Di origine romana, sotto la signoria dei Manfredi iniziò ad attraversare un'epoca di grande sviluppo che culminò nel rinascimento e nel barocco, caratterizzandone l'arte e l'architettura. Grazie all'intensa attività artistica e culturale, tra il XVIII e il XIX secolo divenne un punto di riferimento del neoclassicismo in Italia e in Europa, di cui oggi il massimo esempio è rappresentato dal Museo Nazionale di Palazzo Milzetti.
Faenza è riconosciuta come zona di affermata tradizione ceramica secondo il Consiglio nazionale ceramico. A ottobre 2025 ha ricevuto il riconoscimento di "Città creativaUNESCO per l'Artigianato e le Arti Popolari".
La città è situata nell'area pedemontana al confine tra la Pianura Padana e le prime colline dell'Appennino faentino. L'altitudine in centro storico è di 44 metri sul livello del mare, mentre per il territorio comunale si va da un minimo di 13 a un massimo di 220 metri s.l.m..
Il territorio comunale ha una spiccata vocazione agricola: i vigneti caratterizzano i versanti collinari, mentre la pianura è prevalentemente coltivata a cereali e frutteti; in quest’area sono ancora leggibili i tracciati della centuriazione romana.
Faenza presenta un clima temperato umido con estati calde, di tipo subcontinentale secondo la classificazione di Mario Pinna. La città risente sia dell’influenza della Pianura Padana sia della vicinanza delle colline appenniniche, che determinano fenomeni di stau e contribuiscono ad un aumento delle precipitazioni soprattutto in primavera e in autunno.
La temperatura media annua è di circa 14,4°C. I mesi più caldi sono luglio e agosto, con massime medie prossime ai 30-31°C, mentre gennaio è il più freddo con minime che si aggirano intorno a 0-1°C. Le precipitazioni medie annue sono pari a circa 760–770mm, distribuite in modo irregolare con un picco in novembre (circa 64mm) e un minimo in gennaio (27mm); le nevicate, seppur poco frequenti, possono verificarsi tra dicembre e febbraio.
Negli ultimi decenni si è osservato un aumento delle temperature medie, con inverni meno rigidi e ondate di calore estive più frequenti; secondo l’Osservatorio Torricelli, il 2020 è stato l’anno con le temperature più alte a Faenza dal 1946.
La storia di Faenza inizia in epoca romana, ma le origini della città non sono ben definite. Cronisti medievali le legarono alla mitologia, ma studi archeologici attestano presenze dal neolitico e dall’età del bronzo. Conquistata dai Romani nel II secolo a.C., divenne colonia con il nome di Faventia, sviluppandosi grazie ad agricoltura e ceramica. In età imperiale fu sede della gens Avidia, legata a Lucio Vero, e dal IV secolo attestò la presenza cristiana.
Nel 542 la città fu teatro dell'inizio della controffensiva di Totila nell'ambito della seconda fase della guerra gotica. Il terribile scontro, che vide vittoriosi gli ostrogoti, è ricordato come la Battaglia di Faenza. La dominazione romana del territorio terminò nel 774 con Carlo Magno, che lo cedette alla Chiesa.
Durante il Medioevo, invece, si afferma il modello comunale, che si stava diffondendo in tutto il Nord Italia. Dal 1045 sono attestati i primi consules e dal XII secolo la città divenne comune, con contrasti tra Guelfi e ghibellini. La famiglia Manfredi emerse come protagonista e si impose come una delle più potenti della città. Nell'ambito di numerose lotte con l'Impero, in particolare dovute all'adesione di Faenza alla Lega Lombarda, la città venne più volte assediata. Nel XIII secolo fu più volte assediata da Federico II di Svevia, che ne ordinò la distruzione delle mura, ma la città si riprese. Dante Alighieri citò diversi faentini nella Divina Commedia, come Tebaldello Zambrasi, Frate Alberigo e Maghinardo Pagani.
Dal 1313 i Manfredi governarono Faenza, avviando la Renovatio umanistica e rendendo celebre la maiolica faentina, nota in Europa come Faience. Il dominio terminò con l’assedio di Cesare Borgia (1500) e la cattura di Astorre III Manfredi. Dopo la caduta dei Borgia (1503), Faenza passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, per poi essere ceduta allo Stato Pontificio.
Parte integrante della Romagna pontificia, Faenza fu sede di un tribunale inquisitoriale. Nello stesso periodo furono eseguite di grandi opere idrauliche, come l’acquedotto di Errano (1583-1614). Nel XVIII secolo la città divenne centro del neoclassicismo, con palazzi come Palazzo Milzetti. Furono realizzate infrastrutture come il Ponte Rosso (1782) e il canale naviglio Zanelli (1783), importante idrovia commerciale. Nel 1797 Faenza fu teatro della Battaglia del Senio durante la campagna napoleonica; sotto Napoleone ospitò il liceo dipartimentale del Rubicone.
Dopo l’unità d’Italia Faenza si distinse per attività politiche e culturali. Nel 1891 vi nacque Pietro Nenni, figura di spicco del socialismo italiano. Nel 1908 ospitò l’Esposizione Torricelliana, che portò alla fondazione del Museo internazionale delle ceramiche. Durante la Seconda guerra mondiale subì pesanti bombardamenti, ma nel dopoguerra si affermò come centro culturale e produttivo legato alla ceramica artistica.
«D'argento, al leone di rosso, armato, lampassato e coronato d'oro, impugnante con la branca destra anteriore una spada al naturale, manicata d'oro, posta in sbarra. Capo d'azzurro, caricato di cinque gigli d'oro, posti in fascia, fra un lambello di sei pendenti, di rosso. Ornamenti esteriori da Comune.»
Il simbolo è documentato per la prima volta su un sigillo, probabilmente trecentesco, con la legenda "Sigillum Comunis et Populi Civitatis Favencie". Il capo d'Angiò, tipico segno della fazione guelfa, presenta 5 gigli al posto dei soliti 3, alternati ai pendenti del lambello che sono quindi 6 invece di 4. Lo scudo è timbrato da corona di Città.
Il gonfalone è un drappo troncato di bianco e di azzurro.
Fu tra le prime città italiane a celebrare la Giornata dell’Europa e la terza in Italia a ricevere il Premio Europa, nel 1968, da parte dell'Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa, per il suo impegno nella promozione dell'ideale comunitario.
Monumenti e luoghi d'interesse
Panoramica serale del centro da Piazza della LibertàLa fontana monumentale e il Duomo
La storia urbanistica di Faenza, analogamente a quella di molte altre città emiliano-romagnole, si snoda attraverso un continuo processo di rigenerazione dell'originaria struttura romana, che, pur venendo in alcuni casi fortemente intaccata, riesce tuttavia a sopravvivere nell'impianto geometrico della città. Il tessuto urbano, profondamente alterato dalle distruzioni belliche, seppur offrendo numerosi esempi di architettura rinascimentale e barocca (concentrati in maggior numero nel centro cittadino), conserva una caratterizzazione prevalentemente neoclassica sette-ottocentesca, in quanto tra il XVIII e il XIX secolo vi furono grandi opere di trasformazione edilizia alle quali contribuirono gli architetti Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba; il Neoclassicismo a Faenza si distinse particolarmente nel panorama italiano ed europeo.
Architetture religiose
Campanile della Chiesa di Santa Maria ad Nives
Duomo (cattedrale di San Pietro Apostolo)
Interno del Duomo
Chiesa della Commenda
Chiesa di San Rocco
Interno della chiesa di Santa Margherita in Rivalta
L'edificio più antico di Faenza giunto sino a noi quasi integro è il campanile di Santa Maria ad Nives o Santa Maria Vecchia (chiesa originale risalente al VI secolo, poi riedificata), edificato tra il IX e il X secolo. Altro monumento superstite dei tempi a cavallo dell'anno Mille è la cripta della chiesa di Sant'Ippolito. La chiesa più antica pervenuta integra è la chiesa della Commenda, risalente intorno al 1100.
Di seguito sono riportate le principali architetture religiose edificate nel territorio comunale:
In città
Duomo - cattedrale di San Pietro Apostolo: principale edificio religioso della città, ricostruito in forme rinascimentali nel XV secolo, conserva opere di grande valore artistico.
Chiesa della Beata Vergine del Paradiso: chiesa quattrocentesca legata alla devozione mariana, più volte rimaneggiata; la struttura attuale risale agli anni 1960.
Chiesa di San Bartolomeo: documentata dal Medioevo, conserva testimonianze architettoniche stratificate.
Chiesa di Santa Maria degli Angeli: chiesa seicentesca situata nella frazione di Sarna, con affreschi e decorazioni che testimoniano la tradizione artistica locale.
Faenza War Cemetery: conosciuto localmente come «Cimitero degli Inglesi», dove riposano i militari Alleati deceduti per la liberazione dell'Italia durante la seconda guerra mondiale, riconosciuto dalla Commonwealth War Graves Commission.
Architetture civili
Torre dell'Orologio
Fontana maggiore
Voltone della Molinella
Teatro Comunale Masini
Platea e palchi del Teatro Masini
Fontanone
Torre dell'Orologio
La Torre Civica (o dell'Orologio), posta all'ingresso della Piazza del Popolo nell'incrocio tra il cardo e il decumano della Faventia romana, è uno dei simboli architettonici più rappresentativi e riconoscibili della città.
Il progetto originario è attribuibile a Fra Domenico Paganelli che a partire dal 1604 la fece erigere, sfruttando una base bugnata cinquecentesca. È di forma quadrangolare, a 5 ordini sovrapposti e coronata da una cupola. In basso, dentro una nicchia provvista di balcone cinto da bella ringhiera in ferro battuto e ottone, è collocata una Madonna con il Bambino in marmo, di Francesco Scala, del 1611.
La torre originale fu fatta saltare dai Tedeschi in ritirata nel novembre 1944. Quella attuale è una fedele ricostruzione del 1953, nella quale nicchia è tuttora posizionata l'originale seicentesca Madonna col Bambino, che si salvò dal crollo.
Fontana maggiore
La Fontana monumentale, situata tra il Duomo e la Torre dell'Orologio, venne realizzata su incarico di Domenico Paganelli, preposto alla direzione della costruzione di un acquedotto cittadino nel 1583. Si riprese nel 1614 a causa di altre commissioni di Paganelli a Roma e lo stesso, su suggerimento del cardinal Rivarola, incaricò della costruzione di una fonte che servisse da punto terminale del condotto sotterraneo che parte da Errano l'architetto ticinese Domenico Castelli, che condusse a termine i lavori nel 1621.
Il fonte risultò un'apprezzata opera ricca di sculture simboliche in bronzo, realizzate da Tarquinio Jacometti nel 1619-1620. Le aquile e i draghi rappresentano le imprese araldiche di Papa Paolo V (Borghese), i tre leoni rampanti lo stemma cittadino.
Nel 1869 venne rimossa l'alta cancellata di ferro che la proteggeva.
Voltone della Molinella
Il Voltone della Molinella, un passaggio coperto da volte a crociera al piano terra di Palazzo Manfredi, conduce dalla piazza principale, piazza del Popolo, alla piazza Nenni con il teatro comunale Masini.
La volta a ombrello fu decorata a grottesche da Marco Marchetti nel 1566. Oggi il voltone ospita l'ingresso dell'ufficio turistico e della galleria espositiva comunale.
Il Teatro Masini, in piazza Nenni (già "della Molinella"), è uno dei maggiori esempi di architettura neoclassica a Faenza. Fu progettato e costruito tra il 1780 e il 1787 dall'architetto Giuseppe Pistocchi, su richiesta dell'Accademia dei Remoti, un cenacolo di intellettuali e artisti faentini che si era costituito nel 1673. Esso conserva una struttura con pianta di ferro di cavallo, fornita di quattro ordini di palchi, separati da colonne di vario stile. Ospita affreschi di Felice Giani. La fascia superiore è arricchita da decorazioni plastiche e venti statue raffiguranti divinità dell'Olimpo, realizzate da Antonio Trentanove.
Prospettiva (Fontanone)
La Prospettiva, denominato dai faentini Fontanone, è il monumento che costituisce lo scenario architettonico in fondo a viale Stradone. Venne realizzato nel 1824 sotto la direzione dei lavori di Pietro Tomba, sul luogo dove già esisteva una conserva di acqua dell’antico acquedotto, su decisione della Deputazione del Pubblico Passeggio e il gonfaloniere Antonio Margotti per completare il viale, allora luogo di passeggio, con un edificio che fungesse da prospettiva terminale e che venisse utilizzato come luogo di ritrovo e di ristoro durante le passeggiate domenicali fuori porta.
Palazzi
Di seguito sono elencati i palazzi di rilevante interesse storico-culturale, dal medioevo al periodo neoclassico, nel centro storico di Faenza:
Palazzo Manfredi, in Piazza del Popolo, oggi sede del Comune. Si tratta di un edificio di origine antica che fu oggetto di diversi interventi di struttura e pianta nel corso degli anni. Il primo di rilievo, in ordine cronologico, è attribuibile ad Astorgio I Manfredi, che nel XIV secolo diede una prima impostazione al palazzo che diverrà, successivamente, sua residenza e dei suoi successori, incluso Carlo II Manfredi, che diede luogo a molti interventi di rinnovo, tra i quali il loggiato. Oggi presenta ancora tracce del passato medievale, tra cui il colonnato, il salone delle bandiere con il soffitto a cassettoni, la cimasa dove sono riportati alcuni blasoni delle più importanti casate cittadine, la bifora.Palazzo Manfredi, sede del municipio
Palazzo del Podestà, opposto al palazzo del Comune, in quanto rappresentava il terzo potere oltre a quello della Signoria (Palazzo Manfredi) e quello del Popolo (la Piazza). Da cronache dell'epoca si ipotizza che fu ultimato nel 1175 e che nel 1270 venne abbattuta la scala che faceva salire al piano superiore per fare posto al balcone del palazzo detto “dell’arengario”, cioè da dove si arringano le folle. La sala "dell'Arengo" è stata recentemente ristrutturata sulla base di un progetto di riqualificazione comunale. Oggi rimangono intatti i finestroni romanici e la merlaturaghibellina.Palazzo del Podestà
Palazzo Mazzolani, in corso Mazzini 93, enorme e severa mole incompiuta, il palazzo fu iniziato alla fine del XVII secolo, dotato di un atrio monumentale, è stato completato nella parte destra del fronte nel 1933-34, demolendo edifici preesistenti. Oggi ospita la sede dell'ISIA. Nell'androne, nella corte interna e in altri spazi sono ospitati i depositi del materiale archeologico di proprietà dello Stato.
Palazzo Zauli-Naldi, in corso Matteotti 2, nel XVII secolo venne acquistato da un ramo della famiglia Naldi, dai quali passò, all'estinzione della casata, ai Conti Zauli, da allora Zauli Naldi. Esternamente è caratterizzato da un ampio porticato, detto "loggia della Pagnocca", perché vi veniva distribuito il pane offerto dalla famiglia ai poveri. La parte destra è stata edificata nel 1835 su progetto dell'ingegnere Filippo Antolini.
Palazzo Ferniani, in via Campidori all'angolo con via Naviglio, fu costruito verso la metà del XVIII secolo dai Conti Ferniani su progetto del faentino Gian Battista Boschi, coadiuvato dal bolognese Alfonso Torreggiani. Nell'angolo del palazzo è posta la bella statua marmorea dell'Immacolata Concezione, opera dei bolognesi Ottavio e Nicola Toselli.
Palazzo Severoli, sito nella via omonima, costruito dai Conti Severoli, ospita affreschi di Felice Giani.
Palazzo Cavina, in via Castellani 22, fu costruito intorno al 1740 su progetto di Raffaele Campidori per la famiglia Naldi, acquistato agli inizi del XIX secolo dai Conti Cavina che chiamarono Felice Giani a decorarlo.
Palazzo Zanelli (poi Pasolini Zanelli), in Corso Mazzini 52, edificato intorno al 1750.
Palazzo Caldesi, nominato anche impropriamente "Case Manfredi", edificio originario del XV secolo e ristrutturato dalla famiglia Caldesi nel 1778 mantenendo alcune parti nel loro aspetto medievale o rinascimentale. Da evidenziare l'arco gotico (XIV sec.) su via Manfredi, il soffitto a cassettoni nello stesso ambiente, il portico con archi in cotto sul cortile e la soprastante loggetta. Di pregio i fregi cinquecenteschi e le pitture dell’Ottocento: trattasi di quattro tempere di Felice Giani datate 1820 e di una decorazione successiva del pittore faentino Clemente Caldesi.
Palazzo Laderchi, in corso Garibaldi 2, fu commissionato nel 1780 dal Conte Ludovico Laderchi all'architetto bolognese Francesco Tadolini, è sede del Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea. Splendidi sono i decori di Felice Giani della "Galleria di Psiche" (1794) e dello "Studiolo d'astronomia" (1797).
Palazzo Cattani, in via Severoli 33, venne ristrutturato nel 1855 dal Marchese Giuseppe Cattani su progetto dell'architetto d'origine ticinese Costantino Galli.
Palazzo Zucchini, in corso Mazzini 85, commissionato nel 1865 dal Conte Luigi Zucchini, viene realizzato su progetto dell'architetto ingegnere Antonio Zannoni, che rielabora i modelli dell'architettura neoclassica faentina. Il piano terreno è scandito da sei arcate, ai piani superiori sono presenti grandi lesene con capitelli corinzi che inquadrano le finestre e sorreggono un elaborato cornicione che riporta gli stemmi di famiglia.
Palazzo Pasolini, in via Severoli 31, angolo via Pistocchi, modificato alla fine del settecento dall'architetto Giuseppe Pistocchi, affrescato nel 1818 da Felice Giani. La facciata è stata rifatta nel 1875.
Casa Valenti, palazzo del XIX secolo, fu progettato dall'ingegner Luigi Biffi con un'insolita forma neogotica ed è arricchito con pregevoli terrecotte.Casa Valenti
Le logge e i portici di maggiore interesse nel centro storico sono:
Loggiato (Portico) di Palazzo Manfredi
Loggiato "dei Magistrati" di Palazzo Manfredi, costruito nel 1470 per opera di Carlo II Manfredi, e successivamente integrato e ricostruito.
Loggiato di Palazzo del Podestà, di origini settecentesche ma realizzato a imitazione di Palazzo Manfredi.
Portico dei Signori, o degli Orefici, venne costruito di fronte al Duomo fra il 1604 e il 1611. L'architettura e l'impianto, inclusi gli edifici sovrastanti, sono rimasti pressoché invariati negli anni; al posto degli antichi laboratori artigianali di oreficeria e delle vecchie botteghe nel portico, oggi sorgono negozi moderni, bar e uffici bancari.
Portico della Pagnocca di Palazzo Zauli-Naldi, realizzato a cura dei fratelli Naldi nel 1629 come ornamento della testata meridionale della piazza e completamento dell'allora rinnovato Palazzo "del Cremonino" di epoca manfrediana.
Loggia di Palazzo Bandini-Rossi (Ricciardelli)
Loggia di Palazzo Bandini-Rossi, o Ricciardelli, si trova in piazza II Giugno. L'antico palazzo venne ristrutturato nel 1840 da Pietro Tomba per i conti Ricciardelli. Fu acquistato nel 1842 dai fratelli Rossi di Castel Bolognese. L'unica cosa che resta del palazzo, abbattuto in seguito ai bombardamenti del 1944, è l'interessante attergato con il fondale a due ordini di logge. Quella superiore presenta l'archeggiatura a "serliana" diffuso da Sebastiano Serlio nel Cinquecento che fu ripreso poi da Pietro Tomba.
Loggetta del Trentanove, prende il nome dal plasticatore Antonio Trentanove, che fra il 1775 e il 1780 eseguì quattro grandi statue in stucco per le nicchie del porticato pensile che si costituiva il superstite fondale (attergato) del palazzo Bandini-Rossi. La loggia è costituita da dieci "snelle colonne corinzie", simili a quelle interne del Teatro Masini; in quattro nicchie vi sono le statue che simboleggiano gli elementi acqua, terra, aria, fuoco.
Loggia dei Fantini (Infantini), o Portico della Carità, che affaccia su Corso Mazzini, ricalca nelle architetture rinascimentali il prototipo fiorentino dell'Ospedale degli Innocenti. In origine l'edificio era l'Ospedale Grande, detto "Casa di Dio", per poi divenire nel '400 sede delle Opere Pie che probabilmente vi accoglievano i trovatelli, da cui il nome "Fantini", che sta per "Infantini".
Ville
Sulle colline e nelle campagne attorno a Faenza sorgono alcune delle dimore storiche edificate tra il XVIII e XIX secolo dalla nobiltà faentina. Di seguito sono riportate le principali ville ubicate nel territorio comunale di Faenza.
Villa Conti detta delle "Fabbriche", distrutta dalla guerra, della quale sono rimasti i due propilei ai lati dell'ingresso sulla via Emilia.
Villa Emaldi detta "Le Tombe", edificata nel XV secolo, poi modificata nel XIX secolo su progetto dell'architetto Modanesi con la realizzazione di un ampio parco con serra neogotica, oratorio e roccolo.
Villa Ferniani detta "Case Grandi", contenente una vasta raccolta di ceramiche prodotte dalla manifattura Ferniani.
Villa Gessi, realizzata a Sarna su progetto dell'architetto ingegnere Antonio Zannoni.
Incisione che raffigura il Ponte Romano con le due torri, non più esistenti
Le mura difensive che ancora oggi circondano la città, rimaste parzialmente intatte sia a causa dell'urbanizzazione sia a causa delle guerre, furono erette nel periodo manfrediano tra il 1380 e il 1470, in sostituzione e ampliamento della precedente cinta muraria altomedievale, con uno sviluppo complessivo di oltre 5km comprendendo anche il Borgo Durbecco. Erano scandite da torrioni (in origine 35, ne restano 26) e da cinque grandi porte, delle quali resta solo quella delle Chiavi. In difesa della città, oltre alle mura cittadine, vi era anche il Ponte Romano, un ponte a tre archi che collegava la città con il Borgo, caratterizzato da due torri fortificate, una verso la città (lato ovest), l'altra sul secondo pilone del ponte verso il Borgo. Nel 1842, il fiume Lamone in piena travolse due archi e la torre est, abbattendola. La torre ovest rimase in piedi, ma alla fine dell'anno il Comune decise di smantellarla.
Porte
La Porta delle Chiavi
Tra i principali accessi alla città figuravano Porta Montanara, Porta Imolese, Porta Ravegnana e Porta Ponte; nel Borgo Durbecco si trovavano inoltre Porta dell'Ospitale, poi detta delle Chiavi, e Porta Candiana.
Con la progressiva perdita della funzione militare delle fortificazioni, tra Ottocento e Novecento molte delle antiche porte furono demolite per favorire l'espansione urbana e la viabilità. Porta Ponte fu abbattuta a metà dell'Ottocento, mentre Porta Ravegnana venne demolita nel 1870 per agevolare i collegamenti con la nuova stazione ferroviaria. Durante la Seconda guerra mondiale Porta Imolese e Porta Montanara furono distrutte dalle truppe tedesche in ritirata (dicembre 1944); Porta Pia fu invece abbattuta dai bombardamenti alleati. Porta Candiana, infine, venne demolita nei primi mesi del 1945 per il recupero dei materiali da costruzione.
La Porta delle Chiavi, originariamente nota come Porta dell'Ospitale per la vicinanza alla Commenda dei Cavalieri di Gerusalemme nel Borgo Durbecco, unica porta superstite, è un manufatto di origine medievale, profondamente trasformato nel corso dei secoli. La struttura, prevalentemente in laterizio e impostata su un arco a tutto sesto, fu gravemente danneggiata da un incendio nel 1766 e ricostruita l'anno successivo; ulteriori modifiche interessarono il prospetto e la parte superiore nel corso dell'Ottocento. Nel 1837 venne collocato sopra l'arco un pannello in cotto raffigurante la Beata Vergine delle Grazie.
Il nome attuale, già attestato nel Settecento e riferito alla vicina Osteria delle Chiavi, assunse particolare valore simbolico nel 1857, quando Papa Pio IX effettuò una visita in Romagna. Al pontefice, che fece il suo ingresso a Faenza attraverso la porta, furono offerte le chiavi della città.
Presso il borgo collinare di Oriolo dei Fichi, a sud-est del territorio comunale, sorge la Torre di Oriolo, un possente mastiomanfrediano del XV secolo a pianta esagonale irregolare, tipico della tipologia architettonica “a doppio puntone”. Costruita a scopo difensivo e di controllo del territorio tra Faenza e la valle del Marzeno, la torre conserva ancora oggi la struttura originaria in laterizio e un notevole stato di integrità. Nel tempo ha assolto anche funzioni di avvistamento e presidio rurale, divenendo uno dei simboli del paesaggio collinare faentino. Oggi è gestita dall’Associazione Torre di Oriolo e ospita regolarmente visite guidate, eventi culturali ed enogastronomici.
Altro
Piazze
«Appoggiato con la schiena ad una colonna egli guardava il Duomo. L'enorme portone di mezzo era socchiuso, e sull'arco del suo vano si agitava lievemente un drappo rosso, segnacolo di qualche festa religiosa in quel giorno; la scalinata di granito pareva più bianca nel sole, la fontana gorgogliava da tutti i propri zampilli. avvolta in un pulviscolo d'acqua tenue come un vapore. Tutto quel largo dinanzi al Duomo e sino in fondo alla piazza rimaneva deserto, nessun fiacchero stazionava ancora presso il caffè, l'omnibus del grande albergo era già ritornato dalla stazione; solo qualche bicicletta passava tratto tratto nel vuoto, silenziosamente.»
Di seguito sono elencate le piazze cittadine di maggiore rilevanza:
Piazza del Popolo nel periodo natalizio
Piazza del Popolo: la principale piazza di Faenza, ha cominciato ad assumere la fisionomia odierna nel XV secolo, con la costruzione del loggiato di Palazzo Manfredi, iniziata dopo la trasformazione in signoria dell'antico governo cittadino e con il trasferimento dei Manfredi stessi nel palazzo comunale. Accoglie gli edifici medioevali del Palazzo del Podestà e di Palazzo Manfredi (oggi sede del municipio), e i loro portici ne caratterizzano l'aspetto.
Piazza della Libertà e il portico degli Orefici
Piazza della Libertà: Seconda piazza di Faenza a fianco di Piazza del Popolo, non ne è fisicamente separata, ma espone tratti architettonici molto diversi. La facciata del Duomo domina su di essa; di fronte vi è il portico degli Orefici e, a lato, la monumentale Fontana maggiore.
Piazza Nenni (della Molinella): in origine antico cortile interno del Palazzo Manfredi, si accede a essa da via Pistocchi oppure dalla Piazza del Popolo attraversando il Voltone della Molinella, e al suo interno ha sede, oltre ad alcuni uffici comunali ed esercizi commerciali, il Teatro Masini.
Piazza XI Febbraio: piccola area retrostante il Duomo, caratterizzata dal Seminario Vecchio, progettato da Giuseppe Boschi fra 1783 e 1786, l'oratorio di San Pietro in Vincoli e il Vescovado, con elementi duecenteschi, che attualmente ospita il Museo Diocesano.
Piazzetta della legna: i tratta di un piccolo slargo adibito anticamente allo scarico della legna, configurato nel suo aspetto attuale nei primi anni 1930 con la costruzione dell'allora palazzo delle Poste, un esempio di architettura littoria di Cesare Bazzani, costituito in particolare da una torre sul cui fianco nel 1939 Giuseppe Casalini realizzò una lunetta con in rilievo alcuni versi della "Rivolta ideale" del letterato faentino Alfredo Oriani.
Piazza II giugno: vuoto urbano creatosi con l'eliminazione del Palazzo Bandini-Rossi, o Ricciardelli, colpito dai bombardamenti del 1944. La piazza è caratterizzata dalla presenza del fondale di Palazzo Bandini-Rossi con la loggetta del Trentanove, l'unica parte superstite dell'edificio, da Palazzo Mazzolani e dall'ingresso di Palazzo delle Esposizioni su Corso Mazzini.
Piazza Martiri della Libertà: deriva da un grande sventramento operato nel 1937, con la demolizione, per presunte ragioni igienico-sanitarie, degli isolati compresi fra le vie Pescheria e Beccherie. Oggi è adibita a parcheggio (e ad area di mercato) ed è l'area di sosta più vicina alle piazze principali. Nella piazza spiccano il lato di Palazzo del Podestà opposto a Piazza del Popolo e le due opere contemporanee in ceramica di Domenico Matteucci e di Ivo Sassi.
Piazza San Francesco: spazio con funzioni di sagrato dell'omonima chiesa e parcheggio, al suo interno accoglie un giardino pubblico attrezzato, dove al centro è stato posto il monumento in memoria di Evangelista Torricelli (curiosità sulle proporzioni: l'altezza del barometro è inferiore a quella reale, che deve essere di almeno 76cm).
Piazza Rampi: dedicata alla memoria di suor Teresa Rampi, corrisponde al chiostro dell'antico convento di Santa Chiara. Di origini medievali, rimase gravemente danneggiato dalla guerra e dall'incuria postbellica, finché venne demolito negli anni 1950. Sulla via Naviglio fra gli anni 1980 e '90 venne realizzato il nuovo palazzo delle Poste progettato da Filippo Monti e contemporaneamente si è proceduto al restauro del chiostro e dei fabbricati adiacenti, oggi sede degli uffici dell'Anagrafe comunale. La fisionomia del chiostro è stata mantenuta chiudendo il portico con vetrate al fine di mantenerlo visibile.
Piazza San Domenico: grande spazio, un tempo adibito a orti cittadini, oggi in parte a sagrato, in parte a verde e in parte a parcheggio. Nel retro di palazzo Rossi, adiacente all'attuale piazza, è visibile la Rotonda Rossi, edificata nell'ex orto del convento, progettata da Costantino Galli nel 1830 e originariamente utilizzata come belvedere e ghiacciaia.
Piazza Fratti: corrispondente all'area a fronte della demolita Porta Montanara, è caratterizzata dalle intatte mura cittadine, dallo sferisterio e dall'ingresso di Viale Stradone.
Piazza Santa Lucia: prende il nome da un antico convento di suore, si tratta di allargamento del Corso Matteotti nel punto di immissione tra via Castellani e via Minardi. Si contraddistingue per la facciata di Palazzo Tassinari e la chiesetta di Santa Margherita.
Piazza Fra Saba da Castiglione: slargo laterale a Corso Europa nel Borgo Durbecco, oggi adibito a parcheggio e a sagrato della chiesa della Commenda.
Piazza Santa Maria Foris Portam: sagrato dell'attuale chiesa di Santa Maria Vecchia e spazio antistante.
Piazza Sant'Agostino: sagrato della chiesa di Sant'Agostino.
Il Borgo, espansione esterna dell'abitato di Faenza, si trova ad est delle mura della città, al di là del fiume Lamone. I primi insediamenti risalgono all'XI secolo. Tra i maggiori monumenti vi sono la chiesa della Santissima Annunziata, la chiesa di Sant'Antonino, la chiesa della Commenda e la cinquecentesca Porta delle Chiavi, unica superstite delle porte urbane, denominata così in seguito al dono delle chiavi della città a Papa Pio IX nel 1857.
Monumenti e statue
Statua di Evangelista Torricelli: scultore Alessandro Tomba, realizzata nel 1861, marmo bianco, stile neoclassico, raffigura Evangelista Torricelli seduto con barometro in mano; situata nell'area verde in Piazza San Francesco.
Le statue de “I Quattro Elementi”: opere di Antonio Trentanove, collocate nelle nicchie della Loggetta di Palazzo Ricciardelli su basamenti, raffiguranti Aria, Acqua, Fuoco, Terra; stile neoclassico.
Monumento alla Resistenza: datato 1976; realizzato in ceramica da Domenico Matteucci; figura stilizzata in stile astratto; posizione su un’aiuola rialzata lato di Viale Baccarini, verso la stazione.
Monumento al Generale Pasi: opera pubblica di Domenico Rambelli; visibile davanti al Museo delle Ceramiche.
Monumento ad Alfredo Oriani: sempre di Domenico Rambelli, situato in Largo Toki (di fronte alle scuole medie Lanzoni).
Monumento funebre al Generale Evangelista Masi (Massi): autore ignoto, scuola barocca romana; tondo con effigie, stemma, personificazione della Morte alata, marmi di vari colori; situato nel Duomo, nelle cappelle o monumenti funebri.
Altre statue, sculture e opere in genere sono collocate in varie zone del centro cittadino, documentate e archiviate in un itinerario di visita, il museo all'aperto di opere d'arte contemporanea.
Le tracce della Faenza romana oggi non sono visibili direttamente, in quanto l'urbanizzazione delle epoche successive ha portato a una completa sovrapposizione edilizia. I reperti ritrovati in seguito agli scavi archeologici presso i siti di ritrovamento sono stati tuttavia recuperati, catalogati e raccolti. Il percorso di visita dei siti e dei reperti è gestito dal Servizio Musei dell'Unione della Romagna Faentina.
Esposizione archeologica di palazzo Mazzolani
Uno dei pavimenti a mosaico esposti a palazzo Mazzolani
Nella corte di Palazzo Mazzolani è stata allestita una selezione dei più importanti pavimenti rinvenuti nel corso di scavi archeologici della Faenza romana. L’arco cronologico di realizzazione di questi mosaici copre un periodo dal I al VI secolo d.C. Nella Faventia romana erano presenti domus di vasta estensione, caratterizzate dalla presenza di mosaici estremamente raffinati. Il complesso dei materiali conservati a Palazzo Mazzolani è estremamente interessante e copre un arco cronologico vastissimo, che va dalla preistoria alla tarda antichità.
Faenza vanta numerosi parchi e aree verdi di pregio, ciascuno con caratteristiche distintive, tra cui:
Il Parco Bucci, principale polmone cittadino, unisce ampi specchi d’acqua a una ricca varietà di specie arboree e faunistiche;
Il Parco della Rocca (Il Tondo), il più antico giardino pubblico, conserva tracce storiche legate alle mura manfrediane;
Il Parco Tassinari mantiene l’impianto ottocentesco di un giardino privato, con laghetto, bambù e ghiacciaia;
Il Parco della Magione integra una variegata vegetazione con resti delle mura e un torrione medievale;
Il Parco Mita e il Parco Veniero Lombardi (Punta degli Orti) sono spazi di aggregazione e svago con aree gioco e impianti sportivi;
L'Olmatello, punto panoramico raggiungibile da un sentiero, funge da corridoio ecologico tra città e campagna;
Il Parco delle Ginestre, nato dalla rinaturalizzazione di una cava, è oggi un’oasi naturalistica e paleontologica, conosciuta per la fioritura primaverile e i ritrovamenti fossili.
Società
Evoluzione demografica
Abitanti censiti
Etnie e minoranze straniere
Al 1º gennaio 2025 gli stranieri residenti nel comune erano 7 227, pari al 12,31% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Il dialetto faentino è una variante del romagnolo parlata nell'area di Faenza e nel suo immediato circondario.
Del faentino è caratteristica l'uscita in -eia dei corrispettivi vocaboli in italiano che terminano in -ia: bugia-busèia, farmacia-farmazèia; interessanti anche le forme delle tre persone singolari del pronome possessivo femminile: mia-meia, tua-tova, sua-sova.
L’infinito dei verbi a Faenza termina in “é” stretto, nelle altre città romagnole esce in “ä”: cantare-canté-cantä, entrare-intré-inträ, mangiare-magné-magnä. Altra inflessione faentina è “il volgere sovente la d in g”, come capita per: tedio-ategi, bandiera-bangera, invidia-invigia, misericordia-misericorgia, obbediente-ubigènt o “permutare il suono c in z aspra”, vedi: facile-fàzil, domicilio-dumizeli, cervello-zervél, accidia-aczidia.
Rispetto al vicino dialetto forlivese, anch’esso classificato come "centrale", il faentino conserva termini arcaici e varianti consonantiche diverse: ad esempio *zòcar* in faentino per “scarpa di legno” contro *sciòcar* in forlivese, oppure *sfrécc* per “scheggia” contro *sbrécc*.
Queste differenze, insieme a particolari sviluppi vocalici e consonantici, rendono riconoscibile la parlata faentina, che continua a essere oggetto di studi e pubblicazioni, tra cui il Vocabolario faentino e italiano di Don Giorgio Antonio Morini.
A Faenza ha sede la Filodrammatica "A. P. Berton", una delle prime filodrammatiche d'Italia, fondata nel 1883. È un'associazione estremamente attiva dal punto di vista teatrale, rinomata in particolare per le commedie in lingua romagnola, contribuendo a mantenerne vivo l'uso e l'interesse, oltre alle iniziative culturali locali.
Religione
Faenza è sede di una diocesi della Chiesa cattolica.
La patrona di Faenza e della Diocesi è la Beata Vergine delle Grazie.
La fede nella Santa Patrona nasce dall'apparizione della Vergine, invocata da una devota, Giovanna, durante la peste del 1412. Nell'iconografia la Madonna è raffigurata con le braccia levate in alto mentre impugna sei frecce infrante, evocazione della pestilenza estinta per la sua intercessione. La sacra immagine fu affrescata come ex voto su una parete (in muro sub pontile) della Chiesa di San Domenico. Il 12 maggio 1420 fu consacrata, all'interno della chiesa, una cappella dedicata alla Vergine. Da allora la seconda domenica del mese di maggio è la Festa della Madonna delle Grazie (attualmente la ricorrenza è stata anticipata al sabato). Nel 1631, in occasione di una nuova epidemia di peste, l'immagine fu incoronata.
Dal 1762 la Madonna delle Grazie è venerata nel Duomo, in un altare marmoreo a lato del presbiterio. Nell'aprile 1781 uno sciame sismico colpì Faenza. La prima forte scossa fu avvertita la sera del 4 aprile; altre ne seguirono. I faentini offrirono alla Vergine le chiavi della Città in atto simbolico di sottomissione. Tutte le repliche della prima scossa furono di minore intensità, ragion per cui il 20 maggio 1781 il municipio istituì il 4 aprile come giorno di festa. La città elesse la Vergine delle Grazie come patrona.
Il 25 marzo 1931 la sua nomina a patrona principale della città e della diocesi fu approvata da Papa Pio XI, che la volle nuovamente incoronata a suo nome. Nel 1985 la cappella della Madonna fu dichiarata Santuario diocesano dal vescovo Francesco Tarcisio Bertozzi.
Tradizioni e folclore
Palio del Niballo
Il Palio del Niballo è la principale rievocazione storica di Faenza e si svolge la quarta domenica di giugno. Istituito nel 1959, trae ispirazione dalle antiche giostre medievali documentate in città sin dal XII secolo, quando era nota come Giostra del Barbarossa o Quintana del Niballo. La competizione vede sfidarsi i cavalieri dei cinque rioni cittadini — Giallo, Nero, Rosso, Verde, Borgo Durbecco — in una gara di abilità e precisione con la lancia contro il bersaglio del “Niballo”, figura che raffigura il condottiero cartaginese Annibale, nemico storico di Roma.
Lòm a Mêrz
Gli ultimi di febbraio e il primo di marzo sono i giorni dei Lòm a Mêrz, i tradizionali “fuochi di marzo” tipici della Romagna rurale. I contadini accendono grandi falò con rami secchi, e residui di potatura, per propiziare un raccolto abbondante e scacciare l’inverno. Oggi l’evento è accompagnato da canti popolari, degustazioni eno-gastronomiche e momenti di socialità nelle campagne e nelle frazioni del territorio.
Istituzioni, enti e associazioni
Faenza ospita diverse istituzioni e realtà significative a livello regionale e nazionale. Tra le strutture sanitarie, l'ospedale pubblico di riferimento è l'Ospedale degli Infermi, che serve l'intera area della Romagna faentina. Accanto ad esso, è presente il San Pier Damiano Hospital, un ospedale privato accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, specializzato in interventi di chirurgia bariatrica, urologia e ginecologia.
Cultura
Archivi e biblioteche
Biblioteca Comunale Manfrediana
Biblioteca Manfrediana - Sala del Settecento
La Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza ha sede nell'ex-convento dei Servi di Maria, adiacente all'omonima chiesa sconsacrata nel 1954. Il primo nucleo librario risale al tempo delle soppressioni napoleoniche delle Corporazioni religiose (1797). Nel 1804 l'abate Zannoni, divenuto bibliotecario a vita, arricchì la biblioteca dei suoi fondi personali: edizioni di classici greci e latini, opere d'antiquariato e di pregio.
Superato il dominio napoleonico, la biblioteca venne aperta ufficialmente al pubblico il 25 novembre 1818. Ebbe la funzione di archivio notarile cittadino, fino al 1923, quando gli atti furono trasferiti in altra sede.
Polo Archivistico Faentino
Il Polo Archivistico di Faenza, sezione dell'Archivio di Stato di Ravenna, è un istituto che conserva milioni di documenti che raccontano la storia del territorio, dall’Alto Medioevo fino ai giorni nostri.
Archivio Fototeca Manfrediana
L'archivio storico Fototeca Manfrediana dispone di una collezione di circa diecimila immagini storiche di Faenza. Dal 2010 è gestito dall'associazione di promozione sociale Fototeca Manfrediana A.P.S. - E.T.S.
La fototeca si occupa di archiviazione e recupero di materiale fotografico riguardante la città e i suoi dintorni, documentando i cambiamenti sociali, urbanistici e culturali dal 1860. L'associazione promuove la diffusione e la pratica della fotografia sul territorio faentino e organizza mostre e concorsi. Le fotografie facenti parte dell'archivio storico sono rese disponibili attraverso un portale web.
È sede del Tecnopolo di Ravenna e Faenza, parte della rete Alta Tecnologia - Regione Emilia-Romagna.
Sono incluse competenze sulle tecnologie, i processi e le tecniche di caratterizzazione dei materiali volti alla innovazione e alla loro industrializzazione tenendo conto dell’eco-design in un’ottica di economia circolare. Sono presenti inoltre un laboratorio che realizza prototipazione in ambito meccanico e ICT, laboratori di ricerca e formazione e un incubatore per neo imprese.
A fine 2022 nasce formalmente il C-Hub, tavolo di coordinamento tra istituzioni, imprese e laboratori di ricerca per la promozione delle competenze di ricerca e professionalità nel comparto dei materiali innovativi, compositi e ceramici, a livello nazionale e internazionale.
Polo di Tebano
Un importante polo di ricerca e sperimentazione in campo vitivinicolo è il Polo Tecnologico di Tebano, situato a pochi chilometri dalla città, specializzato nello studio e nello sviluppo di tecniche innovative per l’agricoltura e in particolare per la viticoltura. A livello formativo, un ruolo di rilievo è svolto dall’Istituto Persolino-Strocchi, che offre indirizzi dedicati all’agronomia, alla viticoltura ed enologia, in collaborazione con imprese e istituzioni locali.
L'Istituto superiore per le industrie artistiche di Faenza è uno dei quattro presenti in tutta Italia. È un istituto statale di alta formazione che si occupa della ricerca e sperimentazione nel settore del disegno industriale. Gli ISIA fanno parte del comparto AFAM, sotto l'egida del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza Espressione dell’arte ceramica nel mondo
Sezione del Museo
Il MIC, grazie alla rilevanza internazionale, le esposizioni, i convegni e gli eventi, è stato accolto dal Club UNESCO di Forlì con il titolo di “Espressione dell’arte ceramica nel mondo” e inserito tra i "Monumenti testimoni di una cultura di pace" secondo il programma dell'organizzazione lanciato nell’anno 2000, anno per la Cultura di Pace.
Fu fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini, che 8 anni più tardi fonderà l'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica G. Ballardini ora a lui dedicato. Fra le personalità che fecero parte del comitato istituito dal Ballardini a sostegno della nascita del museo vi fu anche il forliveseTito Pasqui.
Il museo è diventato un importante centro culturale di ricerca e di documentazione per la ceramica di tutto il mondo e può proporre al pubblico un'ampia campionatura di quanto è stato prodotto dall'antichità classica fino all'epoca moderna. Il percorso prende avvio con le ceramiche precolombiane, proposte con il supporto di una raffinata didattica, cui seguono quelle dell'antichità classica dalla preistoria all'epoca romana - e quindi i manufatti provenienti dall'Estremo Oriente (Cina, Giappone, Corea) e dal Medio Oriente. Al piano superiore del vecchio quadrilatero è presentata l'evoluzione delle ceramiche di Faenza dal Basso Medioevo al Rinascimento, che può essere messa a confronto con la produzione del Rinascimento italiano, ripartita per le varie regioni.
Piatto fine sec. XV "Giulia Bella"
Una sezione illustra i successivi sviluppi della ceramica italiana dal Seicento all'Ottocento, dove è possibile ammirare le settecentesche ceramiche faentine della manifattura dei Conti Ferniani, mentre nella Sala Europa si può ammirare una selezione dei prodotti delle principali manifatture europee. Di notevole interesse è il presepe Zucchini, esposto in una sala apposita, raro esempio di presepe monumentale faentino ottocentesco realizzato per la famiglia dei Conti Zucchini dallo scenografo Romolo Liverani. Il Museo non si rivolge solo alle ceramiche del passato, ma è attento a quanto ancora oggi si produce nel settore. Ecco allora i vasti spazi dedicati al contemporaneo che prende le mosse dalle opere dei Premi Faenza, un concorso internazionale che si celebra dal 1938. La sezione accoglie, oltre ad una selezione di designer, anche capolavori di artisti universalmente riconosciuti come Picasso, Matisse, Georges Rouault, Fernand Léger, Chagall, Salvatore Fancello, Lucio Fontana, Leoncillo, Alberto Burri, Arturo Martini, Fausto Melotti, Ugo Nespolo, Enrico Baj, Arman, Sebastian Matta. Infine, nella nuova sala conferenze, il visitatore può accedere a una multivisione sulla genesi del Museo.
Il MIC è stato riconosciuto dal 2011 come "Espressione dell'arte ceramica nel mondo” dal Club UNESCO Forlì.
In età neoclassica, architetti come Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba e artisti come Felice Giani e i suoi seguaci, lo scultore Antonio Trentanove, Giovan Battista Ballanti Graziani, furono artefici di una profonda trasformazione culturale della città. Palazzo Milzetti (poi Rondinini) rappresenta l'esito senza dubbio più alto del neoclassismo faentino, per la straordinaria integrazione tra l'architettura, la decorazione e l'arredo, permettendo di restituire ai visitatori l'esperienza della vita della nobiltà faentina dell'inizio del XIX secolo.
Il palazzo fu acquistato nel 1973 dallo Stato italiano, ed è stato aperto al pubblico nel 1979, dopo un lungo e accurato restauro.
Crocifisso ligneo del maestro dei Crocifissi Francescani (sec. XIII) conservato nella pinacoteca comunale
La Pinacoteca ha origine nel 1797, quando l'amministrazione comunale acquistò un'importante collezione di stampe, disegni, gessi e dipinti dall'artista Giuseppe Zauli, cui ben presto si aggiungessero altre opere d'arte, provenienti dai conventi e dalle chiese soppressi in forza delle leggi napoleoniche. Essa venne aperta al pubblico nel 1879, nell'ex convento dei Gesuiti, poi chiamato Palazzo degli Studi e sede del Liceo Torricelli-Ballardini. Da allora, e fino ai nostri giorni, il patrimonio artistico è stato notevolmente aumentato da ricche donazioni di privati, da depositi di Enti pubblici, dai reperti archeologici emersi a seguito delle attività edilizie.
Tra le opere più importanti esposte: Madonna con bambino e S. Giovanni in terracotta di Alfonso Lombardi; Madonna col bambino e i santi Michele e Andrea del Palmezzano; S. Girolamo, di Donatello (una delle poche statue in legno dell'artista), San Giovannino di Benedetto da Maiano, Madonna col bambino, Angeli e i Santi Domenico, Andrea, Giovanni Evangelista e Tommaso d'Aquino di Biagio d'Antonio, Madonna con il Bambino, putti musicanti, San Giovanni Evangelista e il Beato Giacomo Filippo Bertoni del Maestro della Pala Bertoni; Fiori, uva e due Uccelli di Francesco Guardi; Cane e sporta di Arcangelo Resani; Le Rive della Tessaglia di Giorgio de Chirico (1926); Natura morta di Giorgio Morandi (1953).
Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea
Inaugurato nel 1904 e dal 2009 allestito nel piano nobile del restaurato Palazzo Laderchi, il Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea di Faenza offre una raccolta di cimeli e documenti che riguardano personaggi ed eventi storici di Faenza e dintorni a partire dal 1790, data dell'arrivo delle truppe napoleoniche in città, passando per l'Unità d'Italia, fino al 1945.
Museo Civico di Scienze Naturali "Domenico Malmerendi"
Il Museo Civico di Scienze Naturali nasce formalmente nel 1980, dopo la scomparsa del geometra faentino Domenico Malmerendi, dal giorno in cui la sua collezione ornitologica ed entomologica diviene a tutti gli effetti proprietà pubblica. Ospitando inoltre una raccolta di fauna a mammiferi e una sezione abiologica con fossili e minerali, attualmente risulta essere l'Istituto scientifico naturalistico più importante e ricco della provincia. L'edificio museale sorge al centro di un'ampia area verde di oltre 12.000 metri quadrati di superficie, un tempo impiantata a vivaio e oggi trasformata in giardino botanico.
Musei d'arte contemporanea
Museo all'aperto di opere d'arte contemporanea: si presenta con oltre 70 opere allestite all'aperto e negli spazi di accesso pubblico, fra ceramiche, sculture, bassorilievi, altorilievi ecc. che documentano cronologicamente l'evoluzione dei vari stili e l'intreccio fra artisti quali Rambelli, Matteucci, Biancini, Spagnulo, Nagasawa, Sottsass, Zauli, Sartelli, Stahler, Bombardieri e molti altri. Nel sito del Comune è disponibile una catalogazione completa delle opere con la relativa geolocalizzazione.
Museo Settore Territorio: collezione d’arte contemporanea allestita nei locali del Palazzo Comunale di via Zanelli.
Museo dell'Ospedale e Chiesa di S. Giovanni di Dio: chiesa con dipinti del settecento di Giovanni Gottardi, annessa all'Ospedale degli Infermi, con sala museale attigua.
Museo e Osservatorio Sismologico Comunale "R. Bendandi": osservatorio e biblioteca del sismologo Raffaele Bendandi.
Museo Goffredo Gaeta: museo ricavato dallo studio-laboratorio del ceramista Goffredo Gaeta.
Casa museo - Studio d’arte Ivo Sassi: museo ricavato dallo studio-laboratorio del ceramista Ivo Sassi.
Casa e Giardino della Scultura Ivo Sassi: inaugurato nel 2021 presso la Casa museo del maestro a Santa Lucia, comprende un giardino scultoreo che ospita circa 40 opere.
L'Aquilone - Casa e Studio Guido Mariani: situato nel cuore nel Borgo Durbecco, fu lo spazio di vita e di lavoro del ceramista Guido Mariani.
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(dal 1845) "Lunêri di Smémbar", probabilmente il più vecchio lunario d’Italia tra quelli esistenti; ancora oggi è tra i calendari più acquistati dai romagnoli
Tele1, storica emittente locale e regionale, dal 2014 di proprietà dell'imolese Di.TV
Arte
L’attività artistica di Faenza si configura storicamente come un sistema integrato tra arti figurative e arti applicate, con una continuità che dal Rinascimento giunge alla contemporaneità. La produzione ceramica, sviluppata in ambito di bottega e non riconducibile in prevalenza a singole individualità nel periodo rinascimentale, costituisce il nucleo originario di tale identità, affiancandosi nel tempo a esperienze pittoriche, plastiche e decorative in dialogo con i principali movimenti artistici dell’Italia centro-settentrionale.
Tra XVIII e inizio XIX secolo, in età neoclassica, Faenza si afferma come centro di rilievo nel panorama emiliano-romagnolo grazie all’attività di artisti quali Felice Giani e Giovan Battista Ballanti Graziani, le cui opere contribuiscono alla diffusione di un linguaggio aggiornato ai modelli accademici europei, in stretta relazione con architettura e arti decorative.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la città partecipa ai processi di rinnovamento del linguaggio artistico attraverso il cosiddetto cenacolo baccariniano, gravitante attorno alla figura di Domenico Baccarini, che promuove un dialogo tra simbolismo, suggestioni liberty e arti applicate. In questo contesto si inseriscono anche le ricerche di Francesco Nonni e Pietro Melandri, orientate alla ridefinizione del rapporto tra tradizione artigianale e sperimentazione formale.
Nel secondo Novecento, l’opera di Carlo Zauli segna un passaggio decisivo verso il riconoscimento della ceramica come linguaggio scultoreo autonomo, inserendo Faenza nel dibattito internazionale dell’arte contemporanea. Tale continuità tra tradizione manifatturiera, ricerca artistica e innovazione costituisce uno degli elementi distintivi del profilo culturale della città.
Piatto decorato con lo stile "Garofano", uno dei più caratteristici della ceramica faentina
Faenza è storicamente e internazionalmente nota per la produzione di ceramica artistica. Il toponimo stesso della città è diventato sinonimo di ceramica (maiolica) in molte lingue, tra cui il francese faïence e l’inglese faience. Le prime fabbriche ceramiche nacquero a Faenza nel I secolo a.C.. A favorire la produzione di ceramica sono state probabilmente le caratteristiche dei tipi di argille reperibili nelle acque del fiume Lamone. Tuttavia Faenza diverrà celebre per le sue ceramiche nel corso del Rinascimento. La ceramica di Faenza è la cosiddetta maiolica (o “faenza smaltata”), ovvero ceramica dotata di un rivestimento vetroso opacizzato con l’ossido di stagno, un prodotto che seguirà un lento e costante sviluppo sia nella tecnica ceramista sia nei cromatismi e decorazioni, per raggiungere l’apice del successo nel XVI secolo, in particolare grazie ai "Bianchi di Faenza".
In città sono attive numerose botteghe d'arte ceramica, sia di produzione tradizionale sia di stile contemporaneo, la cui attività e sviluppo vengono tutelati e promossi dall'Ente Ceramica Faenza e dall'Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC) per mezzo di eventi e fiere che richiamano annualmente appassionati e artigiani da tutto il mondo. Sono comuni e caratteristiche le opere in ceramica, donate dagli artisti, spesso collocate in parchi e giardini comunali oppure al centro di rotonde, isole di traffico o altre strutture.
Faenza dal 2025 entra nella rete delle Città Creative UNESCO per la categoria Artigianato e le Arti Popolari per la sua storica tradizione ceramica, che coniuga artigianato, design, ricerca e formazione in un sistema creativo identitario.
Il Neoclassicismo fu il momento culturale e artistico che caratterizzò la città, in particolare tra il 1780 e il 1820. L’eccezionale realizzazione di edifici, dipinti, sculture, decorazioni e arredi, con il coinvolgimento di artisti e botteghe artigiane, rese Faenza un punto di riferimento per l'arte neoclassica in tutta Europa. Furono di grande rilievo le opere di architetti e artisti quali Giuseppe Pistocchi, Giovanni Antonio Antolini, Pietro Tomba, Felice Giani, Antonio Trentanove, Giovan Battista Ballanti Graziani, Romolo Liverani. Massimo esempio dell'arte neoclassica faentina e romagnola è incarnato dall'edificio di Palazzo Milzetti, oggi museo nazionale.
Arte contemporanea
Faenza dimostra di essere particolarmente legata alla sua identità culturale artistica, offrendo sin dai primi anni del '900 i suoi spazi per accogliere, promuovere e tutelare rigorosamente opere quali dipinti, sculture, allestimenti, altorilievi, bassorilievi e soprattutto ceramiche, di artisti contemporanei locali, nazionali e internazionali. Queste sono allestite sia in spazi museali (Museo Settore Territorio) sia in un vero e proprio "Museo all'aperto" cittadino, catalogate con la relativa geolocalizzazione.
Teatro
Il principale spazio teatrale della città è il Teatro comunale Angelo Masini, costruito nel 1780 su progetto di Giuseppe Pistocchi e inaugurato nel 1788 con l’opera "Caio Ostilio"; dal 1903 è intitolato al tenore Angelo Masini e vanta una capacità di circa 500 posti, con restauro finale completato tra il 1984 e il 1990.
Accanto al teatro comunale, la vita culturale faentina è animata da numerose realtà teatrali e associative, tra le quali:
Filodrammatica Berton, compagnia amatoriale storica, con sede presso il Teatro dei Filodrammatici, attiva in rassegne e spettacoli di tradizione dialettale e contemporanea.
Teatro Due Mondi APS, compagnia fondata nel 1979 e impegnata nel teatro di strada, impegno civile, pedagogia teatrale, produzione e promozione culturale; gestisce dal 2003 la Casa del Teatro e ha realizzato centinaia di rappresentazioni a livello internazionale.
Accademia Perduta / Romagna Teatri, che organizza eventi e rassegne in vari teatri della Romagna, tra cui il Teatro Masini.
Start Associazione Culturale, attiva a partire dal 2005, che offre corsi di teatro per bambini, ragazzi e adulti, oltre a corsi di canto, pittura e disegno.
Nostrarte, associazione culturale che organizza eventi e rassegne artistiche a Faenza, tra cui spettacoli teatrali, concerti e attività per bambini. È attiva anche nella gestione del Cinema Teatro Fellini e collabora con altre realtà culturali del territorio.
Associazione culturale Fatti d’Arte, che propone corsi teatrali, laboratori creativi, saggi e iniziative per bambini e adulti.
Acsè APS, associazione di promozione sociale fondata nel 2017, nata dall’unione di “Siparium Mirabiliae” e “La Lampada”, attiva nella promozione delle arti e della cultura romagnola, anche attraverso il teatro.
GAT.ER – Gruppo Attività Teatrali Emilia-Romagna, APS che promuove la cultura teatrale con laboratori permanenti (ad es. a Fognano) e la “Giornata del Teatro Amatoriale”.
Teatro Mercurio Associazione culturale, attiva in spettacoli di prosa, laboratori didattici, spettacoli per bambini e progetti cinematografici.
Compagnia delle Feste, gruppo teatrale che opera presso il Teatro Fellini, proponendo spettacoli e rassegne rivolti a un pubblico eterogeneo.
Compagnia Teatrale Angelo Solaroli, attiva dal 1989 a Palazzo Mazzolani, con repertorio che spazia dal teatro classico a quello moderno.
Compagnia del Cancello e Compagnia L’InStabile, che svolgono la loro attività teatrale presso il Teatro San Giuseppe Artigiano, con spettacoli di carattere amatoriale e popolare.
Cinema
Film girati e/o ambientati a Faenza:
La Pupa (1963), regia di Giuseppe Orlandini - Diverse scene furono girate nel centro storico: in piazza della Libertà, in corso Matteotti e presso la Rotonda Rossi, riconoscibili in alcune sequenze.
La Cina è vicina (1967), regia di Marco Bellocchio - Ambientato in Romagna, venne girato tra Imola, Dozza e Faenza, che compare in alcune riprese di esterni.
Corbari (1970), regia di Valentino Orsini - Le riprese iniziarono a Faenza con scene girate in piazza del Popolo, sulla scalinata del Duomo e all’interno del palazzo comunale, oltre che nelle campagne di Tebano
Gli occhi, la bocca (1982), regia di Marco Bellocchio - Girato in parte a Faenza, che compare in numerose scene ambientate nel centro storico.
L'appassionata (1988), regia di Gianfranco Mingozzi - La casa della protagonista, che nella finzione si trova a Bologna, è in realtà un edificio di corso Mazzini, nello specifico il loggiato degli Infantini.
Ladronaia (1993), regia di Andrea Pedna - Film indipendente ambientato in Romagna, con riprese effettuate anche a Faenza e nei dintorni.
Il più lungo giorno (1998), regia di Roberto Riviello - Biografico su Dino Campana, poeta di Marradi: alcune scene ricostruiscono l’infanzia e il collegio a Faenza.
Il caso Pantani - L'omicidio di un campione (2020), regia di Domenico Ciolfi - Tra le varie location romagnole figura anche Faenza, dove furono girate alcune sequenze ambientate nella villa di Pantani.
Va bene così (2021), regia di Francesco Marioni - Ambientato in Emilia-Romagna, ha come scenario principale una cena familiare girata a Faenza.
Laura Pausini - Piacere di conoscerti (2022), regia di Ivan Cotroneo - Documentario sulla cantante romagnola, con riprese a Faenza, in particolare alla Scuola d’Arte e Ceramica Ballardini, dove ha studiato.
Musica
Faenza vanta una tradizione musicale ricca e variegata, che spazia dalla musica classica alla musica popolare e contemporanea, sostenuta da scuole di musica, associazioni culturali e istituzioni locali. La città ospita la Scuola di Musica "G. Sarti", che offre corsi per tutte le età e livelli, e realtà come Artistation, Music Academy – Area 51 e l'Associazione Musicale Faenza Lirica, che promuovono la formazione musicale e l'organizzazione di eventi sul territorio.
La scena musicale faentina ha acquisito rilievo a livello nazionale grazie a eventi dedicati alla musica indipendente, come il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, e rassegne culturali che valorizzano la musica folk, celtica e contemporanea, come per esempio il festival Musica nelle Aie a Castel Raniero, contribuendo a fare di Faenza un punto di riferimento per artisti emergenti e attività musicali di qualità in tutta Italia.
Cucina
Nell'area di Faenza, oltre alla cucina romagnola tipica, vengono proposte ricette autoctone, quali ad esempio:
Tortelli di San Lazzaro
I "turtèll d'San Lazar" si fanno esclusivamente a Faenza appunto in occasione della festa di San Lazzaro, la quinta domenica di Quaresima, nella zona di Borgo Durbecco e il territorio circostante. Il tortello ha una forma allungata con la chiusura a spiga di grano e presunti storici sostengono che tale forma potrebbe essere ispirata alla figura di Lazzaro avvolto nelle bende della sepoltura. In origine si trattava di un dolce povero che si è andato via arricchendo con il migliorare delle condizioni di vita: oggi la sfoglia si ottiene impastando farina, uova, latte, burro e zucchero e per il ripieno si amalgamano le castagne lessate con cioccolato, marmellata, canditi ecc.. Si serve imbevuto nella Saba.
Ciambella di Faenza
Variante locale della ciambella romagnola, che prevede l'uso di farina, zucchero, burro, mandorle, uovo, scorza di limone, lievito, pangrattato.
Sugali
I "sugàl" (sugali) sono dolci simili a budini che si preparano e si consumano tradizionalmente in autunno nel periodo della vendemmia. La ricetta faentina prevede la preparazione con mosto d'uva filtrato, farina di grano e pane grattugiato, con eventuale aggiunta di farina di mais, scorza di limone e semi di anice.
Curzul
I "curzùl" sono una pasta all'uovo di produzione tipicamente romagnola nell'area ravennate e forlivese che prende il nome dalla somiglianza con i lacci delle scarpe: curzul in romagnolo significa infatti “laccetti”. La ricetta tipica è quella con il ragù di scalogno.
Polenta fritta
Variante di preparazione della polenta peculiare dell'area di Faenza, Brisighella e Castel Bolognese, preparata densa, rassodata e fritta.
Eventi
Palio del Niballo
Il Palio del Niballo è un evento annuale che si svolge a Faenza ogni quarta domenica di giugno, rappresentando una delle manifestazioni più sentite della città. La rievocazione medievale vede i cinque rioni cittadini (Giallo, Rosso, Nero, Verde e Borgo Durbecco) sfidarsi in una giostra cavalleresca presso lo stadio comunale "Bruno Neri", preceduta da un corteo storico con oltre 400 figuranti in costumi d'epoca.
A Faenza, nell'ultimo week-end di settembre, e in passato durante il mese di novembre, si svolge la manifestazione che in assoluto ha portato in città il maggior numero di visitatori: il Meeting Etichette Indipendenti (MEI), evento musicale in cui si radunano case discografiche e musicisti che si definiscono indipendenti dalle major discografiche. Partecipano musicisti di caratura nazionale con concerti nelle 2/3 serate di durata della manifestazione.
L'evento si svolge nel centro storico.
Nell'ultimo sabato di maggio si svolge la "100 km del Passatore". È un'ultramaratona, considerata da molti folcloristica ma molto impegnativa, che richiama ogni anno più di 1000 partecipanti da tutto il mondo. La gara, che si è svolta per la prima volta nel 1973, è intitolata al Passatore, popolare figura della storia e del folclore romagnolo.
La difficoltà della competizione non è solo nella distanza (100km certificati IAU/IAFF) ma anche nel dislivello: la partenza è a Firenze (52 metri s.l.m.) e si devono attraversare gli Appennini giungendo alla quota massima sul Passo della Colla di Casaglia (913 m s.l.m.) per poi scendere verso Faenza (34 m s.l.m.). L'importanza di tale gara nel panorama delle ultramaratone è data dal fatto che più volte è stata campionato europeo e nel 1991 anche campionato del mondo.
Manifestazioni internazionali della ceramica d'arte
Molto importanti sono le manifestazioni internazionali della ceramica d'arte contemporanea e antica, organizzate dall'Ente Ceramica, che si svolgono in città richiamando artisti, collezionisti e amanti della maiolica da tutto il mondo. Tra queste spiccano:
Argillà Italia, mostra-mercato dedicata alla ceramica artistica e affiancata da convegni ed eventi culturali, che si tiene ogni due anni il primo weekend di settembre lungo le strade del centro storico che si snodano tra la piazza principale e il Museo Internazionale delle Ceramiche.
Made in Italy - Mostra mercato della ceramica italiana, si tiene ogni due anni in alternanza con Argillà Italia. È dedicata alla ceramica artistica italiana: ceramisti espositori presentano oggetti d’uso, decorativi, gioielli, design; è arricchita da eventi collaterali nel centro di Faenza.
Buongiorno Ceramica, manifestazione che si tiene ogni anno nel primo weekend di giugno alla quale partecipano tutte le città facenti parte dell'Associazione Italiana Città della Ceramica e che consiste nell'apertura straordinaria di musei e botteghe ceramiche con visite guidate e laboratori per gli appassionati.
Altre manifestazioni
Fiera di San Rocco: è la Fiera più antica della città, dato che le sue origini risalgono al XV secolo. Si svolge nel centro storico, principalmente nei dintorni della chiesa di San Rocco, la prima domenica di novembre.
Carnevale di San Lazzaro: è una festa di carnevale di antica tradizione con sfilata di carri allegorici, musica e gastronomia che si tiene nel Borgo Durbecco nel giorno di San Lazzaro, ossia la domenica precedente a quella delle Palme.
La Musica nelle Aie - Castel Raniero Folk Festival: concorso musicale di gruppi Folk, provenienti da ogni parte d'Italia, che si tiene ogni anno il secondo fine settimana di maggio, nella suggestiva località faentina di Castel Raniero nelle prime colline faentine.
URBAN F.A.I.R. Festival: un festival annuale che si svolge generalmente a settembre, con musica, arte, immagine e rumore; oltre a concerti, include discussioni, attività per i giovani e momenti culturali all’aperto.
NOAM Faenza Film Festival: manifestazione per promuovere il cinema e la cultura nord americani, con una particolare attenzione alla produzione indipendente, caratterizzata da eventi e proiezioni di film con protagonisti USA, Canada, Messico e altri.
Sagra del Torrone: si tiene l'8 dicembre. Le strade tra Piazza del Popolo e la Chiesa di San Francesco, dove le celebrazioni dell'Immacolata Concezione sono particolarmente solenni, sono piene di bancarelle e stand gastronomici. Il prodotto più venduto è appunto il torrone.
Geografia antropica
Urbanistica
Faenza ha adottato nel corso della sua storia una serie di politiche urbanistiche che hanno modificato sensibilmente il suo assetto urbano: dal rinnovamento rinascimentale sotto Carlo II Manfredi (1468-77) con nuove facciate palatine e ampliamenti; alla ricostruzione post-bellica, che dopo i bombardamenti del 1944 portò alla ricostruzione di interi quartieri con il piano INA-Casa e la costruzione di infrastrutture come il ponte sul Lamone; fino alle trasformazioni più recenti, fra cui il Piano Strutturale Comunale adottato nel 2010, che ha introdotto la micro zonazione sismica, il censimento dei dissesti idrogeologici, parametri di sostenibilità energetica, zone pedonali e ZTL, progetti di quartieri ecologici (eco-quartiere San Rocco), riqualificazione delle piazze del centro storico e gestione del verde pubblico.
I quattro rioni: Giallo, Rosso, Nero e Verde riprendono i colori e l'antica divisione amministrativa del comune, ancora visibile in vecchie mappe cittadine conservate nella biblioteca comunale. I territori rionali sono separati dai quattro corsi cittadini, gli antichi cardo e decumano di epoca romana, e ripropongono la suddivisione storica altomedioevale della città faentina in quattro Rioni.
Tipica targa toponomastica in maiolica di una delle vie nel centro storico, con lo stemma del Comune in alto a sinistra e lo stemma del Rione di appartenenza in basso a destra
Il territorio comunale è ripartito nei seguenti ambiti territoriali:
Centro: area del centro storico, ricompresa tra quest’ultimo e il perimetro costituito dal tracciato ferroviario Rimini-stazione-Brisighella, la circonvallazione e il fiume Lamone;
Nord: periferia urbana a nord della città, dal tracciato ferrovia-via Emilia fino all’autostrada; ricomprende le aree industriali e le espansioni urbane attuali e future lungo gli assi Ravegnana e via Granarolo;
Sud: periferia urbana a forte prevalenza residenziale situata a sud della circonvallazione-via Emilia, centrata in particolare sulle aree di via Corbari, via Firenze, zona Orto Bertoni;
Borgo: area urbana e relative espansioni residenziali a est del fiume Lamone;
Granarolo - Pieve Cesato: centri abitati e area rurale a nord della città e della via Emilia, ad ovest del fiume Lamone;
Reda: centri abitati e area rurale a nord della città e della via Emilia, ad est del fiume Lamone;
Santa Lucia - Oriolo - Marzeno: centri abitati e area rurale a sud della città, lungo la valle del torrente Marzeno;
Errano - Castel Raniero - Sarna - Borgo Tuliero: centri abitati e area rurale a sud della città, lungo la valle del fiume Lamone;
Celle - Tebano - Pieve Ponte - San Pier Laguna: centri abitati e area rurale a ovest della città, afferenti la vallata del fiume Senio.
Frazioni
Il Comune di Faenza comprende le seguenti frazioni e località (in ordine alfabetico):
Borgo Moretti, Borgo Prati, Canavera, Casale, Case Babini, Case Calzolaio-Palazzo, Casetti, Crociaro, Filippina, Formellino, La Palazza, Le Tombe, Mano-Laviana, Monte Brullo, Orto Fiori, Osteria della Rosa, Pergola, Pettinara, Piazzetta, Pideura, Pilastri-Osteria Buonamici, Quintina, San Mamante-Case Lenzuola, San Martino, San Procolo al Ponte, San Prospero, Sant'Orsola, Villa Mano.
Economia
L’economia di Faenza unisce la storica vocazione della ceramica artistica e industriale a un tessuto produttivo che comprende la meccanica di precisione, l’agroalimentare e l’innovazione tecnologica. Importante è anche il ruolo dei servizi e del commercio, che ne fanno un punto di riferimento per l’intera area della Romagna.
Storicamente fu nota la coltivazione e diffusione di varietà locali di fragola e di cocomero, prodotte prevalentemente presso l'area di Punta degli Orti.
Per quanto riguarda la gestione agricola, il Comune di Faenza offre diversi servizi e supporti agli agricoltori locali. Tra questi, l'Associazione Provinciale Imprese Meccaniche e Agricole Industriali (A.P.I.M.A.I.) fornisce consulenze tecniche, amministrative e fiscali, oltre a supporto per l'accesso a contributi e finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC), come la Domanda Unica e il Programma di Sviluppo Rurale (PSR).
La cooperativa agricola Agrintesa associa circa 4.000 produttori di ortofrutta e vino, offrendo servizi di raccolta, lavorazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
In attuazione della legge regionale sulla valorizzazione e promozione delle botteghe storiche, il Comune ha iscritto le botteghe storiche cittadine tuttora operative in un apposito Albo Comunale, in quanto attività artigianali significative per la tradizione e la cultura della città.
Vi hanno sede numerose società, in particolare: CISA, azienda produttrice di serrature; Caviro, azienda leader nella produzione di vino e alcol; Mokador e Rekico, torrefazioni caffè di questo territorio; Tampieri Holding, specializzata in produzione di energia, oli vegetali e depurazione; Bucci Industries, leader in lavorazioni meccaniche, automazione e materiali compositi.
In campo motoristico sono presenti due importanti squadre, Racing Bulls F1 Team (in passato nota come Minardi e Toro Rosso / AlphaTauri) e Gresini Racing, attive entrambe in campionati a livello mondiale.
La zona industriale si sviluppa su aree geograficamente distinte:
Zona Industriale San Silvestro, a nord dell'abitato lungo Via Granarolo, compresa tra Via San Silvestro e la linea ferroviaria Faenza-Ravenna;
Zona Industriale Boària, a ovest del centro abitato lungo Via della Boària e Viale Risorgimento, compresa tra la linea ferroviaria Faenza-Firenze e il lato nord della Via Emilia;
Zona Artigianale Filippina, a est del centro abitato, compresa tra Via Reda e Via Soldata.
Enologia
Faenza è un centro di rilievo per l’enologia, grazie alla presenza di cantine e aziende vinicole attive nella produzione e trasformazione del vino. La città e il suo territorio circostante fanno parte della tradizionale area vitivinicola della Romagna, con vigneti caratteristici come quelli di Sangiovese, Trebbiano, Albana e Centesimino, che contribuiscono a denominazioni di origine controllata come Romagna DOC e Albana di Romagna DOCG.
Le aziende locali si distinguono non solo per la coltivazione della vite, ma anche per le attività di vinificazione, affinamento e imbottigliamento, rendendo il settore enologico una componente significativa dell’industria agroalimentare faentina.
Servizi
Il sistema dei servizi a Faenza comprende attività commerciali, professionali, amministrative, sanitarie e strutture ricreative. Il Centro Commerciale Le Maioliche ospita negozi, ipermercato e aree ludiche, rappresentando un polo commerciale di riferimento per il territorio.
Le strutture ricettive e sociali offrono possibilità di soggiorno, ristorazione, asili nido, case di riposo e servizi sanitari, garantiti anche dall'ospedale locale e da cliniche private che coprono l'intera Romagna faentina. I servizi sanitari pubblici comprendono prenotazioni online, gestione ticket e consultazioni digitali tramite l'Azienda USL della Romagna.
I servizi professionali includono consulenze aziendali, attività bancarie, radiotelevisive e informatiche. La CNA Romagna Faentina offre consulenze del lavoro e supporto alle imprese; il Comune gestisce lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) e promuove lo sviluppo economico e la digitalizzazione dei servizi attraverso l'Area Sviluppo Economico e Smart City.
In ambito culturale e formativo, il Comune partecipa a società per la gestione di servizi pubblici e progetti di formazione, favorendo attività ricreative e sociali per la cittadinanza.
Turismo
Il turismo a Faenza rappresenta un comparto in crescita, in linea con l’andamento positivo registrato a livello regionale in Emilia-Romagna, una delle aree più attrattive d’Italia per numero di presenze turistiche. La città si distingue per un’offerta culturale che integra le eccellenze artistiche con il turismo rurale e collinare, rafforzando la sua attrattività sia per i visitatori italiani sia per quelli stranieri.
Un polo di riferimento è il Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC), che custodisce una delle collezioni più ampie al mondo nel settore, rendendo Faenza un centro di richiamo internazionale per l’arte e l’artigianato ceramico. A questo si affiancano itinerari enogastronomici e naturalistici come quelli delle Terre di Faenza, che combinano borghi storici, paesaggi rurali e tradizioni locali.
La componente straniera rappresenta una quota significativa degli arrivi, superiore alla media di altre città romagnole di pari dimensioni, e in costante crescita rispetto al turismo interno. Ciò conferma il ruolo di Faenza come nodo strategico tra Bologna, Ravenna e Firenze, con un’offerta turistica che unisce patrimonio culturale e tradizioni manifatturiere legate alla ceramica.
Faenza costituisce inoltre il centro principale della Romagna Faentina, ambito amministrativo che comprende anche i comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Riolo Terme e Solarolo: questa rete territoriale amplia l’offerta turistica con borghi storici, località termali, percorsi naturalistici e manifestazioni culturali che rafforzano l’attrattività complessiva del territorio.
Faenza dispone di un servizio urbano costituito da due autolinee gestite da Start Romagna, che opera anche i servizi interurbani con capolinea nei pressi della Stazione FS.
Dal 2013 è attivo un servizio gratuito di trasporto pubblico su minibus elettrici (Green-Go Bus) costituito da due linee che collegano sia la parte ovest sia la parte est di Faenza con il centro città.
Amministrazione
L'amministrazione di Faenza fu caratterizzata da una fase comunale, con figure di spicco come i consoli, seguiti dal podestà forestiero, e successivamente, nel periodo tra le due guerre, da una giunta popolare guidata dal sindaco conte avvocato Antonio Zucchini. Questa giunta, espressione del Partito Popolare, si distinse per impegno, onestà e per il sostegno offerto alle categorie produttive e ai mezzadri, contrastando l'ascesa del fascismo.
Nel 1905 un gruppo di motociclisti locali organizza ritrovi in moto e crea il Moto Club Faenza. Nel 1911 il sodalizio entra a far parte del Moto Club Italia (che diventerà FMI nel 1946). Dal 1932 al 1956 fu in funzione il circuito extracittadino delle «Bocche dei Canali», all'epoca il più veloce fra i circuiti nazionali. Le maggiori Case motociclistiche lo utilizzarono per provare in anteprima le moto debuttanti nei Gran Premi: modelli come la Gilera 125 “Mosca Bianca”, la Mondial 125 e la MV 125 del 1947 furono testate a Faenza.
Il circuito faentino raggiunse notorietà internazionale in occasione del Gran Premio delle Nazioni (così si chiamava il Gran Premio d'Italia) del 1948, che per la prima volta abbandonò la sede storica di Monza per disputarsi in terra di Romagna. Vi corsero le categorie 125 cm³, 250 cm³ e 500 cm³. Lo stesso anno si ritirò dalla carriera il campione faentino Francesco Lama, uno dei protagonisti del motociclismo italiano degli anni 1930. Negli anni successivi, il circuito delle «Bocche dei Canali», fu sede della Coppa «Città delle Ceramiche», più volte valida come prova di campionato italiano di velocità I categoria.
Nel dopoguerra fu realizzato il primo tracciato adatto alle corse di motocross, il Circuito dell'Isola. Improvvisato sulla sinistra del Lamone, si trovava a poche centinaia di metri dal centro storico. Nel 1957 si disputa nel Circuito dell'Isola una prova di campionato nazionale di motocross. L'attività del motocross faentino prosegue negli anni seguenti in un altro circuito, anch'esso provvisorio, situato sulle colline a qualche chilometro dalla città. All'inizio degli anni settanta prende corpo l'idea di realizzare un tracciato permanente. Viene scelta un'area nei pressi del monte Coralli, adiacente la frazione di Tebano. Il «Crossodromo Monte Coralli» viene inaugurato nel 1972 ed è tuttora in attività, nato su iniziativa dell'allora presidente del Moto Club Faenza Gigi Lama. Nel 1979 è stato sede per la prima volta di una gara del Campionato mondiale di motocross (Gran Premio d'Italia, 27 maggio). Da allora ha ospitato altre gare valevoli per il campionato del mondo.
Nel 2024 la pista, dopo una completa ristrutturazione, ha assunto la nuova denominazione di «04 Park - Monte Coralli», un centro sportivo per crossisti nato per volere di Andrea Dovizioso, in collaborazione con il Comune di Faenza e la Federazione Motociclistica Italiana.
Nuoto
La ASD Centro Sub Nuoto Club 2000 è una Scuola Nuoto Federale FIN presso il Centro Nuoto Comunale di Faenza, attiva nelle discipline acquatiche agonistiche e amatoriali, nuoto e subacquea in primis e, dagli anni 2000, nuoto sincronizzato e pallanuoto; fra i titoli conseguiti si evidenziano per il nuoto 2 titoli di Campione Italiano e per la fotografia subacquea 3 titoli di Campione del Mondo e 4 di Campione Italiano. Da ricordare la partecipazione alle Olimpiadi di Seul 1988 di Annalisa Nisiro.
La squadra più titolata della pallacanestro faentina è il Club Atletico Faenza. Nata nell'immediato dopoguerra, la squadra femminile vanta a livello seniores ben 64 anni di storia, con 53 partecipazioni alla massima serie nazionale, di cui 16 consecutive. Ha vinto due Coppe Italia: nel 2007 e nel 2009.
Dal 2015 la principale società di pallacanestro femminile è «Faenza Basket Project» (presidente Mario Fermi). Ha rilevato il titolo sportivo di Serie B di un'altra società locale vincendo subito il campionato. Dopo pochi anni di Serie A2, nel 2020/21 la società ha centrato la promozione in Serie A1.
A oggi, a livello maschile è attiva la Raggisolaris Faenza, che milita nella Serie B Nazionale. È stata fondata da due amici, Filippo Raggi ed Andrea Baccarini, nel 2006. Dopo una rapida ascesa nelle serie minori, è approdata per la prima volta in Serie B nel 2015. Da allora è una realtà consolidata del panorama cestistico nazionale.
La Pallamano Romagna è nata nel 2019 dalla fusione di Romagna Handball (Imola-Mordano) con Handball Faenza e successivamente con Pallamano Lugo. Gestisce due squadre senior di pallamano che militano in Serie A Silver e in Serie B.
Le società fondatrici sono nate rispettivamente nel 1973 (Imola), nel 1981 (Mordano) e nel 1983 (Faenza). A Faenza la pallamano arrivò su iniziativa dei fratelli Claudio e Guido Leotta. Il primo allenatore della formazione biancazzurra fu Alfonso Saviotti (1937-2025).
Pallavolo
Faenza ha avuto una squadra maschile che ha militato in Serie A negli anni '70: la Società Polisportiva "Ebro Masotti" (SPEM). Fondata negli anni '60, la squadra iniziò dalle serie inferiori. Dal campionato di Promozione salì in serie A collezionando una promozione all'anno. Disputò nella massima serie tre campionati:
1976-77. In quest'ultimo anno vinse il Trofeo Federale, antesignano della Coppa Italia.
Dal 1976 al 1979 fu allenata da Sergio Guerra. Disputava le partite in casa al PalaBubani. Nella Spem giocò anche uno straniero, il cecoslovacco Jiri Barda.
Oggi la società Pallavolo Faenza è attiva sia nel campionato maschile sia in quello femminile, rispettivamente nelle Serie B e Serie B2.
Pallone col Bracciale
Il pallone col bracciale, detto tradizionalmente dai faentini gioco del pallone, costituisce una delle principali tradizioni sportive storiche della città. Allo sferisterio comunale Oreste Macrelli ha sede l'omonima società, tra le più titolate della disciplina, vincitrice di cinque campionati italiani: nel 1949, 1958, 1996, 2002 e 2005. L'attività agonistica della società, tornata a disputare le principali competizioni nazionali anche negli anni 2010, comprendeva inoltre la pratica del tamburello e ha successivamente conosciuto un ridimensionamento; il bracciale resta tuttavia legato alla città attraverso iniziative rievocative e di rilancio della disciplina.
La società di atletica leggera cittadina è l'ASD Atletica 85 Faenza, nata nel 1957 e che nel 1985 fu oggetto della fusione tra l'Atletica Faenza e la Libertas CISA.
In località Reda è attiva la ASD Reda Volley, dove la giocatrice della nazionale Serena Ortolani ha avviato la sua carriera agonistica.
La società New Faenza Baseball Roosters milita nel campionato italiano di Baseball di Serie C Federale.
La Società Ciclistica Faentina (S.C. Faentina) è continuatrice delle attività della Ciclo Sport Faenza, società che ha organizzato il ciclismo agonistico in città dal 1907.
Il Faenza Rugby è una squadra attiva nel campionato di Serie C1 di Rugby a 15.
La ASD Sala d'Arme Achille Marozzo Romagna Sforzesca è una delle principali associazioni per la pratica e la diffusione della scherma storica in Italia.
I Faenza Gryphons sono una società sportiva di dodgeball nella specialità cloth attiva a Faenza dal 2023, legata e derivata dalla Shamrock Ravenna.
Impianti sportivi
PalaCattani
PalaCattani, già PalaMokador, è l'impianto sportivo più grande di Faenza, con i suoi 5.000 posti. Attualmente ospita le partite di basket maschile della Raggisolaris (Serie B) e del calcio a 5 del Faventia (Serie B).
Stadio Bruno Neri, è il secondo impianto cittadino con i suoi 2.800 posti, ed è situato in Piazzale Pancrazi, progettato per ospitare le partite del Faenza calcio (Eccellenza) e le manifestazioni del Palio del Niballo e della Bigorda d'oro.
PalaBubani, già PalaCofra, è situato in Piazzale Pancrazi, vicino allo Stadio Bruno Neri e alla piscina comunale. Ospita le partite di pallavolo del Faenza volley (Serie C).
Centro Nuoto Comunale, che comprende gli impianti di Piazzale Pancrazi: quello esterno (in funzione da fine maggio ai primi di settembre) con vasca da 50m dotata di scivolo e vasca ricreativa con un bel prato per rinfrescarsi; quello interno (aperto 363 giorni l'anno) formato da una vasca da 25m × 6 corsie, da una vasca da 25m da 3 corsie dotata di zona profonda 4m, e da altre due vasche più piccole con temperature a 30° e 32°; inoltre dal 2014 è attivo l'impianto coperto di via Marozza costituito da una piscina da 25m × 6 corsie.
Crossodromo Monte Coralli, situato nelle prime colline a sud della città in frazione Tebano, è attivo dagli anni 1970.
Campo sportivo Graziola, in Viale Atleti azzurri d'Italia, comprende impianti sportivi per la pratica di diverse discipline, tra cui: Atletica Leggera, Podistica, Rugby, Football americano, Calcio, Baseball.
Circuito Ciclistico "Vito Ortelli", in via Lesi, sede delle attività sportive della S.C. Faentina e aperto al pubblico, intitolato al campione di ciclismo faentino Vito Ortelli.
Golf Club "Le Cicogne", un campo da Golf con 9 buche in periferia a sud-ovest del centro abitato.
Il Campo di volo Aerlight Faenza è la base operativa della Scuola di volo "Ready To Fly n. 397". Situata a pochi chilometri da Faenza, in via Plicca n. 2, l'infrastruttura è dotata di hangar e di club house per i piloti.
12Stefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it).
↑L'anno in cui le torri furono erette è molto discusso. Il Tolosano lo indica nel 1232. Di certo esistevano già al tempo di Francesco I Manfredi che, come riportano le fonti, «le perfezionò e le munì» nel 1313.
↑Fu realizzato in due anni, tra il giugno 1967 e la primavera del 1969 da Roberto Bucci, fondatore e titolare dell'omonima azienda di lavorazioni meccaniche.
Popolazione residente - Serie storica, su esploradati.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
↑"Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza è stato fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini. [...] A sorreggere tale programma fu istituito da Gaetano Ballardini un Comitato italiano e un Comitato internazionale con corrispondenti.
Il Comitato italiano era composto da personalità quali: Felice Barnabei, Leonardo Bistolfi, Giacomo Boni, Galileo Chini, Vincenzo Giustiniani, Francesco Malaguzzi Valeri, Aurelio Minghetti, Paolo Orsi, Tito Pasqui, Giovanni Piancastelli, Vittorio Pica, Corrado Ricci e Giulio Aristide Sartorio." in Origine e sviluppo del Museo, su racine.ra.it. URL consultato il 2 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 28 novembre 2009).
↑Morini passa dal PSI al PSLI di Giuseppe Saragat al momento della scissione del partito.
↑Nel 1972 la Giunta cade per le dimissioni dei due assessori del PSI. Si va a nuove elezioni. Assirelli non partecipa in quanto è candidato alle elezioni parlamentari (verrà eletto al Senato).
Carlo Morbio, «Faenza», in Storie dei municipj italiani, Milano, 1837.
Bartolomeo Righi, Annali della città di Faenza, Tip. Montanari e Marabini, Faenza, 1840-1841.
Montanari Antonio, Guida storica di Faenza, Tip. Marabini, Faenza 1882.
Antonio Messeri, Achille Calzi, Faenza nella storia e nell'arte, Tipografia sociale faentina, Faenza 1909.
Antonio Archi, M. Teresa Piccinini, Faenza come era: architettura e vicende urbanistiche, chiese e conventi, famiglie e palazzi, Tip. Lega, Faenza 1973.
Ennio Golfieri, Guida della città di Faenza, Faenza, Comune, 1979.
Alteo Dolcini, I sacri fuochi di Forlì e Faenza, Tipografia Faentina, Faenza 1997.
Antonio Saltini, M. Teresa Salomoni, Stefano Rossi Cescati, Via Emilia. Percorsi inconsueti fra i comuni dell'antica strada consolare, Edagricole, Bologna 2003, ISBN 88-506-4958-4.
AA. VV. (a cura di Alessandro Montevecchi), Faenza nel Novecento, Edit Faenza, Faenza 2003, ISBN 88-8152-111-3.
Fausto Renzi, I Manfredi. Signori di Faenza e Imola, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2010.
Gabriele Albonetti, Storia di Faenza. Dalla preistoria all'anno Duemila, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2018. ISBN 978-88-6541-786-7.
Domenico Savini, Andrea Tanganelli, Famiglie illustri di Faenza, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2019. ISBN 978-88-6541-884-0.