionale e internazionale.
La squadra ha conquistato sei campionati italiani, nelle stagioni 2002, 2006, 2008, 2017, 2021 e 2023. Il titolo del 2023, ottenuto superando in finale il Caronno, ha rappresentato il sesto scudetto della storia della società.
Particolarmente significativo è anche il rendimento nella Coppa Italia. Il club forlivese ha conquistato il trofeo nove volte, negli anni 2000, 2003, 2004, 2005, 2010, 2013, 2014, 2016 e 2018, risultando il club con il maggior numero di vittorie nella competizione.
A livello internazionale il Softball Forlì ha partecipato ripetutamente alle competizioni europee per club, raggiungendo complessivamente 17 partecipazioni alla European Premiere Cup a partire dal 1997. La società ha conquistato la European Premiere Cup in quattro occasioni, nel 1997, 2002, 2007 e 2021.
Ancora più numerosi sono i successi nella Coppa delle Coppe, competizione europea riservata alle squadre vincitrici delle principali coppe nazionali. Forlì ha conquistato il trofeo sei volte, nel 2000, 2005, 2006, 2011, 2015 e 2019.
Tra i momenti più significativi della storia recente figura il 2021, quando la squadra ha realizzato un nuovo double, conquistando sia il campionato italiano sia la competizione europea. Nel 2023 è arrivato il sesto titolo nazionale.
Il palmarès del Softball Forlì comprende complessivamente:
La società ha inoltre ospitato a Forlì importanti manifestazioni del softball italiano ed europeo, contribuendo a consolidare la presenza della città nel panorama internazionale della disciplina. Nel 2018, per esempio, Forlì ha ospitato la European Premiere Cup, competizione nella quale la formazione cittadina ha concluso il torneo al terzo posto.
Ulteriori attività sportive con presenza rilevante a Forlì includono:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 134323660 · SBN UBOL001089 · LCCN (EN) n80049556 · GND (DE) 4086516-2 · BNF (FR) cb11960341h (data) · J9U (EN, HE) 987007564211205171 · NSK (HR) 981005734137009366 |
|---|