Caltanissetta

Caltanissetta
comune
Caltanissetta – Stemma
Caltanissetta – Bandiera
Caltanissetta – Veduta
Caltanissetta – Veduta
Panorama dalla cima del monte San Giuliano, 2018
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Libero consorzio comunale Caltanissetta
Amministrazione
SindacoWalter Tesauro (FI) dal 25-6-2024
Territorio
Coordinate37°29′29.3″N 14°03′44.8″E
Altitudine568 m s.l.m.
Superficie421,25 km²
Abitanti57 791 (31-5-2026)
Densità137,19 ab./km²
Frazionivedi sezione
Comuni confinantiCanicattì (AG), Delia, Enna (EN), Marianopoli, Mazzarino, Mussomeli, Naro (AG), Petralia Sottana (PA), Pietraperzia (EN), San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa, Serradifalco, Sommatino
Altre informazioni
Cod. postale93100
Prefisso0934
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT085004
Cod. catastaleB429
TargaCL
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 550 GG
Nome abitantinisseni
Patronosan Michele Arcangelo
Cristo Nero (Signore della Città)
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caltanissetta
Caltanissetta
Caltanissetta – Mappa
Caltanissetta – Mappa
Posizione del comune di Caltanissetta nel suo libero consorzio comunale
Sito istituzionale

Caltanissetta (Cartanissètta in siciliano) è un comune italiano di 57 791 abitanti, capoluogo dell'omonimo libero consorzio comunale in Sicilia.

I primi ad abitare il territorio circostante furono i Sicani, che si stanziarono in diversi villaggi a partire dal XIX secolo a.C. L'odierna città fu invece fondata verosimilmente nel X secolo, durante il periodo islamico in Sicilia, epoca alla quale risale con ogni probabilità anche l'origine del toponimo Qalʿat al-Nisāʾ, da cui deriva l'attuale nome "Caltanissetta", sebbene nel tempo siano state formulate diverse ipotesi alternative. Con la conquista normanna l'abitato fu trasformato in feudo e, dopo varie vicissitudini, nel 1405 passò sotto il dominio dei Moncada di Paternò, che mantennero il titolo di conti della contea di Caltanissetta fino al 1816, in seguito all'abolizione del feudalesimo. Della loro signoria rimane il secentesco Palazzo Moncada, tra le principali testimonianze dell'architettura barocca cittadina.

A partire dall'Ottocento Caltanissetta conobbe un notevole sviluppo economico e industriale grazie allo sfruttamento dei vasti giacimenti di zolfo, che ne fecero uno dei principali centri estrattivi europei. Il ruolo rivestito nell'industria solfifera le valse l'appellativo di "capitale mondiale dello zolfo", mentre nel 1862 vi fu istituito il primo istituto minerario d'Italia.

Negli anni trenta del Novecento la città visse una vivace stagione culturale che, pur sviluppandosi nel contesto della censura imposta dal regime fascista, indusse Leonardo Sciascia a definirla una «piccola Atene». Nel secondo dopoguerra il progressivo declino dell'attività estrattiva determinò una profonda crisi dell'economia locale, oggi basata prevalentemente sul settore terziario.

Geografia fisica

Veduta dell'inizio del XXI secolo delle campagne a nord di Caltanissetta dalla cima del monte San Giuliano

Il territorio comunale di Caltanissetta, quattordicesimo d'Italia per superficie e quarto della Sicilia dopo Noto, Monreale e Ragusa, si estende nell'entroterra dell'isola, nel cuore dei monti Erei, ed è privo di sbocchi sul mare. Il paesaggio è prevalentemente collinare e culmina a quota 859 m s.l.m., mentre il centro abitato sorge a 568 m s.l.m., caratteristica che ne fa il settimo capoluogo di provincia italiano per altitudine e il secondo della Sicilia dopo Enna.

Territorio

La città domina dall'alto la valle del Salso, che si estende fino al territorio di Enna, e presenta una morfologia tipica dell'entroterra siciliano, caratterizzata da rilievi argilloso-calcarei modellati dall'erosione.

Il centro abitato sorse tra tre rilievi – il colle Sant'Anna, il monte San Giuliano e il poggio Sant'Elia – che, disposti ad arco, delimitano una conca naturale nella quale si sviluppano il nucleo storico e gran parte dei quartieri meridionali.

Nel vigente Piano Territoriale Paesistico del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, redatto dall'Assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana della Regione Siciliana, gran parte del territorio comunale ricade nei paesaggi locali n. 9 «Aree delle Miniere», n. 8 «Sistemi urbani di Caltanissetta e San Cataldo» e n. 5 «Valle del Salito».

Maccaluba, un vulcanello di fango in località Terrapelata

Dal punto di vista geologico il territorio comunale appartiene al cosiddetto «Bacino di Caltanissetta», riconosciuto dal D.Lgs. 30/2009 come uno dei diciannove corpi idrici sotterranei della Sicilia e pertanto sottoposto al monitoraggio qualitativo delle acque da parte della Regione Siciliana.

Le prime indagini scientifiche sulle formazioni geologiche affioranti furono condotte da Luigi Baldacci e Sebastiano Mottura, cui seguirono, negli anni trenta del Novecento, gli studi del geologo tedesco Behermann. Successivamente Leo Ogniben approfondì la conoscenza della serie solfifera siciliana, mentre Paolo Schmidt di Friedberg ne ricostruì le successioni stratigrafiche. Ulteriori contributi furono forniti da Decima e Wezel, che studiarono le evaporiti messiniane distinguendone il complesso inferiore e quello superiore.

Tra i fenomeni geologici più caratteristici del territorio figurano le maccalube di Terrapelata, piccoli vulcanelli di fango situati nei pressi del villaggio Santa Barbara, nei quali fuoriescono, con intensità variabile, fango argilloso e gas metano. Il fenomeno costituisce una manifestazione del vulcanismo sedimentario, legata alla risalita di gas in pressione attraverso terreni argillosi saturi di acqua salmastra; la bassa consistenza dei sedimenti impedisce tuttavia la formazione di veri e propri edifici vulcanici.

Clima

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Caltanissetta.

Il clima è di tipo continentale, con inverni generalmente freddi e asciutti ed estati calde, secche e ventilate. Le precipitazioni risultano relativamente scarse, con meno di sessanta giorni piovosi all'anno.

Il vento costituisce uno degli elementi caratteristici del clima cittadino. Durante l'inverno possono verificarsi brevi e sporadiche nevicate, mentre le precipitazioni si concentrano prevalentemente nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, ottobre e dicembre; l'estate è invece quasi del tutto priva di piogge, con una media annua di 458 mm.

Le temperature presentano un'escursione stagionale marcata: le massime medie oscillano tra i 9 e i 12 °C in inverno e tra i 30 e i 35 °C in estate, mentre le minime medie variano rispettivamente tra i 4 e i 6 °C e tra i 15 e i 20 °C. Gli estremi registrati dalla stazione meteorologica sono di −7 °C, rilevati nel 1934, e di 44,0 °C, misurati nell'estate del 1983.

CALTANISSETTA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 10,511,513,917,222,527,830,730,626,920,815,712,211,417,929,721,120,0
T. min. media (°C) 3,94,05,27,411,315,918,518,616,112,58,65,84,68,017,712,410,7

Origini del nome

Il toponimo "Caltanissetta" (di cui esiste anche la variante desueta Caltanisetta) viene fatto generalmente derivare dall'arabo Qalʿat an-nisāʾ, traducibile come "rocca delle donne" o "castello delle donne". Tale denominazione compare già nel 1154 nell'opera Il libro di Ruggero del geografo arabo Muhammad al-Idrisi e trova conferma anche in un testo dell'XI secolo di Goffredo Malaterra, il quale scrive:

(latino)
«Calatenixet, quod, nostra lingua interpretatum, resolvitur Castrum foeminarum»
(italiano)
«Caltanissetta, che, tradotto nella nostra lingua, significa Castello delle donne»

L'origine di tale denominazione non è tuttavia certa. L'ipotesi secondo cui il castello di Pietrarossa avrebbe ospitato un harem dell'emiro di Palermo[senza fonte] appare generalmente incompatibile con la funzione eminentemente militare della fortezza. La storica Rosanna Zaffuto Rovello ha invece proposto che il toponimo fosse legato alle abitudini di vita della popolazione locale: gli uomini, costretti a soggiornare per lunghi periodi presso i terreni agricoli più lontani dal centro abitato, avrebbero lasciato il villaggio abitato prevalentemente dalle donne.

Con la conquista normanna dell'XI secolo il nome della città venne progressivamente latinizzato. Goffredo Malaterra utilizzò la forma Calatenixet, mentre nella traslitterazione latina del testo di Idrisi compare Calatanesat. Alla fine del XII secolo anche Ugo Falcando, nel Liber de regno Sicilie, attestò la forma Caltanixettum, considerata la traduzione latina dell'attuale toponimo.

Ipotesi bizantina

Secondo una diversa interpretazione avanzata dallo studioso Luigi Santagati e pubblicata sulla rivista di storia locale Archivio Nisseno, il toponimo costituirebbe un indizio dell'esistenza di un precedente insediamento di origine bizantina, mai confermato dalle fonti archeologiche. Secondo questa teoria, il termine arabo nisāʾ (normalmente traducibile con "donne") in questo caso deriverebbe dalla deformazione di Nissa, nome dell'antica città dell'Anatolia dalla quale sarebbero provenuti gli stratioti bizantini incaricati della costruzione del castello di Pietrarossa e del vicino villaggio, corrispondente all'attuale quartiere degli Angeli. Dopo la conquista islamica, gli Arabi avrebbero aggiunto il prefisso Qalʿat ("castello"), analogamente a quanto avvenne in altre località siciliane, come Enna, ribattezzata Qasr Yannae e successivamente nota come Castrogiovanni.

Ipotesi catalana

Secondo una ricerca pubblicata dall'Institut Nova Història, fondazione culturale accusata di diffondere teorie pseudostoriche e revisioniste sulla Catalogna e pertanto screditata dalla comunità scientifica, l'attuale toponimo sarebbe il risultato della storpiatura intenzionale della forma originaria Catalaniseta, che dimostrerebbe l'origine catalana dell'insediamento. Questa tesi, analoga a quanto sostenuto anche per Caltabellotta e Caltagirone, si basa sull'affermazione che la forma "Catalaniseta" comparirebbe in diversi testi storici a partire dal XVII secolo fino al XIX secolo, per poi essere sostituita in tempi recenti con "Caltanissetta" al fine di ridimensionare l'influenza della cultura catalana in Sicilia.

Storia

I resti dell'antico castello di Pietrarossa, con il contiguo convento e la chiesa di Santa Maria degli Angeli in una xilografia di Giuseppe Barberis del 1892

Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio di Caltanissetta risalgono al IV millennio a.C. e comprendono reperti attribuiti all'età del bronzo e sepolcri a camera scavati nella roccia, rinvenuti nei siti di Sabucina e Gibil Gabib. I due insediamenti, riferiti alle popolazioni dei Sicani, furono conquistati dalla colonia greca di Gela intorno al VI secolo a.C. e passarono successivamente sotto il dominio di Akragas, l'odierna Agrigento. Testimonianze di epoca romana sono costituite da alcuni reperti, tra i quali un busto dell'imperatore Geta, rinvenuti nelle tombe a fossa di contrada Lannari, ai piedi del colle di Sabucina, nonché dalle strutture inglobate nell'attuale Abbazia di Santo Spirito, interpretate come parte di un antico avamposto militare romano, successivamente trasformato in granaio e infine in abbazia in età normanna.

Le prime attestazioni documentarie relative alla città risalgono al 1087, quando Ruggero il Normanno sottrasse agli Arabi il cosiddetto «castello delle donne», identificato con l'attuale castello di Pietrarossa, e lo concesse in feudo a diversi membri della propria famiglia. Durante la dominazione sveva, l'imperatore Federico II elevò la chiesa di Santa Maria degli Angeli a parrocchia cittadina, in sostituzione dell'Abbazia di Santo Spirito. In epoca aragonese Caltanissetta fu elevata a contea e assegnata alla famiglia Lancia; nella prima metà del XIV secolo passò quindi agli Aragona, duchi di Randazzo. Nel 1407 la città entrò infine nei domini dei Moncada di Paternò, che ne conservarono il possesso fino al 1816, in seguito all'abolizione del feudalesimo.

Durante la signoria dei Moncada furono promosse numerose opere pubbliche, tra cui il ponte Capodarso, realizzato per migliorare i collegamenti con la vicina Castrogiovanni, l'odierna Enna. Nello stesso periodo furono edificati o ampliati diversi complessi civili e religiosi, tra i quali il Palazzo Moncada, rimasto incompiuto, la cattedrale di Santa Maria la Nova, decorata dagli affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, e la Chiesa di Sant'Agata al Collegio, sede cittadina dell'Ordine gesuita.

Stemma dei Moncada

Nel 1816, durante il regno dei Borbone, Caltanissetta fu elevata a capoluogo di provincia. La nuova funzione amministrativa contribuì alla mancata adesione della città ai moti antiborbonici del 1820, circostanza che provocò la rappresaglia degli insorti e il saccheggio dell'abitato. Caltanissetta partecipò invece attivamente ai moti del 1848 e del 1860, accolse Garibaldi e i Mille e fu successivamente annessa al Regno d'Italia.

Carusi all'imbocco di un pozzo della zolfara, 1899

Nel corso del XIX secolo la città conobbe un intenso sviluppo economico legato all'estrazione dello zolfo, che le valse l'appellativo di «capitale mondiale dello zolfo». La crescita dell'industria mineraria produsse una diffusa prosperità, ma fu accompagnata da condizioni di lavoro estremamente gravose e da numerosi incidenti, che colpirono soprattutto gli operai delle miniere, comunemente detti «zolfatai».

Nel 1943 Caltanissetta subì pesanti bombardamenti da parte delle forze anglo-americane, che provocarono centinaia di vittime. Il secondo dopoguerra fu segnato dalla crisi irreversibile dell'industria zolfifera, culminata nella chiusura definitiva delle miniere del circondario alla fine degli anni 1980.

Salvatore Sciascia davanti alla sua libreria in corso Umberto I negli anni 1960

Nello stesso periodo la città conobbe tuttavia una vivace stagione culturale, animata dalla presenza di intellettuali quali Salvatore Sciascia, Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati, Rosario Assunto e Luigi Russo, che contribuì alla diffusione dell'appellativo di «Piccola Atene».

La progressiva riconversione dell'economia cittadina fu accompagnata da una diffusa disoccupazione, stabilizzatasi negli anni settanta e nuovamente aggravatasi alla fine del decennio successivo, nonché dalla diffusione del clientelismo e dalla speculazione edilizia. L'espansione dei nuovi quartieri e delle aree residenziali modificò profondamente l'assetto urbano, favorendo il progressivo spopolamento del centro storico.

Nel 1999 la città fu al centro dell'attenzione nazionale in seguito all'uccisione del sindaco Michele Abbate, accoltellato da un uomo affetto da disturbi psichici.

A partire dai primi anni 2000, parallelamente all'intensificarsi dell'emigrazione dei nisseni verso altre città italiane e l'estero, si registrò un consistente aumento della popolazione straniera, proveniente soprattutto dall'Africa subsahariana. Il fenomeno fu favorito anche dalla presenza del CARA di contrada Pian del Lago, uno dei maggiori centri italiani destinati all'accoglienza di centinaia di richiedenti asilo.

Simboli

Stemma nelle forme usate dall'ente
Bandiera cittadina

Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con Decreto del Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato Benito Mussolini del 13 gennaio 1941.

Stemma
«Di rosso alla fortezza d'oro aperto e finestrata di nero con tre torri, pure d'oro, merlate alla guelfa, con la sporgenza, nella prima torre, di una testa coronata di Gigantessa in profilo. [Capo del Littorio: di rosso (porpora) al Fascio Littorio d'oro, circondato da due rami di quercia ed alloro hanno dati da un nastro dei colori nazionali.] Ornamenti esteriori da Città.»

Lo stemma civico attualmente in uso dall'amministrazione comunale è tuttavia rappresentato con una corona marchionale in luogo della corona di città prevista dalla blasonatura ufficiale.

Gonfalone
«Drappo diviso in quattro campi da una croce vermiglia: nel PRIMO di bianco; nel SECONDO di azzurro denso; nel TERZO trinciato di verde di giallo; nel QUARTO tagliato di verde di giallo. Al centro della croce, lo stemma della Città campeggiante sul petto di un'aquila d'argento, coronata d'oro, tenente negli artigli due cornucopie dalle quali emergono spighe di grano e frutta. Sotto l'aquila un nastro d'azzurro con la scritta in oro Caltanissetta.»
Bandiera

La bandiera è un drappo bianco rettangolare recante al centro lo stemma cittadino e, sotto di esso, la denominazione istituzionale in caratteri latini neri.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Caltanissetta.
Cattedrale di Caltanissetta
Cattedrale di Santa Maria la Nova

È la chiesa cattedrale della diocesi di Caltanissetta e sorge in piazza Garibaldi. Fu costruita tra il 1560 e il 1620 e aperta al culto nel 1622. La denominazione di Santa Maria la Nova serviva a distinguerla dalla precedente chiesa madre, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, detta perciò Santa Maria la Vetere e situata ai piedi del castello di Pietrarossa.

L'edificio subì gravi danni durante il bombardamento del 1943. L'interno, articolato in tre navate, conserva nella navata centrale un ciclo di affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans. Alla destra dell'altare maggiore è collocata la statua lignea di san Michele Arcangelo, patrono della città, realizzata nel XVII secolo dallo scultore Stefano Li Volsi.

Vista esterna delle absidi dell'abbazia di Santo Spirito
Abbazia di Santo Spirito

Fu commissionata dal gran conte Ruggero e costruita riutilizzando strutture preesistenti, tradizionalmente identificate con un casale di epoca islamica. La chiesa fu consacrata nel 1153 e presenta un'unica navata conclusa da tre absidi. Al suo interno si conservano un fonte battesimale e diversi affreschi distribuiti lungo le pareti.

Chiesa di Sant'Agata al Collegio
Chiesa di Sant'Agata al Collegio e collegio dei Gesuiti

La chiesa fu costruita tra il 1600 e il 1610 sul sito di un precedente edificio di culto dedicato a sant'Agata. I lavori del vicino collegio della Compagnia di Gesù, dal quale deriva la denominazione «al Collegio», ebbero inizio nel 1589 e si protrassero fino alla seconda metà del XIX secolo.

L'edificio presenta una pianta a croce greca e un interno rivestito di marmi e stucchi. Gli affreschi furono in larga parte ridipinti nel secondo dopoguerra dall'artista nisseno Luigi Garbato. L'ex collegio, di impianto barocco, ospita la biblioteca comunale Luciano Scarabelli e l'Istituto superiore di studi musicali Vincenzo Bellini.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Nota anche come Santa Maria la Vetere, sorge nei pressi del castello di Pietrarossa. Fu costruita tra il XIII e il XIV secolo e dal 1239 al 1622 svolse la funzione di chiesa parrocchiale della città, succedendo all'abbazia di Santo Spirito.

Dopo l'Unità d'Italia fu sconsacrata e trasferita al Ministero della guerra, andando incontro a un progressivo stato di abbandono. Fu sottoposta a un articolato intervento di restauro nei primi anni 2010. L'elemento architettonico più riconoscibile è il portale occidentale in arenaria, decorato con fregi e sormontato da un archivolto a sesto acuto.

Chiesa di San Giovanni

Sorge nella parte più antica del centro storico, nei pressi della chiesa di San Domenico. Fondata nell'XI secolo, fu più volte rimaneggiata e nel XVIII secolo subì un radicale intervento che cancellò gran parte delle strutture medievali.

Distrutta durante il bombardamento del 1943, fu ricostruita nel 1945. L'interno è decorato con affreschi di Tommaso Pollace. È nota anche come chiesa del Purgatorio, dal nome della confraternita che vi si stabilì nel XVII secolo.

Chiesa di San Sebastiano; in primo piano è visibile anche una parte del gruppo scultoreo della fontana del Tritone del Tripisciano
Chiesa di San Sebastiano

Fu edificata nel XVI secolo come ringraziamento per la cessazione di un'epidemia di peste e fu in passato sede della congregazione dei macellai. Sorge in piazza Garibaldi, di fronte alla cattedrale.

Nel 1711 l'edificio fu ridotto nella lunghezza per ampliare lo spazio della piazza e contestualmente rinnovato negli interni e nel prospetto. L'attuale facciata fu progettata alla fine del XIX secolo dall'architetto Pasquale Saetta ed è articolata mediante colonne riferibili ai tre ordini classici e statue dello scultore Biancardi.

Chiesa di San Domenico
Chiesa di San Domenico

Fu fondata nel XV secolo in seguito all'insediamento dei Moncada a Caltanissetta e costruita nel quartiere degli Angeli, allora privo di altri edifici di culto. La sua origine è tradizionalmente collegata ad Antonio Moncada, che nel 1458 rinunciò allo stato ecclesiastico per succedere nei titoli familiari e promosse la costruzione della chiesa e del vicino convento domenicano.

L'edificio fu ampliato e decorato nei secoli successivi. Il prospetto, convesso nella parte centrale e concavo ai lati, risale al periodo barocco. All'interno è conservata una tela raffigurante la Madonna del Rosario, opera del pittore toscano Filippo Paladini, nella quale sono rappresentati anche i figli del conte Francesco II Moncada. Indagini più recenti hanno inoltre individuato la presenza di una cripta precedentemente sconosciuta.

L'ex monastero benedettino di Santa Flavia
Chiesa e monastero di Santa Flavia

Il complesso sorge sulle pendici del colle Sant'Anna, ai margini del centro storico. Fu fondato per volontà di Maria d'Aragona, vedova del conte Francesco II Moncada. Il monastero fu costruito tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, mentre la chiesa, edificata sul sito della precedente chiesa di Santa Venera, fu completata nel 1793.

Tra il XIX e il XX secolo il monastero fu adibito a caserma e successivamente abbandonato. Gli interventi di restauro eseguiti tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila portarono alla riscoperta della facciata dell'antica chiesa di Santa Venera.

Chiesa di Santa Croce
Chiesa e monastero di Santa Croce

La chiesa e l'annesso monastero benedettino furono edificati nel 1531 per volontà del conte Antonio III Moncada. L'edificio era originariamente dedicato al Santissimo Salvatore.[senza fonte] Nel 1590 una contessa della famiglia Moncada donò al complesso una reliquia della Croce, dalla quale derivò la successiva intitolazione.

Nel 1660 fu rinvenuta nei pressi dell'abbazia di Santo Spirito una pietra recante una figura interpretata come immagine naturale della Croce; riconosciuta come reliquia, venne trasferita nella chiesa. L'edificio presenta un'unica navata e un prospetto seicentesco caratterizzato da conci in arenaria e dalle gelosie delle finestre del monastero.

Chiesa e convento di San Michele
Chiesa e convento di San Michele

La fondazione del complesso è legata alla tradizione relativa alle visioni del frate cappuccino Francesco Giarratana, che nel 1625 avrebbe visto l'arcangelo Michele impedire l'ingresso in città a un uomo colpito dalla peste. Il corpo dell'appestato sarebbe stato rinvenuto in seguito nel luogo sul quale sorse la prima cappella.

L'edificio originario andò in rovina e fu ricostruito nel 1837, dopo che la città fu risparmiata da un'epidemia di colera. Il convento fu realizzato nel 1888 per iniziativa di padre Angelico Lipani e fu il terzo insediamento cappuccino cittadino dopo quelli di Xiboli e Pigni.

Santuario del Signore della Città

L'edificio nacque come chiesa dedicata a san Nicola di Bari e dal XVIII secolo ospita il Cristo Nero, crocifisso ligneo venerato come compatrono di Caltanissetta.

Nel XIX secolo il rettore Angelico Lipani e la famiglia dei conti Testasecca contribuirono all'ampliamento e alla decorazione della chiesa. Presso il santuario furono fondati l'istituto di carità e la congregazione delle suore francescane del Signore della Città. L'interno conserva, tra le altre opere, una statua di san Francesco di Francesco Biangardi e mosaici realizzati da Bevilacqua negli anni cinquanta del Novecento.

Chiesa di Sant'Antonio alla Saccara

Fu costruita nel XVII secolo e ampliata nel 1866, quando venne dedicata alla Madonna con il titolo di Santa Maria di Montemaggiore. L'attuale intitolazione a sant'Antonio risale al 1877. Nel 1911 vi fu fondato l'istituto «Boccone del povero». La chiesa sorge nel rione Cozzarello, noto anche come Saccara.

Chiesa di Santa Maria della Provvidenza

Sorge nel quartiere omonimo e presenta una facciata e un campanile realizzati nei primi anni del XX secolo.

Chiesa della Madonna della Grazia
Chiesa di Santa Maria della Grazia

Fu costruita nel XVII secolo sul sito di una precedente cappella votiva dedicata alla Madonna della Grazia. L'interno presenta un'unica navata, altari laterali e una volta a botte decorata con stucchi. Sull'altare maggiore è conservato un dipinto raffigurante la Madonna della Grazia, attribuito a Pietro Antonio Novelli.

Villa Cappellano

È un complesso monastico e agricolo costruito dai gesuiti nel XVI secolo e utilizzato come residenza estiva fino al 1843, quando fu sostituito dalla casina alle Balate. Il complesso è articolato intorno a un cortile quadrangolare e comprende una cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Da essa proviene una cornice lignea oggi conservata nella chiesa madre di Delia. Attualmente abbandonata, la villa sorge a circa 2 km dal centro di Delia.

Casina dei Gesuiti alle Balate

Fu costruita dai gesuiti e dal 1843 sostituì villa Cappellano come residenza estiva dell'ordine. Dopo l'Unità d'Italia fu espropriata e nel 1872 passò al Comune di Caltanissetta. Ospita il convitto dell'istituto superiore «Angelo Di Rocco».

Cimitero monumentale degli Angeli, ingresso contiguo alla chiesa di Santa Maria degli Angeli
Cimitero monumentale degli Angeli

Conosciuto comunemente come cimitero degli Angeli, fu realizzato alla fine del 1878 nei pressi della chiesa di Santa Maria degli Angeli, del convento dei frati minori osservanti e del castello di Pietrarossa.

Cimitero dei carusi

Fu realizzato presso la miniera Gessolungo dopo l'incidente minerario del 12 novembre 1881 per accogliere le salme di diciannove carusi, nove dei quali rimasti senza identificazione.

Architetture civili

Palazzo del Carmine, sede del municipio di Caltanissetta
Palazzo del Carmine

Le origini del complesso risalgono al 1371 circa, quando l'area era ancora esterna alla cinta urbana e ospitava una piccola chiesa rurale dedicata a san Giacomo. Per volontà di Guglielmo Peralta e della moglie Eleonora d'Aragona, figlia del marchese di Randazzo, accanto alla chiesa sorsero il convento dei Carmelitani e l'annessa chiesa di Maria Santissima Annunziata, comunemente detta Madonna del Carmine.

Con l'espansione urbanistica della città, in particolare tra XVI e XVII secolo, il complesso conventuale venne inglobato nel tessuto urbano. A seguito della soppressione degli ordini religiosi nel XIX secolo, i Carmelitani lasciarono il convento, che fu demolito per consentire la costruzione della sede municipale. Contestualmente furono demolite anche le chiese adiacenti e, sul sito di una di esse, fu edificato il Teatro Regina Margherita. Dell'antico convento rimangono oggi soltanto alcuni tratti murari inglobati nell'edificio moderno.

Facciata di Palazzo Moncada
Palazzo Moncada

Costruito nella prima metà del XVII secolo per volontà del principe Luigi Guglielmo I Moncada, avrebbe dovuto costituire una delle più imponenti residenze aristocratiche della Sicilia. Il progetto, tuttavia, non fu mai completato, poiché il principe fu nominato viceré di Valencia e si trasferì in Spagna.

L'edificio conserva uno dei più significativi esempi del barocco nisseno, caratterizzato dagli elaborati fregi antropomorfi e zoomorfi dei balconi. Nel Novecento il cortile fu adattato dapprima a teatro e successivamente a sala cinematografica, nota come Cineteatro Trieste e poi Cineteatro Bauffremont. Dal 2009 ospita la Multisala Moncada e, dal 2010, anche la galleria civica con esposizioni permanenti dedicate alla famiglia Moncada e allo scultore Michele Tripisciano.

Il Palazzo delle Poste
Palazzo delle Poste

L'edificio sorse dopo la demolizione della seicentesca chiesa di Sant'Antonino, nell'ambito del riassetto urbanistico del primo Novecento. Progettato dall'ingegnere G. Lombardo, fu completato nel 1931 e inaugurato il 29 ottobre 1934.

La costruzione costituisce uno dei principali esempi dell'architettura pubblica del periodo fascista in città. Gli interni conservano affreschi di Gino Morici, mentre l'impianto architettonico riflette il gusto monumentale dell'epoca. Dopo un lungo periodo di abbandono, è stato restaurato con criteri conservativi ed è oggi sede della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Caltanissetta. L'edificio è sottoposto a tutela quale bene di interesse storico-artistico e architettonico.

Gli affreschi del piano nobile di Palazzo Testasecca
Palazzo Testasecca

Fu costruito nel XIX secolo per la famiglia del conte Ignazio Testasecca in corso Vittorio Emanuele. L'edificio, in stile neoclassico, conserva un piano nobile decorato con affreschi e apparati ornamentali di gusto eclettico.

Palazzo Benintende

Realizzato su progetto di Giuseppe Di Bartolo, rappresenta uno dei più significativi edifici civili ottocenteschi della città. La facciata è caratterizzata dalla sovrapposizione degli ordini ionico e dorico, arricchita da lesene e medaglioni decorativi. Nel 1862 ospitò Giuseppe Garibaldi durante la sua permanenza a Caltanissetta.

L'ex ospedale Vittorio Emanuele II
Ospedale Vittorio Emanuele II

L'edificio, originariamente appartenente al secondo convento dei Cappuccini, fu trasformato in ospedale durante un'epidemia di colera. Dal 1868 al 1979 rappresentò il principale presidio sanitario cittadino, prima di essere sostituito dall'ospedale Sant'Elia. Sorge in viale Regina Margherita, nelle immediate vicinanze della villa Amedeo.

Palazzo del Banco di Sicilia

Fu costruito intorno al 1920 su progetto di Antonio Zanca, sostituendo le antiche «case Moncada» lungo corso Umberto I. Costituisce uno dei primi edifici cittadini realizzati in calcestruzzo armato. L'architettura, d'impronta neoclassica, è caratterizzata dall'impiego della pietra locale e da un cortile interno coperto da un lucernario policromo.

Villa Mazzone

Conosciuta anche come Hotel Mazzone, fu costruita alla fine dell'Ottocento su progetto di Sebastiano Mottura per ospitare il personale impegnato nella costruzione della ferrovia. Nei primi decenni del Novecento fu ampliata e trasformata nel Grand Hotel Concordia, uno degli alberghi più prestigiosi della città. Dopo la chiusura, avvenuta negli anni Settanta, dagli anni Novanta ospita una casa di riposo.

Palazzo Tumminelli-Paternò

L'edificio, risalente al XVIII secolo, deriva dall'unificazione di più fabbricati preesistenti. Presenta prospetti in pietra a vista, balconi con mensole scolpite e ringhiere in ferro battuto di gusto ispano-siciliano, comunemente definite «alla spagnola».

Palazzo Cinnirella

Situato in largo Paolo Barile, prospiciente Palazzo Moncada, costituisce uno dei principali esempi di architettura eclettica ottocentesca della città.

Il Palazzo della Provincia
Palazzo della Provincia

Il progetto originario fu elaborato nella prima metà dell'Ottocento dall'architetto Giuseppe Di Bartolo, che immaginò un edificio destinato ad accogliere sia gli uffici comunali sia quelli provinciali. Nel 1870 il progetto fu ridimensionato dall'ingegnere Agostino Tacchini, limitandone la destinazione alla sola amministrazione provinciale.

L'edificio fu completato nel 1897. Alla decorazione contribuirono numerosi artisti, tra cui Luigi Greco, autore dello scalone monumentale e dell'aula consiliare, Michele Tripisciano, che realizzò il corredo scultoreo, e Pasquale Sozzi, responsabile di parte delle decorazioni interne.

Il Teatro Regina Margherita
Teatro Regina Margherita

Inaugurato nel 1875, fu dedicato alla regina Margherita di Savoia, che visitò ufficialmente Caltanissetta nel 1881. Per diversi decenni rappresentò il principale centro della vita culturale cittadina.

Dopo la seconda guerra mondiale l'edificio conobbe un lungo periodo di declino e negli anni Settanta fu chiuso per la perdita dell'agibilità. Un articolato intervento di restauro, protrattosi per oltre vent'anni, ne ha consentito la riapertura nel 1997.

Altro

Ruderi del castello di Pietrarossa
Castello di Pietrarossa

Posto su un'altura che domina la città, è il principale monumento medievale di Caltanissetta. Le sue origini sono generalmente ricondotte al periodo islamico, sebbene il sito fosse frequentato già in epoca protostorica dai Sicani. Nel Medioevo costituì uno dei principali capisaldi strategici dell'entroterra siciliano. Alla fine dell'XI secolo avrebbe accolto la sepoltura della regina Adelasia, nipote di Ruggero il Normanno, mentre nel 1378 ospitò il parlamento dei baroni siciliani che istituì il Governo dei Quattro Vicàri.

Gran parte della fortezza crollò nel 1567 in seguito a un violento terremoto, lasciando superstiti soltanto alcuni tratti murari e due torri, tuttora visibili. Ai piedi del colle venne successivamente realizzato il cimitero monumentale degli Angeli.

Il Monumento al Redentore
Monumento al Redentore

Fu eretto sulla sommità del monte San Giuliano in occasione del Giubileo del 1900, nell'ambito del programma promosso da papa Leone XIII che prevedeva la costruzione di monumenti al Cristo Redentore nelle diverse regioni italiane. La posizione fu scelta poiché ritenuta prossima al baricentro geografico della Sicilia.

Il complesso, progettato da Ernesto Basile, è costituito da un basamento in pietra contenente una cappella, sul quale si erge una statua bronzea del Cristo ispirata a quella posta sulla facciata della basilica di San Giovanni in Laterano di Roma. Alla sua devozione è legata la tradizionale festa del Redentore, celebrata ogni anno il 6 agosto.

Nel gennaio 2026 il monumento ha riportato danni a seguito del passaggio del ciclone Harry.

Piazza Garibaldi agli inizi del XX secolo
Piazza Garibaldi

Costituisce il principale spazio pubblico del centro storico e il fulcro dell'impianto urbanistico cittadino. In essa convergono corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele, i due assi storici della città. Sulla piazza si affacciano il municipio, la cattedrale e la chiesa di San Sebastiano, mentre al centro si trova la Fontana del Tritone.

La Fontana del Tritone
Fontana del Tritone

Realizzata dallo scultore nisseno Michele Tripisciano, raffigura il Tritone intento a domare un cavallo marino, circondato da due mostri marini. L'opera, ispirata alla mitologia classica, venne scolpita nel 1890 e inizialmente collocata nell'atrio di Palazzo del Carmine.

L'attuale sistemazione al centro di piazza Garibaldi risale al 15 dicembre 1956, su progetto dell'architetto Gaetano Averna, quando sostituì il precedente lampione monumentale. Tra il 2008 e il 2009, contestualmente alla riqualificazione della piazza, la fontana è stata restaurata e dotata di un nuovo impianto di illuminazione. Nel tempo è divenuta uno dei principali simboli della città.

Il Monumento ai Caduti
Monumento ai Caduti

Situato al termine del viale Regina Margherita, commemora i 291 militari nisseni caduti durante la prima guerra mondiale. L'opera, inaugurata il 16 dicembre 1922, raffigura la Patria nell'atto di indicare l'eroe caduto, che stringe il tricolore. Alla base del monumento sono collocati due cannoni e una corona d'alloro in bronzo.

Il complesso fu realizzato su progetto dello scultore Cosimo Sorgi utilizzando bronzo proveniente da materiale bellico catturato al nemico e fuso dalla fonderia Laganà di Napoli. Originariamente posto nel viale delle Rimembranze, nel 1965 fu trasferito nell'attuale collocazione. Costituisce il luogo principale delle celebrazioni cittadine della Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate.

L'antenna RAI di Caltanissetta
Trasmettitore di Caltanissetta

La stazione radiotrasmittente di Caltanissetta fu uno dei principali impianti italiani per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte. L'elemento più caratteristico era costituito da un'antenna omnidirezionale alta 286 metri, collocata sulla collina Sant'Anna a quota 660 m s.l.m., che per lungo tempo rappresentò la struttura più alta d'Italia.

L'impianto rimase operativo dalla seconda metà del Novecento fino ai primi anni Duemiladieci. Nel 2013 il Comune deliberò l'acquisto dell'antenna, delle strutture annesse e dell'area circostante, con l'obiettivo di evitarne la demolizione e trasformare il sito in un parco pubblico.

Nel novembre 2021 il Dipartimento regionale dei Beni culturali avviò il procedimento per l'apposizione del vincolo di interesse culturale, riconoscendo il forte valore identitario del manufatto.

Il 28 maggio 2025 il Dipartimento regionale dei Beni culturali revocò tuttavia il vincolo, rilevando gravi criticità strutturali che ne impedivano il recupero. Successivamente, con ordinanza del 18 luglio 2025, il TAR per la Sicilia autorizzò la demolizione dell'impianto. L'antenna fu abbattuta da Rai Way il 23 luglio 2025 alle ore 17:40.

Ponte Capodarso

Situato sul fiume Imera Meridionale, al confine tra i territori comunali di Caltanissetta ed Enna, fu costruito nel 1553 per volontà di Carlo V d'Asburgo. Nel XVIII secolo l'erudito Antonio Chiusole lo incluse tra le «tre meraviglie della Sicilia» («un monte, un ponte e un fonte»).

Originariamente realizzato con la caratteristica struttura "a schiena d'asino", nel corso del XIX secolo fu modificato per agevolare il transito dei carri, assumendo l'attuale configurazione. Sorge lungo la strada statale 122 Agrigentina, all'interno della riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell'Imera Meridionale.

Giardini pubblici

Viale della villa Amedeo

Il territorio comunale dispone di tre principali ville pubbliche:

A queste si affiancano numerose altre aree verdi urbane, tra cui:

Ulteriori spazi verdi di minori dimensioni sono presenti in piazza della Repubblica, piazza Giovanni XXIII, piazza Falcone e Borsellino, nell'area compresa tra via Catania e via Galilei, in via Niscemi, in piazza Iacono e sul monte San Giuliano.

Sono inoltre previsti due grandi parchi urbani, non ancora pienamente fruibili e in attesa del completamento degli interventi previsti:

Secondo il rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, nel 2018 il verde pubblico fruibile ammontava a 4,5 m² per abitante, collocando Caltanissetta nelle ultime posizioni della graduatoria nazionale. I dati pubblicati nell'edizione 2025 dello stesso rapporto indicano un incremento della dotazione di verde urbano fino a 9,2 m² per abitante.

Siti archeologici

Capanne circolari nel parco archeologico di Sabucina

Nel territorio comunale di Caltanissetta ricadono numerosi siti archeologici di particolare rilievo, che documentano una continuità insediativa dall'età del Bronzo fino all'epoca romana.

All'interno dell'area urbana è presente il parco archeologico di Palmintelli, mentre i principali siti extraurbani sono:

Palmintelli

Il parco archeologico di Palmintelli si trova in posizione centrale, nelle immediate vicinanze del viale della Regione. Il sito fu individuato durante gli scavi archeologici eseguiti nel 1988. L'area ospitava originariamente una necropoli dell'età del Bronzo composta da tombe a grotticella artificiale, delle quali una è rimasta integralmente conservata.

La tomba superstite, caratterizzata da ingresso rettangolare, pianta regolare e copertura piana, ha restituito numerosi reperti archeologici oggi conservati presso il Museo archeologico di Caltanissetta.

Sabucina

Situato a est della città, il sito di Sabucina costituisce uno dei più importanti complessi archeologici dell'entroterra siciliano. Le prime campagne sistematiche di scavo furono avviate negli anni Sessanta del Novecento e permisero di documentare una lunga continuità di frequentazione, dall'età del bronzo antico (XX- XVI secolo a.C.) fino alla fase di ellenizzazione e alla successiva età romana.

L'area conserva resti di abitazioni, fortificazioni e strutture pubbliche appartenenti ai diversi periodi di occupazione. Presso il sito è inoltre presente un antiquarium che raccoglie ed espone i reperti provenienti dagli scavi.

Gibil Gabib

Il sito di Gibil Gabib sorge circa cinque chilometri a sud-est di Caltanissetta, su un rilievo dominante la valle del Salso. L'insediamento occupa tre terrazze digradanti verso sud-est ed è stato abitato in età protostorica e greca.

Le prime indagini archeologiche risalgono alla metà del XIX secolo; nuove campagne di scavo furono condotte negli anni Cinquanta del Novecento sotto la direzione di Dinu Adameșteanu, mentre l'ultima campagna sistematica ebbe luogo nel 1984.

Gli scavi hanno restituito abitazioni, tratti della cinta muraria, un imponente torrione difensivo della metà del VI secolo a.C. e numerosi reperti, tra cui ceramiche della facies di Castelluccio riferibili al Bronzo tardo, vasellame d'uso quotidiano, lucerne, una statuetta fittile raffigurante una divinità femminile e una testina votiva. Tali rinvenimenti attestano l'esistenza di aree destinate al culto all'interno dell'abitato.

Ai piedi della collina si estendevano inoltre due necropoli, dalle quali provengono ricchi corredi funerari comprendenti ceramica a figure rosse siceliota.

Archeologia industriale

Edificio della solfara Trabonella
Solfare

Lo sviluppo economico di Caltanissetta tra XIX e XX secolo fu strettamente legato all'estrazione dello zolfo, attività che trasformò profondamente il territorio e contribuì alla crescita della città, tanto da farle attribuire l'appellativo di «capitale mondiale dello zolfo». A testimonianza di tale passato rimangono numerose strutture minerarie dismesse, oggi riconosciute come importanti esempi di archeologia industriale.

Tra le principali miniere ancora riconoscibili si ricordano la Gessolungo, la Giumentaro, la Iungio Tumminelli, la Saponaro, la Stretto Giordano e la Trabonella.

Ruderi del gasometro degli Angeli
Il gasometro degli Angeli in una fotografia di fine Ottocento
Gasometro degli Angeli o Opificio dell'usina

Costituisce uno dei più significativi esempi di archeologia industriale presenti nel territorio cittadino. Fu costruito nel 1867 nella parte meridionale dell'antico quartiere degli Angeli, lungo la strada che conduceva al cimitero e alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, contribuendo all'ammodernamento dell'illuminazione pubblica cittadina. Nel 1893 l'impianto venne municipalizzato.

Originariamente destinato alla produzione del gas illuminante, con la progressiva diffusione dell'energia elettrica perse la propria funzione. Fino agli anni Cinquanta ospitò il canile municipale e successivamente fu utilizzato come deposito per quattro antiche carrozze funebri, successivamente trasferite e messe in sicurezza.

Nonostante il riconoscimento quale bene «di interesse etno-antropologico particolarmente importante» disposto dall'Assessorato regionale ai Beni Culturali, il complesso versa tuttora in un grave stato di abbandono.

Mulino Salvati

Fu il primo mulino a vapore realizzato in città. Venne fondato nel 1866 dai fratelli campani Francesco e Luigi Salvati in un'area allora esterna al centro abitato, corrispondente all'attuale incrocio tra via Salvati e via Sallemi.

Il complesso industriale fu edificato a cavallo di un corso d'acqua affluente del torrente delle Grazie, nei pressi di una fontana-abbeveratoio oggi scomparsa. L'impianto cessò definitivamente la propria attività nel 1913, rappresentando una delle prime testimonianze dell'industrializzazione cittadina.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2023 i cittadini stranieri residenti a Caltanissetta erano 3 069, pari al 5,26% della popolazione complessiva. Le comunità numericamente più consistenti erano le seguenti:

Tradizioni e folclore

Lo stesso argomento in dettaglio: Settimana Santa di Caltanissetta.

Settimana Santa

La Settimana Santa di Caltanissetta comprende l'insieme dei riti e delle manifestazioni religiose che si svolgono nei giorni precedenti la Pasqua. Le celebrazioni hanno inizio nel pomeriggio della Domenica delle palme, quando il simulacro di Gesù Nazareno attraversa le vie cittadine su un'imbarcazione interamente ricoperta di fiori, rievocando l'ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Il lunedì e il martedì si svolge la Scinnenza, costituita da rappresentazioni dell'Ultima Cena e della passione di Gesù. I riti entrano nel vivo il mercoledì mattina con la processione della Real Maestranza, formata dalle corporazioni degli artigiani cittadini e guidata da un capitano al quale il sindaco consegna simbolicamente le chiavi della città.

La sera dello stesso giorno sfilano diciannove piccoli gruppi sacri, detti varicedde, che rappresentano i diversi episodi della Passione e riproducono in scala ridotta le sedici vare. Queste ultime, grandi gruppi statuari in gesso e cartapesta, attraversano il centro storico dal pomeriggio fino alla tarda notte del Giovedì santo.

Il Venerdì santo si svolge la processione del Cristo Nero, crocifisso ligneo venerato come compatrono della città. Il simulacro è accompagnato dalle ladate dei fogliamari, eredi degli antichi raccoglitori di erbe selvatiche. Dopo il silenzio liturgico del sabato, le celebrazioni si concludono la Domenica di Resurrezione con la messa solenne presieduta dal vescovo nella cattedrale, alla quale partecipano le principali autorità cittadine e il capitano della Real Maestranza.

Festa di San Michele

La statua di san Michele Arcangelo, opera di Stefano Li Volsi

La festa patronale in onore di San Michele Arcangelo si celebra il 29 settembre e trae origine dalla tradizione secondo cui il santo avrebbe preservato la città dalla peste nel 1625. Una settimana prima della ricorrenza, il simulacro dell'Arcangelo, realizzato nel XVII secolo dallo scultore Stefano Li Volsi, viene trasferito dall'altare della navata destra della cattedrale a quello maggiore.

La mattina del 29 settembre il sindaco offre un cero votivo al patrono; la sera la statua viene portata in processione per le vie del centro storico, sostenuta a spalla dai devoti scalzi, che la accompagnano con l'invocazione «E gridammu tutti! Viva lu principi San Micheli Arcangiulu». Al termine del percorso il simulacro rientra in cattedrale, accolto da spettacoli pirotecnici. Nei giorni della festa si svolge inoltre la tradizionale fiera di San Michele.

Vacanza di San Michele

La cosiddetta Vacanza di San Michele si celebra l'8 maggio, anniversario dell'apparizione dell'Arcangelo al frate cappuccino Francesco Giarratana, episodio al quale viene tradizionalmente ricondotta l'origine della devozione cittadina.

Il simulacro viene accompagnato dalla Real Maestranza, i cui componenti indossano guanti e farfallini bianchi, dalla cattedrale al santuario di San Michele, dove rimane fino alla domenica successiva. La denominazione della ricorrenza richiama pertanto il temporaneo trasferimento della statua dalla propria sede abituale.

Festa del Redentore

La festa del Redentore si celebra il 6 agosto ed è legata alla costruzione del monumento al Redentore sul monte San Giuliano. L'opera fu realizzata per volontà di papa Leone XIII insieme ad altri diciannove monumenti innalzati in Italia in occasione del Giubileo del 1900.

La celebrazione coincide con la solennità liturgica della Trasfigurazione e comprende la processione di un simulacro che riproduce le fattezze del monumento. Nei giorni della festa la sommità del monte San Giuliano viene decorata con infiorate predisposte davanti al basamento della statua.

Processione dei Tre Santi

La processione dei Tre Santi si svolge il 28 dicembre e trae origine dal terremoto di Messina del 1908, che devastò la Sicilia orientale e la Calabria meridionale senza colpire Caltanissetta. La tradizione nacque nello stesso giorno del sisma come ringraziamento per lo scampato pericolo e come invocazione di protezione contro futuri terremoti.

Durante la processione vengono portate per le vie del centro le statue di san Michele, del Redentore e dell'Immacolata. Quest'ultima è una statua lignea interamente rivestita in foglia d'argento, ispirata alla figura apocalittica della donna vestita di sole. I tre simulacri escono dalla cattedrale, percorrono il centro storico accompagnati dai fedeli e rientrano nello stesso edificio al termine della celebrazione.

Istituzioni, enti e associazioni

La rivista Archivio Nisseno

A Caltanissetta ha sede la Società Nissena di Storia Patria, istituita nel 2012 con lo scopo di promuovere lo studio, la conservazione e la divulgazione della storia e della cultura del territorio nisseno. L'associazione pubblica la rivista semestrale Archivio Nisseno e dal 2014 opera come organizzazione non lucrativa di utilità sociale.

Dal 2016 la società è ospitata nel convento dei frati minori annesso alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove è stata allestita una biblioteca costituita attraverso donazioni.

Cultura

Tra la seconda metà degli anni trenta e la fine degli anni sessanta del Novecento Caltanissetta conobbe una stagione culturale particolarmente vivace, animata dalla presenza di intellettuali quali Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati, Calogero Bonavia e Luca Pignato, nonché dall'attività editoriale di Salvatore Sciascia. Alla vita pubblica e culturale cittadina furono inoltre legati giuristi e uomini politici nisseni come Pompeo Colajanni e Giuseppe Alessi.

La città fu sede del Parco letterario Regalpetra, dedicato a Leonardo Sciascia e successivamente abbandonato. Dal 2004 l'associazione SiciliAntica organizza inoltre un convegno annuale di studi dedicato alla storia della Sicilia.

Dal 2022 Caltanissetta è capofila del progetto del Primo parco mondiale dello stile di vita mediterraneo, al quale aderiscono altre 103 città della Sicilia centrale.

Archivi e biblioteche

Salterio diurno miniato del XVII secolo proveniente dal convento dei Cappuccini in contrada Pigni, rubato nel 2010 dalla biblioteca Scarabelli
Archivio di Stato

Fu istituito nel 1843, durante il regno dei Borbone, come archivio dipendente dalla provincia di Caltanissetta. Mantenne tale configurazione anche dopo l'Unità d'Italia, fino al 1932, quando gli archivi provinciali borbonici furono posti alle dirette dipendenze dello Stato; dal 1975 le relative competenze passarono al Ministero per i beni e le attività culturali. Conserva, tra gli altri fondi, gli archivi notarili fino al 1903, quelli delle corporazioni religiose soppresse dopo il 1866, l'archivio del Corpo delle miniere e l'archivio storico del comune di Caltanissetta fino al 1860. La sede, realizzata nel 1969 su progetto dell'architetto Salvatore Cardella, comprende una torre di dieci piani destinata ai depositi e un corpo più basso, articolato su due livelli, adibito agli uffici.

Biblioteca Scarabelli

Ha sede nei locali del secentesco ex collegio dei Gesuiti, adiacente alla chiesa di Sant'Agata. Istituita nel 1862, possiede un patrimonio di oltre 140 000 volumi e quasi trecento manoscritti, formatosi attraverso donazioni private e mediante l'acquisizione dei fondi appartenuti agli ordini religiosi soppressi. Fortemente voluta dal prefetto Domenico Marco, fu intitolata a Luciano Scarabelli, studioso piacentino che contribuì all'incremento delle raccolte con numerose donazioni. Un ruolo significativo nella sua organizzazione fu svolto anche dal bibliotecario Calogero Manasia. La biblioteca dispone inoltre di una sezione distaccata nel villaggio Santa Barbara.

Biblioteca diocesana

È ospitata al pianterreno del palazzo vescovile, nei locali adiacenti all'auditorium del museo diocesano. Fu fondata nel 1904 dal vescovo Ignazio Zuccaro per custodire i libri appartenuti al predecessore Giovanni Guttadauro, confluiti nel fondo antico. Il successivo riordino e la catalogazione delle raccolte furono curati da monsignor Giovanni Speciale, che lasciò alla biblioteca circa settemila volumi, oggi riuniti nel fondo a lui intitolato. Il patrimonio comprende circa 47 000 opere di teologia, spiritualità, letteratura italiana e straniera, lingue e letterature classiche, arte, filosofia, storia, storia della Chiesa, patrologia, oratoria, diritto, scienze, matematica e musica; è presente anche un'emeroteca.

Tra le altre raccolte bibliotecarie cittadine figurano la biblioteca della Corte d'appello di Caltanissetta, la biblioteca di cultura generale e di studi ambientali della sezione locale di Italia Nostra, la biblio-fonoteca dell'Istituto superiore di studi musicali Vincenzo Bellini e le biblioteche degli istituti scolastici.

Università

Lo stesso argomento in dettaglio: Consorzio universitario di Caltanissetta.

Il Polo universitario di Caltanissetta costituisce una sede decentrata dell'Università degli studi di Palermo ed è organizzato attraverso un apposito consorzio. Nell'anno accademico 2025-2026 vi risultano attivi i seguenti corsi di studio:

In città sono inoltre presenti sedi o poli didattici dell'Università degli Studi Internazionali di Roma,[senza fonte] dell'Università degli Studi "Niccolò Cusano" e dell'Università telematica "Pegaso".

Musei

Interni del museo archeologico
Museo archeologico

Il Museo regionale interdisciplinare di Caltanissetta, aperto nella sede attuale nel 2006 in sostituzione del precedente museo civico situato nei pressi della stazione centrale, sorge vicino all'Abbazia di Santo Spirito ed è ospitato in un edificio moderno progettato dall'architetto Franco Minissi. Conserva reperti provenienti dai principali insediamenti della valle del Salso e del territorio circostante, in particolare dalle necropoli dell'area di Mazzarino e dai siti di Gibil Gabib e Sabucina, posti su alture strategiche lungo una delle principali direttrici commerciali e militari dell'antichità. Le collezioni comprendono corredi funerari, ceramiche attiche a figure rosse, utensili e manufatti in bronzo e ceramica; vi è inoltre custodito il sacello di Sabucina. Il museo è temporaneamente chiuso al pubblico per lavori di ristrutturazione.

Interni del museo mineralogico
Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara

Originariamente ospitato nell'istituto minerario «Sebastiano Mottura», fu successivamente trasferito in una sede appositamente realizzata e inaugurata il 15 dicembre 2012. Il percorso espositivo documenta l'attività mineraria del territorio nisseno attraverso campioni di zolfo, minerali, rocce, fossili, attrezzature, carte geologiche, piani topografici delle miniere e fotografie d'epoca. Comprende inoltre una raccolta di macrofossili ordinata cronologicamente dal Siluriano al Quaternario.

Interni di Palazzo Moncada durante una mostra dedicata a Salvador Dalí
Galleria civica d'arte

Occupa parte del Palazzo Moncada e ospita esposizioni temporanee e permanenti, tra le quali la raccolta delle opere dello scultore Michele Tripisciano.

Museo Tripisciano

Inaugurato nel 2010 nel piano ammezzato di Palazzo Moncada e compreso nella galleria civica d'arte, raccoglie le opere lasciate al Comune dallo scultore nisseno Michele Tripisciano. L'esposizione, organizzata in quattro sale tematiche, comprende prevalentemente modelli e sculture in gesso provenienti dallo studio romano dell'artista. Sono inoltre presenti opere di altri autori locali, tra cui Giuseppe Frattallone e Francesco Guadagnuolo.

Museo diocesano

Ha sede presso il palazzo vescovile, in viale Regina Margherita, e conserva opere provenienti dalle chiese della diocesi. Le raccolte documentano in particolare la produzione artistica locale tra il XVII e il XVIII secolo e comprendono dipinti, argenti, paramenti, arredi sacri e codici miniati.

Esterno del museo d'arte contemporanea
Museo d'arte contemporanea

Inaugurato nel 2017 nella salita Matteotti, è ospitato negli ambienti sotterranei di un rifugio antiaereo costruito durante la seconda guerra mondiale. Si compone di dieci vani disposti lungo un corridoio centrale, corrispondenti alle strutture originarie del rifugio, e di un ulteriore spazio realizzato presso l'ingresso. L'esterno è caratterizzato da una copertura metallica curvilinea.

Museo del folclore e delle tradizioni popolari

È una sala espositiva allestita nei locali seminterrati della parrocchia di San Pio X, in via Napoleone Colajanni. Vi sono custodite quindici delle sedici vare, i gruppi scultorei in gesso e cartapesta realizzati nella seconda metà dell'Ottocento e portati in processione durante il Giovedì Santo. Il trasferimento dei gruppi nel nuovo museo delle Vare, ricavato nel palazzo ex GIL, non ebbe seguito per l'opposizione dei proprietari.

Antiquarium di Sabucina

Conserva reperti archeologici provenienti dal sito, oltre a profili e piante dei diversi settori abitativi, databili dall'età del Bronzo al V secolo a.C. È attualmente chiuso al pubblico.

Teatro

Alla città è legato il Teatro Stabile Nisseno, organizzazione teatrale fondata nel 1996 sulla base dell'esperienza del Piccolo Stabile Nisseno e, in precedenza, del gruppo «I quindici», attivo dagli anni settanta. La compagnia svolge la propria attività soprattutto in Sicilia e nell'Italia meridionale, con circa centotrenta repliche per stagione; secondo dati della SIAE, è stata annoverata tra le compagnie semiprofessionistiche più attive dell'Italia centro-meridionale.

Cinema

A Caltanissetta è ambientata la parte iniziale del film neorealista del 1958 L'uomo dai calzoni corti, diretto da Glauco Pellegrini e interpretato dal giovane Edoardo Nevola.

Cucina

Rollò
Misurazione del cannolo più lungo del mondo

La cucina nissena rientra nella tradizione gastronomica dell'entroterra siciliano. Tra le preparazioni locali figurano il pesto nisseno, il pollo alla nissena e la focaccia nissena, diffusa come cibo di strada. La pasticceria comprende numerosi dolci a base di ricotta, tra cui il cannolo nisseno, la raviola di ricotta, le paste velate e il rollò, oltre ai raffiolini della tradizione biscottiera.

Particolare rilievo assume il torrone di Caltanissetta, preparato con mandorle e pistacchi e caratterizzato da una lavorazione prolungata.

Nel 2021 fu finanziata la realizzazione del Laboratorio della cucina prototipale dello stile di vita mediterraneo, previsto nei locali dell'ex carcere, poi sede del liceo scientifico, di via Tumminelli. L'intervento rientra nel progetto del Primo parco mondiale dello stile di vita mediterraneo.

L'11 settembre 2022 fu realizzato a Caltanissetta il cannolo più lungo del mondo.

Geografia antropica

Urbanistica

Le più antiche forme di organizzazione urbana documentate nel territorio nisseno sono riconducibili all'insediamento sicano di Sabucina, sviluppatosi a partire dal XII secolo a.C. a circa quattro chilometri dall'attuale città. Altri centri di rilievo furono Gibil Gabib, Vassallaggi e Capodarso, entrati, insieme a Sabucina, nell'area d'influenza siceliota. I reperti rinvenuti in contrada Lannari, oggi conservati nel Museo archeologico di Caltanissetta, attestano che in età romana il principale insediamento della zona si spostò a valle del monte Sabucina.

Il nucleo dal quale ebbe origine l'attuale abitato sorse intorno al castello di Pietrarossa, identificato con l'antico Qalʿat an-nisāʾ, ossia «castello delle donne». Il borgo, di possibile origine bizantina e successivamente sviluppatosi in epoca islamica, si adattò senza un piano prestabilito alle pendici del rilievo, in posizione dominante sulla valle dell'Imera meridionale. L'insediamento, costruito lungo ripidi declivi e protetto dalla fortezza e da mura abbattute nel XVII secolo, corrispondeva in parte all'odierno quartiere di San Domenico, tradizionalmente indicato anche con il nome di quartiere degli Angeli. Il tessuto viario conserva vicoli, cortili e passaggi irregolari, alcuni dei quali a pianta triangolare, comunemente ricondotti alla tradizione urbanistica del periodo islamico.

Con l'avvento dei Normanni fu ampliata l'Abbazia di Santo Spirito, che assunse la funzione di parrocchia cittadina. Il complesso sarebbe sorto su strutture preesistenti, comprendenti un casale rupestre di età romana successivamente impiegato come granaio.

Durante la dominazione sveva, tra la fine del XII e il XIII secolo, Caltanissetta si presentava come un insieme di nuclei insediativi sviluppatisi intorno alle principali emergenze civili e religiose: il castello, l'abbazia, la parrocchia di Santa Maria la Vetere, poi Santa Maria degli Angeli, e il Palazzo del Magistrato, risalente al XV secolo e del quale rimane una torre inglobata in costruzioni successive.

Il primo processo organico di pianificazione urbana ebbe inizio nel XVI secolo, durante la signoria dei Moncada. L'abitato fu progressivamente articolato in quattro quartieri: San Francesco, comprendente parte del borgo medievale, a sud-est; Santa Venera, poi Santa Flavia, a nord; San Rocco a nord-ovest; e Zingari, successivamente denominato Provvidenza, a sud-ovest. Quest'ultimo è stato tradizionalmente identificato con l'antico quartiere ebraico della città.

I quattro quartieri furono organizzati intorno a due assi viari principali, disposti approssimativamente in senso perpendicolare. L'asse est-ovest era costituito dalla via dei Fondachi e dalla sua prosecuzione, la via del Monastero di Santa Croce, aperta nel 1827, oggi corrispondenti al corso Vittorio Emanuele; quello nord-sud coincideva con la via del Collegio, divenuta corso Umberto I. Le due strade si incontravano nella Piazza Grande, denominata Piazza Ferdinandea nel 1828, quando vi fu collocata una statua di Ferdinando I delle Due Sicilie, opera dello scultore neoclassico Valerio Villareale. Il monumento fu abbattuto durante i moti del 1848 e, dopo l'Unità d'Italia, lo spazio fu intitolato a Giuseppe Garibaldi, giunto in città nel 1860 durante la Spedizione dei Mille.

Il centro storico è caratterizzato da una rete di vicoli, scalinate e strade adattate alla morfologia accidentata del terreno. A questa struttura si contrappone il viale Regina Margherita, realizzato secondo il modello dei boulevard francesi durante la fase di maggiore prosperità dell'industria zolfifera, nella seconda metà del XIX secolo.

L'espansione ottocentesca fu accompagnata dalla costruzione, lungo i principali assi viari, delle residenze appartenenti alle famiglie imprenditoriali legate allo zolfo, tra cui palazzo Testasecca, palazzo Benintende, palazzo Lanzirotti e palazzo Sillitti Bordonaro. Nello stesso periodo furono realizzati importanti edifici pubblici e istituzionali, quali il Palazzo della Provincia, il seminario vescovile, il Palazzo del Banco di Sicilia e la sede della Banca d'Italia. Quest'ultima fu demolita alla fine degli anni sessanta e sostituita da un nuovo edificio in cemento armato, realizzato nel 1969 e successivamente dismesso.

Durante il periodo fascista furono costruiti diversi edifici pubblici. L'architetto nisseno Salvatore Cardella progettò il sanatorio Dubini, oggi abbandonato, la Casa Littoria, divenuta Palazzo degli Uffici finanziari e sede provinciale dell'Agenzia delle entrate, e il Palazzo provinciale degli studi, oggi sede dell'istituto tecnico economico «Mario Rapisardi». Franco Petrucci progettò la Casa del Balilla in via Cavour, successivamente destinata alla Gioventù italiana del littorio e, nel secondo dopoguerra, alle collezioni del Museo archeologico civico, rimaste nell'edificio fino al 2006. Gino Morici progettò invece il Palazzo delle Poste in piazza Sant'Antonino, in seguito intitolata a Guglielmo Marconi.

Il centro storico conserva tuttora una rilevante funzione amministrativa, religiosa e culturale, sebbene la crescita dei quartieri moderni abbia comportato il trasferimento di numerosi uffici e servizi. Vi hanno sede il municipio, il Teatro Regina Margherita, la cattedrale e alcune delle principali chiese cittadine.

Nel nucleo antico si trova inoltre il mercato della Strata 'a foglia, attestato dal XVI secolo e tradizionalmente destinato alla vendita di prodotti ortofrutticoli. Tra gli altri edifici e complessi di rilievo figurano la chiesa di San Domenico, la chiesa di Sant'Agata al Collegio, l'ex collegio dei Gesuiti e la Biblioteca Scarabelli.

Espansione contemporanea

La struttura urbana rimase sostanzialmente concentrata nei quattro quartieri storici fino al secondo dopoguerra. Negli anni cinquanta la maggior parte della popolazione risiedeva ancora nel nucleo delimitato da corso Vittorio Emanuele e corso Umberto I. Il piano regolatore generale approvato nel 1962, tra i primi elaborati in Italia, perseguì la tutela del centro storico indirizzando l'espansione edilizia verso le aree periferiche. Tale scelta contribuì tuttavia al progressivo spopolamento dei quartieri antichi, a cominciare da San Domenico, e alla crescita di nuovi insediamenti nelle campagne circostanti.

L'espansione urbana si sviluppò inizialmente lungo viale Trieste, via Niscemi e via Napoleone Colajanni, dove furono costruiti numerosi edifici residenziali e commerciali. Negli anni cinquanta interessò soprattutto contrada Palmintelli, a ovest del centro storico e in direzione del villaggio UNRRA-Casas, edificato nel secondo dopoguerra e successivamente inglobato nell'abitato. Il principale asse di sviluppo divenne la strada per San Cataldo, in seguito trasformata nel viale della Regione, oggi sede di numerose attività commerciali e servizi.

L'edificazione proseguì verso sud nelle contrade Balate e Pinzelli, organizzate principalmente intorno a via Turati, prosecuzione di via Sallemi e importante collegamento con la parte sud-occidentale della città. I due quartieri, caratterizzati prevalentemente da edilizia residenziale intensiva, raggiunsero complessivamente una popolazione di circa 25 000 abitanti.

A ovest di Palmintelli, verso San Cataldo, si sviluppò il quartiere residenziale di Poggio Sant'Elia, situato a circa 700 m di altitudine e caratterizzato da una minore densità edilizia. Nel quartiere hanno sede l'azienda ospedaliera cittadina e il CEFPAS, entrato in funzione negli anni novanta. Tra Palmintelli e Poggio Sant'Elia si trova uno dei principali accessi alla città, in corrispondenza del precedente tracciato della strada statale 640 Strada degli Scrittori, dal quale si diramano i collegamenti verso Canicattì, Agrigento, l'autostrada A19, San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa e Gela.

A sud di Poggio Sant'Elia si estende la zona delle Due Fontane, quartiere residenziale a bassa densità sviluppatosi soprattutto tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo. Lungo via Due Fontane si concentrarono attività commerciali e strutture di vendita, favorite dalla posizione dell'arteria tra Caltanissetta e San Cataldo.

Alla fine del XX secolo sorse a sud il quartiere San Luca, formato in prevalenza da complessi di edilizia cooperativa e abitato da circa 5 000 residenti. Il quartiere è stato oggetto di critiche per l'elevata densità edilizia e la carenza di spazi verdi. In un'area precedentemente occupata da un traliccio elettrico fu successivamente realizzato il Giardino della legalità, dedicato alle vittime della mafia e inaugurato nel maggio 2017.

Più a sud si sviluppò Pian del Lago, zona a bassa densità edilizia caratterizzata prevalentemente da abitazioni unifamiliari e dalla presenza dei principali impianti sportivi cittadini. Vi ha inoltre sede il CARA, centro di accoglienza entrato in funzione nel 1998 e annoverato tra i maggiori d'Italia. Lungo la direttrice verso Pietraperzia si trova invece la zona industriale, sviluppatasi a partire dalla fine degli anni cinquanta.

L'espansione verso nord ebbe inizio negli anni settanta con la costruzione del quartiere popolare di Santa Petronilla, denominato dall'antica chiesa rurale un tempo presente nella zona. Il quartiere si sviluppò lungo via G.B. De Cosmi e lungo le diramazioni di via Pietro Leone, nella zona Fontanelle, e via Libertà, dove sorge il Palazzo di giustizia. Nella stessa area si trova l'Hotel San Michele, inaugurato nel 1990. Più a nord si trova la contrada Firrìo, interessata prevalentemente dalla costruzione di abitazioni unifamiliari.

A causa della natura impervia del suolo, l'espansione a est del centro storico fu più contenuta e si concentrò principalmente, tra gli anni cinquanta e sessanta, lungo via Xiboli e via Redentore.

Quartieri storici

Mappa degli antichi quartieri
Portale della chiesa di Santa Maria della Provvidenza
Quartieri e rioni di Caltanissetta
Tetti del rione della Provvidenza

A partire dal XVIII secolo il centro urbano risultò articolato nei quattro quartieri storici disposti intorno alla Piazza Ferdinandea, oggi piazza Garibaldi, e separati dai due assi perpendicolari costituiti da corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele.

Il nucleo più antico è il quartiere San Domenico, tradizionalmente detto anche degli Angeli, sviluppatosi intorno all'omonima chiesa. Esso corrisponde in parte all'insediamento medievale e islamico dal quale ebbe origine l'attuale città.

Il quartiere della Provvidenza, noto anticamente anche come quartiere degli Zingari o dei Furchi, deve l'attuale denominazione alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, posta nella parte più elevata del rione. La sua identificazione con l'antica giudecca, ossia il quartiere ebraico della città, costituisce un'ipotesi storiografica non definitivamente confermata.

Il quartiere Santa Venera prese il nome dall'omonima chiesa, oggi scomparsa. Successivamente il rione assunse la denominazione di Santa Flavia, estesa anche al vicino quartiere operaio costruito per i minatori durante il periodo fascista.

Il quartiere San Rocco, il più recente tra i quattro quartieri storici, si sviluppò tra il XVI e il XVIII secolo e prese il nome da una chiesa non più esistente. Il suo principale asse viario era il rettilineo noto come u Cassariddu, corrispondente alle odierne vie Berengario Gaetani e Lincoln.

Tra gli altri quartieri e rioni tradizionali della città figurano:

Villaggio UNRRA Casas

Cartolina del villaggio UNRRA Casas negli anni sessanta

Il villaggio UNRRA Casas sorgeva originariamente a circa 3 km dal centro storico ed è oggi inglobato nel tessuto urbano, presso l'estremità settentrionale di viale della Regione. L'insediamento, comunemente denominato quartiere UNRRA Casas, fu realizzato nell'immediato secondo dopoguerra nell'ambito degli interventi promossi dall'UNRRA-CASAS, organismo collegato alla United Nations Relief and Rehabilitation Administration e istituito per fornire assistenza abitativa alle popolazioni colpite dalla seconda guerra mondiale nei territori passati sotto il controllo degli Alleati.

Nel piano regolatore generale comunale il complesso è classificato come zona A2, relativa alla «città postunitaria o città del primo Novecento», ed è pertanto riconosciuto come insediamento di interesse storico sottoposto a specifiche limitazioni degli interventi edilizi.

Frazioni

Villaggio Santa Barbara

Le frazioni e i principali nuclei abitati del territorio comunale sono:

Si tratta di insediamenti situati a diversa distanza dal centro urbano, generalmente dotati di una chiesa e, in alcuni casi, di servizi postali e telefonici. Alcuni nuclei costituiscono borgate storiche classificate dal piano regolatore generale come zone A3, denominate «centri storici della campagna», e sono sottoposti a tutela in ragione del loro interesse storico e urbanistico.

Economia

Lo stesso argomento in dettaglio: Zolfo di Sicilia e Amaro Averna.
Amaro Averna

L'economia di Caltanissetta, oggi fondata prevalentemente sul settore terziario e sulle funzioni amministrative proprie del capoluogo, fu storicamente caratterizzata dall'agricoltura e soprattutto dall'industria estrattiva. Tra il XIX e il XX secolo lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo rappresentò infatti la principale attività economica del territorio e portò la città ai vertici del mercato solfifero internazionale, tanto da valerle l'appellativo di «capitale mondiale dello zolfo». Tra le maggiori solfare attive nelle immediate vicinanze del centro abitato figuravano quelle di Gessolungo, Giumentaro, Iungio Tumminelli, Saponaro, Serradigessi, Stretto Giordano e Trabonella.

A partire dal primo dopoguerra, la crescente concorrenza internazionale e l'affermazione di metodi estrattivi più moderni ed economici determinarono il progressivo declino dell'industria solfifera siciliana. Il processo culminò entro la fine degli anni ottanta del XX secolo con la chiusura di tutte le miniere ancora attive nell'isola. La storia dell'attività estrattiva e le condizioni di vita e di lavoro dei solfatari sono documentate nel Museo delle solfare di Trabia Tallarita, allestito nell'ex complesso minerario situato tra Riesi e Sommatino. Il museo fu inserito nel circuito del Distretto turistico delle Miniere, istituito nel 2011 e comprendente un'area di circa 2500 km² estesa nei territori dei liberi consorzi comunali di Enna, Caltanissetta e Agrigento.

La scatola dei ricordi (2003), opera dello scultore nisseno Leonardo Cumbo, collocata in viale Conte Testasecca in memoria della vita dei solfatari

Agricoltura e artigianato

Dopo la crisi e la definitiva cessazione dell'attività mineraria, il settore primario mantenne un ruolo significativo nell'economia locale, affiancato dalla progressiva espansione dei servizi. L'agricoltura del territorio è tradizionalmente legata alla cerealicoltura, all'olivicoltura, alla viticoltura e all'allevamento, attività caratteristiche dell'entroterra siciliano.

L'artigianato locale comprende produzioni legate alla lavorazione del legno, alla realizzazione di pipe, alla pasticceria e alla produzione di torrone. Tra le attività industriali di maggiore notorietà figurò quella dell'Averna, azienda nata a Caltanissetta e divenuta uno dei principali produttori italiani di liquori, nota soprattutto per l'omonimo amaro.

Industria

Il comparto industriale cittadino presenta una struttura relativamente contenuta e si concentra soprattutto nelle aree produttive di contrada Calderaro, San Cataldo Scalo e Grottadacqua.

La zona industriale di contrada Calderaro, già gestita dal Consorzio ASI e sottoposta alla vigilanza dell'Assessorato regionale delle attività produttive, si estende per circa cento ettari. Al suo interno operano imprese attive principalmente nei comparti meccanico, alimentare, tessile, dell'abbigliamento e dei materiali da costruzione.

L'area di San Cataldo Scalo, ricadente in parte nel territorio comunale di Caltanissetta, occupa una superficie di circa quarantacinque ettari e ospita stabilimenti appartenenti soprattutto ai settori manifatturiero, meccanico, alimentare, tessile ed elettronico. Un'ulteriore zona produttiva, denominata Grottadacqua, è situata lungo la strada statale 640 Strada degli Scrittori, tra Caltanissetta e Serradifalco.

Servizi e turismo

Il terziario costituisce il settore più sviluppato e diversificato dell'economia cittadina. Accanto alle attività commerciali e finanziarie sono presenti numerosi uffici pubblici, istituti bancari, compagnie assicurative e servizi professionali. In qualità di capoluogo, Caltanissetta ospita le principali strutture amministrative del territorio ed è sede del locale distretto della Corte d'appello.

L'edilizia ebbe un ruolo particolarmente rilevante durante gli anni del miracolo economico, contribuendo alla crescita dei nuovi quartieri residenziali. Il settore fu tuttavia interessato anche da fenomeni speculativi e da indagini relative alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il turismo mantiene un peso limitato rispetto ad altre aree della Sicilia. Secondo i dati raccolti su base regionale nel 2024, gli arrivi e le presenze registrati nel territorio del libero consorzio comunale collocavano l'area nissena tra quelle meno visitate dell'isola, nonostante la presenza di risorse paesaggistiche, archeologiche e storico-artistiche.

Condizioni economiche e occupazione

L'economia del territorio risente di difficoltà strutturali legate alla debolezza del tessuto produttivo, alle carenze infrastrutturali e alla limitata capacità di attrarre investimenti. Secondo i dati pubblicati nel 2013 dal Sole 24 Ore, il prodotto interno lordo pro capite della provincia nissena ammontava a 13 388,84 euro, collocandola al 103º posto nella graduatoria nazionale; nello stesso periodo la quota delle esportazioni sul PIL risultava pari all'11,47%, mentre l'importo medio delle pensioni era di 621,18 euro.

La disoccupazione rappresenta da lungo tempo una delle principali criticità economiche e sociali della città, incidendo in modo particolare sui giovani e sulle donne. I dati riportati per il medesimo periodo indicavano un tasso di disoccupazione giovanile del 45,9% e un tasso di occupazione femminile pari al 24,87%, tra i più bassi a livello nazionale.

La scarsità di opportunità lavorative favorì, soprattutto dagli anni sessanta del Novecento, consistenti flussi migratori verso l'Italia settentrionale e l'estero. Dopo un rallentamento registrato negli ultimi decenni del XX secolo, l'emigrazione, in particolare quella giovanile e qualificata, tornò ad assumere dimensioni rilevanti nei primi decenni del XXI secolo.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Lavori sulla strada statale 640 Strada degli Scrittori presso lo svincolo di Caltanissetta Nord nel 2014

Caltanissetta costituisce un nodo della rete stradale della Sicilia centrale, posto lungo le direttrici che collegano Palermo, Catania, Agrigento, Enna e Gela.

Le principali arterie extraurbane che interessano il territorio comunale sono:

Strada provinciale in direzione di Marianopoli

I collegamenti con i centri minori del circondario sono assicurati dalla rete provinciale, della quale fanno parte:

Da Caltanissetta aveva inoltre origine la strada statale 191 di Pietraperzia. Nel 1988 il tratto compreso tra il capoluogo e Pietraperzia fu declassato e assunse la denominazione di strada provinciale 103 Caltanissetta-Pietraperzia, perdendo progressivamente importanza dopo l'apertura della SS 640 dir.

Ferrovie

Stazione di Caltanissetta Centrale

Il territorio comunale è attraversato dalla ferrovia Caltanissetta Xirbi-Agrigento, realizzata nel XIX secolo anche per servire i numerosi impianti minerari della Sicilia centrale. Per consentire alla linea di raggiungere il centro urbano fu scavata la galleria Caltanissetta, lunga circa 2 km e sviluppata da nord a sud al di sotto dell'abitato.

All'imbocco meridionale della galleria sorge la stazione di Caltanissetta Centrale, inaugurata nel settembre 1876 e situata in piazza Roma, nei pressi del terminal degli autobus extraurbani. Originariamente posta ai margini dell'abitato, fu progressivamente inglobata dall'espansione urbana. È servita da collegamenti regionali diretti verso Agrigento, Catania, Gela, Modica e altri centri della Sicilia centro-orientale, nonché verso la stazione di Caltanissetta Xirbi.

La stazione di Caltanissetta Xirbi si trova circa 7 km a nord del centro cittadino, in un'area rurale prossima alla frazione di Xirbi e al territorio di Santa Caterina Villarmosa, del quale portò originariamente il nome. Inaugurata nel 1869, costituisce il punto d'intersezione tra la ferrovia Palermo-Catania e la linea diretta ad Agrigento.

Per la distanza dal centro abitato, lo scalo fu a lungo utilizzato prevalentemente per le coincidenze. Tornò ad assumere maggiore rilievo dal 2015, in seguito all'interruzione dell'autostrada A19 causata dalla frana del viadotto Himera e al conseguente potenziamento dei collegamenti ferroviari tra Palermo e Catania. Nell'ambito degli interventi di potenziamento della linea Palermo-Catania sono previsti l'adeguamento dello scalo e la realizzazione di nuove infrastrutture ferroviarie nelle tratte limitrofe.

Nel territorio comunale si trova inoltre la stazione di Imera, situata lungo la ferrovia Palermo-Catania. Non più utilizzata per il servizio viaggiatori, è stata trasformata in posto di movimento.

Mobilità urbana ed extraurbana

Il servizio di trasporto pubblico urbano è gestito dalla SCAT-Tiemme e comprende diverse linee automobilistiche. Il principale nodo d'interscambio cittadino è situato in piazza Roma, di fronte alla stazione ferroviaria di Caltanissetta Centrale.

I collegamenti extraurbani su gomma con i comuni del circondario e con i principali centri regionali sono attestati presso il terminal di via Rochester, posto a breve distanza dalla stazione centrale. Un ulteriore punto di fermata e interscambio per gli autobus extraurbani è situato nell'area di parcheggio di via Guastaferro.

Amministrazione

Sindaci

Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Caltanissetta.

Gemellaggi

Sport

Pesistica

Il sollevamento pesi occupa un ruolo di particolare rilievo nella tradizione sportiva cittadina. Caltanissetta è sede del Comitato regionale siciliano della Federazione Italiana Pesistica e ha costituito uno dei principali centri italiani per la formazione di atleti e tecnici della disciplina. La scuola nissena di pesistica, sviluppatasi attorno a società quali la Kodokan e il settore giovanile del gruppo sportivo delle Fiamme Oro, ha contribuito alla preparazione di numerosi atleti convocati nelle rappresentative nazionali.

Secondo i dati federali disponibili, cinquanta dei centottanta primati italiani allora censiti furono stabiliti da pesisti nisseni, suddivisi in trentacinque record femminili e quindici maschili.

Cinque atleti legati alla scuola pesistica nissena presero parte ai Giochi olimpici o ai Giochi olimpici giovanili:

La città ospitò inoltre le finali dei Campionati italiani assoluti di pesistica nel 2012 e nel 2018, oltre a diverse competizioni nazionali giovanili.

Calcio

Lo stadio Palmintelli durante una partita della Nissa negli anni ottanta

La prima società calcistica cittadina di rilievo fu l'Unione Sportiva Nissena 1929, che partecipò nel corso della propria storia ai campionati di Prima Divisione, Serie C e IV Serie, prima di cessare l'attività nel 1960. Nel 1962 fu fondata la Nissa Sport Club, che raggiunse come massimo risultato sportivo la partecipazione alla Serie C2.

Nel 2020, dalla fusione tra lo Sporting Vallone, già Mussomeli, e la Nissa F.C., ebbe origine una nuova compagine cittadina. La squadra fu inizialmente iscritta al campionato siciliano di Eccellenza e nel 2024, dopo la vittoria del proprio girone, ottenne la promozione in Serie D.

Automobilismo

L'arrivo della seconda edizione della Coppa Nissena, nel 1923

La principale manifestazione automobilistica cittadina è la Coppa Nissena, competizione di velocità in salita disputata per la prima volta il 24 maggio 1922. Nata originariamente come gara stradale su un circuito di oltre ottanta chilometri tra Caltanissetta, Enna e Villarosa, assunse successivamente la forma di una cronoscalata lungo il percorso compreso tra Ponte Capodarso e il villaggio Santa Barbara. La competizione, una delle più antiche cronoscalate italiane, raggiunse nel 2025 la settantesima edizione.

Tra le altre manifestazioni motoristiche organizzate nel territorio figurano il Rally Città di Caltanissetta e lo Slalom del Borgo, disputati lungo le strade delle contrade circostanti.

Tennis

Il torneo internazionale maschile Città di Caltanissetta fu istituito nel 1999 come competizione appartenente alla categoria Satellites. Nel 2005 entrò nell'ITF Men's Circuit e dal 2009 al 2018 fece parte dell'ATP Challenger Tour, diventando uno dei principali appuntamenti tennistici internazionali organizzati in Sicilia.

Dopo sei anni di interruzione, il tennis internazionale tornò al Tennis Club Caltanissetta nel 2024 con un torneo dell'ITF Men's World Tennis Tour di categoria M15. La manifestazione fu confermata nel 2025 e nel 2026.

Ciclismo

Piazza Garibaldi in occasione della sesta tappa del Giro d'Italia 2018

Il territorio cittadino ospita associazioni e gruppi sportivi dedicati al ciclismo su strada e alla mountain bike, tra i quali Open Bike, Imera Bike e Team Lombardo Bike. Per gli allenamenti fu inoltre realizzata una pista comunale per mountain bike.

Caltanissetta fu interessata in due occasioni dal Giro d'Italia. Nel 1976 ospitò l'arrivo della seconda tappa del 59º Giro d'Italia, vinta da Roger De Vlaeminck, mentre nel 2018 fu sede di partenza della sesta tappa della 101ª edizione, conclusasi sull'Etna.

Altre discipline

Nella pallamano operò la Nova Audax, che partecipò al campionato nazionale di Serie A2. Nel calcio a cinque furono attive la Nissa Futsal, nata nel 2012 dalla fusione tra Nissa 5 e Futsal CL, e la Pro Nissa Futsal, fondata nel 2009 e promossa in Serie B al termine del campionato di Serie C1 2018-2019.

Nella pallavolo operarono la formazione maschile Look Nissa Volley e quella femminile Posta Express Albaverde, mentre nel rugby a 15 la città fu rappresentata dalla Nissa Rugby, partecipante al campionato di Serie C.

Impianti sportivi

Stadi

Stadio Marco Tomaselli

Lo stadio Marco Tomaselli, già noto come stadio Pian del Lago dal nome della località nella quale sorge, è il principale impianto sportivo cittadino. Dotato di un campo da calcio, di una pista di atletica leggera e di una sala dedicata alla scherma, ha una capienza di circa 12 000 spettatori ed è tra gli stadi più capienti della Sicilia.

Nel 1994 ospitò un incontro valido per le qualificazioni al Campionato europeo di calcio Under-21 1996 tra le nazionali italiana e croata. A causa della somiglianza delle divise di gioco, la selezione italiana disputò la partita indossando le maglie della Nissa, messe a disposizione dalla società cittadina. L'impianto ospitò inoltre la finale della Coppa Italia di rugby 2002-2003 e l'incontro tra le nazionali Under-20 di Italia e Francia valevole per il Sei Nazioni Under-20 2013.

Lo stadio Palmintelli, inaugurato nel 1936 e situato lungo viale della Regione, costituisce il più antico impianto calcistico cittadino ancora esistente. Ha una capienza di circa 5 000 spettatori e dispone di un terreno di gioco in terra battuta.

Palazzetti e palestre

La palestra Bilotta, oggi non più destinata all'attività sportiva, fu costruita nel 1932 e intitolata nel 1938 a Giulio Cesare Bilotta, ufficiale di fanteria nisseno caduto a trent'anni durante la battaglia di Passo Uarieu del 1936, in Etiopia.

Il PalaCarelli, di proprietà del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, dispone di una capienza massima di circa 5 000 spettatori. Nel corso degli anni ospitò numerosi eventi sportivi, tra cui i Campionati italiani juniores di pesistica del 2010, i Campionati italiani Under-17 del 2011 e i Campionati italiani assoluti del 2012. Nello stesso anno fu sede degli incontri del gruppo 2 delle qualificazioni europee al Campionato mondiale di calcio a 5. Vi si svolsero inoltre concerti e altre manifestazioni, prima della successiva chiusura dell'impianto.

Tra gli altri impianti coperti figurano il PalaMilan, noto anche come PalaChiarandà, con una capienza di circa 1 000 posti, e il PalaCannizzaro, che può ospitare circa 2 000 spettatori. Entrambe le strutture sono destinate alla pratica della pallacanestro, della pallavolo, della pallamano, della scherma, delle arti marziali e della pesistica.

Impianti per il tennis e il nuoto

Il Tennis Club Caltanissetta sorge nella zona sottostante la villa Amedeo. Il primo campo in terra battuta fu realizzato negli anni trenta del Novecento; successivamente il complesso venne ampliato e nel 1967 fu costituita l'attuale associazione sportiva. Il circolo dispone di quattro campi in terra rossa e ospitò il torneo internazionale Città di Caltanissetta, inserito tra il 2009 e il 2018 nell'ATP Challenger Tour. Dal 2024 tornò a ospitare competizioni internazionali appartenenti all'ITF Men's World Tennis Tour.

Piscina comunale

La piscina comunale "Raimondo Collodoro" comprende una vasca da 25 m × 17 m, profonda fino a 3,50 m, e una seconda vasca da 25 m × 6 m, con profondità di 0,90 m. Il complesso è inoltre dotato di palestra, punto di ristoro, locali destinati ad attività commerciali e una tribuna con circa 400 posti. Dal 2002 la gestione dell'impianto fu affidata alla Società Sportiva Dilettantistica Swimming s.r.l. Dal 2007 è intitolata a Raimondo Collodoro, ex sindaco e sportivo nisseno. Dal 2019 al 2026 fu chiusa per lavori di ristrutturazione, e dopo la riapertura affidata alla società Kiran.

Altri impianti

L'impianto polivalente Michelangelo Cannavò comprende campi all'aperto in terra battuta e cemento destinati al calcio, alla pallavolo e alla pallacanestro, oltre a una pista per mountain bike, un percorso per la corsa e uno skatepark. Durante il periodo estivo viene inoltre allestito un campo in sabbia destinato al beach volley e al beach soccer. Lo skatepark fu successivamente distrutto in seguito ad atti vandalici e a un incendio.

La Street Factory Eclettica è un centro sportivo e culturale di circa 3000 m², inaugurato nel 2016 e destinato alla pratica dello skateboard, del pattinaggio, della BMX, dell'hockey, della pallacanestro e dell'arrampicata sportiva. Il progetto fu selezionato nell'ambito del concorso Boom! Polmoni Urbani ed è concepito anche come spazio per manifestazioni culturali e artistiche.

Il poligono del Tiro a Segno Nazionale ospita la sezione cittadina, istituita nel 1884. Requisito nel 1939 per esigenze militari, rimase inutilizzato fino al 1980, quando fu riassegnato dal demanio militare e la sezione venne ricostituita. L'impianto comprende uno stand a dieci metri per pistole e carabine ad aria compressa e una linea di tiro a cinquanta metri. La sezione svolge inoltre le attività istituzionali di formazione e addestramento previste dalla normativa vigente per il personale che presta servizio armato presso enti pubblici e privati.

Note

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
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Bibliografia

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