| TT155 Tomba di Intef | |
|---|---|
| Civiltà | Antico Egitto |
| Utilizzo | tomba |
| Epoca | XVIII dinastia |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Luxor |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Necropoli di Tebe |
| Ente | Ministero delle Antichità |
| Visitabile | no |
| Mappa di localizzazione | |
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TT155 (Theban Tomb 155) è la sigla che identifica una delle Tombe dei Nobili ubicate nell’area della cosiddetta Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale del Nilo dinanzi alla città di Luxor, in Egitto. Destinata a sepolture di nobili e funzionari connessi alle case regnanti, specie del Nuovo Regno, l'area venne sfruttata, come necropoli, fin dall'Antico Regno e, successivamente, sino al periodo Saitico (con la XXVI dinastia) e Tolemaico.
TT155 era la tomba di:
| Titolare | Titolo | Necropoli | Dinastia/Periodo | Note |
|---|---|---|---|---|
| Intef | Grande araldo del re, Principe ereditario, Custode del sigillo reale, Primo compagno del re, Capo delle Oasi, Nomarca e Direttore dei granai reali | Dra Abu el-Naga | XVIII dinastia (Hatshepsut-Thutmosi III) | versante sud del wadi |
Nessuna notizia biografica ricavabile dalle poche e malridotte pitture parietali. Le scene riportate sulla parete posteriore del vestibolo trasversale specie sui pilastri e, segnatamente, quello contrassegnato dal numero 6 in planimetria, sottolineavano graficamente gli incarichi di Intef, incarichi peraltro riportati più estesamente in una stele, oggi al Louvre (cat. C26), di cui non si conosce però la collocazione originaria. Secondo la stele, Intef portava i resoconti al re, introduceva a lui i postulanti o comunque chi chiedeva di conferire con lui, faceva da portavoce delle sue volontà verso gli altri, fungeva da quartiermastro durante le campagne di guerra e "[…] calcolava le tasse dovute dai funzionari, dai sindaci e dai capi dei distretti […]".

Planimetricamente la tomba, scavata direttamente nella roccia, si sviluppa partendo da un cortile con un'ampia sala trasversale con cinque grandi pilastri; altri pilastri sono accennati nella roccia, ma non vennero ultimati. Da tale vestibolo si diparte una sala perpendicolare alla precedente che termina in una seconda sala trasversale. I dipinti parietali sono seriamente danneggiati e praticamente illeggibili se non attraverso le descrizioni e le rese intervenute nel tempo come i disegni di Säve-Söderberg della fine degli anni ’50 del secolo scorso.
Nella prima sala (1 in planimetria) un uomo che porta una stuoia, su cui sono disposti cibi; poco oltre (2) i resti di una falsa porta con preti sem su ciascun lato. Su altra parete (3) il defunto con un figlio (di cui non è indicato il nome) e un fratello (forse Ahmosi) ispezionano, su cinque registri sovrapposti, la consegna di tributi da parte di popolazioni straniere, (tra cui i Keftiu), siriani con carri e vasi di fiori, e la registrazione dei prodotti provenienti dalle oasi; poco oltre (4) il defunto con la moglie, sotto la cui sedia un bambino nubiano offre datteri a una scimmia, e il fratello Ahmosi (?) ispezionano, su quattro registri, ufficiali e militari armati, operazioni di pesatura e trasporto dell'oro. Su altra prete (5), su due registri, il defunto e la famiglia praticano la pesca e la cacciagione; vengono rappresentati, inoltre, un ippopotamo arpionato mentre un coccodrillo mangia del pesce; in altra scena, di carattere anche comico, detta della "vendemmia", alcuni Apiru (o Khabiru) raccolgono e pigiano le uve mentre un supervisore assaggia il vino, offertogli da una fanciulla, e uomini provvedono a versare il prodotto in giare per l'immagazzinamento in una cantina sorvegliata da un uomo addormentato. Su un pilastro (6) il defunto con un'oca sotto la sedia e frammenti, noti solo da riproduzioni di Säve-Söderberg, di conciatori di pellame, costruttori di carri, raccoglitori e preparatori di fogli di papiro, navi da trasporto commerciale e graffiti in ieratico.
Un breve corridoio sulle cui pareti (7) il defunto è rappresentato dinanzi al nome di Horus, dà accesso a una sala perpendicolare alla precedente, sulle cui pareti sono rilevabili scarse tracce di dipinti parietali, tra cui (8-9) resti della processione funeraria e riti di purificazione della mummia e, sulla parete opposta (10), su due registri, resti di animali di una scena di caccia con i carri. Poco oltre (11) resti di scene con uccelli, bestiame e prodotti delle terre settentrionali.
Una delle scene parietali della camera trasversale (3) è relativa alle cosiddette "processioni egee", o "dei tributi stranieri" o, ancora, "processioni Keftiw". Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di "tributi" da regioni assoggettate all'Egitto o, comunque, in rapporti con il Paese. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw, ovvero secondo la maggior parte degli studiosi i minoici, rappresentate in almeno sei Tombe dei Nobili, non costituissero un "tributo" nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici paritetici. Tra i tributari rappresentati nella TT155 (3), i personaggi individuati come egei ci sono oggi restituiti solo dai disegni di Säve-Söderberg che furono a loro volta ricavati da dipinti già pesantemente danneggiati.
I doni recati dagli "egei", sebbene non perfettamente intelligibili (forse fasci di frecce), rispetto a quelli offerti da rappresentanti di altri popoli (come i siriani o i nubiani) sembrano avere maggiormente un valore simbolico più che venale. Ben poco si può aggiungere a proposito degli abiti indossati giacché i dipinti, e le restituzioni moderne, sono pesantemente mutilati proprio nella fascia centrale.