| Colleferro comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giulio Calamita (indipendente di centro-sinistra) dal 25-5-2026 |
| Data di istituzione | 13 giugno 1935 |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°43′43.25″N 13°00′11.3″E |
| Altitudine | 218 m s.l.m. |
| Superficie | 27 km² |
| Abitanti | 20 374 (31-5-2026) |
| Densità | 754,59 ab./km² |
| Frazioni | Colleferro Scalo, Quarto Chilometro, San Bruno |
| Comuni confinanti | Artena, Genazzano, Paliano (FR), Segni, Valmontone |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 00034 |
| Prefisso | 06 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 058034 |
| Cod. catastale | C858 |
| Targa | Roma o RM |
| Cl. sismica | zona 2B (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona D, 1 571 GG |
| Nome abitanti | colleferrini |
| Patrono | santa Barbara |
| Giorno festivo | 4 dicembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Colleferro (IPA: /kɔlleˈfɛrro/ Collefèrro) è un comune italiano di 20 374 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio.
Colleferro è situata nel settore sud-orientale della città metropolitana di Roma Capitale, nella Valle del Sacco, alle falde dei Monti Lepini e a breve distanza dal fiume Sacco. Il territorio comunale, di dimensioni contenute, presenta un assetto prevalentemente collinare e vallivo, nel quale l'insediamento urbano e industriale si è sviluppato lungo l'asse naturale della valle.
Dal punto di vista idrografico, il territorio ricade nel bacino del fiume Sacco, corso d'acqua che costituisce il principale asse idrografico della valle omonima e interessa direttamente l'area di Colleferro. Lungo il Sacco, nei territori comunali di Colleferro, Segni e Gavignano, sono individuate anche aree soggette a rischio idraulico elevato o molto elevato, connesse alla possibilità di esondazioni e alla presenza di fasce fluviali particolarmente vulnerabili.
Sotto il profilo geologico, l'area di Colleferro rientra nel settore della Valle del Sacco, una depressione tettonica interessata, nel Quaternario, da processi deposizionali legati al fondovalle del Sacco e dalla presenza di prodotti vulcanici pleistocenici dell'Alta Valle del Sacco. In località Colle Pantanaccio, nel territorio urbano di Colleferro, sono documentati depositi di origine vulcanica successivamente risedimentati in ambiente palustre-lacustre, associati a livelli argillosi e a resti fossili risalenti al Pleistocene.
Colleferro presenta estati brevi, calde, asciutte e prevalentemente serene e inverni più lunghi, freddi, piovosi e parzialmente nuvolosi. Nel corso dell'anno la temperatura varia generalmente tra 2 °C e 30 °C, con valori che solo raramente scendono al di sotto di −3 °C o superano i 35 °C.
La stagione calda si estende indicativamente dalla metà di giugno ai primi giorni di settembre, con temperature massime medie superiori a 27 °C. Agosto è il mese mediamente più caldo, con una temperatura massima di circa 30 °C e una minima di 18 °C; gennaio è invece il mese mediamente più freddo, con una massima di circa 11 °C e una minima di 2 °C.
Le precipitazioni sono distribuite durante tutto l'anno, risultando tuttavia più frequenti e abbondanti tra l'autunno e l'inizio della primavera. Novembre è il mese mediamente più piovoso, con circa 90 mm di precipitazioni e quasi 10 giorni piovosi, mentre luglio è il mese più asciutto, con circa 17 mm di pioggia e poco più di 3 giorni piovosi.
| Colleferro | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 11 | 12 | 14 | 17 | 22 | 27 | 30 | 30 | 26 | 21 | 15 | 11 | 11,3 | 17,7 | 29 | 20,7 | 19,7 |
| T. min. media (°C) | 2 | 2 | 5 | 7 | 11 | 15 | 18 | 18 | 15 | 11 | 7 | 3 | 2,3 | 7,7 | 17 | 11 | 9,5 |
| Precipitazioni (mm) | 55 | 58 | 47 | 44 | 34 | 25 | 17 | 21 | 56 | 78 | 90 | 67 | 180 | 125 | 63 | 224 | 592 |
| Giorni di pioggia | 7 | 7 | 7 | 7 | 6 | 4 | 3 | 4 | 7 | 9 | 10 | 8 | 22 | 20 | 11 | 26 | 79 |
L'origine del toponimo Colleferro non è univocamente accertata ed è stata oggetto di diverse interpretazioni. Secondo una ricostruzione divulgativa proposta dal Sistema Museale Territoriale dei Castelli Romani e Prenestini, il nome non sarebbe direttamente collegato al ferro, ma deriverebbe da una trasformazione fonetica tra le consonanti f e v, ricondotta alle parlate dell'Italia antica. A questa interpretazione è associata l'ipotesi di una forma originaria Colle Verro, nella quale verro indica il maschio del maiale.
Una diversa ricostruzione è riportata nel Masterplan urbanistico del Comune di Colleferro. Secondo tale interpretazione, il toponimo deriverebbe dalla forma Verrugo Collis, successivamente evoluta in Ferrugo Collis e quindi in Collis Ferro; in questo caso il nome sarebbe stato messo in relazione con un'antica lavorazione del ferro sul colle.
Lo stesso documento comunale attesta inoltre, per l'età moderna, la presenza della forma toponomastica Castelferro, riportata nella cartografia di Gerardo Mercatore del 1589, derivata dalla carta di Eufrosino della Volpaia del 1547, e in una planimetria di Pirro Ligorio del 1557.
Il territorio di Colleferro e, più in generale, l'alta Valle del Sacco presentano testimonianze di frequentazione umana risalenti alla preistoria. Nella zona sono stati rinvenuti reperti attribuiti all'età del bronzo e all'età del ferro. Il patrimonio archeologico proveniente dal comprensorio è conservato in larga parte nel Museo archeologico comunale del territorio toleriense, il cui percorso documenta senza soluzione di continuità le diverse fasi di popolamento del territorio dal Paleolitico al Medioevo.
Tra le testimonianze paleontologiche più rilevanti si trovano quelle riferibili al Pleistocene medio, periodo al quale appartengono anche i resti di Palaeoloxodon antiquus rinvenuti nel territorio e ricostruiti nel museo archeologico comunale.
Per la tarda antichità e l'alto Medioevo assume particolare importanza il complesso della catacomba di Sant'Ilario ad bivium, situato lungo il trentesimo miglio dell'antica Via Latina, nei pressi degli odierni centri di Colleferro e Valmontone. Il complesso comprende un sistema di gallerie e cubicoli funerari, oltre a un'area cimiteriale subdiale con sepolture databili principalmente tra il IV e il V secolo; parte del materiale epigrafico e ceramico rinvenuto nel sito è conservato nell'antiquarium di Colleferro. Sull'area funeraria sorse inoltre, alla fine dell'VIII secolo, una piccola chiesa dedicata a sant'Ilario.
Nel corso della guerra civile romana tra Lucio Cornelio Silla e i sostenitori di Gaio Mario il Giovane, nell'82 a.C. si combatté nella zona compresa tra Signia e Praeneste la battaglia di Sacriporto, ricordata dalle fonti antiche, fra cui Appiano, come uno degli scontri decisivi della fase conclusiva del conflitto. La vittoria sillana costrinse Mario a ripiegare verso Praeneste, dove rimase successivamente assediato.
L'esatta localizzazione dell'antica Sacriporto non è tuttavia accertata. La tradizione storiografica ha proposto, tra le diverse ipotesi, un'identificazione con l'area di Piombinara, presso l'antica via Labicana e l'odierno territorio di Colleferro; tale identificazione è però considerata priva di riscontri conclusivi e non consente di collocare con certezza lo scontro entro gli attuali confini comunali.

Le origini dell'odierno abitato sono strettamente collegate allo sviluppo industriale della Valle del Sacco tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Nel 1898 fu costituita la Società Valsacco per la lavorazione delle barbabietole da zucchero e venne realizzato uno zuccherificio nei pressi della stazione ferroviaria di Segni-Paliano. Intorno allo stabilimento cominciarono a stabilirsi nuclei di lavoratori e delle loro famiglie, inizialmente in maniera spontanea soprattutto lungo la via Carpinetana antica; la stessa Valsacco promosse in seguito la costruzione di un piccolo villaggio costituito da abitazioni bifamiliari e quadrifamiliari e dalla chiesa di San Gioacchino.
Nel 1906 parte della produzione dello zuccherificio fu trasferita altrove e le abitazioni del villaggio furono acquistate dalle Ferrovie dello Stato per essere utilizzate dai propri dipendenti. La Società Valsacco cessò definitivamente l'attività nel 1909; in quel periodo presso Segni Scalo vivevano circa cinquanta famiglie.
La trasformazione decisiva avvenne nel 1912, quando lo stabilimento Valsacco fu rilevato dalla Bombrini Parodi Delfino (BPD), società fondata nello stesso anno da Leopoldo Parodi Delfino e Giovanni Bombrini. L'impresa, destinata a diventare uno dei maggiori gruppi italiani del settore chimico, avviò a Colleferro un importante complesso per la produzione di polveri ed esplosivi; la scelta del sito fu favorita anche dalle esigenze militari dello Stato italiano e dalla posizione strategica dell'area rispetto alla rete ferroviaria. Lo sviluppo di Colleferro ebbe quindi inizio nel 1912, con la conversione dello zuccherificio della Società Valsacco che era stato in disuso da anni, in fabbrica per la produzione di esplosivi.
Tra il 1912 e il 1913 furono realizzati nuovi impianti industriali su un'area di circa 34 ettari e il precedente zuccherificio venne progressivamente convertito alla produzione di esplosivi. Già prima della metà del 1914 lo stabilimento era operativo nella produzione di ballistite e dinamite. Parallelamente sorse un nuovo nucleo residenziale in località Santa Barbara, destinato a dirigenti, tecnici, operai e alle loro famiglie.
Il primo nucleo di case era sorto presso la stazione ferroviaria di Segni-Paliano, successivamente denominata stazione di Colleferro-Segni-Paliano dopo la costituzione del comune. Con l'espansione della BPD il centro abitato si sviluppò invece progressivamente intorno agli impianti e al cosiddetto «Villaggio BPD». La crescita industriale determinò un consistente fenomeno migratorio: alle prime maestranze specializzate provenienti soprattutto dal Piemonte si aggiunsero negli anni Venti lavoratori edili provenienti dalle Marche e, fra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, nuovi lavoratori provenienti anche dalla Toscana e dall'Umbria, richiamati dallo sviluppo delle lavorazioni metallurgiche e meccaniche.
All'attività della BPD si affiancarono altre produzioni industriali, fra cui quelle della «Calce e Cementi Segni», che lavorava nel fondovalle il materiale proveniente dalle cave di Segni per la produzione di cemento. L'impresa rimase legata al gruppo BPD fino agli anni Settanta, quando lo stabilimento passò alla Italcementi.

La crescita demografica e industriale degli anni Venti e Trenta portò alla costituzione di un ente comunale autonomo. Con la legge 13 giugno 1935, n. 1147, fu istituito il comune di Colleferro, in provincia di Roma. Secondo il testo della legge, il nuovo comune comprendeva la frazione omonima, fino ad allora dipendente dal Governatorato di Roma, e porzioni dei territori comunali di Valmontone e Genazzano, delimitate dalla planimetria allegata al provvedimento. In seguito i confini comunali furono ulteriormente assestati attraverso l'acquisizione di limitate porzioni dei territori circostanti, comprese aree appartenenti a Segni e Paliano.
La costituzione del comune coincise con una nuova fase della pianificazione urbana. La BPD affidò a Riccardo Morandi la progettazione del nuovo centro di Colleferro; già tra la fine del 1935 e l'inizio del 1936 furono elaborate diverse soluzioni per il piano di fabbricazione della città. Lungo corso Garibaldi furono realizzati edifici a blocco destinati alle famiglie degli impiegati e collocati di fronte alla direzione della BPD.
Il piano del 1936 sviluppava l'abitato secondo un impianto ispirato anche ai modelli delle città giardino, adattando la disposizione degli edifici all'orografia collinare. L'insediamento comprendeva case in linea per gli impiegati, abitazioni a schiera, bifamiliari e quadrifamiliari per gli operai, oltre a una serie di attrezzature collettive e servizi. Tra il 1936 e il 1939 Morandi progettò o diresse numerosi interventi, fra cui la chiesa di Santa Barbara, il municipio, la scuola elementare, la caserma dei vigili del fuoco, il mercato coperto, il cinema-teatro, edifici assistenziali, dormitori e numerose abitazioni destinate alle diverse categorie di dipendenti dello stabilimento.
Uno degli eventi più gravi della storia cittadina avvenne la mattina del 29 gennaio 1938 nello stabilimento BPD. Una prima esplosione si verificò intorno alle 7:40 nel settore destinato alla lavorazione del tritolo; all'incendio che ne seguì fece seguito, intorno alle 8:05, una seconda e più violenta deflagrazione. Il bilancio ufficialmente ricordato fu di 60 morti e oltre 1 500 feriti.
Secondo le ricostruzioni diffuse successivamente, la prima esplosione sarebbe stata innescata accidentalmente durante un intervento su un tubo dell'aria compressa, mentre la seconda deflagrazione investì anche parte del personale accorso per fronteggiare l'incendio. La gravità dell'accaduto determinò l'intervento delle massime autorità statali e lo scoppio ebbe ampia risonanza sulla stampa nazionale e straniera.
Il 19 giugno 1939 il principe ereditario Umberto di Savoia si recò a Colleferro per la consegna delle ricompense al valor militare attribuite al personale dello stabilimento distintosi durante il disastro. Dopo una visita al sacrario dedicato alle vittime, furono consegnate decorazioni ed encomi ai familiari dei caduti e sette medaglie di bronzo al valor militare ad altrettanti superstiti. La vicenda continuò a essere ricordata anche dalla stampa internazionale in occasione di successivi incidenti avvenuti nello stabilimento.
Durante la seconda guerra mondiale la presenza degli stabilimenti BPD, impegnati nella produzione bellica, rese Colleferro un obiettivo delle incursioni aeree alleate. La città e l'area industriale furono ripetutamente bombardate, con gravi danni agli impianti, agli edifici e alle infrastrutture.
Per proteggere la popolazione furono adattate a rifugi antiaerei le gallerie sotterranee precedentemente scavate nella pozzolana sotto i quartieri operai. Il sistema di cunicoli, noto come Rifugi, divenne particolarmente importante tra il settembre 1943 e il giugno 1944, quando una parte della popolazione vi soggiornò anche stabilmente durante le fasi più intense dei bombardamenti.
Il 10 settembre 1943, due giorni dopo l'annuncio dell'armistizio, una colonna tedesca disarmò l'89º Battaglione di fanteria presente a Colleferro e circondò la locale caserma dei Carabinieri. Nel corso degli avvenimenti il carabiniere Carmine Tamburrino, offertosi volontario per una missione di ricognizione volta ad accertare la disposizione delle truppe tedesche, fu individuato e ucciso da una pattuglia con una raffica di mitragliatrice. L'episodio è classificato dall'Atlante delle stragi naziste e fasciste come una violenza connessa all'armistizio e all'occupazione del territorio.
La fine del conflitto aprì una fase di ricostruzione materiale e di nuova espansione urbana. Colleferro, duramente colpita dai bombardamenti, fu tra i centri interessati fin dalle prime fasi dal programma INA-Casa avviato con la cosiddetta legge Fanfani. Il 7 luglio 1949 vi fu avviato il primo cantiere del piano nazionale INA-Casa; gli interventi proseguirono in più fasi fra il 1949 e il 1961 e interessarono soprattutto l'area di piazza Mazzini e le zone circostanti.
Lo sviluppo edilizio riprese alcuni elementi della precedente pianificazione di Morandi. Il nuovo quartiere di piazza Mazzini fu caratterizzato da edifici in linea generalmente disposti ortogonalmente rispetto all'asse viario principale; successivi interventi interessarono via Aprilia, via Don Minzoni, via Pontinia e, negli anni successivi, altre aree di espansione residenziale.
Nel marzo 1950 la BPD fu inoltre al centro di una delle principali vertenze operaie della storia locale. Tra il 22 e il 29 marzo i lavoratori occuparono lo stabilimento nell'ambito di una mobilitazione legata alle condizioni di lavoro e alla difesa dell'occupazione, episodio successivamente entrato nella memoria storica del movimento operaio cittadino.
Negli anni Cinquanta Guido Piovene, descrivendo il territorio laziale nel suo Viaggio in Italia, mise in evidenza la forte specificità industriale e operaia assunta dalla città rispetto al contesto circostante:
Nella seconda metà del Novecento Colleferro consolidò così il proprio carattere di centro industriale e operaio della Valle del Sacco, mentre l'espansione residenziale progressivamente saldò i nuclei sorti intorno alla stazione, al Villaggio BPD e al centro urbano progettato negli anni Trenta.

Lo stemma comunale fu adottato nel 1950 al termine di un concorso pubblico indetto con deliberazione n. 129 del 7 maggio 1949, al quale furono presentati quindici progetti. Risultò vincitore il bozzetto realizzato da Guido Bonivento.
La composizione araldica richiama i principali elementi della formazione storica ed economica della città. Il campo con il tricolore italiano rappresenta la provenienza da diverse regioni della popolazione confluita a Colleferro con lo sviluppo industriale; la ruota dentata e l'incudine richiamano invece le attività industriali e metalmeccaniche. La vanga e il sole nascente simboleggiano l'attività agricola tradizionalmente esercitata nella Valle del Sacco, mentre la raffigurazione dell'acquedotto romano rimanda alle testimonianze dell'antichità presenti nel territorio. Il rosso e il nero costituiscono i colori municipali.
Nella parte inferiore compare il motto latino In labore virtus, con riferimento al ruolo assunto dal lavoro nella formazione e nello sviluppo della comunità colleferrina.
Il gonfalone è costituito da un drappo partito di rosso e di nero.
La bandiera comunale è un drappo rettangolare partito di rosso e di nero.

Principale edificio religioso del centro urbano progettato negli anni Trenta, fu realizzata tra il 1936 e il 1937 dall'ingegnere Riccardo Morandi, su commissione di Leopoldo Parodi Delfino. La prima pietra venne posta il 12 luglio 1936 e la chiesa fu dedicata a santa Barbara, patrona della città, il 13 ottobre 1937. L'edificio, di impostazione neoromanica, presenta una pianta basilicale a tre navate, con quella centrale sopraelevata rispetto alle laterali, un ampio presbiterio absidato, un pronunciato pronao e una torre campanaria. Il pronao e il campanile costituiscono alcuni degli elementi nei quali Morandi sperimentò l'impiego espressivo del cemento armato lasciato a vista.
L'interno conserva una copia in bronzo del Crocifisso di Donatello della basilica di Sant'Antonio di Padova, i rilievi con i simboli degli evangelisti di Publio Morbiducci, una Via Crucis musiva realizzata da Giorgio Saltelli nel 1941 e il grande mosaico absidale dedicato a santa Barbara, eseguito nel 1967 da Marino Mazzacurati. Le vetrate furono realizzate nel 1995 da Franca Dalcomune, autrice anche dei portali bronzei a bassorilievo aggiunti nel 2000 e nel 2007.
Situata nell'area del primo villaggio operaio, deriva da un precedente piccolo tempietto devozionale a pianta centrale, impostato a croce greca e caratterizzato originariamente da quattro bracci porticati e da una piccola torre campanaria. Nei primi anni Trenta il nucleo più antico fu inglobato in un edificio di maggiori dimensioni, dotato di aula longitudinale, abside e bracci laterali.
La chiesa di San Benedetto è situata in località Quarto Chilometro, lungo via Latina. È una chiesa sussidiaria appartenente alla parrocchia di Santa Barbara e rientra nella diocesi suburbicaria di Velletri-Segni.
Il tempietto di Sant'Anna è un piccolo edificio religioso inaugurato nel 1947, divenuto uno dei luoghi tradizionalmente collegati alla devozione per la santa e alla vita del quartiere circostante.
La chiesa di San Gioacchino sorge a Colleferro Scalo, di fronte all'area dell'ex zuccherificio della Società Valsacco, ed è legata alla formazione del primo nucleo urbano moderno precedente alla nascita della città industriale. I lavori iniziarono nel 1898 su un terreno messo a disposizione dalla famiglia Doria Pamphili, con il sostegno economico del conte Ludovico Pecci e della stessa Società Valsacco; dopo l'interruzione dovuta alla crisi dell'impresa, la costruzione fu ripresa e completata nel 1925.
L'edificio presenta una pianta ottagonale inscritta in una croce greca e combina elementi di ascendenza romanica con dettagli di gusto neogotico. L'abside è semicircolare, mentre la struttura è caratterizzata dall'impiego di archi a tutto sesto e da masse murarie compatte.
Costruita negli anni Sessanta, presenta una pianta a croce conclusa da un'abside semicircolare, all'interno della quale si trovano l'altare e l'ambone. La facciata è caratterizzata da un grande arco centrale affiancato da due semiarchi laterali, che definiscono il prospetto dell'edificio.
La chiesa di San Bruno appartiene alla fase più recente dell'espansione urbana di Colleferro. La parrocchia omonima è documentata dal 1986, mentre l'attuale edificio di culto, realizzato negli anni Novanta, è caratterizzato dall'impiego del cemento armato e del laterizio e da forme architettoniche contemporanee.
Il Castello Vecchio, situato su un'altura all'interno dell'omonimo parco comunale, è una fortificazione di origine medievale riconducibile almeno al XIII secolo. La struttura appartenne dapprima alla famiglia Conti, passando successivamente ai Salviati e ai Doria Pamphili. Nel 1431 fu distrutta dalle truppe del condottiero Giacomo da Caldora, inviate da Giovanna II di Napoli, e nei secoli successivi perse progressivamente la propria funzione difensiva; nel XVII secolo il complesso fu trasformato in casale agricolo.
L'impianto è organizzato attorno a una corte centrale e delimitato da un perimetro approssimativamente rettangolare. Sono ancora riconoscibili parti della cinta muraria, la struttura del palazzo, la torre del mastio e i resti della chiesa; nell'area sono inoltre conservate testimonianze precedenti alla fortificazione medievale, tra cui un terrazzamento in opera poligonale di età romana e strutture riferite all'alto Medioevo.
I resti del castello di Piombinara sorgono su una collina tufacea in posizione dominante rispetto alla Valle del Sacco. Il complesso apparteneva alla tipologia delle rocche medievali costituite da recinto fortificato, torre e palatium. La presenza del castello è documentata almeno dall'XI secolo: una prima attestazione risale al 1051, mentre nel 1151 è ricordata la chiesa di Santa Maria posta presso il castrum Plombinaria; una bolla di Lucio III del 1181 menziona inoltre numerose chiese dipendenti dal castello.
Dal XIII secolo il complesso fu legato alla famiglia Conti e attraversò, tra XIV e XV secolo, diverse fasi di decadenza, confisca e distruzione. Nei secoli successivi passò agli Sforza, ai Borghese, ai Barberini e, dal 1651, ai Pamphili, trasformandosi progressivamente in centro di una tenuta agricola. La torre principale, ancora visibile nelle fotografie realizzate da Thomas Ashby, fu demolita nel 1936 perché pericolante.
Dell'antica fortificazione sopravvivono soprattutto tratti della cinta esterna, scandita da torri rettangolari aperte verso l'interno, e la parete terminale dell'antico palazzo. Gli scavi archeologici dell'area hanno inoltre restituito materiali compresi tra il Medioevo e l'età moderna, oggi in parte conservati nel Museo archeologico comunale del territorio toleriense.

Il sistema dei rifugi antiaerei deriva dalle gallerie scavate originariamente nel sottosuolo dei primi villaggi operai per l'estrazione della pozzolana, impiegata come materiale da costruzione. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, in considerazione dell'importanza strategica degli stabilimenti Bombrini Parodi Delfino, i cunicoli furono adattati alla protezione della popolazione civile mediante l'imbiancatura delle pareti, la predisposizione di impianti elettrici e l'organizzazione di spazi destinati alla permanenza degli abitanti.
Durante la fase più intensa dei bombardamenti, tra il 1943 e il 1944, nei sotterranei trovarono rifugio oltre 3 000 persone; una parte della popolazione vi risiedette stabilmente e all'interno delle gallerie furono organizzati diversi servizi indispensabili alla vita quotidiana.
I due principali sistemi di cunicoli non sono comunicanti fra loro; il reticolo di Santa Barbara comprende oltre 2 100 metri di gallerie. Dopo un lungo periodo di abbandono, i rifugi di Sant'Anna furono riaperti al pubblico il 4 dicembre 1985 e quelli di Santa Barbara il 25 aprile 2016; il complesso è oggi inserito nel patrimonio culturale gestito dal Comune di Colleferro.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Colleferro erano 2 071, pari al 10,1% della popolazione complessiva.
Le comunità nazionali maggiormente rappresentate erano:
Romania, Bulgaria e Nigeria costituivano già nel 2023 le tre principali comunità straniere residenti nel comune.
Le parrocchie cattoliche presenti nel territorio di Colleferro appartengono alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, nella quale la città costituisce uno dei centri pastorali della porzione territoriale riconducibile all'antica diocesi di Segni.
La forte industrializzazione che ha caratterizzato Colleferro e la Valle del Sacco nel corso del XX secolo ha prodotto rilevanti conseguenze ambientali, legate in particolare alle attività chimiche e allo smaltimento dei rifiuti industriali. Una delle principali criticità è rappresentata dalla contaminazione da β-esaclorocicloesano (β-HCH), isomero dell'esaclorocicloesano associato al ciclo produttivo del lindano, pesticida organoclorurato prodotto nell'area industriale.
La contaminazione fu ricondotta anche alla presenza di discariche di rifiuti industriali e al trasporto degli inquinanti attraverso le acque superficiali. Le acque meteoriche che interessavano alcune aree contaminate raggiungevano infatti corsi d'acqua quali il Fosso Savo e il Fosso Cupo e, attraverso il fiume Sacco, potevano diffondere gli inquinanti nei terreni agricoli delle aree ripariali. Le esondazioni e l'utilizzo delle acque a fini irrigui contribuirono alla contaminazione dei suoli, dei foraggi e degli animali allevati, determinando il successivo ingresso di alcune sostanze nella catena alimentare.
Nel marzo 2005 controlli effettuati su campioni di latte crudo provenienti da aziende zootecniche della zona rilevarono concentrazioni di β-HCH largamente superiori ai limiti consentiti. Il 19 maggio dello stesso anno fu dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale per Colleferro e per altri comuni della Valle del Sacco; il 2 dicembre 2005 venne quindi istituito il sito di interesse nazionale per la bonifica della Valle del Sacco.
La perimetrazione del SIN «Bacino del fiume Sacco» fu successivamente ridefinita e approvata in via definitiva con decreto del Ministero dell'ambiente n. 321 del 22 novembre 2016. Il perimetro comprende territori appartenenti a 19 comuni delle province di Roma e Frosinone, tra i quali Colleferro, per una superficie complessiva di circa 7 235 ettari.
Le indagini condotte nell'area industriale di Colleferro hanno evidenziato nel tempo la presenza nei terreni e nelle altre matrici ambientali di diversi contaminanti, tra cui isomeri dell'esaclorocicloesano, DDE, DDT, mercurio, cromo, arsenico e diossine. Le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica sono proseguite negli anni successivi nell'ambito degli interventi sul SIN.
Nel 2012 lo stabilimento Italcementi di Colleferro fu sottoposto a sequestro preventivo nell'ambito di un'indagine relativa alle emissioni dello stabilimento.
Negli anni 2020 sono proseguiti gli interventi di risanamento del comprensorio industriale. Nel 2024 la Regione Lazio ha avviato i lavori di bonifica e messa in sicurezza permanente del sito denominato ARPA 2, comprendenti la rimozione dei rifiuti e dei terreni contaminati e l'impermeabilizzazione dell'area. Tra il 2025 e il 2026 è stata inoltre avviata la procedura per gli interventi di messa in sicurezza operativa dell'area di impianto, bonifica dell'acquifero e bonifica della cosiddetta collina antropica dell'ex stabilimento Caffaro Chetoni-Fenilglicina.
Parallelamente agli interventi ambientali è stato sviluppato un programma di sorveglianza epidemiologica della popolazione. A seguito dell'emergenza del 2005, nel 2006 la Regione Lazio promosse il progetto Salute della popolazione nell'area della Valle del Sacco, coordinato dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale e condotto in collaborazione con le aziende sanitarie interessate e con l'Istituto superiore di sanità.
Le prime campagne di biomonitoraggio, realizzate in più fasi tra il 2006 e il 2015, evidenziarono livelli di contaminazione da β-HCH maggiori fra i residenti più vicini al fiume Sacco, fra coloro che consumavano alimenti di produzione locale e fra gli utilizzatori di acqua proveniente da pozzi privati. Le valutazioni disponibili alla fine degli anni Duemila avevano inoltre segnalato criticità negli indicatori di mortalità e morbosità della popolazione dei comuni maggiormente interessati dall'inquinamento rispetto al quadro regionale.
Il monitoraggio sanitario è successivamente proseguito nell'ambito del progetto INDACO, dedicato alla valutazione epidemiologica della popolazione residente nei 19 comuni compresi nel SIN. Il programma comprende studi di coorte, valutazioni sugli effetti delle esposizioni agli impianti industriali, biomonitoraggio e una nuova fase di sorveglianza sanitaria rivolta a circa 1 200 residenti; per l'area settentrionale del SIN i prelievi e gli accertamenti vengono effettuati anche presso strutture della ASL Roma 5 a Colleferro.
A Colleferro ha sede l'ospedale Leopoldo Parodi Delfino, presidio ospedaliero gestito direttamente dalla Azienda sanitaria locale Roma 5. La programmazione sanitaria regionale vigente gli attribuisce 154 posti letto, dei quali 124 in regime ordinario e 30 a ciclo diurno.
La città ospita inoltre una sede dell'Università delle Tre Età (UNITRE), associazione di promozione sociale attiva nell'organizzazione di corsi, conferenze, laboratori e altre iniziative culturali e formative rivolte alla popolazione adulta.
Nel territorio comunale sono presenti istituzioni scolastiche pubbliche e private dall'infanzia alla scuola secondaria di secondo grado. Nel 2026 il repertorio scolastico comunale censisce complessivamente 30 istituzioni, plessi e strutture scolastiche: cinque scuole dell'infanzia, cinque scuole primarie, due scuole secondarie di primo grado e quattordici scuole secondarie di secondo grado, oltre a due istituti comprensivi, un istituto di istruzione superiore e un centro territoriale per l'istruzione degli adulti.
L'offerta del secondo ciclo comprende percorsi liceali, tecnici e professionali. Sono presenti indirizzi di liceo classico, scientifico, linguistico, artistico e musicale, oltre a percorsi nei settori della chimica e dei materiali, della meccanica e meccatronica, dell'informatica e delle telecomunicazioni, dell'amministrazione, finanza e marketing, della manutenzione e assistenza tecnica, dei servizi per la sanità e l'assistenza sociale e dell'enogastronomia e ospitalità alberghiera.
Colleferro ospita corsi universitari delle professioni sanitarie organizzati in collaborazione con la Azienda sanitaria locale Roma 5.
L'Università degli Studi di Roma Tor Vergata dispone nel comune di sedi didattiche per i corsi di laurea in Infermieristica, Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro e Fisioterapia. La documentazione della ASL Roma 5 indica rispettivamente 90 studenti per il corso di Infermieristica, 70 per quello in Tecniche della prevenzione e 90 per Fisioterapia.
Anche la Sapienza Università di Roma mantiene a Colleferro il corso di laurea G in Infermieristica, appartenente alla classe L/SNT1 e organizzato nell'ambito della ASL Roma 5.
La principale biblioteca pubblica è la Biblioteca comunale Riccardo Morandi, istituita nel giugno 1980 e ospitata nel complesso dell'ex IPIA. La struttura aderisce all'organizzazione bibliotecaria regionale e al sistema bibliotecario dei Castelli Romani e comprende spazi per lo studio, una sezione dedicata all'infanzia e all'adolescenza e servizi di prestito locale, interbibliotecario e digitale.
Inaugurato il 4 dicembre 1986 con la denominazione originaria di Antiquarium, il museo raccoglie materiali provenienti dagli scavi e dalle ricognizioni archeologiche condotte nell'alta Valle del Sacco. Il percorso documenta la continuità del popolamento del territorio attraverso reperti che spaziano dal Pleistocene e dal Paleolitico al Neolitico, all'età del bronzo, all'età del ferro, all'età romana e alle fasi tardoantica, paleocristiana, altomedievale e medievale.
Conosciuto anche come Museo Marconiano, fu inaugurato il 30 ottobre 1999 e ospita la Collezione Cremona, costituita da oltre 1 200 oggetti relativi alla storia delle telecomunicazioni. Le raccolte illustrano l'evoluzione dei sistemi di comunicazione attraverso apparecchi per la telegrafia ottica ed elettrica, telefoni, radio, telescriventi, apparati militari e altri strumenti per la trasmissione a distanza.
Il Museo del modellismo raccoglie plastici, diorami e modelli dedicati, tra l'altro, al trasporto ferroviario, all'aeronautica, alla navigazione, all'automobilismo, all'esplorazione spaziale e alla storia militare. La raccolta è ospitata al primo piano della Fabbrica della Musica a Colleferro Scalo. L'esposizione è stata utilizzata anche per iniziative culturali e sociali dedicate alla memoria storica e alla divulgazione del modellismo.
Il Teatro comunale Vittorio Veneto costituisce il principale spazio teatrale cittadino. Ristrutturato nel 2016, ospita rappresentazioni di prosa, musica, danza e altre manifestazioni culturali; dispone di 288 posti in platea e 160 in galleria.
L'Auditorium Fabbrica della Musica è un centro musicale e culturale ricavato in uno degli edifici dell'antico complesso dello zuccherificio presso Colleferro Scalo, primo nucleo industriale dal quale ebbe origine lo sviluppo moderno della città. Inaugurato l'8 dicembre 2019, dispone di 200 posti a sedere e ospita concerti, spettacoli, conferenze e altre iniziative artistiche.
Negli anni successivi il complesso è stato interessato da un intervento di rigenerazione urbana destinato alla realizzazione e all'adeguamento degli spazi di servizio annessi all'auditorium, finanziato nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il paesaggio industriale di Colleferro, caratterizzato nel corso del Novecento dalla presenza di grandi stabilimenti e infrastrutture produttive, è stato utilizzato più volte come ambientazione cinematografica. In particolare, il cementificio cittadino e le aree industriali circostanti hanno fornito scenari per diverse produzioni italiane, contribuendo a legare l'immagine della città alla rappresentazione cinematografica del lavoro e dell'industrializzazione.
Una delle prime opere di rilievo girate nel territorio fu Europa '51 di Roberto Rossellini, del 1952, interpretato da Ingrid Bergman. Alcune sequenze furono realizzate all'interno e all'esterno del cementificio di Colleferro, scelto come ambientazione per le scene legate al lavoro industriale. Nelle riprese compare anche Margherita Armenis, operaia dello stabilimento, che nel film accompagna il personaggio di Irene Girard all'interno della fabbrica e le illustra le modalità del lavoro.
Il territorio tornò a essere utilizzato come set nel 1966 per L'arcidiavolo, diretto da Ettore Scola e interpretato, tra gli altri, da Vittorio Gassman, Mickey Rooney e Claudine Auger. La scena del cosiddetto «Quadrivio della Torraccia», nel quale il protagonista Belfagor giunge sulla Terra, venne ambientata in località Torresanti, presso i resti di una torre di guardia nelle vicinanze del fiume Sacco.
Anche La Califfa, diretto da Alberto Bevilacqua e interpretato da Ugo Tognazzi e Romy Schneider, utilizzò il paesaggio industriale colleferrino. Il cementificio fu impiegato come ambientazione dello stabilimento appartenente nel film all'industriale Annibale Doberdò, contribuendo alla rappresentazione del conflitto sociale e operaio che costituisce uno degli elementi centrali della pellicola.
Nei primi anni Settanta Colleferro fu inoltre interessata dalle riprese di Lo chiameremo Andrea, film del 1972 diretto da Vittorio De Sica e interpretato da Nino Manfredi e Mariangela Melato. Anche in questo caso parte delle riprese sfruttò gli ambienti industriali e urbani della città.
Il rapporto tra Colleferro e il cinema è stato successivamente oggetto di iniziative di valorizzazione promosse dall'amministrazione comunale, volte a ricostruire la memoria delle produzioni realizzate nel territorio e il ruolo svolto dal paesaggio industriale cittadino come scenario cinematografico.
Alla storia urbana e industriale di Colleferro è dedicato anche il documentario Città Novecento, uscito nel 2021 e diretto da Dario Biello. L'opera ricostruisce la nascita e lo sviluppo della città industriale, soffermandosi in particolare sul ruolo della Bombrini Parodi Delfino e sulla pianificazione urbanistica di Riccardo Morandi. Il documentario alterna testimonianze e contributi di studiosi a sequenze di fiction interpretate da Alessandro Haber; Pierluigi Ferrandini figura come direttore delle scene di fiction.
Oltre al centro urbano principale, il territorio comunale comprende alcuni nuclei insediativi sviluppatisi lungo le principali direttrici viarie e in prossimità dell'area industriale. Nella documentazione comunale recente ricorrono in particolare Colleferro Scalo, Colledoro e Quarto Chilometro, talvolta considerati congiuntamente nell'ambito della medesima frazione territoriale.
Colleferro Scalo costituisce il più antico nucleo insediativo della città moderna. Si sviluppò alla fine del XIX secolo presso la stazione ferroviaria di Segni-Paliano e lo zuccherificio della Società Valsacco, intorno ai quali sorsero le prime abitazioni destinate agli operai e ai dipendenti ferroviari. Nel 1909, alla chiusura della Valsacco, nell'allora Segni Scalo vivevano circa cinquanta famiglie; l'area continuò successivamente a svilupparsi con l'insediamento della Bombrini Parodi Delfino e con la nascita del nuovo centro industriale di Colleferro.
La località mantiene una propria riconoscibilità urbana rispetto al centro cittadino e comprende, tra gli altri, la chiesa di San Gioacchino, la stazione ferroviaria e l'area dell'ex zuccherificio, oggi in parte riconvertita a funzioni culturali con l'Auditorium Fabbrica della Musica.
Quarto Chilometro, indicato anche come IV KM, è un nucleo residenziale situato lungo la Via Latina, a sud-est del centro urbano. Nella pianificazione comunale contemporanea è generalmente qualificato come quartiere ed è collegato al resto dell'abitato dalle direttrici viarie che attraversano l'espansione meridionale della città.
Il quartiere comprende la chiesa di San Benedetto e altri servizi di prossimità; la denominazione è tuttora utilizzata ufficialmente dal Comune e dagli enti partecipati per identificare la zona.
L'economia di Colleferro conserva una marcata componente industriale, derivata dallo sviluppo produttivo che determinò la stessa formazione della città nel corso del XX secolo, ma presenta oggi una struttura maggiormente diversificata. Secondo i dati ASIA 2020 utilizzati nel Piano urbano della mobilità sostenibile comunale, su 1 846 attività considerate il 3% apparteneva al settore primario, il 20% all'industria, il 32% al commercio e il 45% agli altri comparti del terziario. Il tessuto imprenditoriale era costituito per il 94,5% da microimprese con meno di dieci addetti, nelle quali risultava occupato il 58% degli addetti complessivi.
Prima dello sviluppo industriale novecentesco, il territorio dell'alta Valle del Sacco presentava un'economia prevalentemente agricola. Nel quadro economico contemporaneo il settore primario ha tuttavia un peso limitato: secondo i dati ASIA 2020 rappresentava circa il 3% delle attività economiche censite nel comune, una quota analoga alla media regionale ma inferiore a quella nazionale.
Dal 2006 Colleferro rientra nel Distretto rurale ed agroenergetico della Valle dei Latini, istituito nell'ambito delle politiche regionali avviate in seguito all'emergenza ambientale della Valle del Sacco. Il distretto comprende venti comuni delle province di Roma e Frosinone e fu concepito come strumento di riqualificazione rurale e di sviluppo delle filiere agroenergetiche. È tuttora ricompreso dalla pianificazione della Città metropolitana di Roma Capitale tra i distretti rurali e agroalimentari che interessano il territorio metropolitano.
Nell'ambito degli interventi predisposti dopo la contaminazione della Valle del Sacco fu sperimentata anche la riconversione di alcuni terreni verso le cosiddette colture no food, cioè produzioni agricole non destinate alla catena alimentare. Il programma prevedeva in particolare l'impiego di girasole per la produzione di biodiesel e di coltivazioni di pioppo a ciclo breve destinate alla produzione di biomassa.
L'emergenza ambientale del 2005 ebbe conseguenze particolarmente rilevanti anche sul comparto zootecnico. In applicazione delle misure precauzionali adottate nelle aree interessate dalla contaminazione furono disposti l'abbattimento di capi di bestiame, la distruzione del latte contaminato e limitazioni all'utilizzo agricolo di alcuni terreni. L'attività zootecnica fu successivamente ripresa nelle aree consentite, accompagnata da specifici programmi di controllo sanitario e ambientale.
Nel gennaio e febbraio 2013 un'azienda del territorio fu interessata da uno dei più consistenti sequestri di equidi effettuati in Italia: le autorità sottoposero a sequestro 104 animali tra cavalli, asini e muli, molti dei quali risultavano in condizioni di malnutrizione o di grave compromissione sanitaria. Alle operazioni di recupero collaborarono, tra gli altri, Il Rifugio degli Asinelli, The Donkey Sanctuary e l'Italian Horse Protection Association.

Lo sviluppo economico e urbano di Colleferro è strettamente legato alla sua industrializzazione. Il nucleo produttivo che maggiormente contribuì alla formazione della città fu quello della Bombrini Parodi Delfino (BPD), fondata nel 1912 da Leopoldo Parodi Delfino e Giovanni Bombrini e insediatasi nell'area dell'ex zuccherificio Valsacco. Alla produzione iniziale di esplosivi si affiancarono progressivamente lavorazioni chimiche, meccaniche e tessili, facendo di Colleferro uno dei principali poli industriali del Lazio meridionale.
Il comprensorio industriale storico raggiunse nel corso del Novecento un'estensione di circa 1 000 ettari e, nella fase di maggiore sviluppo, arrivò a occupare diverse migliaia di addetti. Una parte rilevante del patrimonio immobiliare dell'ex complesso BPD è oggi gestita dalla Se.Co.Sv.Im., società del gruppo Avio, proprietaria di circa 910 ettari distribuiti nei territori di Colleferro, Segni e Artena, dei quali circa 450 destinati a usi industriali.
Nel secondo dopoguerra la produzione BPD si diversificò ulteriormente nel settore della chimica di consumo. Fra i prodotti realizzati nello stabilimento vi fu il detergente Lauril, commercializzato dalla società nei primi anni Cinquanta e oggetto di un'ampia campagna pubblicitaria nazionale.
Parallelamente la BPD sviluppò competenze nel settore missilistico e della propulsione. Nel 1966 sottoscrisse con l'ELDO, organismo precursore dell'Agenzia spaziale europea, un contratto per lo sviluppo di un motore a propellente solido; nel 1968 la BPD fu incorporata dalla SNIA, dando origine alla SNIA BPD. Negli anni successivi le attività spaziali crebbero attraverso la partecipazione ai programmi europei Ariane.
Nel 1994 il gruppo Fiat acquisì BPD Difesa e Spazio, dalla quale deriva l'attuale attività spaziale di Avio. Il sito di Colleferro è oggi la sede principale della società e ospita attività di ricerca, sviluppo e produzione di motori a propellente solido e liquido per lanciatori spaziali, sistemi di propulsione tattica e nuovi programmi di trasporto spaziale. Avio è inoltre responsabile della famiglia di lanciatori Vega.
Il 9 aprile 2003, in occasione di una missione di Ariane 5, i propulsori laterali realizzati nello stabilimento furono contrassegnati con il nome «Città di Colleferro» in omaggio alla tradizione produttiva del polo industriale, allora prossima ai novant'anni di attività.
Alla tradizione della produzione militare appartiene invece l'attuale KNDS Ammo Italy, già Simmel Difesa. Entrata nel 2014 nel gruppo francese Nexter e successivamente confluita nel gruppo KNDS, l'azienda mantiene a Colleferro la propria sede e uno stabilimento specializzato nella produzione di munizionamento di medio e grosso calibro. Nel 2026 lo stabilimento risulta registrato nel portale nazionale degli impianti soggetti alla normativa sul rischio di incidente rilevante con la denominazione KNDS Ammo Italy S.p.A.
Nel corso del Novecento e dei primi decenni del XXI secolo il comprensorio ha ospitato inoltre stabilimenti e attività riconducibili, tra gli altri, alla SNIA, alla Calce e Cementi Segni, successivamente acquisita da Italcementi, alle società chimiche Caffaro Chetoni e Caffaro Benzoino e ad attività del settore ferroviario legate ad Alstom e alla manutenzione del materiale rotabile. La progressiva dismissione di parte di questi impianti ha lasciato all'interno del comprensorio storico estese superfici oggetto di programmi di bonifica, recupero e rigenerazione produttiva.
Negli ultimi decenni il peso economico del commercio e dei servizi è aumentato rispetto alla tradizionale specializzazione industriale. Nei dati ASIA 2020 il commercio rappresentava il 32% delle attività censite nel comune e gli altri servizi il 45%, a fronte del 20% dell'industria.
Nella parte settentrionale del territorio si è inoltre sviluppato il Sistema Logistico Integrato Multimodale (SLIM), un'area di circa 140 ettari destinata a imprese della logistica, del trasporto, del commercio e del manifatturiero. Nel quadro conoscitivo del PUMS comunale risultavano insediati nel polo, tra gli altri, un centro di distribuzione Amazon di oltre 104 000 m² e un magazzino Leroy Merlin di circa 50 000 m².
Colleferro costituisce un nodo viario della Valle del Sacco, posto lungo le principali direttrici che collegano l'area metropolitana romana con il Lazio meridionale.
Il territorio comunale è servito dall'autostrada A1 Milano-Napoli, nel tratto compreso tra Roma e Napoli, attraverso la stazione autostradale di Colleferro, situata tra quelle di Valmontone e Anagni-Fiuggi.
Tra le principali arterie regionali figurano:
La rete provinciale comprende inoltre:
Colleferro è servita dalla stazione di Colleferro-Segni-Paliano, situata sulla ferrovia Roma-Cassino-Napoli e gestita da Rete Ferroviaria Italiana. La stazione dispone di cinque binari destinati al servizio viaggiatori ed è servita dai collegamenti ferroviari regionali della linea FL6, che assicurano collegamenti con Roma Termini, Frosinone, Cassino e, per alcune corse, Caserta.
La stazione costituisce anche uno dei principali nodi di interscambio del trasporto pubblico su gomma della Valle del Sacco, essendo utilizzata come capolinea o fermata da numerose linee urbane e interurbane.
Il trasporto pubblico locale su gomma rientra dal 2026 nell'Unità di Rete 3 – Valle del Sacco, una delle unità territoriali istituite dalla Regione Lazio per la riorganizzazione dei servizi automobilistici urbani e interurbani. Colleferro costituisce uno dei principali nodi dell'UdR 3 ed è interessata sia da linee interne al territorio comunale sia da collegamenti con i centri limitrofi.
Tra le linee dell'UdR figurano servizi che collegano la stazione ferroviaria e il centro di Colleferro con l'area industriale, la zona commerciale e logistica, Segni, Gorga, Carpineto Romano, Piglio, Gavignano, Anagni e altri comuni della Valle del Sacco. Il nuovo assetto ha sostituito il precedente sistema di trasporto urbano, in passato esercito anche dalla società Corsi e Pampanelli.
I collegamenti interurbani sono assicurati anche dalle autolinee COTRAL, che collegano Colleferro con Roma e numerosi centri del Lazio. Nel 2026 l'offerta Cotral nell'area è stata potenziata anche con collegamenti diretti verso Roma Termini che effettuano fermata presso la stazione di Colleferro-Segni-Paliano, rafforzandone la funzione di nodo di interscambio tra servizi ferroviari e automobilistici.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 13 giugno 1935 | 1935 | Leopoldo Parodi Delfino | — | Commissario prefettizio | |
| 1935 | 1937 | Donato Dall’Alpi | — | Commissario prefettizio | |
| 1937 | maggio 1940 | Aurelio Gaipa | — | Commissario prefettizio | |
| maggio 1940 | 15 giugno 1940 | Leopoldo Parodi Delfino | — | Commissario prefettizio | |
| 15 giugno 1940 | 27 maggio 1944 | Arturo Jafrancesco | — | Commissario prefettizio | |
| 1946 | 18 giugno 1946 | Pio Pieraccini | — | Sindaco | |
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 18 giugno 1946 | 1951 | Pio Pieraccini | — | Sindaco | |
| 1952 | 1968 | Biagio Della Rosa | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 1968 | 1970 | Silvio Gabriele | — | Commissario prefettizio | |
| 7 marzo 1970 | 4 febbraio 1971 | Raffaele Ranaudo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 5 febbraio 1971 | 29 luglio 1971 | Umberto Gentilini | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 30 luglio 1971 | 17 marzo 1976 | Antonio Baiocchi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 24 luglio 1976 | 21 dicembre 1978 | Oreste Tomei | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 22 dicembre 1978 | 28 settembre 1981 | Loris Strufaldi | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 29 settembre 1981 | 21 febbraio 1983 | Loris Strufaldi | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 14 marzo 1983 | 16 dicembre 1990 | Alberto Caciolo | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 18 dicembre 1990 | 17 gennaio 1993 | Alfredo Colabucci | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 18 gennaio 1993 | 29 giugno 1993 | Angelo Trovato | — | Commissario prefettizio | |
| 30 giugno 1993 | 27 aprile 1997 | Silvano Moffa | Movimento Sociale Italiano Alleanza Nazionale |
Sindaco | |
| 27 aprile 1997 | 13 maggio 2001 | Silvano Moffa | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 13 maggio 2001 | 3 novembre 2003 | Mario Catoni | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 3 novembre 2003 | 13 giugno 2004 | Silvana Riccio | — | Commissaria straordinaria | |
| 13 giugno 2004 | 5 gennaio 2006 | Silvano Moffa | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 31 gennaio 2006 | 28 maggio 2006 | Mario De Meo | — | Commissario straordinario | |
| 31 maggio 2006 | 16 maggio 2011 | Mario Cacciotti | Forza Italia Il Popolo della Libertà |
Sindaco | |
| 17 maggio 2011 | 16 dicembre 2014 | Mario Cacciotti | Il Popolo della Libertà | Sindaco | |
| 18 dicembre 2014 | 14 giugno 2015 | Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi | — | Commissaria straordinaria | |
| 15 giugno 2015 | 23 settembre 2020 | Pierluigi Sanna | Lista civica | Sindaco | |
| 23 settembre 2020 | 27 maggio 2026 | Pierluigi Sanna | Partito Democratico | Sindaco | |
| 27 maggio 2026 | in carica | Giulio Calamita | Partito Democratico | Sindaco | |
L'abitato moderno iniziò a svilupparsi nei primi decenni del XX secolo nei pressi del preesistente nucleo di Segni Scalo, successivamente denominato Colleferro Scalo, in relazione alla crescita degli insediamenti industriali della zona. Colleferro rientra pertanto tra le città di fondazione italiane del Novecento.
Il comune di Colleferro fu istituito con la legge 13 giugno 1935, n. 1147, mediante il distacco di porzioni territoriali dai comuni di Valmontone, Segni e Paliano; il provvedimento stabilì inoltre il trasferimento del capoluogo del comune di Valmontone dalla provincia di Roma a quella di Littoria.
A Colleferro opera l'Atletica Colleferro Segni, società affiliata alla Federazione Italiana di Atletica Leggera con codice RS013. Nel 2026 la società risultava composta da 114 atleti tesserati e svolgeva attività nelle diverse categorie federali. Organizza inoltre competizioni presso lo stadio Maurizio Natali, tra cui nel 2026 il Trofeo Primavera e una prova del Trofeo Lazio di marcia.
La principale società calcistica cittadina è la S.S.D. Colleferro Calcio 1937, caratterizzata dai colori sociali rosso e nero. Nella stagione 2026-2027 ha partecipato al campionato di Eccellenza. nel girone A.
Tra le società cittadine di calcio a 5 figura la Forte Colleferro C5, dai colori sociali bianco e blu. Nella stagione 2022-2023 la formazione maschile partecipava al campionato nazionale di Serie B e quella femminile alla Serie C regionale. La società risulta tuttora affiliata alla Federazione Italiana Giuoco Calcio per la stagione sportiva 2026-2027.
Nella stagione 2022-2023 erano inoltre attive la Città di Colleferro C5, partecipante alla Serie C1 regionale, e la Real Legio Colleferro, dai colori sociali bianco e nero, iscritta alla Serie D.
Nel settore della ginnastica opera la Ginnastica Agorà, affiliata alla Federazione Ginnastica d'Italia. Nel 2026 la società risultava attiva nella ginnastica artistica, ritmica e aerobica, nel trampolino elastico e nella ginnastica per tutti.
Nel settore natatorio operano diverse società. Il Centro Nuoto Colleferro A.S.D., affiliato alla Federazione Italiana Nuoto, svolge attività di nuoto, pallanuoto, nuoto artistico, tuffi, nuoto per salvamento e nuoto in acque libere. Nel territorio è inoltre attiva la Sport Team 2000, anch'essa affiliata alla FIN e operante nel nuoto, nella pallanuoto, nel nuoto artistico e nel salvamento.
L'A.S.D. Pallacanestro Colleferro svolge attività cestistica nel settore giovanile e nel minibasket. Nella stagione 2023-2024 la prima squadra partecipava al campionato maschile di Divisione Regionale 1, affiancata da una formazione Under 19 Eccellenza. Nel 2026 la società risulta ancora iscritta al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche e mantiene attività nei settori minibasket e giovanili.
La pallanuoto è praticata dalla Sport Team 2000, società con sede presso la piscina comunale di viale Europa e affiliata alla Federazione Italiana Nuoto. La struttura ospita inoltre attività di scuola nuoto e nuoto artistico.
La principale società pallavolistica è l'A.S.D. Dea Volley 2012. Nella stagione 2022-2023 la formazione femminile militava nel girone I del campionato nazionale di Serie B2. Nella stagione 2025-2026 risultava invece tra le società aventi diritto al campionato regionale femminile di Serie C. Nel 2026 la società risultava regolarmente affiliata alla Federazione Italiana Pallavolo.
Il rugby è praticato a Colleferro fin dagli anni Sessanta. La Colleferro Rugby 1965 nella stagione 2023-2024 militava nel campionato nazionale maschile di Serie B. La società risulta tuttora iscritta al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche e affiliata alla Federazione Italiana Rugby.
Nella stagione 2026-2027 la formazione cittadina Old Colleferro Rugby è iscritta al girone 5 del campionato nazionale di Serie B, insieme, tra le altre, a Frascati, Rugby Roma, Capitolina e Fiamme Oro.
Nel tennistavolo è attiva l'A.S.D. Tennistavolo Mitici Colleferro, impegnata in attività agonistica, giovanile e amatoriale. Nel giugno 2026 la società ha organizzato presso il palazzetto Alfredo Romboli i campionati regionali individuali di categoria del Lazio.
Tra i principali impianti sportivi comunali figurano lo stadio Maurizio Natali, il centro sportivo Andrea Caslini, il centro sportivo Bruno Di Giulio e il palazzetto dello sport Alfredo Romboli.
L'attuale stadio Maurizio Natali, situato in via degli Atleti, è una struttura polivalente utilizzata principalmente per il rugby e l'atletica leggera. Nel 2026 ha ospitato, tra le altre manifestazioni, il Trofeo Primavera di atletica e i campionati regionali di pentathlon lanci master.
Il nome riprende quello del precedente stadio della BPD nel quale il Colleferro Calcio disputò anche i campionati di Serie C. Il vecchio impianto fu demolito alla fine degli anni Ottanta e la denominazione venne successivamente attribuita alla struttura di via degli Atleti.
Il centro sportivo Andrea Caslini è il principale impianto calcistico cittadino e ospita le gare interne del Colleferro Calcio. Il campo è stato ristrutturato nel 2020.
Il centro sportivo Bruno Di Giulio, situato nella zona di Colle Sant'Antonino, è un altro impianto destinato prevalentemente al calcio e alle attività delle formazioni giovanili.
Il palazzetto dello sport Alfredo Romboli, conosciuto anche come PalaRomboli, è il principale impianto indoor comunale ed è utilizzato per diverse discipline sportive e attività ricreative. L'impianto è stato interessato da interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico finanziati nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
La piscina comunale di viale Europa ospita le attività della Sport Team 2000, tra cui nuoto, pallanuoto e nuoto artistico.
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