TT33

TT33
Tomba di Padiamenipet
Veduta dell'area della TT33 nella necropoli tebana.
CiviltàAntico Egitto
Utilizzotomba
EpocaPeriodo Tardo
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
LocalitàLuxor
Amministrazione
PatrimonioNecropoli di el-Assasif
EnteMinistero delle Antichità
Visitabilesì
Mappa di localizzazione
p
D37
imn
n
iO45
t
Pediamenopet
in geroglifici
Mappa di localizzazione: Egitto
Necropoli di Tebe
Necropoli di Tebe
La posizione della necropoli di Tebe in Egitto

La tomba di Pediamenopet (o Padiamenemipet), in sigla TT33 (Theban Tomb 33) è una delle Tombe dei Nobili ubicate nell'area della cosiddetta Necropoli Tebana, sulla sponda occidentale del Nilo dinanzi alla città di Luxor, in Egitto. Destinata a sepolture di nobili e funzionari connessi alle case regnanti, specie del Nuovo Regno, l'area venne sfruttata, come necropoli, fin dall'Antico Regno e, successivamente, sino al periodo Saitico (con la XXVI dinastia) e Tolemaico.

La TT33 è la più grande tomba mai scavata in Egitto; le sue pareti, estese originariamente per quasi 2.600 m², sono ricoperte di iscrizioni che rielaborano antichi testi funerari.

Titolare

Lo stesso argomento in dettaglio: Pediamenopet.

TT33 Era la tomba di:

Titolare Titolo Necropoli Dinastia/Periodo Note
Pediamenopet (scritto anche Padiamenipet, Padiamenemipet, Padiamenope, Petamenofi) Profeta e prete capo dei lettori el-Assasif Periodo tardo circa 200 iarde (circa 180 m) a est del pilone in mattoni meridionale; a nord della American House

Biografia

Non è ricavabile, dalle rappresentazioni parietali, il nome del padre di Padiamenipet, Profeta e Capo dei preti lettori, mentre Namenkhesi era il nome della madre, suonatrice di sistro di Amon; Tedi fu sua moglie.

Scavi

Planimetria schematica della TT33, articolata in una successione di cortili, corridoi e ambienti sotterranei.

La tomba era già conosciuta e rilevata nel XVIII secolo; nel 1881 Johannes Dümichen, fondatore dell'Istituto di egittologia dell'Università di Strasburgo, avviò un progetto di edizione sistematica del monumento e delle sue iscrizioni, del quale pubblicò i primi due volumi nel 1884 e nel 1885.

Alla morte di Dümichen, nel 1894, risultava pubblicato circa il 18% del materiale epigrafico; il Servizio delle Antichità d'Egitto fece quindi murare gran parte della tomba e destinò le prime tre sale a deposito di reperti, rendendo il resto del monumento normalmente inaccessibile agli studiosi per oltre un secolo. Nel XX secolo furono comunque effettuati alcuni studi parziali, tra cui quelli di von Bissing nel 1936, di Maystre e A. Piankoff tra il 1942 e il 1944 e il rilievo architettonico eseguito da D. Eigner nel 1976 e pubblicato nel 1984.

Nel 2003 Claude Traunecker progettò la ripresa dello studio sistematico della TT33 e nel 2004 iniziarono i lavori preparatori, condotti in collaborazione tra il Consiglio supremo delle antichità egiziane, l'Institut français d'archéologie orientale e l'Università di Strasburgo. Le prime sale furono svuotate dei circa duemila reperti che vi erano stati depositati, sottoposti a inventariazione, documentazione e interventi conservativi; il 5 dicembre 2005 furono quindi rimossi i muri di protezione che impedivano l'accesso alla parte interna della tomba. Dal 2006 ebbe inizio l'esplorazione epigrafica sistematica del monumento, alla quale parteciparono studiosi delle università di Strasburgo e Montpellier.

Dal 2017 l'Università di Strasburgo ha condotto inoltre un nuovo progetto di scavo nel settore della TT33 in collaborazione con l'Institut français d'archéologie orientale, il CNRS e le autorità egiziane; le campagne iniziate nel 2018 hanno individuato nell'area strutture e reperti risalenti all'inizio della XVIII dinastia.

Descrizione

Ubicata non lontana da Deir el-Bahari, è molto più grande di molte tombe reali della vicina Valle dei Re potendo contare su oltre 20 locali, collegati da lunghi corridoi, e strutturata su tre livelli fino a una profondità di oltre 20 m..

La recinzione (oggi quasi completamente scomparsa) copriva un'area di circa 9.900 m² mentre la sola parte sotterranea è iscrivibile in un quadrato di 68 x 45 m per una superficie percorribile calcolata in 1.062 m²; lo sviluppo dei corridoi supera i 320 m e le pareti decorate, gran parte delle quali molto danneggiate, coprono un'area di oltre 2.600 m².

Padiamenipet visse tra la fine della XXV dinastia e l'inizio della XXVI dinastia e svolse funzioni di ritualista e archivista reale; la tomba, di dimensioni superiori a quelle dei faraoni della Valle dei Re, fu concepita anche come luogo di culto e di trasmissione di testi funerari.

Da un primo cortile esterno si accede a un II cortile con pilastri in cui si aprono, peraltro, gli accessi alle tombe TT242 e TT388. In un angolo del II cortile (1-2) tracce di disegno (con quadrettatura) della testa del defunto e di un cartiglio di Horemheb. Un andito, sulle cui pareti (3-4) sono riportati testi e scene del defunto con rituali e liste di offerte, immette in un corridoio (5) sulle cui pareti il defunto, inginocchiato, adora Ra-Horakhti; questo immette in un'anticamera con otto pilastri con dipinti molto danneggiati (6) di una scena con tre dee (non identificabili). Un secondo corridoio (7), sui cui architravi sono rappresentati teste di falco e pilastri Djed e sulle cui pareti il defunto lascia la tomba seguito da una dea, dà accesso a una seconda anticamera con quattro pilastri di cui due (B-D) ricoperti di testi; qui (8-9-10-11-12) scene mitologiche, compreso un uomo che reca una mucca e un vitello, e un altro in adorazione dell'uccello Benu; un uomo dinanzi a tre dee; un sacro remo, un toro e sette mucche con lista di offerte. Una terza anticamera cui si accede attraverso un breve corridoio (13), presenta (14) cinque rappresentazioni del defunto con aiutanti e testi dedicatori; seguono (15-16) testi tratti dal Libro dei morti. Sulla parete di fondo si apre una falsa porta (19), preceduta, sulle pareti laterali (17-18) da scene del defunto e la moglie seduti.

Lo sviluppo della tomba prosegue, ortogonalmente rispetto alla direzione sin qui seguita, con una quarta e quinta anticamera sulle cui pareti sono rappresentati testi (20), ancora testi, indumenti, gioielli, sacri unguenti (21-22) e scene di offerte al defunto (23) e riti sulla mummia con offerte e testi (24-25). Seguono una sesta, settima e ottava anticamera in cui si aprono scale che conducono ai livelli inferiori della tomba: scene del defunto e della madre in adorazione (26-27) di Anubi, di due geni con testa di scimmia e di montone, di Iside, di Horus e di una divinità con becco di pellicano. Seguono (27-28) rappresentazioni del defunto, di Iside e di Horus; del defunto con testi (29), con Iside (30) e altre divinità (31). Una nona anticamera reca sulle pareti (32-33) il defunto inginocchiato dinanzi a una falsa porta, e scene di psicostasia con Maat, Thot e alcuni demoni, alla presenza di Osiride. Una decima anticamera, in pratica un lungo corridoio (34-35), sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei morti e liste di offerte, immette in una camera sulle cui pareti sono riportati brani del Libro dei morti.

Dalla quinta anticamera (24-25) si diparte un corridoio sulle cui pareti è rappresentato (37-38) il defunto seduto con liste di offerte e testi, nonché brani del Libro delle Porte. Si apre qui l'accesso all'appartamento sotterraneo sulle cui pareti sono rappresentati brani del Libro delle Caverne, la resurrezione di Osiride (45) e un soffitto astronomico; proseguendo nell'appartamento sotterraneo il corridoio piega ortogonalmente e conduce alla camera funeraria con sarcofago soffitto astronomico e, sulle pareti, brani del Libro dell'Amduat.

Ripartendo dal corridoio (37-38), un altro corridoio reca scene del defunto con i figli (39), e immette in un corridoio rettangolare sulle cui pareti sono rappresentate la barca di Ra (40) e (41) nuovamente la barca di Ra trainata da altre divinità. Nel corridoio rettangolare si aprono tre cappelle (42-43-44) i cui dipinti parietali sono alquanto danneggiati; in una (42) è possibile identificare scene del dio Ruruti, nonché del defunto dinanzi agli dei Sokar, Nut, Osiride, Ptah e Iside; in un'altra (43) offertorio dinanzi a Osiride, Ptah e la barca di Sokar e Iside. Sul fondo il defunto e la moglie in offertorio a Osiride; la terza cappella (44) vede il defunto dinanzi a Ptah-Khentihatnub e ai figli di Horus, allo stesso Horus e agli dei Nut, Iside, Nephtys, Ptah-Weppi.

Reperti

Sono attribuiti alla TT33 una testa di Padiamenipet conservata a Bruxelles (inv. E. 3057) e una seconda testa conservata allo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera (inv. 2832). Alla stessa tomba sono riferiti frammenti iscritti conservati alla Smithsonian Institution di Washington (inv. 1420), frammenti di scene di offerta provenienti dalla prima e dalla seconda anticamera conservati al Museo Egizio del Cairo e un frammento iscritto con testi dedicati a Ra-Horakhti al British Museum di Londra (inv. 786).

Due torsi in basalto della collezione Michaelidis al Cairo e una tavola da offerte in granito rosso proveniente dalla collezione Amherst e conservata a Bruxelles (inv. E. 5811) sono indicati come di possibile provenienza dalla TT33.

Al Metropolitan Museum of Art è conservato un rilievo in calcare dipinto attribuito a Padiamenipet (inv. 1977.217), la cui provenienza dalla TT33 è indicata come probabile. Nello stesso museo si trova un frammento di ushabti in steatite invetriata attribuito a Padiamenipet (inv. X.241); la provenienza nota è limitata all'Egitto e non consente di attribuirlo con certezza alla TT33.

Al Museo Egizio di Torino è conservato un ushabti di Padiamenipet (Cat. 2625).

Note

Annotazioni

  1. ↑ La prima numerazione delle tombe, dalla numero 1 alla 252, risale al 1913 con l'edizione del "Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes" di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
  2. ↑ I campi della Duat, ovvero l'aldilà egizio, si trovavano, secondo le credenze, proprio sulla riva occidentale del grande fiume.
  3. ↑ Nella sua epoca di utilizzo, l'area era nota come "Quella di fronte al suo Signore" (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, "Occidente di Tebe".
  4. ↑ Le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un'unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
  5. ↑ Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal "Topographical Catalogue" di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione dell'epoca.
  6. ↑ Era compito dei preti "lettori" l'organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i "lettori" venivano considerati detentori di poteri magici.

Fonti

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (FR) Claude Traunecker, La Tombe de Padiamenopé (TT33) (responsables Frédéric Colin et Claude Traunecker), su egypte.unistra.fr, Université de Strasbourg, 18 febbraio 2011. URL consultato il 19 agosto 2026.
  2. 1 2 Porter e Moss 1927, pp. 50-56.
  3. 1 2 3 Ushabti del sacerdote-lettore capo Padiamenemipet, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 19 agosto 2026.
  4. ↑ Gardiner e Weigall 1913.
  5. ↑ Donadoni 1999, p. 115.
  6. ↑ Gardiner e Weigall 1913, pp. 18-19.
  7. ↑ Porter e Moss 1927, p. 50.
  8. 1 2 (EN) Relief attributed to Petamenophis, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 19 agosto 2026.
  9. ↑ Porter e Moss 1927, pp. 50–56
  10. ↑ Claude Traunecker, egittologo francese, Le Palais Funéraire de Padiaménopé redécouvert (TT33), in "Egypte Afrique & Orient", 2008 n. 51, pp. 15-48.
  11. ↑ Porter e Moss 1927, pp. 50-55.
  12. ↑ Porter e Moss 1927, pp. 50–56
  13. ↑ Porter e Moss 1927, pp. 50–56
  14. ↑ Porter e Moss 1927, pp. 50–56
  15. 1 2 3 Porter e Moss 1927, pp. 55–56
  16. 1 2 (EN) Shabti fragment of Petamenophis, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 19 agosto 2026.
  17. ↑ Collezione online, su museibologna.it, Museo Civico Archeologico di Bologna. URL consultato il 19 agosto 2026.
  18. ↑ (DE) Sammlung Online, su sammlung.smaek.de, Staatliches Museum Ägyptischer Kunst. URL consultato il 19 agosto 2026.

Bibliografia

Voci correlate

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